Tags: scuola*

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  1. In un post di qualche giorno fa Pietro Gavagnin raccontava della sua delusione sugli esiti della formazione alle nuove tecnologie. Tutta la mia comprensione e aggiungo a suo conforto (o sconforto ulteriore) la mia piccola esperienza.

    Quando ho iniziato questo Blog mi sono scherzosamente presentato come un ex “formatore “abusivo”.

    In effetti, nel corso del 2016 avevo fatto un’esperienza come “formatore” sulla Didattica con le Nuove tecnologie per le Scuole della Rete scolastica del comprensorio scolastico in cui insegno (Trentino), un corso di una trentina di ore modulari a cui si erano iscritti circa un centinaio di docenti dei diversi livelli scolastici, e che aveva spaziato dall’uso di piattafome e applicativi vari, ai metodi della didattica capovolta e della didattica per progetti. Nel corso dell’anno successivo avevo poi tenuto un corso sulla Flipped classroom in un Istituto tecnico della provincia, e due interventi sempre sullo stesso argomento in un altro Istituto tecnico e in una scuola media. “Ex formatore” perchè l’entusiasmo iniziale con cui avevo abbracciato l’esperienza si è presto tramutata in delusione e scoramento e in anticipata cessazione di attività.
    https://medium.com/@pietro.alotto/per...ologie-digitali-a-scuola-480b2a79a764
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  2. Il decreto Fedeli, certo indirettamente, ma con grande efficacia, offre sostanzialmente agli studenti non meritevoli una grande possibilità. Derubricare le loro bravate a goliardate. Ufficializzare che il comportamento non è parte rilevante del processo formativo degli studenti. E’ un vero peccato che si sia perpetrato questo ennesimo colpo all’autorevolezza della Scuola, al suo ruolo di formazione. E’ scriteriato che accada mentre al Miur sostengono di voler puntare sulla lotta al bullismo, alle discriminazioni.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017...e-addio-anche-alla-disciplina/3989900
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  3. Che la mano pesante delle commissioni non sarebbe passata inosservata, è stato immediatamente chiaro ai candidati. I primi risultati arrivati la scorsa estate sono stati quelli di filosofia e scienze umane: in 50 si sono presentati allo scritto, e solo in 10 hanno potuto sostenere il colloquio orale. Il rendiconto a bilancio ora conferma il trend a ribasso anche sulle classi di concorso più corpose. In 3.443 avevano infatti sostenuto il test scritto per una cattedra nella scuola dell'infanzia, a fronte di 638 posti a disposizione. Meno di un terzo ha avuto accesso allo scritto: sono soltanto 1.007 i futuri maestri che aspettano a giorni la graduatoria per titoli dopo la prova orale.

    Se Atene piange, Sparta non ride. Alla primaria va ancora peggio. I vincitori del concorso (870) sono perfino meno delle cattedre a bando (979). Peccato che ai nastri di partenza lo scorso anno si fossero posizionati 3.419 aspiranti insegnanti. Stroncatura importante anche nella categoria lingue straniere. Inglese, per esempio. Partecipanti 265, posti 126, ammessi all'orale 68.

    "È andata meglio ai colleghi di spagnolo - fa notare Giuseppe Silipo, il dirigente dell'Ufficio scolastico che tiene le fila del concorsone - in ventuno sono stati promossi, tanti quanti erano i posti, e li abbiamo già
    assunti". Si difendono dalle accuse di eccessiva severità, i componenti delle commissioni. "Sull'infanzia e sulla primaria, dove bastava come titolo in vecchio diploma magistrale e non serviva l'abilitazione, il livello era basso e tra i candidati c'era gente che si era da anni allontanata dal mondo della scuola - raccontano - e abbiamo trovato perfino compiti in bianco o candidati cinquantenni che avevano difficoltà a svolgere la prova al pc".
    http://bari.repubblica.it/cronaca/201...58346/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P6-S1.8-T1
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  4. Chi continua a volere dagli insegnanti i voti numerici non è vero che non ha capito nulla di competenze. Semplicemente non le vuole. La politica italiana non vuole le competenze, perché le competenze sono scomode.

    Sono inclusive, le puoi trovare in ogni alunno.

    Sono anti-competitive, non creano graduatorie.

    Sono costruttive, non riproducono nozioni.

    Sono qualitative, rendono le conoscenze significative e profonde.

    Per questo la politica non le vuole. Perché se le volesse avrebbe dovuto cacciar via i voti e far diventare quindi la formazione una cosa veramente seria, perché per lavorare alle competenze occorre modificare in profondità i paradigmi pedagogici degli insegnanti italiani e studiare, riflettere, ricercare, sperimentare. E invece la formazione deve fare in fretta perché quel che conta non è farla ma rendicontarla. Per dichiarare che si è fatta. E potere mettere in graduatoria i Dirigenti che l’hanno fatta. E potere incassare gli attestati dei docenti che l’hanno fatta. L’efficienza della formazione. La burocrazia della formazione. Che ben si concilia con la palese volontà di NON condurre gli alunni italiani verso apprendimenti competenti. Cioè intelligenti. Cioè profondi. Così è più facile credere alla bufala che le prove Invalsi constaterebbero le competenze degli studenti, quando è palesemente vero che non è così. Perché le competenze si vedono attraverso compiti e non attraverso prove. Ma la pervicacia parlamentare che induce a mantenere il virus del voto numerico – principale ostacolo alla valutazione per competenze – mostra chiaramente che al Parlamento e al Governo italiano delle competenze non interessa nulla. Di quelle degli allievi e di quelle degli insegnanti.
    https://mauriziomuraglia.com/2017/04/...ompetenze-non-le-volete-ditelo-chiaro
    Tags: , by M. Fioretti (2017-04-13)
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  5. L’accordo raggiunto offre una scialuppa di salvataggio a una parte dei circa 8.000 prof assunti nella cosiddetta «fase B» della Buona Scuola, quella in cui i posti comuni rimasti scoperti dopo le prime due fasi (in cui si veniva collocati all’interno della propria provincia) furono assegnati pescando da tutto il territorio nazionale: e - come si sa - mentre la maggior parte degli aspiranti prof viene dal Sud, le cattedre, per ragioni demografiche, sono concentrate soprattutto al Nord. In questo modo, però, non solo si lasciano scoperte delle cattedre al Nord che dovranno essere assegnate ancora una volta a dei supplenti ma, cosa assai più grave, si affida la parte più debole della popolazione scolastica (i bambini che necessitano appunto di un sostegno specifico) a docenti magari anche bravissimi a insegnare italiano o matematica ma del tutto impreparati a questo genere di responsabilità. Gli stessi sindacati, nonostante la soddisfazione per l’intesa raggiunta a livello locale, ne sono consapevoli. «Proprio per la delicatezza del compito che andranno a svolgere - è l’appello dei rappresentanti dei lavoratori - , si chiede a chi di competenza di avviare corsi formativi di aiuto a questi docenti che dovranno andare a occuparsi della parte più fragile della popolazione scolastica».
    http://www.corriere.it/scuola/medie/1...9e0-6c2e-11e6-b596-7d930840a380.shtml
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  6. Gli immessi in ruolo dell’anno precedente. A fronte di questa selettiva formazione, va detto che il MIUR l’anno scorso ha immesso in ruolo moltissimi iscritti da anni alle Graduatorie ad Esaurimento (GAE, o graduatoria di I fascia). Sono persone che hanno già affrontato e vinto un concorso incentrato solo e unicamente sulle conoscenze disciplinari (le nozioni relative alla propria materia, per intenderci, la cui acquisizione non garantisce la capacità di trasmetterle). Si parla di concorsi superati negli anni ’80, cioè grosso modo quando chi vi scrive emetteva i primi vagiti. Sono quasi 100.000 persone, molte delle quali occupate, negli ultimi trent'anni, in altre attività. Alcuni di questi sono addirittura abilitati in classi di concorso che neanche esistono più. Altri invece insegnano da precari da decenni. Tolto il fatto che si tratta di persone non formate da un punto di vista didattico pedagogico, tecnologico, e inclusivo (come i PAS e i TFA), è chiaro che queste persone andavano comunque stabilizzate (soprattutto quelle che hanno insegnato nel corso di questi anni). Forse buttarle in classe, spesso lontano da casa, a cinquant’anni, senza salvagente non era però la soluzione migliore, né per loro, né per gli studenti, né per i 200.000 abilitati, formati e pronti a immani sacrifici pur di insegnare, che rimanevano invece fuori dalla porta. Si sarebbe dovuto trovare il tempo e la voglia di fare delle verifiche e di immaginare un doppio binario: immettendo in ruolo chi insegnava davvero e assegnando ai posti di fantomatico potenziamento gli altri (l’organico di potenziamento, creato dalla 107, sono i panchinari della scuola, un esercito di insegnanti di alternativa alla religione, addetti alle biblioteche ecc.).
    http://www.insegnareonline.com/rivist...ttadinanza/concorso-ricerca-vello-ore
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  7. Esplora il significato del termine: da noi «in cima alle preoccupazioni dei decisori politici e sindacali non c’è stata la qualità degli insegnanti, ma il loro consenso politico, guadagnato (...) attraverso la sostanziale conservazione dello status quo dal punto di vista giuridico ed economico: carriera solo per anzianità e uguale per tutti gli insegnanti...». Accusa sacrosanta. E l’ecatombe di candidati alle scuole d’infanzia e alle primarie negli scritti esaminati finora (22,4% di ammessi agli orali: quattro su cinque no) pare l’indizio che la professione di insegnante basata sul vecchio patto non scritto «ti pago poco ma ti chiedo un po’ meno» ha finito per essere «inevitabilmente considerata non una prima scelta da parte dei migliori studenti universitari (fatte salve le eccezioni, che per fortuna non mancano), e anzi da molti una seconda o terza scelta». Ma possiamo, oggi, sopravvivere al degrado d’una scuola sempre più «stipendificio» e sempre meno concentrata sulla crescita degli studenti? «Inutile nascondersi dietro un dito», accusa la rivista: «Finché l’insegnamento non tornerà ad essere una prima scelta mancherà il presupposto principale per tenere alto il livello qualitativo della scuola italiana». Anche al di là delle eventuali magagne nelle selezioni. » da noi «in cima alle preoccupazioni dei decisori politici e sindacali non c’è stata la qualità degli insegnanti, ma il loro consenso politico, guadagnato (...) attraverso la sostanziale conservazione dello status quo dal punto di vista giuridico ed economico: carriera solo per anzianità e uguale per tutti gli insegnanti...». Accusa sacrosanta. E l’ecatombe di candidati alle scuole d’infanzia e alle primarie negli scritti esaminati finora (22,4% di ammessi agli orali: quattro su cinque no) pare l’indizio che la professione di insegnante basata sul vecchio patto non scritto «ti pago poco ma ti chiedo un po’ meno» ha finito per essere «inevitabilmente considerata non una prima scelta da parte dei migliori studenti universitari (fatte salve le eccezioni, che per fortuna non mancano), e anzi da molti una seconda o terza scelta». Ma possiamo, oggi, sopravvivere al degrado d’una scuola sempre più «stipendificio» e sempre meno concentrata sulla crescita degli studenti? «Inutile nascondersi dietro un dito», accusa la rivista: «Finché l’insegnamento non tornerà ad essere una prima scelta mancherà il presupposto principale per tenere alto il livello qualitativo della scuola italiana». Anche al di là delle eventuali magagne nelle selezioni.
    http://www.corriere.it/scuola/16_agos...e90-68a3-11e6-b1b2-f8e89a7ffdaf.shtml
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  8. Il ricorso al sistema dell’algoritmo – lo intendono anche menti non matematiche né informatiche – avrebbe dovuto assicurare un calcolo semplice e ponderato sulla base di criteri preventivamente individuati che contemperassero effettive esigenze territoriali, scelte di politica scolastica, ed esperienze, carriere, competenze, status dei singoli docenti. Insomma, rapidità, semplificazione e un affidabile margine di approssimazione all’esattezza/correttezza. Per altro verso, avrebbe dovuto garantire la trasparenza dei criteri e indici adoperati per il calcolo. Invece i parametri non sono conoscibili, neppure in presenza di critiche pressanti e accorate. Peraltro si tratta di critiche risalenti, lasciate cadere nel vuoto.

    Infatti l’anno scorso, a settembre, succedeva la stessa cosa: il Miur non rese noto l’algoritmo sulla base del quale procedeva all’assunzione di 9mila docenti con esodo, argomento che costituì pure oggetto di interrogazione parlamentare del M5S. Insomma oggettività nell’impiego dei criteri e conoscibilità degli stessi
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...oti-i-parametri-dellalgoritmo/2964521
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  9. Se a fronte di questo imponente fenomeno demografico ci fosse un’offerta di docenti equilibrata sul territorio, l’incidenza sarebbe comunque notevole. Ma non è così. La distribuzione di chi aspira ad insegnare è fortemente sbilanciata in senso inverso (cioè molto alta al sud e fiacca al nord) e amplifica enormemente il mismatch tra domanda e offerta sul territorio.

    Prendiamo i dati dei docenti trasferiti in questi giorni, di cui si conosce la provincia di nascita: risulta nato nel Mezzogiorno (Sud e Isole) il 78% dei docenti trasferiti (l’82% dei maestri di primaria e il 71% dei professori di scuola media).

    È la fotografia di un fenomeno sociale che, per quanto riguarda questa ultima generazione di docenti immessi in ruolo, presenta un quadro inequivocabile e drammatico: nelle ultime leve di insegnanti entrati nei ruoli statali quasi otto docenti su dieci sono meridionali e i restanti due sono nati al centro-nord.

    È una conferma che il Mezzogiorno, da decenni avaro di posti di lavoro, privilegi come valvola di sfogo occupazionale l’insegnamento, mentre i giovani delle altre aree territoriali sembrano non prioritariamente interessati a questa professione, grazie forse a più favorevoli offerte di lavoro locali.
    http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=39031
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  10. Se ne avessi modo, la prima cosa che chiederei a Concettina riguarderebbe la sua carriera. Dalla sua intervista ricavo che ha quasi trenta anni di esperienza alle spalle. Anche escludendo i concorsi del 1982 e del 1984, quando doveva essere troppo giovane, devo presumere che Concettina avesse i titoli per partecipare ai concorsi che sono stati indetti nel 1990, 1994, 1999, 2012, (per le date si veda qui). Le chiederei quindi se vi abbia partecipato, perché se avesse ottenuto l’idoneità anche soltanto ad uno di questi concorsi, oggi sarebbe già di ruolo da parecchio tempo in Sicilia, e oggi non avrebbe alcun problema. Non è una cattiveria o semplice indiscrezione voler sapere una cosa del genere ma, per quanto antipatico possa sembrare, per far notare che il trasferimento a Torino non arriva dal nulla, ma dal fatto di non essere riuscita a regolarizzare la propria posizione in diverse occasioni, nel corso di parecchi anni.

    2) In secondo luogo, chiederei al Miur, insieme con Concettina, qualche cosa di più sull’algoritmo. Di qualsiasi algoritmo si tratti, da qualche parte dovrebbe esistere una graduatoria pubblica. E’ possibile che ci siano stati errori e Concettina fa bene ad andare fino in fondo e controllare. Io ho dato un’occhiata alla graduatoria nazionale della primaria elaborata dal voglioilruolo.it, e da quella ho visto che nel 2015 le prime dieci maestre avevano un punteggio da 257 (la prima) a 237 punti (la decima). Ho guardato sul sito dell’AT di Agrigento la posizione di Concettina e ho trovato che aveva 176 punti, 22esima nella sua graduatoria provinciale. Non ho modo di valutare quanti insegnanti ci siano tra la decima a livello nazionale e Concettina, ma se questi sono i punteggi, è possibile che le cattedre più comode siano andate a colleghe con anzianità ancor maggiore (NB: i punteggi dei trasferimenti non sono quelli delle GAE, ma anche questi ultimi vanno bene per dare un’idea dell’anzianità di servizio). L’anzianità è l’unica cosa che da sempre guida nomine e trasferimento, ed è il principio che il sindacato difende con più forza (anche contro le nuove “chiamate dirette”
    http://www.imille.org/2016/08/rispost...oncettina-attardo-repubblica-6-agosto
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