Tags: grandi opere* + corruzione*

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  1. il motivo del No alla candidatura olimpica, supportato da studi internazionali inoppugnabili come quello dell’università di Oxford, prima Monti e poi la Raggi l’hanno spiegato chiaramente, e non è il rischio della corruzione. Anche se nessuno ruba un euro, le Olimpiadi sono macchine infernali programmate per arricchire il Cio e indebitare le città e gli Stati che hanno la sfortuna di aggiudicarsele, accollando ai cittadini gli extra-​​costi (+156% in media nelle edizioni degli ultimi 55 anni) occultati all’inizio e noti solo alla fine, che si traducono in decenni di imposte aggiuntive per gli sventurati residenti nelle città e nei paesi ospitanti. Sulle Olimpiadi di Montreal ’76 nessuno rubò, eppure il preventivo fu sforato del 720%. E così, in varia misura, in tutte le edizioni dell’ultimo mezzo secolo (eccetto quella di Los Angeles, realizzata dai privati). Si dirà: se i 5Stelle sono onesti e oculati, insomma diversi, avrebbero potuto garantire a Roma un’Olimpiade all’insegna del risparmio e dell’onestà. Peccato che il Comune della città ospitante non abbia alcuna voce in capitolo sugli impianti finanziati dal Cio e dal governo. Il ruolo delle amministrazioni locali è quello di realizzare le infrastrutture di collegamento e supporto (sempre taciute nei bilanci preventivi per non spaventare i cittadini) e poi di sobbarcarsi i costi esorbitanti e insostenibili di gestione e manutenzione di quelle cattedrali nel deserto dopo la fine dei Giochi. Costi insostenibili anche per metropoli meno indebitate di Roma (quelle che non hanno 13 miliardi e rotti di buco: cioè tutte).
    http://www.grognards2011.it/2016/09/balle-che-fare-m-travaglio
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  2. La vera inaugurazione operativa avverrà sei mesi dopo, alla mezzanotte tra il 14 e 15 gennaio 1961, ad Olimpiadi già terminate: il realtà fu la terza, dopo quella (appunto) dell’agosto ‘60 e quella che si svolse nel giugno ‘56, una sorta di cerimonia strategica per la candidatura della Capitale alle Olimpiadi. Nel ‘61, allora, il primo volo di linea che finalmente atterrò su una delle due piste fu un «Lockheed Constellation» della Twa, partito da New York e fermatosi a Tunisi per scalo tecnico. La realizzazione dell’infrastruttura fu una vera corsa ad ostacoli: difficoltà legate ai paludosi terreni dei Torlonia, ritardi abissali nei lavori, pesanti dubbi di irregolarità, piste che affondavano. E, dulcis in fundo, il costo lievitato dai 15 miliardi di vecchie lire a oltre 80.

    La Commissione d’inchiesta parlamentare

    Fu uno scandalo, oggetto anche di una Commissione d’inchiesta parlamentare — chiusa poi senza risultati — sull’operato dello stesso Andreotti e del ministro dell’aeronautica Mario Cingolani, che già dal 1947 (secondo governo Dc De Gasperi) ebbe il compito di costruire quell’aeroporto. Nonostante tutto, però, quel «paradiso dei cieli» veniva visto come il simbolo della nuova Italia: aeroporto e Olimpiadi erano la «consacrazione del ruolo che l’Italia repubblicana aveva raggiunto nel contesto internazionale», disse Andreotti tagliando il nastro. Un giorno vissuto «come il compimento di un quindicennio esaltante fatto di sacrifici, rinunce, lavoro e creatività di un’Italia distrutta dalla guerra, che si stava trasformando da paese agricolo in un paese industrializzato, protagonista della costruzione di un’Europa fondata sulla pace e sullo sviluppo». Creare un grande aeroporto alle porte di Roma era del resto un obiettivo che lo Stato si poneva da 20 anni, anzi lo voleva pronto già per il Giubileo del ‘50. Appuntamento «bucato», anche quello. L’imponente terminal 3 — la facciata cemento-vetro è vincolata dalla Sovrintendenza — fu il primo pezzo di Fiumicino a ergersi nei cieli
    http://roma.corriere.it/notizie/crona...d56-b7cd-11e5-8210-122afbd965bb.shtml
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  3. Si pensa quindi che combattendo la corruzione si potranno realizzare opere economicamente sostenibili, in grado cioè di far crescere il Pil e non distruggerlo come avviene in Italia. E’ vero invece il contrario: se un’opera non ha basi di fattibilità economica difficilmente la sua realizzazione sarà immune da fenomeni corruttivi.

    I motivi principali del perché in Italia non si vuole prendere atto delle vere cause dei pessimi risultati in materia di opere pubbliche, sono sostanzialmente due: la scarsa cultura (e soprattutto lo scarso interesse per gli aspetti economici) e il rifiuto di rendere atto e coscienza che non è più possibile procedere scegliere e valutare opere pubbliche prescindendo totalmente dagli aspetti di fattibilità economia. Questo fino a ieri è stato possibile grazie alla possibilità di aumentare il debito pubblico, le tasse e la svalutazione monetaria. Questo oggi non è più possibile. Non è più possibile continuare nello sperpero di risorse pubbliche senza compromettere il mantenimento del welfare State. Il problema che pochi, anzi pochissimi, si sono resi conto di questo e su questa materia esiste un imbarazzante “assordante silenzio”. Il welfare e soprattutto la sua estensione è incompatibile con la inefficienza/efficacia della spesa pubblica, inclusa soprattutto la spesa per investimenti. La diversità fra “l’Europa mediterranea” e “Europa del Nord” nasce proprio da questa differenza.

    A questo proposito il caso dell’Alta Velocità in Italia è emblematico e significativo. Si è parlato molto a questo proposito della corruzione per il caso di Ercole Incalza indicando come i pessimi risultati in termini di costi siano imputabile alla corruzione. Pochi, per non dire nessuno, hanno rilevato che la cosa più scandalosa non è tanto la corruzione, ma il fatto che si siano impegnate rilevantissime risorse pubbliche per un’infrastruttura che non ha basi di fattibilità economica e che, comunque, interessa una percentuale modestissima della domanda di mobilità. Il progetto dell’Av, infatti, ha impegnato un ammontare di risorse pubbliche pari a 36,5 miliardi di €, per un costo medio di 62 milioni di euro al km, cioè una buona parte delle risorse pubbliche destinate ad investimenti. Tale investimento interessa non più del 5% della domanda di trasporto ferroviario. Non solo, ma l’ammontare delle risorse pubbliche investite nel progetto a fondo perduto equivale ad un contributo (sussidio) che gli italiani pagano per ogni passeggero sulla tratta Milano-Roma di circa 95 euro per viaggio. Considerando il fatto che l’alternativa aerea su tale tratta non solo non è sussidiata ma è generatrice di utili e quindi di tasse, ne deriva che l’aggravio per la finanza pubblica è stato disastroso. La cosa che interessa e preoccupa di più gli addetti ai lavori in Italia è la corruzione e non la redditività dell’opera che s’intende realizzare. Quelli che dovrebbero essere gli “anticorpi”, come dice Cantone, e cioè i media e le Università, sono stati e sono assolutamente silenti!
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...orruzione-se-non-generano-pil/2184514
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  4. Lupi è convinto di non aver fatto nulla. Si nasconde dietro il fatto di non essere indagato

    Povero Lupi, ...e poveri noi. A 23 anni da Mani pulite c'è da conservare il suo discorso, "prima" nel salotto di Vespa, e solo dopo alla Camera, come un manuale della grande e grave anomalia italiana. L'Italia di chi non distingue tra privato e pubblico, l'Italia di chi ritiene sia normale, del tutto normale, portare al ministero gli amici di una vita. Lupi si difende con la sua ideologia e le sue convinzioni, e così precipita se stesso, la sua parte politica, e chi lo sostiene, nel baratro in cui annegano i confini tra vita privata e vita pubblica, tra gli amici che si frequentano nell'intimità di una famiglia e i rapporti istituzionali che devono regolare la vita in un ministero. Mai e poi mai è moralmente, politicamente, istituzionalmente lecito mescolare gli uni con gli altri. Invece proprio questo ha fatto Lupi. Per la semplice ragione che lo ritiene normale. Al punto da meravigliarsi di essere, per il suo comportamento, sul banco degli imputati. Al punto da dire "lascio il governo a testa alta".
    http://milella.blogautore.repubblica.it
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  5. I verbali di Venezia gettano ombre sulla grande opera da 10 miliardi con cui il costruttore e politico Vito Bonsignore, condannato a due anni durante Mani Pulite e tra i co-fondatori di Ncd, ha messo d'accordo destra e sinistra. Prevedendo lavoro per tutti: la Mantovani nelle tratte venete, le coop rosse in Emilia e via spartendo. Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan, ha raccontato ai pm che Bonsignore e l'ex ministro Pietro Lunardi "furono bravissimi, misero d'accordo cinque presidenti di Regione"
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...so-daccordo-destra-e-sinistra/1056390
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  6. Il procuratore aggiunto, Carlo Nordio, ha sintetizzato così giorni fa l’inchiesta che sta facendo tremare Venezia: “I protagonisti coinvolti sono simili alla Tangentopoli di vent’anni fa di cui mi sono anche occupato, ma il sistema era molto più sofisticato”. Il sistema di cui parla è quello degli appalti al Mose, dietro il quale si nascondeva un meccanismo ben strutturato. L’indagine della Procura di Venezia si divide infatti in tre filoni: i lavori del Mose, i project financing e altri fatti specifici. Alla base di ognuno, la raccolta di fondi neri costituiti grazie alle false fatturazioni per opere pubbliche. Tradotto: con i soldi dei cittadini. Il meccanismo per distribuire a privati, partiti e aziende il denaro pubblico è noto: i soldi dello Stato arrivavano al concessionario unico, il Consorzio Venezia Nuovo, centro del potere per trent’anni di Giovanni Mazzacurati. Dopo che le casse si riempivano, il consorzio spendeva e distribuiva a imprese azioniste che si arricchivano grazie ai margini dei lavori. Parte di quel denaro però arrivava anche nelle tasche di funzionari, politici, a tutti coloro che potevano favorire quel sistema che si è retto, secondo le accuse della procura di Venezia, per anni. Ed ecco i protagonisti di questa inchiesta, alcuni sono indagati, altri sono chiamati in causa dalle parole di chi ha vuotato il sacco.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...-famiglia-in-riva-alla-laguna/1028490
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  7. Ricordo tre episodi. I dipendenti comunali riammessi in servizio dopo il patteggiamento. Un imprenditore intercettato che diceva ai colleghi, dubbiosi se continuare le gare truccate anche con indagini in corso (avevano una talpa, sospettai di un politico locale ma non ebbi mai prove sufficienti): “Ma sì, continuiamo, al massimo ce la caveremo con una multaccia!”. Un altro imprenditore che voleva patteggiare una pena ridicola, un anno circa che non avrebbe scontato per via della sospensione condizionale, e che, al mio scandalizzato rifiuto, disse sprezzante: “Faccia come vuole, sarò assolto per prescrizione”.

    la soluzione è la prescrizione, come aveva capito benissimo il mio imprenditore-delinquente. Per dire, il milione all’anno di Galan (hanno cominciato a darglielo nel 2006) è già prescritto per gli anni fino al 2007; il resto si prescriverà strada facendo. Gli avvocati e i magistrati che siedono in Parlamento queste cose le sanno benissimo. E ci raccontano la storiella delle riforme epocali. Però il tempo di giocare con la responsabilità civile dei magistrati lo trovano: della serie tutto il potere ai ladri e le guardie stiano in campana.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...iente-paura-sarete-prescritti/1026978
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  8. E ’ stata una campagna elettorale ‘chiavi in mano’, io facevo quello che diceva il Pd: vennero da me tre esponenti del partito per chiedermi di rivolgermi agli ‘sponsor’ per avere contributi, perché Brunetta aveva tanti soldi”. I soldi arrivarono, ma non a lui: al Pd per la sua campagna elettorale, e lui non poteva certo sospettare che fossero illeciti. In fondo come può un umile avvocato, giurista e docente di Diritto amministrativo sapere che la legge proibisce alle società pubbliche o miste (tipo il consorzio Venezia Nuova) di finanziare i partiti, e che i finanziamenti leciti da imprese private vanno rendicontati sia da chi li eroga sia da chi li riceve?

    Se insegnasse logica, saprebbe almeno che la versione A “sono estraneo, non ho mai visto un euro” è lievemente incompatibile con la versione B “il partito mi costrinse a chiedere quei soldi”, a sua volta leggermente in contrasto con la versione C “i soldi andarono al partito a mia insaputa”. Ma lui insegna Diritto e non è tenuto alla logica.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...orsoni-rubo-patteggio-e-torno/1026242
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  9. Era il 4 novembre del 1988 quando l’allora vicepresidente del Consiglio Gianni De Michelis presentò il progetto per il Mose e disse: “La scadenza (per la fine dei lavori) resta quella del 1995. Certo potrebbe esserci un piccolo slittamento…”. Uno slittamento che sa di presa per i fondelli perché un’opera considerata urgente dopo 26 anni non è ancora conclusa e i costi si sono gonfiati per via delle tangenti, delle mazzette e degli “stipendi” che nel corso degli anni imprenditori hanno elargito a politici e autorità che avevano il compito di vigilare sui lavori. Tangenti, mazzette e stipendi distribuiti per ottenere in cambio favori o per eludere i controlli come si evince dalle carte della procura di Venezia.
    Come sappiamo, fra gli arrestati e gli indagati oltre all’ex governatore del Veneto ed ex ministro Giancarlo Galan oggi deputato di Forza Italia e al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni in quota Pd, compaiono altri politici, imprenditori, magistrati e persino un ex generale della Guardia di Finanza, Emilio Spaziante, il quale, secondo le notizie diffuse nelle ultime ore, avrebbe sotterrato nel giardino di casa sua 200.000 euro in contanti, parte della tangente ricevuta per la sua attività di copertura e controinformazione.

    A rendere ancora più assurda tutta la vicenda ci si mette anche l’avvocato difensore di Galan che, intervistato dalla trasmissione “L’aria che tira”, afferma che il suo assistito possiede “solo” la villa sui colli padovani la cui ristrutturazione costata 450.000 euro non è frutto di favori, una “casetta” in Croazia e una “barchetta” di circa 6 metri e aggiunge: “Nulla di più di quanto possiede la famiglia media italiana”. Beh, al di là del fatto che c’è una richiesta d’arresto in attesa dell’autorizzazione a procedere, forse Galan dovrebbe cambiare totalmente strategia difensiva.

    due sono le cose: o il pool di Mani Pulite arrestò solo i più fessi e lasciò in giro i più furbi oppure, ipotesi molto più probabile, il brodo di coltura della corruzione di questi ultimi 20 anni sono state la depenalizzazione del falso in bilancio, l’abbreviazione dei tempi di prescrizione, l’assenza del reato di autoriciclaggio, la sopravvivenza dei paradisi fiscali complice l’ipocrisia internazionale e la cancellazione delle regole sugli appalti pubblici in nome di un’urgenza proclamata solo a parole ma mai tradotta nei fatti.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...se-italiani-calpesti-e-derisi/1023058
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  10. In un clima surreale, dove l’acqua alta è diventato l’ultimo dei problemi, a Venezia spunta un ministro al giorno e non per un encomio. Dopo il nome di Altero Matteoli che guidava le Infrastrutture e che si trova ora a fare i conti con un’indagine per corruzione del Tribunale dei ministri, e dopo quelli dei suoi ex colleghi Giancarlo Galan, sul quale pende una richiesta di arresto, e Giulio Tremonti, che non è indagato ma è stato chiamato in causa dall’ex segretaria di Galan Claudia Minutillo a proposito di una presunta tangente versata al suo uomo di fiducia Marco Milanese, ecco affacciarsi all’inchiesta sul Mose un altro rappresentante di spicco dei passati governi. Si tratta di Pietro Lunardi, pure lui un ex delle Infrastrutture e dei trasporti, del quale parla diffusamente il supertestimone dell’inchiesta: Piergiorgio Baita, l’ex presidente del gruppo Mantovani, cioè il socio più importante del potente Consorzio Venezia Nuova a cui fanno capo le opere di salvaguardia di Venezia e prima fra tutte il Mose. Concessionario unico del ministero delle Infrastrutture, il Consorzio gestisce i miliardi di euro pubblici destinati a questi interventi (5,4 quelli del Mose)
    http://www.corriere.it/cronache/14_gi...896-ef96-11e3-85b0-60cbb1cdb75e.shtml
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