Tags: cemento*

136 bookmark(s) - Sort by: Date ↓ / Title / Voting /

  1. occorre che sopratutto il "popolo condominiale" diventi consapevole che buona parte dei fabbricati storici e quelli costruiti oltre cinquant'anni fa in cemento armato, ha superato da un pezzo il cosiddetto "ciclo vita edilizio", pertanto pronto per il suo pensionamento e sostituzione urbanistica con un nuovo e migliore organismo.

    Da qui trae inizio l'esigenza della tanto acclamata "rigenerazione urbana".
    http://www.condominioweb.com/fascicolo-fabbricato-obbligo.13529
    Voting 0
  2. ensare che dieci anni fa esatti c’erano gli archi-star più noti a contendersi la ricostruzione della Fiera: da Fuksas a Gehry a Nouvel, in lizza per la rinascita da 800 milioni di euro della futura «Città dei piccoli» voluta da Walter Veltroni. L’idea pareva semplice: vendo la vecchia Fiera e pago così la creazione di quella Nuova, l’altrettanto morente spazio al Portuense. E invece, da allora, i debiti con creditori e banche – giunti a 200 milioni di euro - pendono sulla Investimenti spa, che gestisce le strutture: primo azionista è la Camera di Commercio (58%), ma la società è partecipata anche da Comune (21,7%) e Regione (19,6%). Bastava una variante urbanistica: ci hanno provato Veltroni, Alemanno e Marino, adesso c’è il braccio di ferro con la giunta Raggi. A oltre dieci anni dalla chiusura, il gigantesco complesso è il più degradato della città. Collassato l’enorme anfiteatro da 400 posti e distrutte le ali dei padiglioni laterali, e c’è anche posto per un piccolo campo nomadi con bambini e perfino le galline

    L’ennesima variante dell’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini è in sospeso: 35% di cubature in meno che per i costruttori significano svalutazione della struttura ed enorme danno economico. Il ricorso al Tar di Investimenti Spa intanto ha «commissariato» il Campidoglio: la vendita dell’ecomostro sulla Colombo è nelle mani del prefetto Paola Basilone. Sempre che ci sia qualcuno disposto a prendersi la Fiera degli orrori.
    http://roma.corriere.it/notizie/crona...8ac-f6e2-11e6-92e0-c5629d7a7635.shtml
    Voting 0
  3. il punto non è lo stadio. Ma quelle torri, quel milione di metri cubi. Forse il più grande progetto d’Europa.
    Il punto è la definizione di “pubblico interesse” che qualcuno vorrebbe dare al progetto. Per una colata che è uguale a quelle che hanno cementificato Roma e le sue periferie dagli anni Sessanta.
    Dov’è il pubblico interesse?
    Interesse pubblico o interesse – legittimo, ma privato – di Parnasi e Unicredit?

    Vedremo cosa decideranno Raggi e il Movimento: speriamo non pensino di cavarsela tagliando qualche piano ai grattacieli.
    Allora tanto valeva lasciar lavorare indisturbati il Pd, il centrodestra e i loro amici costruttori.
    Se passerà questo progetto, pur se un po’ ridotto, allora potremo rivolgere alla Raggi e al Movimento quella battuta del film gli Intoccabili: “Sei solo chiacchiere e distintivo“.

    COMMENTO:

    Ora è il turno dei 5 Stelle. In campagna elettorale il loro slogan (sommario, ma efficace) era: riprendiamoci il governo della città. Non come 5 stelle, come cittadini. Ed è su questo che hanno avuto il voto di moltissimi romani di sinistra. La prima cosa che i vincitori avrebbero dovuto fare una volta entrati in Campidoglio era dunque ritirare la delibera 132/2014: quella con cui la giunta Marino aveva stabilito che il progetto dello stadio — un progetto della Roma (la società, non la città), che prevede un milione di metri cubi di cemento

    con destinazione prevalente a uffici per ospitare multinazionali e attività commerciali — fosse “di pubblico interesse”.
    Era una battaglia difficile, ovviamente: una battaglia che si poteva vincere solo spiegando molto chiaramente agli elettori la situazione, chiedendo pubblicamente l’appoggio dei romani contro chi minacciava — e minaccia — di mettere in ginocchio la città attraverso cause miliardarie. D’altra parte, tutti sappiamo che per invertire la rotta pluridecennale della privatizzazione delle città occorre una clamorosa rottura della continuità: una rottura che affermi il primato della politica e del bene comune sugli affari e sugli interessi privati. Ma è successo tutto il contrario
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...solo-chiacchiere-e-distintivo/3390121
    Voting 0
  4. Se la città pubblica deve essere una priorità, perché sullo stadio della Roma è stato accusato, soprattutto all’interno del Pd, di aver avallato una speculazione a vantaggio dei privati, nello specifico del costruttore Parnasi?

    Le maggiori opposizioni non sono state nel PD, tutti i consiglieri comunali hanno approvato la delibera che ha sancito il pubblico interesse del progetto. La campagna di stampa contro è stata avviata da Il Messaggero che ha fatto una descrizione contro a prescindere. Il refrain della esondabilità dell’area è stato usato ancora di recente, anche dopo che tutti i soggetti competenti hanno escluso questa caratteristica che riguarda invece un’area vicina e già oggi abitata: quella di Decima e per la quale abbiamo imposto la messa in sicurezza. Il progetto viene contestato utilizzando la retorica della cementificazione (ma non si dice però che l’area è già oggi edificabile) perché propone modalità che scardinano le prassi dell’urbanistica romana nei rapporti fra costruttori privati e amministrazione pubblica. Il progetto dello stadio è un investimento tutto privato su un’area edificabile da Prg nel quale però l’amministrazione comunale per poter dichiarare il pubblico interesse ha posto delle condizioni che servono a consolidare questo interesse. Una operazione imprenditoriale privata, in cui rischia solo il privato.

    E quale sarebbe la differenza sostanziale rispetto al passato che mette paura ai costruttori?

    Se si realizza, l’amministrazione patrimonializza opere e contributi pari al 30% dell’investimento privato. Se il privato non lo realizza non ci sono diritti edificatori o cubature, la delibera di pubblico interesse non attribuisce nessuna cubatura e non produce variante al piano regolatore. Solo con l’approvazione del progetto definitivo, quando si conclude la conferenza di servizi regionale e dopo che si sono pronunciati tutti i 28 e più tra soggetti e autorità coinvolte, verrà riconosciuta la cubatura. Il rischio è solo del privato e a Roma una cosa del genere è rivoluzionaria. Una città dove storicamente il costruttore privato è abituato a non investire, ma a prendere. Il progetto di Tor di Valle significa per Roma almeno 700 milioni di euro di investimenti stranieri. Soldi privati che sono un segnale di fiducia verso la nostra città che si apre al mondo.

    L’area di Tor di Valle era già edificabile. Lì sono previsti 354 mila metri cubi che il Prg del 2008 consente al privato di realizzarli subito e senza dare un euro all’amministrazione comunale. In pratica il privato secondo il Prg approvato nel 2008 può realizzare 354 mila senza alcun obbligo di fare neanche l’allargamento della via Ostiense. Noi abbiamo ottenuto che il 30% dell’investimento (circa 340 milioni di euro di cui 195 milioni di euro per le opere che consolidano il pubblico interesse) finanzino opere pubbliche utili allo stadio ma che infrastrutturano un ambito territoriale importante per la città: quello che dall’Eur va verso l’aeroporto di Fiumicino. A chi è che abbiamo fatto un favore?
    http://www.glistatigenerali.com/gover...i-puo-e-se-ti-cacciano-devi-riprovare
    Voting 0
  5. I costruttori intendono mantenere le mani sulla città. Non possono più contare su finanziamenti statali a fondo perso, come insegna la vicenda della metro C, un calvario di ritardi e interruzioni, o l’aborto della linea metropolitana D. I programmi di sviluppo residenziale e commerciale sono impiombati dalla crisi. Interi quartieri di recente inaugurazione sono in larga parte sfitti e producono solo costi. Che fare? I progetti sportivi possono essere la chiave per rianimare le acque stagnanti. I re del mattone puntano sul nuovo stadio della Roma, sul nuovo centro della Federcalcio e soprattutto sulle Olimpiadi 2024. Sono tutte operazioni che possono andare in porto grazie alla partecipazione finanziaria di partner privati, dal Cio (Comitato olimpico internazionale) alla squadra di business raccolta intorno all’As Roma. Ma il pubblico conserva un ruolo fondamentale, sia nella partita delle concessioni urbanistiche sia nel sostegno infrastrutturale dove la Capitale sconta ritardi storici.

    ROMA LE AREE DEL BUSINESS

    La vicenda del nuovo stadio dell’As Roma è lo specchio deformante dei rapporti di potere della capitale. Sull’operazione ci sono alcuni appunti riservati del Campidoglio, di cui è in possesso “l’Espresso”: «Il progetto è deficitario sotto molti aspetti», «il dipartimento ambiente e mobilità ha rilevato deficienze», soprattutto per la «relazione idrogeologica» e per il «codice appalti». Lo stesso documento riservato segnala poi che la proprietà dei terreni scelti è «in parte di Armellini». Armellini «quello di Ostia», si aggiunge, ricordando che la famiglia Armellini con il Comune ha molti affari, a Ostia nuova interi quartieri sono affittati per l’edilizia popolare.
    http://espresso.repubblica.it/archivi...-la-politica-e-i-palazzinari-1.248990
    Voting 0
  6. Secondo il nostro progetto, il complesso che ospiterà gli atleti avrebbe dovuto sorgere riqualificando strutture come un ex deposito Atac, un depuratore, un impianto per i rifiuti che volevo chiudere e parte degli edifici dell’aeroporto dell’Urbe. Cemento esistente, quindi, non nuove case, ma spazi verdi e di socializzazione intorno a strutture riconvertite.

    Queste strutture, una volta terminate le Olimpiadi, sarebbero state utilizzate per la nuova “Città della giustizia”. Avremmo fatto in modo che le stanze che per un mese ospiteranno gli atleti (ne servono 9.500), divenissero uffici per giudici, procuratori, cancellieri, avvocati, eccetera. Gli spazi comuni e di servizio sarebbero stati utilizzati per le aule giudiziarie, i depositi per gli archivi, e così via. Un progetto che avrebbe agevolato il lavoro dei magistrati, accelerato i tempi della Giustizia e rimesso in gioco molti edifici in zona Prati: il quartiere dove oggi sono concentrate in modo disordinato le strutture giudiziarie, in almeno quindici immobili, tra piazzale Clodio e Castel Sant’Angelo. Il tutto collegato con il centro di Roma con la ferrovia Roma Nord che ha il capolinea accanto a piazza del Popolo e che avremmo trasformato in una metropolitana.
    vedi anche:
    Roma, palazzinari
    Roma ha solo due padroni: la politica e i palazzinari
    I documenti riservati del Campidoglio mostrano come siano i costruttori a decidere il futuro della Capitale. Tra affari antichi e nuovi progetti, alleanze e liti, ecco come continuano ad avere le mani sulla città

    Roma 2024 avrebbe inoltre permesso la metamorfosi di tre grandi aree. Oltre al Parco Olimpico, del nostro progetto avrebbero fatto parte la Città dello Sport di Tor Vergata e i complessi sportivi dell’Eur e della ex Fiera, con il Tevere che da sud a nord avrebbe fatto da asse, integrando nel percorso anche l’area di Tor di Valle con il nuovo stadio della Roma. Il centro stampa lo avremmo realizzato nell’area del Circo Massimo, in un edificio comunale di via dei Cerchi, sfruttando l’unicità di quel luogo, una finestra mediatica aperta sul mondo.
    http://espresso.repubblica.it/plus/ar...-montezemolo-e-renzi-su-roma-1.249707
    Voting 0
  7. Se il suolo viene sigillato questa capacità va persa, e aumenta per esempio il rischio di inondazione. Scompare anche il supporto alla biodiversità. Direttamente, perché sappiamo molto poco di quanta ce ne sia del suolo anche se possiamo stimare che un quarto delle specie del pianeta viva sotto terra. Ma anche indirettamente, perché trasformandolo abbiamo un impatto anche sulle aree dove il suolo non è consumato in maniera diretta".

    Il terreno, poi, è in grado di contenere il carbonio – molto più dell'atmosfera stessa – ma solo a condizione che non venga occupato artificialmente. "Abbiamo stimato", continua Munafò, "che negli ultimi cinque anni il suolo consumato dalle nuove costruzioni e infrastrutture ha portato a una perdita equivalente alle emissioni di CO2 di quattro milioni di auto. Come se ci fosse il 10 percento di veicoli in più che gira per le strade".

    Fare un confronto così semplice fra città ha però anche un grosso limite: non tiene in considerazione quante sono le persone che in quei luoghi vivono. Spesso, dove la densità abitativa è maggiore e gli abitanti sono più concentrati, anche il consumo di suolo è più elevato.
    http://espresso.repubblica.it/inchies...?ref=twhe&twitter_card=20160517115324
    Voting 0
  8. Per centinaia di famiglie doveva essere l'occasione, altrimenti impossibile, per comprare casa. Finalmente un appartamento di proprietà a prezzo contenuto in cambio di decine di ore lavorate gratis nel finesettimana. Qualcosa però è andato storto e, dalla Lombardia alla Campania, la lista delle storie finite male è molto lunga: costi lievitati, debiti da saldare, dispendiosi salvataggi pubblici, edifici realizzati male e un intricato scaricabarile tra le ong e coop coinvolte che rende molto difficile far valere i propri diritti a chi si è sentito truffato
    http://inchieste.repubblica.it/it/rep...i_dell_autocostruzione-133034857/?rss
    Voting 0
  9. L’arcipelago lo conosciamo tutti, è fatto di cinque città disconnesse: la città ecclesiastica, borghese e mercificata del centro storico e delle estensioni piemontesi, con il complemento delle ricche enclave esterne, dai Parioli a Casal Palocco; la città autocostruita e abusiva dei ceti attivi nei servizi, tra piccola imprenditoria e commercianti, diffusa nell’agro interno al raccordo; la “città dolente” del proletariato e sottoproletariato, con le isole di classe operaia, popolo minuto romano espulso dal centro e i “nuovi barbari” attratti come falene dalla capitale “confinati” in borgate, borghetti e falansteri della Legge 167; la città privatistica e anonima del raccordo, quella prodotta dal pianificar facendo delle finte “centralità” e delle “compensazioni” truffaldine. Una descriptio urbis catastrofica, che conduce a una prima fondamentale conclusione: Roma come la vediamo oggi non è il prodotto del caso o della semplice assenza di pianificazione, ma di scelte precise in risposta a precisi interessi. La sua forma attuale è specchio dell’articolazione degli interessi privatistici che l’hanno edificata, come un guanto prende la sua forma dalle cinque dita della mano.
    http://comune-info.net/2016/01/351384
    Voting 0
  10. I nostri porti turistici si sono moltiplicati senza alcun disegno razionale e, cresciuti come satelliti rispetto ai territori e al contesto sociale, sono spesso l’inutile distintivo “marittimo” ambìto da improbabili amministratori costieri. Intorno a tali status symbol (rimasti spesso malinconicamente vuoti) quasi mai sono cresciute competenze, né si è sviluppata la cultura del mare che da ogni porto naturalmente promana.
    Pubblicità

    Mentre sulle banchine vengono esibiti l’ultima tecnologia nautica e il più recente capo firmato, sugli approdi continuano ad accanirsi speculazioni finanziarie come quella ora scoperta a Roma dalla Guardia di Finanza.

    I pirati di questo saccheggio della fascia costiera, questa volta, sono venuti da terra. Lo confermano le analisi dell’Ispra, secondo cui oltre quasi il 20% del litorale italiano – l’equivalente dell’intera costa sarda, è ormai irrimediabilmente devastato dal cemento.

    Svanisce, nel frattempo, la nostra cultura marinara: il numero delle scuole nautiche è ormai di 45 istituti in tutta Italia (soltanto quattro in Liguria, due nel Friuli, nessuno in Emilia Romagna).
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...italiano-sempre-piu-in-malora/1918907
    Voting 0

Top of the page

First / Previous / Next / Last / Page 1 of 14 Online Bookmarks of M. Fioretti: tagged with "cemento"

About - Propulsed by SemanticScuttle