Tags: pubblica amministrazione*

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  1. An ‘awakening’ is happening inside workplaces. The youngest generations are just much less accepting of the extremely poor quality internal systems that their older colleagues were forced to use. There is almost an internal revolt against horrible systems; they’re simply not willing to accept the low quality tools that have been delivered by the organisation in the past.

    In some instances, IT strategy is just ignored and people just find their own tools – often cloud services and mobile apps. If IT and management do not rise to the challenge, they are going to find themselves redundant.

    A while back, we had the bring your own device (BYOD). Now we have bring your own technology and software – bring your own everything. So, what’s the purpose of managers if employees have to find the right tools to allow them to collaborate efficiently? What is the future of the IT department if they don’t own or support cloud services?

    The trend is continuing: employees are designing their own digital environment, influencing their colleagues’ ways of working, and bypassing traditional management.
    http://www.marginalia.online/building...o-achieve-true-digital-transformation
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  2. un software la cui complessità “rende impossibile valutare se funzioni o meno”
    https://www.agi.it/economia/digitaliz..._parlamentare-2319785/news/2017-11-04
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  3. Si potrebbe, ad esempio, rivedere la norma secondo cui la sentenza deve essere emessa per forza dagli stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento: oggi infatti accade troppo spesso, nei tribunali, che se un magistrato va in pensione o cambia incarico tutto il processo deve ricominciare dall’inizio. Ci sono migliaia di processi che si svolgono davanti a giudici monocratici gran parte dei quali cambiano ruolo o sede ogni tre o quattro anni. E ciò comporta che molti dibattimenti non si concludono con una decisione perché nel frattempo arriva la prescrizione. Basterebbe in questo caso una riforma per stabilire che gli atti compiuti sono validi salvo che il giudice subentrante ritenga necessario un’integrazione di uno o più atti. Far ricominciare un processo quando si è a metà del cammino dibattimentale è un lusso che la nostra giustizia non si può più permettere.
    InGiustizia: la copertina dell'Espresso in edicola domenica 24 settembre

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    Perché non liberare poi la magistratura da tutta una serie di compiti amministrativi che non hanno nulla a che fare con la giustizia, come ad esempio l’amministrazione dei beni sequestrati o confiscati? Adesso infatti è il gip a controllare i beni durante i sequestri preventivi. Un compito che dovrebbe spettare all’amministrazione e non ai giudici per le indagini preliminari, che sono già schiacciati da enormi carichi di lavoro. Oggi la figura dei gip è chiamata a risolvere e ricoprire troppi altri incarichi, tutti concentrati in una sola persona: dispone le intercettazioni, ordina misure cautelari richieste dai pm e scrive le motivazioni di sentenze per i procedimenti che si concludono con il rito abbreviato, diventati ormai tanti.

    C’è poi un altro imbuto giudiziario su cui bisogna rimettere mano. Sono i giudici di pace e i magistrati onorari che portano avanti con grande fatica la “piccola” giustizia quotidiana. Piccola per lo Stato, non certo per i cittadini. La riforma della magistratura onoraria raddoppia per loro i carichi di lavoro, ma ne vieta allo stesso tempo l’utilizzo per più di due giorni alla settimana. In questo modo si fa dilatare la durata già irragionevole di processi che investono una grande massa di cittadini.
    http://espresso.repubblica.it/palazzo...?ref=twhe&twitter_card=20170925100347
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  4. fatemi capire, addirittura una software house che sviluppasse un software per una pubblica amministrazione, la quale intende metterlo in riuso, potrebbe agire tecnicamente non fornendo documentazione di sviluppo, documentando scarsamente il codice, fornendo scripts e documentazione di installazione/testing carenti con il solo scopo di mettere in difficoltà qualunque tecnico che vi ci approcciasse de-facto obbligando una PA che volesse avvantaggiarsi del software in riuso a stipulare un contratto di consulenza ?

    SI!
    https://eclecticismnow.wordpress.com/...letta-del-software-in-riuso-per-la-pa
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  5. Nello schema di decreto legislativo di riforma del d.lgs. 165/2001 (Testo unico pubblico impiego) si immagina che nei prossimi anni si stabilizzino i precari degli ultimi 8 anni. Quindi il reclutamento dei prossimi anni verrà “prenotato” dalle assunzioni del passato.

    Al contempo nella PA mancano gravemente figure informatiche, tecnici, ingegneri, esperti in programmazione dei fondi europei, analisti economici, ma anche esperti in diritto comunitario purtroppo.

    Inoltre, sono anni che riformiamo la scuola nazionale della PA ma senza aver aumentato l’offerta formativa o i percorsi di reclutamento.

    Che fare allora? Basta riaprire il turnover? Se si utilizzano le norme attuali, negli attuali inquadramenti e nelle attuali organizzazioni non serve a nulla o comunque a poco.

    Il capitale umano nella PA deve essere un importante elemento di innovazione e non solo un tassello da sostituire. In una visione della PA fordista si sostituiscono i profili di 40 anni nello stesso posto e nello stesso modo senza accompagnare i cambiamenti. Pensiamo a cosa è accaduto nel resto del terziario: credito, poste, assicurazioni, ma anche nella sanità. Pertanto dire che i comuni potranno reintegrare il 70 o il 100 per cento dei cessati degli anni precedenti, non produrrà un miglioramento della situazione sui servizi. Molti comuni piccoli, che fanno fatica ormai a chiudere i bilanci, dovrebbero essere obbligati ad associarsi e certe professionalità, nuove e qualificate, essere reclutate per aree e poli di pubbliche amministrazioni.
    http://www.amicimarcobiagi.com/dipendenti-sempre-piu-vecchi-che-fare
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  6. Un grave indebolimento della trasparenza che fu manifestata sul testo preliminare con dei rilievi che non furono presi in considerazione in fase di approvazione del testo definitivo.

    Tuttavia, rilevanti sono anche gli obblighi informativi aggiunti e integrati/modificati, tra i quali è interessante citare:
    http://www.forumpa.it/riforma-pa/i-da...-vigenti-e-quelli-introdotti-dal-foia
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  7. I manager pubblici – quelli che lavorano male, vengono pagati troppo, non vogliono perdere la poltrona, speravano in una clausola di salvaguardia per scongiurare il rischio di entrare nel ruolo unico, hanno fatto resistenza e quindi l’esame del testo è slittato. Ma come, il principe della rottamazione si fa intimidire da un paio dirigenti pubblici di prima fascia resistenti al cambiamento? Suona proprio male e stento a crederci. Forse Renzi non riesce a dire che questa Riforma della dirigenza pubblica è stata pensata male? Una rivoluzione pensata solamente per la dirigenza delle funzioni centrali dello Stato, e poi calata d’impeto anche sulla dirigenza delle funzioni locali e territoriali (regioni, comuni e ruoli gestionali delle funzioni tecnico/amministrative della sanità che ha tutt’altre necessità e che rappresenta la stragrande maggioranza della dirigenza? Al 2014 i dirigenti delle funzioni locali sono 18.608 contro i 7.355 dirigenti delle Funzioni centrali (ministeri, ricerca, agenzie, enti pubblici non economici). Senza dimenticare che la Riforma, pensata appunto male – ma speriamo nella buona fede – altro non fa che precarizzare la dirigenza di ruolo assoggettandola alla politica.

    E poi c’è il tema dei temi: il merito.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...-neanche-il-rottamatore-renzi/2969639
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  8. A questo proposito ci siamo fatti l’idea che la Provincia abbia voluto muoversi attraverso questa scelta nelle direzione di una massima semplificazione dell’intero sistema informatico della pubblica amministrazione in Provincia di Bolzano. La decisione di abbandonare l’open source in sostanza ha lo scopo di identificare un sistema ‘esterno’ chiavi in mano, che consenta di operare ulteriori riduzioni di personale rispetto a quelle che negli ultimi 2 anni hanno portato alla migrazione di numerosi tecnici dalla ripartizione 9 (informatica) alla SPA pubblica Informatica Alto Adige (Siag) di proprietà di Provincia, Consorzio dei Comuni e Regione. Migrazione che in corso d’opera ha portato ad una decisa ‘emorragia’ di personale.
    Alcune cose sono certe: la Provincia certo non ha brillato in trasparenza e coerenza durante questo percorso accidentato. Specie negli ultimi tre anni, visto che già pochi mesi dopo il ‘proclama di Bizzo’ la principale comunità dell’open source locale Lugbz già aveva scritto alla Provincia lamentando che alle parole non erano seguiti fatti e la la procedura decisa di migrazione verso il software libero stagnava.
    Per molti di coloro che nel 2013 avevano salutato con gioia la precedente scelta della Provincia, la decisione assunta 3 anni dopo deve aver inoltre assunto tono della beffa. Visto che la scelta dell’open source all’epoca era scaturita da un tavolo tra Provincia e parti sociali insieme impegnate nell’identificare una modalità per risparmiare che preservasse però i posti di lavoro pubblici nel settore.
    https://www.salto.bz/article/25042016/una-scelta-scellerata
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  9. Professori sempre più stanchi e stressati protagonisti di episodi di bullismo alla rovescia; infermieri anziani costretti a turni di notte che sperano di ottenere l'inidoneità ai servizi più pesanti; poliziotti che dovrebbero correre dietro ai ladri pur avendo superato i 60. Sono alcune delle paradossali conseguenze dell'innalzamento dell'età pensionabile e del blocco del turnover nella pubblica amministrazione, un settore dove ormai solo il 3% dei lavoratori ha meno di 30 anni
    http://inchieste.repubblica.it/it/rep...questo_lavoro_-134477960/?rss#scuola2
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  10. Credo che un incarico così importante dovrebbe essere remunerato, risolvendo il conflitto di interessi con l’impegno a non tornare in azienda al termine dell’incarico. Oppure, più semplicemente, si sarebbe potuta scegliere una persona meno di parte. Invece, “senza oneri per l’Amministrazione” regaliamo due anni di scelte tecnologiche, che avranno effetti per almeno altri 20 anni, ad una delle più grandi realtà commerciali d’oltreoceano.

    Parlo di 20 anni non solo perché ogni scelta politica ha effetti sul lungo periodo, ma in particolare perché ogni scelta tecnica nel digitale è quasi inevitabilmente condita di “lock-in”. Il fornitore di un servizio o di un prodotto fa sempre tutto il possibile per legare il cliente a se stesso e rendergli impossibile o estremamente oneroso ogni cambiamento. Quando per esempio tutti i dati di anagrafe e catasto sono in uno specifico sistema informatico, a fronte un contratto di abbonamento annuale di cinque o sei cifre, possiamo capire che il fornitore non sarà interessato ad aiutarci a passare ad un suo concorrente.

    Ricordo in proposito che il nostro CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) era noto per essere uno dei migliori d’Europa, includendo clausole preferenziali per il software libero e requisiti di interoperabilità per ogni acquisizione informatica da parte della PA.

    Purtroppo lo era, ma non lo è più. In gennaio è circolata, sotto silenzio, una bozza di revisione del CAD in cui sono scomparsi gli articoli relativi all’interoperabilità. Si tratta(va) di una buona salvaguardia contro le pratiche di lock-in. Un sistema è interoperabile quando è possibile accedere ai dati o fruire dei servizi da altri sistemi, per esempio usando formati di dati “aperti” per la gestione documentale. La modifica del CAD va a colpire il punto più critico per i monopolisti, perché in pratica la preferenzialità per il software libero viene facilmente elusa.

    Non credo sia un caso che, sempre a gennaio, il Governo abbia “stretto un patto con Cisco per la digitalizzazione del Paese”: l’azienda investe 100 milioni di Euro nella scuola, nella ricerca e nelle “start-up”, senza più nessuna richiesta di interoperabilità. Questi investimenti “senza oneri per l’Amministrazione”, in particolare quelli nella scuola, normalmente consistono in regalie di apparecchiature e software, rubricati come spese in detrazione dal reddito anche se il costo per l’azienda è sempre inferiore, ma per il software è addirittura zero. L’investitore, in pratica, pastura nelle scuole, in esenzione fiscale (“senza oneri per l’Azienda”), per poi pescare una frotta di clienti fedeli e paganti nel prossimo futuro.
    https://blogs.fsfe.org/rubini/2016/02/18/il-nuovo-che-arretra
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