Tags: grandi opere* + venezia*

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  1. quando i pm hanno cominciato a tirare fuori nuove cartucce, imputato e avvocati hanno capito che il quadro si faceva sempre più compromesso. E a quel punto – complici anche le condizioni di salute di Galan e la prospettiva di altri 6 mesi di carcere (quello vero, visto che i medici di Opera avevano ritenuto che fosse pronto a passare a breve dall’infermeria alla sezione normale) in seguito alla firma del giudizio immediato – hanno deciso di metterci una pietra sopra e mercoledì mattina alle 11.30 hanno depositato in procura un’istanza di patteggiamento a 2 anni e 10 mesi, che prevede anche la confisca di 2 milioni e 600 mila euro. Istanza a cui i pm hanno dato il loro parere favorevole, così come alla richiesta dei difensori di ottenere gli arresti domiciliari per l’ex governatore del Veneto.
    http://corrieredelveneto.corriere.it/...-mesi-multa-26-mln-230303263238.shtml
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  2. Per allontanare il transito delle grandi navi da crociera dal bacino di San Marco, l'Autorità portuale promuove la costruzione di un nuovo passaggio di 5 chilometri attraverso la laguna. Una soluzione, dal costo di circa 150 milioni, che salverebbe il ricco indotto economico ed occupazionale legato al turismo. Ma che secondo i molti oppositori rischia di sconvolgere il delicato equilibrio di un ambiente unico, scatenando tangenti e corruzione
    http://inchieste.repubblica.it/it/rep...ews/grandi_navi_venezia-97545935/?rss
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  3. Mazzacurati «"aveva fatto un po’ di conti e voleva portare i 7 milioni e mezzo a 10, perché dice che con 7 milioni e mezzo campa - chiedo scusa della parola un po’ così - campa 3 o 4 anni" - ecco le parole che Savioli attribuisce a Biagini -. E siamo rimasti tutti un po’ così».
    http://www.gazzettino.it/NORDEST/PRIM...ati_liquidazione/notizie/741555.shtml
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  4. Il procuratore aggiunto, Carlo Nordio, ha sintetizzato così giorni fa l’inchiesta che sta facendo tremare Venezia: “I protagonisti coinvolti sono simili alla Tangentopoli di vent’anni fa di cui mi sono anche occupato, ma il sistema era molto più sofisticato”. Il sistema di cui parla è quello degli appalti al Mose, dietro il quale si nascondeva un meccanismo ben strutturato. L’indagine della Procura di Venezia si divide infatti in tre filoni: i lavori del Mose, i project financing e altri fatti specifici. Alla base di ognuno, la raccolta di fondi neri costituiti grazie alle false fatturazioni per opere pubbliche. Tradotto: con i soldi dei cittadini. Il meccanismo per distribuire a privati, partiti e aziende il denaro pubblico è noto: i soldi dello Stato arrivavano al concessionario unico, il Consorzio Venezia Nuovo, centro del potere per trent’anni di Giovanni Mazzacurati. Dopo che le casse si riempivano, il consorzio spendeva e distribuiva a imprese azioniste che si arricchivano grazie ai margini dei lavori. Parte di quel denaro però arrivava anche nelle tasche di funzionari, politici, a tutti coloro che potevano favorire quel sistema che si è retto, secondo le accuse della procura di Venezia, per anni. Ed ecco i protagonisti di questa inchiesta, alcuni sono indagati, altri sono chiamati in causa dalle parole di chi ha vuotato il sacco.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...-famiglia-in-riva-alla-laguna/1028490
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  5. E ’ stata una campagna elettorale ‘chiavi in mano’, io facevo quello che diceva il Pd: vennero da me tre esponenti del partito per chiedermi di rivolgermi agli ‘sponsor’ per avere contributi, perché Brunetta aveva tanti soldi”. I soldi arrivarono, ma non a lui: al Pd per la sua campagna elettorale, e lui non poteva certo sospettare che fossero illeciti. In fondo come può un umile avvocato, giurista e docente di Diritto amministrativo sapere che la legge proibisce alle società pubbliche o miste (tipo il consorzio Venezia Nuova) di finanziare i partiti, e che i finanziamenti leciti da imprese private vanno rendicontati sia da chi li eroga sia da chi li riceve?

    Se insegnasse logica, saprebbe almeno che la versione A “sono estraneo, non ho mai visto un euro” è lievemente incompatibile con la versione B “il partito mi costrinse a chiedere quei soldi”, a sua volta leggermente in contrasto con la versione C “i soldi andarono al partito a mia insaputa”. Ma lui insegna Diritto e non è tenuto alla logica.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...orsoni-rubo-patteggio-e-torno/1026242
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  6. Orsoni ha escluso di dimettersi dall’incarico: “Ho operato per il bene della città. Mi sono fatto molti nemici e forse questo è lo scotto che ho pagato”. L’avvocato riversa di fatto la colpa su altri: “La mia campagna elettorale è stata gestita dai partiti che mi hanno sostenuto in varie misure. È evidente, questo non posso negarlo, che il maggior organizzatore della campagna è stato il Pd e con loro ho interloquito per le iniziative che mi proponevano. Ma non ho mai saputo come le iniziative elettorali venivano pagate“.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...o-a-4-mesi-scarcerato-dal-gip/1024381
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  7. Era il 4 novembre del 1988 quando l’allora vicepresidente del Consiglio Gianni De Michelis presentò il progetto per il Mose e disse: “La scadenza (per la fine dei lavori) resta quella del 1995. Certo potrebbe esserci un piccolo slittamento…”. Uno slittamento che sa di presa per i fondelli perché un’opera considerata urgente dopo 26 anni non è ancora conclusa e i costi si sono gonfiati per via delle tangenti, delle mazzette e degli “stipendi” che nel corso degli anni imprenditori hanno elargito a politici e autorità che avevano il compito di vigilare sui lavori. Tangenti, mazzette e stipendi distribuiti per ottenere in cambio favori o per eludere i controlli come si evince dalle carte della procura di Venezia.
    Come sappiamo, fra gli arrestati e gli indagati oltre all’ex governatore del Veneto ed ex ministro Giancarlo Galan oggi deputato di Forza Italia e al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni in quota Pd, compaiono altri politici, imprenditori, magistrati e persino un ex generale della Guardia di Finanza, Emilio Spaziante, il quale, secondo le notizie diffuse nelle ultime ore, avrebbe sotterrato nel giardino di casa sua 200.000 euro in contanti, parte della tangente ricevuta per la sua attività di copertura e controinformazione.

    A rendere ancora più assurda tutta la vicenda ci si mette anche l’avvocato difensore di Galan che, intervistato dalla trasmissione “L’aria che tira”, afferma che il suo assistito possiede “solo” la villa sui colli padovani la cui ristrutturazione costata 450.000 euro non è frutto di favori, una “casetta” in Croazia e una “barchetta” di circa 6 metri e aggiunge: “Nulla di più di quanto possiede la famiglia media italiana”. Beh, al di là del fatto che c’è una richiesta d’arresto in attesa dell’autorizzazione a procedere, forse Galan dovrebbe cambiare totalmente strategia difensiva.

    due sono le cose: o il pool di Mani Pulite arrestò solo i più fessi e lasciò in giro i più furbi oppure, ipotesi molto più probabile, il brodo di coltura della corruzione di questi ultimi 20 anni sono state la depenalizzazione del falso in bilancio, l’abbreviazione dei tempi di prescrizione, l’assenza del reato di autoriciclaggio, la sopravvivenza dei paradisi fiscali complice l’ipocrisia internazionale e la cancellazione delle regole sugli appalti pubblici in nome di un’urgenza proclamata solo a parole ma mai tradotta nei fatti.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...se-italiani-calpesti-e-derisi/1023058
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  8. In un clima surreale, dove l’acqua alta è diventato l’ultimo dei problemi, a Venezia spunta un ministro al giorno e non per un encomio. Dopo il nome di Altero Matteoli che guidava le Infrastrutture e che si trova ora a fare i conti con un’indagine per corruzione del Tribunale dei ministri, e dopo quelli dei suoi ex colleghi Giancarlo Galan, sul quale pende una richiesta di arresto, e Giulio Tremonti, che non è indagato ma è stato chiamato in causa dall’ex segretaria di Galan Claudia Minutillo a proposito di una presunta tangente versata al suo uomo di fiducia Marco Milanese, ecco affacciarsi all’inchiesta sul Mose un altro rappresentante di spicco dei passati governi. Si tratta di Pietro Lunardi, pure lui un ex delle Infrastrutture e dei trasporti, del quale parla diffusamente il supertestimone dell’inchiesta: Piergiorgio Baita, l’ex presidente del gruppo Mantovani, cioè il socio più importante del potente Consorzio Venezia Nuova a cui fanno capo le opere di salvaguardia di Venezia e prima fra tutte il Mose. Concessionario unico del ministero delle Infrastrutture, il Consorzio gestisce i miliardi di euro pubblici destinati a questi interventi (5,4 quelli del Mose)
    http://www.corriere.it/cronache/14_gi...896-ef96-11e3-85b0-60cbb1cdb75e.shtml
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  9. E ora la melma della laguna rischia di risucchiare non solo il “sistema” veneto, con i suoi squali affamati di soldi. È l’onda che arriva a Roma a terrorizzare Silvio Berlusconi. Che con Galan pose la prima pietra del Mose nel 2003 quando uno era premier e l’altro venerato doge. Pure Altero Matteoli, ex ministro dell’Ambiente e poi dei Trasporti, è indagato. Ed è solo l’inizio. Questa è la paura dell’intero quartier berlusconiano: “È peggio dell’inchiesta del G8” dice chi ha dimestichezza con le carte. Ed è peggio perché si va oltre il sistema “gelatinoso”. Le parole del gip suonano come il presagio che siamo solo all’inizio: “Tutti hanno un prezzo e tutti hanno presentato il conto”. La corruzione è “sistema”.

    Una parte è già documentata da prove bancarie, riscontri, documenti raccolti dagli inquirenti. Ma è appunto una parte. Ce n’è tutta un’altra tenuta “coperta”. Per chi conosce la materia sono molti, troppi, gli “omissis” negli interrogatori che lasciano pensare a nuovi filoni di indagine. Che l’inchiesta sia peggio dell’Expo non è un giudizio solo di Cantone. Ma anche degli azzurri che contano. Per questo tacciono, non dichiarano, evitano frontali con una procura che vivono come credibile grazie a Nordio e non politicizzata. La vivono come la madre di tutte le inchieste. E allora eccola la grande paura: “Siamo solo all’inizio - trapela dal bunker - e non si sa dove va a finire”. Si sa che arriva a Roma, nei palazzi del potere berlusconiano. Basta seguire i soldi, da una parte all’altra dell’Italia. Mezzo milione, secondo i magistrati, è finito a Marco Milanese. È lui il pulsante che gli imprenditori del Consorzio Venezia Nuova hanno spinto nel 2010 per sboccare i finanziamenti del Cipe, quando il ministero era contrario. È questo uno snodo cruciale. Perché, di fronte al primo no del Tesoro, il presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati si attiva per trovare qualcuno che faccia cambiare idea. Secondo le carte è Galan a portarlo da Gianni Letta, definito, nel corso di un interrogatorio del luglio 2013, “un riferimento molto importante per i nostri progetti”. Nello stesso interrogatorio Mazzacurati rivela che alcune volte Letta lo portò da Berlusconi che voleva sapere a che punto erano i progetti.
    http://www.huffingtonpost.it/2014/06/05/mose-galan-matteoli_n_5453660.html
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  10. Oscar Giannino, quello che provocatoriamente aveva invocato il Vesuvio per risolvere la questione rifiuti a Napoli, si è svegliato. In un fondo sul Mattino, tra le altre cose scrive:

    Parliamoci chiaro: il Mose a Venezia, e lo stesso vale per Expo come per la Tav, hanno indirizzato al Nord risorse di gran lunga maggiori di quelle riservate al Sud. Perché lo spirito iniziale del centrodestra fondato da Berlusconi aveva un forte impulso a soddisfare non solo esigenze politiche quelle della Lega ma di un radicamento territoriale complessivo e di uno sbandierato rapporto con le imprese.

    Ed ancora: La scelta non è però stata effettuata in base a inoppugnabili criteri di costo-beneficio. Per dirne una: Venezia è un patrimonio dell'umanità che attira turisti da tutto il mondo e va assolutamente preservato.

    Ma lo Stato che ha già versato 5,2 miliardi per la realizzazione delle paratie mobili che servono a evitare l'acqua alta è lo stesso Stato che centralmente non destina che 150 milioni l'anno a interventi contro l'intero dissesto idrogeologico nazionale. Quello che a ogni autunno provoca non acque alte, ma decine e decine di morti in tutto il Paese. è amaro dirlo, ma il Nord esce male da queste scelte.
    http://ilazzaro.altervista.org/mose-e-si-aprirono-le-tasche
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