Tags: speculazione edilizia*

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  1. Badate bene, io non sono ambientalista: ma è ora di finirla di costruire il nuovo. E’ un problema di mercato: più costruisci e più devi vendere. Per non parlare poi della bolla speculativa conseguenza dell’infiltrazione nel mercato dell’edilizia di persone che con l’edilizia non c’entrano nulla. E che offrono agli acquirenti dei prodotti scadenti”
    http://www.bresciatoday.it/casa/Giuliano-Campana.html/pag/2
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  2. occorre che sopratutto il "popolo condominiale" diventi consapevole che buona parte dei fabbricati storici e quelli costruiti oltre cinquant'anni fa in cemento armato, ha superato da un pezzo il cosiddetto "ciclo vita edilizio", pertanto pronto per il suo pensionamento e sostituzione urbanistica con un nuovo e migliore organismo.

    Da qui trae inizio l'esigenza della tanto acclamata "rigenerazione urbana".
    http://www.condominioweb.com/fascicolo-fabbricato-obbligo.13529
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  3. Il taglio delle finanze locali, l’ignoranza e la corruzione delle classi dirigenti hanno delegato a pochi grumi di interesse privato (palazzinari e banche, in sostanza) lo sviluppo delle città, secondo questa logica perversa: “io amministratore permetto a te speculatore di prenderti un pezzo di spazio pubblico, se in cambio mi fai quei servizi, quelle urbanizzazioni, quelle infrastrutture necessarie alla comunità che io non ho i soldi per fare, né la voglia di pensare”. È la fine dell’urbanistica, e dunque la fine della città pubblica. Questa abdicazione è stata compiuta indifferentemente da destra e da sinistra. Un simbolo di questa continuità perfetta è stata la figura di Maurizio Lupi: assessore allo Sviluppo del territorio, edilizia privata e arredo urbano del Comune di Milano nella giunta di Gabriele Albertini e poi ministro delle Infrastrutture dei governi Letta e Renzi. La linea Lupi è quella della Legge Obiettivo di Berlusconi del 2001: che resuscita, peggiorata, nello Sblocca Italia di Renzi (e Lupi, appunto) nel 2014. Il motto delle due leggi era lo stesso: “padroni in casa propria”. Parole che volevano solleticare i cittadini, ma che di fatto descrivevano perfettamente le figure di amministratori che si sentono padroni del territorio solo per svenderlo ad interessi particolari. Un pensiero unico che tende ad inghiottire tutti: basti pensare ad Enrico Rossi, che mentre si candida a guidare il Pd e il Paese con idee socialiste, impone ai cittadini della Maremma un’autostrada che essi non vogliono.

    Ora è il turno dei 5 Stelle. In campagna elettorale il loro slogan (sommario, ma efficace) era: riprendiamoci il governo della città. Non come 5 stelle, come cittadini. Ed è su questo che hanno avuto il voto di moltissimi romani di sinistra. La prima cosa che i vincitori avrebbero dovuto fare una volta entrati in Campidoglio era dunque ritirare la delibera 132/2014: quella con cui la giunta Marino aveva stabilito che il progetto dello stadio — un progetto della Roma (la società, non la città), che prevede un milione di metri cubi di cemento

    con destinazione prevalente a uffici per ospitare multinazionali e attività commerciali — fosse “di pubblico interesse”.
    Era una battaglia difficile, ovviamente: una battaglia che si poteva vincere solo spiegando molto chiaramente agli elettori la situazione, chiedendo pubblicamente l’appoggio dei romani contro chi minacciava — e minaccia — di mettere in ginocchio la città attraverso cause miliardarie. D’altra parte, tutti sappiamo che per invertire la rotta pluridecennale della privatizzazione delle città occorre una clamorosa rottura della continuità: una rottura che affermi il primato della politica e del bene comune sugli affari e sugli interessi privati. Ma è successo tutto il contrario
    https://emergenzacultura.org/2017/02/...montanari-la-linea-dombra-del-cemento
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  4. ricordo chiaramente di avere vissuto in una città (Savona) ed in una regione (la Liguria) tradizionalmente rosse. E sono testimone di cosa fosse questa sinistra. Tutti i centri nevralgici, di potere erano occupati manu militari da Pci e Psi: se non avevi la tessera non contavi nulla, alla faccia della democrazia. Il verbo era “il lavoro” ed in nome del lavoro si distrusse la terra anche amavo, favorendo speculazioni edilizie, così come si favorì l’abbandono della terra per l’entrata nelle fabbriche.

    Se è quella la sinistra che oggi alcuni sognano, beh, per me non è un sogno, ma un incubo.

    Ed il Pd, che è la naturale evoluzione di quella sinistra? Le sue logiche sono le stesse di allora, ma verso il peggio. Per gestire il potere ha accolto al proprio interno quella che allora era la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Repubblicano, il Partito Socialdemocratco, il Partito Liberale. Allora era alleato dell’industria, ora che siamo nell’epoca post-industriale, esso è alleato con la grande finanza. Non è un caso che sia il partito dei pariolini a Roma e della Collina qui a Torino.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...uesta-la-sinistra-che-sognate/3238538
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  5. In un post e in un'intervista al Corriere della Sera di diversi mesi fa, Caudo aveva incredibilmente anticipato tutto proprio nel momento in cui il management di Telecom cambiava, la scorsa primavera. "Questo progetto ha dato fastidio a chi pensava di poter essere intermediario di ogni cosa che di importante avveniva in città". Più chiaro di così. Caudo non si è piegato a certe "consuetudini" e ne ha pagato amare conseguenze e amare conseguenze ne paga la città, la sua economia, il quartiere dell'Eur. Nel silenzio più assordante dei media, dell'amministrazione e dell'opposizione ovviamente muta come un pesce as usual (salutatece la moglie di Franceschini, please).

    Poi chiaramente (qui non siamo ne la magistratura ne tanto meno dei giornalisti d'inchiesta ma solo un blog che pubblica idee, spunti e suggestioni) la storia può essere diversa. Può essere che nelle intercettazioni sulla vicenda ci sia davvero del marcio, può essere che Berdini avesse tanto voluto fare questo progetto (ma allora perché i suoi lacché esultano su Facebook?) ma che sia stato costretto dai fatti a retrocedere in autotutela, può darsi che Flavio Cattaneo si muova non tanto per compiacere Caltagirone ma per ottimizzare al massimo i risparmi di Telecom e salvarne il bilancio con i tagli che il suo azionista gli chiede di apportare. Tutto può essere, ma la faccenda merita attenzione e occhi aperti sui prossimi step. Occhi aperti che carta stampata e opposizione politica a chi governa non contribuiscono a farci tenere.

    Di certo dopo la ex Fiera di Roma la città continua la sua emorragia di progetti, di cantieri, di trasformazioni, di riqualificazioni, di investimenti. Ora per Berdini non resta che ostacolare con efficacia risolutiva il progetto dello Stadio, di far definitivamente annullare le Olimpiadi e di azzerare il progetto della Città della Scienza. E magari di stoppare Metro C e Campidoglio 2. Roma avrà così perfino meno progetti urbanistici di Pomezia, di Marino, di Guidonia. Intanto, chissà come mai, tutte le altre capitali occidentali vanno esattamente nella direzione opposta.
    http://www.romafaschifo.com/2016/08/a...estera-beirut-il-patto-raggi.html?m=1
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  6. Se la città pubblica deve essere una priorità, perché sullo stadio della Roma è stato accusato, soprattutto all’interno del Pd, di aver avallato una speculazione a vantaggio dei privati, nello specifico del costruttore Parnasi?

    Le maggiori opposizioni non sono state nel PD, tutti i consiglieri comunali hanno approvato la delibera che ha sancito il pubblico interesse del progetto. La campagna di stampa contro è stata avviata da Il Messaggero che ha fatto una descrizione contro a prescindere. Il refrain della esondabilità dell’area è stato usato ancora di recente, anche dopo che tutti i soggetti competenti hanno escluso questa caratteristica che riguarda invece un’area vicina e già oggi abitata: quella di Decima e per la quale abbiamo imposto la messa in sicurezza. Il progetto viene contestato utilizzando la retorica della cementificazione (ma non si dice però che l’area è già oggi edificabile) perché propone modalità che scardinano le prassi dell’urbanistica romana nei rapporti fra costruttori privati e amministrazione pubblica. Il progetto dello stadio è un investimento tutto privato su un’area edificabile da Prg nel quale però l’amministrazione comunale per poter dichiarare il pubblico interesse ha posto delle condizioni che servono a consolidare questo interesse. Una operazione imprenditoriale privata, in cui rischia solo il privato.

    E quale sarebbe la differenza sostanziale rispetto al passato che mette paura ai costruttori?

    Se si realizza, l’amministrazione patrimonializza opere e contributi pari al 30% dell’investimento privato. Se il privato non lo realizza non ci sono diritti edificatori o cubature, la delibera di pubblico interesse non attribuisce nessuna cubatura e non produce variante al piano regolatore. Solo con l’approvazione del progetto definitivo, quando si conclude la conferenza di servizi regionale e dopo che si sono pronunciati tutti i 28 e più tra soggetti e autorità coinvolte, verrà riconosciuta la cubatura. Il rischio è solo del privato e a Roma una cosa del genere è rivoluzionaria. Una città dove storicamente il costruttore privato è abituato a non investire, ma a prendere. Il progetto di Tor di Valle significa per Roma almeno 700 milioni di euro di investimenti stranieri. Soldi privati che sono un segnale di fiducia verso la nostra città che si apre al mondo.

    L’area di Tor di Valle era già edificabile. Lì sono previsti 354 mila metri cubi che il Prg del 2008 consente al privato di realizzarli subito e senza dare un euro all’amministrazione comunale. In pratica il privato secondo il Prg approvato nel 2008 può realizzare 354 mila senza alcun obbligo di fare neanche l’allargamento della via Ostiense. Noi abbiamo ottenuto che il 30% dell’investimento (circa 340 milioni di euro di cui 195 milioni di euro per le opere che consolidano il pubblico interesse) finanzino opere pubbliche utili allo stadio ma che infrastrutturano un ambito territoriale importante per la città: quello che dall’Eur va verso l’aeroporto di Fiumicino. A chi è che abbiamo fatto un favore?
    http://www.glistatigenerali.com/gover...i-puo-e-se-ti-cacciano-devi-riprovare
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  7. I costruttori intendono mantenere le mani sulla città. Non possono più contare su finanziamenti statali a fondo perso, come insegna la vicenda della metro C, un calvario di ritardi e interruzioni, o l’aborto della linea metropolitana D. I programmi di sviluppo residenziale e commerciale sono impiombati dalla crisi. Interi quartieri di recente inaugurazione sono in larga parte sfitti e producono solo costi. Che fare? I progetti sportivi possono essere la chiave per rianimare le acque stagnanti. I re del mattone puntano sul nuovo stadio della Roma, sul nuovo centro della Federcalcio e soprattutto sulle Olimpiadi 2024. Sono tutte operazioni che possono andare in porto grazie alla partecipazione finanziaria di partner privati, dal Cio (Comitato olimpico internazionale) alla squadra di business raccolta intorno all’As Roma. Ma il pubblico conserva un ruolo fondamentale, sia nella partita delle concessioni urbanistiche sia nel sostegno infrastrutturale dove la Capitale sconta ritardi storici.

    ROMA LE AREE DEL BUSINESS

    La vicenda del nuovo stadio dell’As Roma è lo specchio deformante dei rapporti di potere della capitale. Sull’operazione ci sono alcuni appunti riservati del Campidoglio, di cui è in possesso “l’Espresso”: «Il progetto è deficitario sotto molti aspetti», «il dipartimento ambiente e mobilità ha rilevato deficienze», soprattutto per la «relazione idrogeologica» e per il «codice appalti». Lo stesso documento riservato segnala poi che la proprietà dei terreni scelti è «in parte di Armellini». Armellini «quello di Ostia», si aggiunge, ricordando che la famiglia Armellini con il Comune ha molti affari, a Ostia nuova interi quartieri sono affittati per l’edilizia popolare.
    http://espresso.repubblica.it/archivi...-la-politica-e-i-palazzinari-1.248990
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  8. Secondo il nostro progetto, il complesso che ospiterà gli atleti avrebbe dovuto sorgere riqualificando strutture come un ex deposito Atac, un depuratore, un impianto per i rifiuti che volevo chiudere e parte degli edifici dell’aeroporto dell’Urbe. Cemento esistente, quindi, non nuove case, ma spazi verdi e di socializzazione intorno a strutture riconvertite.

    Queste strutture, una volta terminate le Olimpiadi, sarebbero state utilizzate per la nuova “Città della giustizia”. Avremmo fatto in modo che le stanze che per un mese ospiteranno gli atleti (ne servono 9.500), divenissero uffici per giudici, procuratori, cancellieri, avvocati, eccetera. Gli spazi comuni e di servizio sarebbero stati utilizzati per le aule giudiziarie, i depositi per gli archivi, e così via. Un progetto che avrebbe agevolato il lavoro dei magistrati, accelerato i tempi della Giustizia e rimesso in gioco molti edifici in zona Prati: il quartiere dove oggi sono concentrate in modo disordinato le strutture giudiziarie, in almeno quindici immobili, tra piazzale Clodio e Castel Sant’Angelo. Il tutto collegato con il centro di Roma con la ferrovia Roma Nord che ha il capolinea accanto a piazza del Popolo e che avremmo trasformato in una metropolitana.
    vedi anche:
    Roma, palazzinari
    Roma ha solo due padroni: la politica e i palazzinari
    I documenti riservati del Campidoglio mostrano come siano i costruttori a decidere il futuro della Capitale. Tra affari antichi e nuovi progetti, alleanze e liti, ecco come continuano ad avere le mani sulla città

    Roma 2024 avrebbe inoltre permesso la metamorfosi di tre grandi aree. Oltre al Parco Olimpico, del nostro progetto avrebbero fatto parte la Città dello Sport di Tor Vergata e i complessi sportivi dell’Eur e della ex Fiera, con il Tevere che da sud a nord avrebbe fatto da asse, integrando nel percorso anche l’area di Tor di Valle con il nuovo stadio della Roma. Il centro stampa lo avremmo realizzato nell’area del Circo Massimo, in un edificio comunale di via dei Cerchi, sfruttando l’unicità di quel luogo, una finestra mediatica aperta sul mondo.
    http://espresso.repubblica.it/plus/ar...-montezemolo-e-renzi-su-roma-1.249707
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  9. Se il suolo viene sigillato questa capacità va persa, e aumenta per esempio il rischio di inondazione. Scompare anche il supporto alla biodiversità. Direttamente, perché sappiamo molto poco di quanta ce ne sia del suolo anche se possiamo stimare che un quarto delle specie del pianeta viva sotto terra. Ma anche indirettamente, perché trasformandolo abbiamo un impatto anche sulle aree dove il suolo non è consumato in maniera diretta".

    Il terreno, poi, è in grado di contenere il carbonio – molto più dell'atmosfera stessa – ma solo a condizione che non venga occupato artificialmente. "Abbiamo stimato", continua Munafò, "che negli ultimi cinque anni il suolo consumato dalle nuove costruzioni e infrastrutture ha portato a una perdita equivalente alle emissioni di CO2 di quattro milioni di auto. Come se ci fosse il 10 percento di veicoli in più che gira per le strade".

    Fare un confronto così semplice fra città ha però anche un grosso limite: non tiene in considerazione quante sono le persone che in quei luoghi vivono. Spesso, dove la densità abitativa è maggiore e gli abitanti sono più concentrati, anche il consumo di suolo è più elevato.
    http://espresso.repubblica.it/inchies...?ref=twhe&twitter_card=20160517115324
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  10. Per centinaia di famiglie doveva essere l'occasione, altrimenti impossibile, per comprare casa. Finalmente un appartamento di proprietà a prezzo contenuto in cambio di decine di ore lavorate gratis nel finesettimana. Qualcosa però è andato storto e, dalla Lombardia alla Campania, la lista delle storie finite male è molto lunga: costi lievitati, debiti da saldare, dispendiosi salvataggi pubblici, edifici realizzati male e un intricato scaricabarile tra le ong e coop coinvolte che rende molto difficile far valere i propri diritti a chi si è sentito truffato
    http://inchieste.repubblica.it/it/rep...i_dell_autocostruzione-133034857/?rss
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