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  1. Ecco perché una legge ordinaria sui partiti non è ulteriormente rinviabile. Una sua convinta approvazione sgombrerebbe il campo referendario da molti dubbi e polemiche, facilitando la scelta degli elettori. Conoscere meglio i partiti, il loro finanziamento, le modalità di scelta dei vertici, il ruolo delle fondazioni, contribuisce a sciogliere quella patina di sospetto e pregiudizio, a volte esagerato, che alimenta il populismo e l’astensione e indebolisce nelle fondamenta una democrazia rappresentativa già troppo sfibrata.
    http://www.corriere.it/opinioni/16_ag...ace-5cd4-11e6-bfed-33aa6b5e1635.shtml
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  2. Fa impressione scorrere il tabellino che distribuisce i seggi nel nuovo consiglio comunale del Campidoglio. Appena sei consiglieri, espressione del 17,19 per cento raccolto il 5 giugno e pari a 204.637 voti. Eppure, appena due anni fa, non un secolo orsono, l’effimera spinta propulsiva del neonato renzismo di governo (comprensivo della mancetta di 80 euro) nella Capitale sfondò il muro del 40 per cento: 506.193 voti e 43,07 per cento.

    Ed è per questo che i numeri di oggi raccontano un disastro di ben 301.556 voti in meno nell’arco di un biennio, in parte confluiti nell’astensionismo e in parte andati al Movimento 5 Stelle, vero Partito della Nazione in chiave di anti-Sistema, capace di mietere a piene mani da sinistra a destra. Ma per mettere a nudo il dilettantismo renziano, che ha sostituito il Partito con il mito dello staff (il giglio magico) e del guru americano, in questo caso Messina (inguardabile la trovata della Boschi telefonista per Giachetti: la militanza è cosa diversa da un call center, questi lasciateli gestire alla berlusconiana Mariarosaria Rossi), per smascherare tutto questo, dicevamo, è sufficiente sommare alcuni dati, con un totale terrificante per l’establishment e il sistema della Casta. Cominciamo dall’affluenza di domenica scorsa.

    A Roma gli elettori aventi diritto sono 2 milioni e 363.776. Al ballottaggio, l’affluenza è stata il 50,46. Questo significa che i non votanti sono stati 1.178.496, quasi il cinquanta per cento, di cui solo il dieci è una quota storicamente fisiologica. Bene. Astensionismo più il 67,15 per cento del nuovo sindaco Virginia Raggi, pari a 770.564 voti (erano 461.190 al primo turno) fa 1.949.060. Su un totale di 2.363.776 elettori aventi diritto. In pratica, al sistema classico dei professionisti della politica restano meno di 400mila voti, nell’anno di grazia del 2016: l’élite è nuda, quell’élite che storicamente a Roma ha imposto i propri uomini e i propri affari, e che si estende fino alla vecchia destra andreottian-berlusconiana di Gianni Letta. Ecco quanto vale il partito trasversale delle Olimpiadi, da Malagò a Marchini. Una manciata di voti e nulla più. Fino a quando, con questi numeri, continueranno a essere arroganti?
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...ra-del-dilettantismo-renziano/2846767
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  3. Un tempo, quando ancora la retorica la si studiava (appunto per smascherarne gli abusi), si sarebbe discusso se il falso sillogismo proposto dai vertici piddini fosse un paralogismo o un sofisma, ossia se la capziosità dell’argomentazione fosse dovuta a errore inconsapevole o intenzionale. Oggi la gente si beve quotidianamente paralogismi e sofismi ma non ha idea di cosa siano. Nella fattispecie credo che nel sillogismo in questione l’errore sia inconsapevole e che proprio questo sia lo scopo della banalizzazione del linguaggio e dello svuotamento della logica promossi dal liberismo e dai suoi media: abbassare talmente le capacità di pensiero razionale della gente da renderla facilmente preda delle emozioni a telecomando spacciate dalla tv e delle sciocchezze propinate dalla più squallida classe dirigente della storia.
    http://www.lavocedinewyork.com/news/p...-il-significato-delle-sue-sciocchezze
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  4. Molti ignorano le ragioni dell'istituzione del quorum. Per i Costituenti l'Italia doveva essere antifascista e una delle eventualità più pericolose da evitare era il superamento della sovranità del Parlamento da parte del voto popolare. Sembra una contraddizione, ma non lo è. Il fascismo, come tutti i populismi, faceva appello al consenso che aveva nel popolo e non necessitava di un Parlamento. La democrazia (il potere del popolo) doveva essere esercitata dai rappresentanti del popolo eletti tramite i partiti, che dovevano essere i luoghi principali di elaborazione politica del paese. Il referendum diventa una possibilità nella Costituzione perché gli stessi partiti ritenevano che il loro potere dovesse avere un bilanciamento, ma che, per rovesciare le deliberazioni del Parlamento, ci volesse almeno un quorum consistente, che in una prima bozza era addirittura di due terzi.

    Pertanto il quorum non nasceva affinché non votando si potesse partecipare di fatto al referendum, ma perché il rovesciamento della decisione del Parlamento doveva essere un evento straordinario, sostanziato e voluto. E non si può pretendere di sfruttare il traino delle elezioni amministrative e politiche per conquistare il quorum: questi sono ragionamenti da palinsesto di Canale 5 che traina il "prime time" con "Striscia l'immondizia". Il quorum te lo devi guadagnare.

    Non solo, quando diciamo che "votare è un dovere", lo è in maniera diversa dal pagare le tasse o dal rispettare il semaforo rosso. Votare non è un obbligo. Lo è nelle dittature, dove il duce della situazione ha bisogno di dire che il 100% dei suoi cittadini ha votato. Ecco perché nella Costituzione antifascista non è un obbligo.
    http://stradeonline.it/diritto-e-liberta/1946-il-quorum-questo-sconosciuto
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  5. Da destra a sinistra, i candidati protagonisti di cambi di casacca sono una miriade. Il primato va alle liste che sostengono l'ex sindaco di Bari e il Pd, partito assolutamente democratico nel accogliere fauna politica dal curriculum più disparato
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...mbarca-tutti-anche-ex-missini/1676860
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  6. Il sistema elettorale sarà proporzionale (ovvero il numero di seggi verrà assegnato in proporzione al numero di voti ricevuti) e il calcolo sarà fatto su base nazionale e non provinciale come quello spagnolo, utilizzando la regola "dei più alti resti". Questo dovrebbe favorire almeno parzialmente i partiti più piccoli, che con un calcolo su base provinciale sarebbero stati molto penalizzati.

    si passa a circoscrizioni di dimensione minore. Saranno 100 collegi (in media di circa 600mila abitanti ciascuno) e in ognuno verranno presentate mini-liste, in media di 6 candidati.

    Nell'accordo finale è invece previsto che solo i capilista siano bloccati (e sono i primi ad essere eletti), mentre dal secondo eletto in poi intervengono le preferenze (ogni elettore ne potrà esprimere due).

    Se la lista più votata dovesse ottenere almeno il 40% dei voti (soglia alzata dal 35% al 37% e poi al finale 40%), otterrà un premio di maggioranza. Il premio assegnerà alla lista più votata 340 seggi su 617 (sono esclusi dal calcolo il seggio della Valle d'Aosta e i 12 deputati eletti all'estero): si tratta del 55% dei seggi.

    Se invece nessun partito o coalizione arrivasse al 40% scatterebbe un secondo turno elettorale per assegnare il premio di maggioranza. Accederebbero al secondo turno le due liste più votate al primo turno, e il vincente otterrà un premio di maggioranza tale da arrivare al
    53% dei seggi (327 deputati).

    Fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti, a differenza del modello elettorale per i sindaci.

    Candidature multiple. I capolista potranno essere inseriti nelle liste in più di un collegio elettorale, come già succedeva nel Porcellum, ma fino a un massimo di 10. Nella prima bozza questa possibilità era esclusa

    Soglie di sbarramento. Come detto, si è andati incontro ai partiti più piccoli prevedendo una distribuzione dei seggi su base nazionale ma al tempo stesso, per limitare il proliferare di gruppi parlamentari, al riparto potranno accedere solo le liste che supereranno la soglia del 3%.

    È prevista anche una soglia per le minoranze linguistiche nelle regioni che le prevedono: lo sbarramento è del 20% dei voti validi nella circoscrizione dove si presenta.

    Nel caso in cui un partito che facesse parte della coalizione che ottiene il premio di maggioranza non superasse la soglia di sbarramento, i suoi voti concorrerebbero al raggiungimento del premio ma sarebbe comunque escluso dal riparto dei seggi, che sarebbero redistribuiti agli altri partiti della coalizione.
    http://www.repubblica.it/politica/201...ale_ecco_il_modello_italicum-76486384
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  7. L’Italia della Prima Repubblica era florida e funzionava bene? È smentito dai costi e dai tempi di realizzazione delle opere pubbliche: la linea 3 della metropolitana a Milano costa 192 miliardi di lire a chilometro, contro i 45 della metropolitana di Amburgo; il passante ferroviario milanese 100 miliardi a chilometro in dodici anni di lavori, mentre il passante di Zurigo, costruito in sette anni, costa 50 miliardi a chilometro; i lavori per l’ampliamento dello stadio di San Siro durano più di due anni e costano oltre 180 miliardi, quelli dello stadio olimpico di Barcellona vengono completati in diciotto mesi, con un investimento che non supera i 45 miliardi.

    Non solo. Tangentopoli è un sistema di finanziamento dei partiti, ma è, contemporaneamente: per le imprese un sistema di accordi di cartello che azzera il mercato e la libera concorrenza, dilatando i costi delle opere pubbliche; per i partiti un sistema di formazione del consenso che usa il denaro pubblico senza badare né all’utilità delle opere realizzate, né all’efficienza dei servizi prestati, né alla compatibilità con i conti dello Stato.

    Gli effetti sono devastanti: il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo in Italia è del 60 per cento nel 1980 e sale al 70 per cento nel 1983 (fine del governo Spadolini); nel quadriennio successivo fino al 1987 (governo Craxi) raggiunge il 92 per cento e tocca addirittura il 118 per cento nel 1992, anno del crollo della lira e del rischio d’insolvenza dello Stato. In quel fatidico 1992, il tasso d’inflazione è al 6,9 per cento, il deficit di bilancio all’11 per cento, il debito pubblico al 118 per cento del Pil.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...craxi-era-davvero-il-paradiso/1607467
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  8. La storia di Fontia, frazione di Carrara, circa 200 abitanti, alle prese con strade franate e mai ripianate e lo scembio di un parco di antenne nella piazza del belvedere accanto alla chiesa. Così ecco l'idea della "rivolta bianca": da qui il 31 maggio nessuna scheda finirà nelle urne. Franco, ex militante Pci: "Non andare alle urne mi fa venire la pelle d'oca, ma ci hanno abbandonato"
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...-riunisce-si-asterra-in-massa/1591288
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  9. Un quarantenne che conserva la mentalità, la frenesia, il linguaggio e la determinazione di quando aveva 25 anni può essere un coglione infrequentabile,” scrive Giunta, “uno di quelli che si schiantano facendo bungee jumping. O può essere un condottiero.” Ecco, non pensate che sia la solita denigrazione supponente ai danni di un leader carismatico. Giunta nell’ultimo capitolo di commiato al lettore, tutto tra parentesi, si dichiara quasi renziano. Ma qui si parla di linguaggio, di decodificare Renzi per capire chi siamo diventati noi, nel senso di quelli nati negli anni ’60 e ’70, generation Renzi, per intenderci. Essere quarantenni oggi vuol dire esser stati in qualche modo contagiati o sfiorati, volenti o nolenti, da una dose di buonismo, da valori post-comunisti, forse, ma certamente anche da quella galassia di valori cattolici, volontariato e carità che sono l’orgoglio di una parte di questa nazione. L’idea di una società cristiana basata su un patto, ragiona Giunta, Renzi l’ha imparata da La Pira. Ma, appunto, non ha mai funzionato in Italia.

    La sostanza è che Renzi non rappresenta certo una rivoluzione. Non la vuole, non la vende, e neanche mai l’ha promessa. La sua rottamazione (Mattarella?) promette di “oliare la macchina e fare in modo che funzioni a regime. Vogliamo la Danimarca, non la Città del Sole di Campanella, che era matto.” E questo riformismo, questa ricostruzione, si fa direttamente, senza il fastidio di quei “corpi intermediari” che sono i partiti, o gli intellettuali; si fa senza interposta persona, tra leader ed elettori (in questo Renzi è pienamente nello Zeitgeist già incarnato da Berlusconi e Grillo).
    http://www.ilpost.it/carlopizzati/2015/03/16/matteorenzi
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  10. Dalla ricognizione realizzata dalla nuova giunta di Molfetta, emerge che negli anni i fondi stanziati da “finanziarie” e leggi ad hoc per “la diga foranea” sono stati impiegati per opere di urbanzzazione primaria (2,5 milioni di euro, soprattutto per nuovi marciapiedi), una pista di atletica (a cui sono stati imputati oltre tre milioni di euro), la ristrutturazione del palazzetto dello sport (221mila euro), la ristrutturazione del centro minori (300mila euro), gli stand e le tende da sole per i fruttivendoli del “mercato diffuso” (375mila euro).

    Opere in parte anche meritevoli, ma ben pochi sindaci italiani hanno avuto la stessa fortuna di questa graziosa cittadina di 60mila abitanti. “Era nato come porto ed è diventato il salvadanaio del Comune di Molfetta”, sintetizza Guglielmo Minervini, Pd, assessore regionale alla trasparenza in Puglia ed ex sindaco di Molfetta. Le monetine, naturalmente, ce le mettono i contribuenti.

    Minervini, che conosce Azzollini da molto vicino, è un altro dem a cui il salvataggio in Senato non è andato giù: “Da questa vicenda viene fuori che Azzollini è intoccabile, non solo per il centrodestra, ma anche per il Pd.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...to-170-milioni-mai-realizzato/1295313
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