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  1. Nel periodo dei salvataggi bancari, i costi dei conti correnti sono aumentati. Fra il gennaio 2016 e lo scorso 15 novembre l’Isc, Indicatore sintetico di costo annuo, per una famiglia con media operatività bancaria (228 operazioni l’anno, bonifici esclusi) è balzato del 20% per i conti allo sportello, fisici, saliti in media da 117 a 140 euro; e del 17% per i depositi online nelle banche tradizionali, passati da 92 a 108 euro. Lo dice l’analisi dei fogli informativi (manca ancora il motore di ricerca alternativo all’ex Pattichiari) dei principali dieci gruppi italiani, comprese le Poste (dove il confronto è con il settembre 2016), condotta da L’Economia. Le politiche di prezzo sono cambiate, in questi anni difficili per il sistema bancario che secondo l’Abi ha sborsato 10,5 miliardi fra il 2015 e il 2017 per evitare i crac: «oneri sostenuti dalle banche operanti in Italia connessi alle operazioni di salvataggio, come la contribuzione ai diversi fondi».
    http://www.corriere.it/economia/lecon...-edicola/quale-corsa_principale.shtml
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  2. Il problema, infatti, è cominciato negli anni Novanta, quando da banche tradizionali con ruoli di esclusiva intermediazione, si è passati a istituti di credito a vocazione commerciale. Negli ultimi anni, poi, con l’impossibilità di creare utili attraverso la normale attività, i vertici puntano a guadagnare dai propri prodotti da vendere alla clientela, attraverso i dipendenti. «La ricerca fa emergere un quadro che, sul piano scientifico, conferma l'analisi svolta da tempo dalle organizzazioni sindacali sulle pesanti pressioni commerciali a cui sono sottoposti i lavoratori - dicono dalla Cgil - Dai risultati emerge molto alta la percentuale di chi vive con disagio la propria professione, di chi si sente continuamente “richiamare” dai superiori per il raggiungimento del budget, di chi si sente in conflitto con i propri convincimenti per i prodotti che è chiamato a vendere». Da qui il preoccupante abuso di psicofarmaci «per contenere il disagio e l'ansia derivante dalla situazione che si è determinata in questi ultimi anni. E la differenziazione di genere che vede le donne più esposte ad una condizione di disagio».
    http://iltirreno.gelocal.it/pisa/cron...dell-abuso-di-psicofarmaci-1.14804331
    Tags: , , , by M. Fioretti (2017-03-15)
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  3. Potremmo parlare del buco nero di Alitalia, che senza più azionisti né pubblici né privati continua a perdere 1 milione di euro al giorno. Potremmo parlare dei voucher e delle norme sugli appalti, su cui pendono i due referendum e su cui nessuno, tra Palazzo Chigi e Parlamento, ha ancora indicato una via d'uscita di tipo legislativo. Potremmo parlare delle misure di lotta contro la povertà, che a fine anno qualche incauto ministro aveva invocato addirittura per decreto, e che invece sono scomparse dall'agenda, mentre 6 milioni di italiani stanno scivolando sotto la soglia di sussistenza.

    Volendo, potremmo parlare persino della riforma elettorale, che secondo vincitori e vinti del referendum costituzionale si sarebbe dovuta fare in due settimane, senza neanche aspettare la Consulta, e invece dopo due mesi giace ancora nel limbo, con 18 proposte diverse e una commissione che neanche è riuscita a riunirsi, perché il Pd non trova l'accordo sulla sostituzione di Anna Finocchiaro.

    C'è un Paese che ha bisogno di essere governato, qualunque sia la data del voto. C'è un Paese che non può permettersi un'escalation come quella che nel novembre 2011 ci portò a un passo dalla bancarotta. L'inflazione sta risalendo. Nel giro di qualche mese la Bce dovrà archiviare la fase dei tassi d'interesse a zero e del "Quantitative easing", che finora ci hanno messo al riparo dai disastri. Quando l'ombrello di Mario Draghi si sarà chiuso, sull'Italia pioveranno pietre. Il tempo non c'è più. Ma la politica c'è ancora?
    http://www.repubblica.it/politica/201...lia_e_manca_l_ombrello-158971171/?rss
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  4. Enrico Mentana, aveva anticipato su Facebook lo scoop del suo tg: “Se il governo - aveva scritto - nasconde il nome dei grandi debitori una parte della stampa ha deciso di comportarsi diversamente. Chi ci governa e chi sostiene il governo in parlamento sono liberi di farsi male da soli: ma a volte non si ravvisa il metodo di questa follia. Noi e tanti altri, e perfino il presidente dell'Abi, abbiamo chiesto che venissero ufficialmente rese pubbliche le liste dei maggiori debitori di Mps e delle altre banche messe nei guai dagli Npl (crediti deteriorati). Invece la Commissione Finanze del Senato ha bocciato tutti gli emendamenti che chiedevano la lista dei nomi dei grandi debitori delle banche in difficoltà e ha approvato la proposta di modifica del relatore che prevede una relazione in cui vengano indicati i profili di rischio ma non i nominativi dei soggetti insolventi. Come tgla7 - in mezzo a un clima di omertà e senza nessuna sponda negli istituti interessati - ci abbiamo lavorato per settimane e abbiamo già cominciato a fare alcuni nomi per la banca senese, e tutti i principali per la Popolare di Vicenza. Stasera facciamo il punto, e magari ci aggiungiamo la lista di Banca Marche”.
    http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/banche-mentana
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  5. Le pessime condizioni del sistema creditizio italiano sono in essere da almeno un decennio; la sua paralisi è la causa principale di una recessione-stagnazione che in Italia sembra esser diventata permanente. La crisi economica degli ultimi sei anni ha aggravato ulteriormente le condizioni di molte banche. Tale situazione è stata colpevolmente occultata da tutte le parti coinvolte, Banca d'Italia e Consob anzitutto. La BCE, avendo assunto recentemente le principali funzioni regolatorie che in precedenza spettavano alla Banca d'Italia, ha scoperchiato la pattumiera fino ad ora ben tappata.

    3) Esiste una procedura di risoluzione del problema - ben definita a livello europeo, concordata da vari governi italiani e dall'Italia regolarmente accettata - ma il sistema politico italiano non è in grado di accettare le conseguenze di una rigorosa e ben amministrata applicazione del bail-in. Per una semplicissima ragione: porterebbe all'azzeramento del capitale delle fondazioni bancarie e alla cancellazione dell'intreccio di potere politico-economico che controlla e governa il sistema bancario italiano da almeno 40 anni. Con esso se ne andrebbe una buona parte del controllo che i vari partiti (PD, FI e LN in primis, ma con la conquista della amministrazioni locali presto anche il M5S) esercitano su quella (residua) parte dell'economia italiana che non è già, ufficialmente o di fatto, controllata dal potere politico.

    4) Come conseguenza del lungo declino e delle politiche dissennate seguite in questi due ultimi decenni, non si trova in Italia il capitale finanziario privato necessario per ricapitalizzare le banche italiane. Questo è, prima di tutto, l'ovvio e bruciante insegnamento del tentativo del Fondo Atlante (e del suo neonato fratello Giasone) di raccogliere capitale sul mercato: non ce n'è o, che è lo stesso sui mercati finanziari, nessuno si fida di mettere una lira di investimento nelle mani delle fondazioni bancarie e di questa classe politica. Questo vuol dire che, comunque la si giri, ricapitalizzare le banche a mezzo di risparmio italiano è impossibile senza l'intervento dello stato. E se le si ricapitalizza con investimenti non italiani il controllo del sistema politico sulle banche evapora.

    5) Per questa ragione l'intera classe politica italiana ed i suoi correlati bancari sono allineati e coperti dietro a Padoan, Guzzetti e l'ABI che, con Penati al controllo delle tastiere, sta provando ogni tipo di escamotage per riuscire ad usare soldi pubblici al fine di mantenere il controllo del sistema bancario: CDP, garanzie del Tesoro su acquisti NPL, Banco Posta, fondi Inarcassa e quant'altro verrà loro in mente. L'indecoroso spettacolo che si sta consumando - nel silenzio se non nella complicità estiva di media e politica - ha un solo fine: trovare soldi dei contribuenti perché la classe politica mantenga il controllo del sistema bancario.
    http://noisefromamerika.org/articolo/...a-che-non-piace-ai-governi-italiani-0
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2016-12-10)
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  6. alla clientela italiana sulla fiducia, cioè presentandole come investimenti sicurissimi.

    A questo punto, il governo ha cercato un’alternativa: mettere insieme un consorzio di banche ‘amiche’ che comprano i cattivi investimenti del Monte dei Paschi, liberandolo dalla zavorra che lo sta facendo affondare. La proposta era di trovare 5 miliardi di euro provenienti da Santander, Goldman Sachs, Citi, Credit Suisse, Deutsche Bank e Bank of America. Secondo l’accordo il Monte dei Paschi avrebbe venduto 27 miliardi di cattivi investimenti, che sarebbero stati ‘riconfigurati’ con l’ausilio dei derivati in titoli del valore di 9,2 miliardi di euro. Si sarebbe trattato del terzo prestito in due anni, dai salvataggi precedenti la banca di Siena aveva ricevuto 8 miliardi di euro.

    Ma questo accordo non è andato in porto. Con il referendum alle porte, il governo ha, dunque, pensato di lasciare che il Monte dei Paschi facesse un’emissione pubblica per raccogliere 4,6 miliardi in titoli. Il problema è che il valore di mercato delle azioni della banca è oggi 740 milioni di dollari, basso, troppo basso per garantire l’emissione dei titoli. Secondo la banca il Qatar sarebbe interessato a sottoscrivere l’emissione, anche se non si capisce bene perché.

    Renzi sa bene che il fallimento del Monte dei Paschi darebbe vita ad un effetto domino simile a quello del crollo della Lehman Brother, anche se in proporzioni ridotte; sa anche che Bruxelles e la Bce ne sono coscienti e che la vittoria del No farebbe crollare la fiducia nei confronti del sistema bancario italiano, ed ecco perché è tornato a dirsi disposto a giocare la carriera sui risultati del referendum. Spera che questi timori convincano gli italiani a votare Sì, anche se questa decisione darebbe carta bianca a chiunque, non solo al suo partito, vinca le prossime elezioni.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...e-mps-e-tutte-le-altre-banche/3205994
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  7. A Siena ora il referendum fa paura. Goldman Sachs, una delle banche d'affari più grandi e influenti del mondo, ha diramato un'analisi in cui sottolinea chiaramente che la vittoria del No renderebbe difficile il successo dell'aumento di capitale perchè gli investitori preferirebbero aspettare il riassestamento del quadro politico. Poi è arrivata l'agenzia di rating Moody's che ha avvertito: se prevalgono i voti contrari al quesito referendario allora si "ridurrà" la fiducia degli investitori e gli aumenti di capitale delle banche italiane più deboli, Mps in primis, diventeranno "più difficili". Il carico da novanta è arrivato dagli analisti di Credit Suisse: la principale implicazione dell'insuccesso del Sì, oltre al rischio di volatilità, potrebbe essere rappresentato da un ritardo dell'aumento di capitale. Analisi con sfumature diverse, ma accomunate da un comune denominatore che fa del referendum l'ago della bilancia del futuro di Siena.
    http://www.huffingtonpost.it/2016/10/...639008.html?ncid=engmodushpmg00000004
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  8. Il voto sul Brexit ha subito avuto un effetto anche sulle banche italiane, costringendo il governo italiano a studiare nuove misure di sostegno. Non solo, gli altri titoli che hanno sofferto maggiormente sono quelli delle società immobiliari britanniche, il settore che sta sostenendo la crescita nel Regno Unito.

    In più la sterlina ha conosciuto la più importante caduta nella sua storia recente, piombando in due giorni ai livelli del 1985.

    pound-devaluation

    Dire che “non è successo quasi nulla”, come fanno alcuni, significa negare l’evidenza. In realtà è successo proprio quanto era stato previsto.
    Ma la borsa ha superato i valori pre-Brexit, gli allarmi degli economisti erano infondati?

    Venerdì e lunedì sembrava che il sistema finanziario britannico ed europeo fosse sul punto di collassare. Dal giorno successivo le nuvole hanno cominciato a diradarsi ed è iniziato il recupero della borsa (ma non della sterlina). Perché? Basta leggere i giornali britannici per rendersene conto. Il premier Cameron, dimettendosi, ha rimandato tutto a dopo l’estate. La lettera con cui il Regno Unito comunicherà l’inizio della procedura di uscita non verrà inviata prima di allora. Nel frattempo, la Scozia ha fatto sapere che porrà il veto sull’uscita dall’UE, veto a cui avrebbe diritto secondo i costituzionalisti. I leader del Brexit hanno prima sostenuto che non c’è alcuna fretta di inviare la comunicazione all’UE e infine giovedì il candidato alla successione del premier Cameron, Boris Johnson, la figura più in vista del fronte del “Leave”, ha comunicato che non si candiderà alla successione di Cameron.

    I politici britannici, compresi quelli favorevoli al Brexit, stanno cercando un modo per rinviare il confronto con l’Unione europea. E soprattutto cercano di prendere tempo. I mercati reagiscono a questo e incorporano l’aspettativa di nuovi interventi monetari annunciati dalla Banca d’Inghilterra, concretizzatisi nella giornata di giovedì 30 giugno, quando la borsa di Londra ha superato le perdite del post-Brexit.

    Riassumiamo: non solo il Brexit non è ancora avvenuto (e i tempi dell’uscita si dilatano), ma i mercati hanno già guadagnato un nuovo turno di Quantitative Easing e denaro a buon mercato. E’ abbastanza per festeggiare.

    Gli allarmi degli economisti non erano affatto infondati: semplicemente riguardavano un’uscita dall’Unione Europea che non è ancora avvenuta, che grazie all’autoboicottaggio dei sostenitori del Leave e all’opposizione scozzese si allontana sempre di più, e che molti sospettano non avverrà, non almeno del tutto (come vedremo nel punto successivo). Più che abbastanza per i mercati, che tirano un sospiro di sollievo e, come nel famoso meme, “keep calm and carry on”.
    Il Regno Unito dovrà uscire necessariamente dall’Unione Europea

    In primo luogo, finché il governo di Londra non attiva la procedura dell’Art.50 del Trattato di Lisbona, non c’è alcun mezzo legale per innescare il processo di uscita, nonostante le minacce della Commissione Europea. Ma è chiaro che la posticipazione difficilmente potrà durare per sempre. L’ipotesi a cui si lavora a Londra, già da prima del voto, è l’adesione del Regno Unito al mercato unico, pur rimanendo fuori dall’UE. Questo è possibile, è il caso della Norvegia e dell’Islanda, ma richiede di aderire alle regole del mercato unico (senza poter influire su di esse, altro che “riprendersi il controllo”), compresa la libertà di movimento dei cittadini. E, purtroppo, è proprio l’immigrazione l’argomento che ha guidato la campagna elettorale e il voto.

    Come uscirne? Prendendo tempo, i politici britannici stanno facendo una scommessa. L’anno prossimo ci sono le presidenziali francesi, che vedranno probabilmente la vittoria dei conservatori al secondo turno, ma con una forte affermazione del Front National al primo. In Olanda e Austria, dove si voterà rispettivamente nel 2017 e nel 2018, i partiti anti-immigrazione sono in testa ai sondaggi. Nella stessa Germania è in grande ascesa il partito anti-immigrati ed euroscettico AfD, uno dei peggiori spauracchi di Angela Merkel, che dovrà affrontare anche lei l’anno prossimo il giudizio degli elettori.

    Vi sono quindi tutte le condizione per cui gli altri paesi dell’UE, pressati dalle opinioni pubbliche sempre più contrarie all’immigrazione, nei prossimi due anni restringano il criterio della libera circolazione delle persone. Questo processo in realtà è già in corso: la Germania ad esempio ha già introdotto maggiori vincoli al welfare per i cittadini europei, sia pure entro i limiti dei trattati.

    Se ciò dovesse accadere, e come dicevamo in un futuro prossimo ci sono tutte le condizione perché accada, il Regno Unito potrebbe rimanere nel mercato unico, o persino nell’UE, con nuove regole più restrittive rispetto all’immigrazione, magari tenendo un nuovo referendum sull’esito delle trattative, come si ipotizza sui giornali. Le banche di Londra continuerebbero così a godere dell’integrazione europea, e così le assicurazioni e le industrie, mentre a pagarne le conseguenze sarebbero solo gli immigrati.

    E il “Brexit economico”, di fatto, non avverrebbe mai.
    https://keynesblog.com/2016/07/01/bre...tm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook
    Tags: , , , , , by M. Fioretti (2016-07-02)
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  9. Che si voglia chiamare "Piano B" o in un altro modo poco importa: ciò che conta è che ci si renda conto che o riusciamo a cambiare direzione subito o sarà troppo tardi per farlo.

    Il motivo di questa urgenza è in due proposte - entrambe provenienti dalla Germania - che, se passeranno, segneranno la nostra fine come paese avanzato. La prima è quella che vorrebbe che ai titoli pubblici posseduti dalle banche siano attribuiti coefficienti di rischiosità corrispondenti a quelli degli Stati, mentre ora sono considerati privi di rischio. Nei bilanci emergerebbero perdite enormi che renderebbero necessari altrettanto enormi aumenti di capitale, e non si vede dove potrebbero essere reperiti tutti quei soldi. Il valore delle nostre banche crollerebbe e chiunque le potrebbe acquistare per un tozzo di pane. Naturalmente le banche potrebbero vendere quei titoli, ma questo provocherebbe una crisi ancora peggiore, ossia una crisi del debito pubblico. In quel caso saremmo costretti a ricorrere al Fondo salva-Stati, ma cadremmo dalla padella nella brace: il piano tedesco prevede infatti che chi lo facesse sarebbe automaticamente soggetto alla ristrutturazione obbligatoria del debito pubblico, il che significa allungamento delle scadenze e magari anche sospensione e riduzione degli interessi. In pratica un default obbligatorio i cui costi ricadrebbero sui possessori dei titoli pubblici, cioè su tutti noi.

    L'altra proposta, sempre di provenienza tedesca e di recente caldeggiata in un articolo dei presidenti della Bundesbank e della Banca di Francia, è quella di un ministro del Tesoro europeo, che assorbirebbe i residui di autonomia degli Stati nella gestione dei bilanci. Lo scopo, assolutamente evidente, è rendere ferreo il controllo sul rispetto del sentiero di consolidamento dei conti pubblici previsto dal Fiscal compact, con tanti saluti alle "flessibilità" di ogni tipo. Insomma, un'ulteriore stretta nel senso dell'austerity, che allontanerebbe definitivamente ogni speranza di una nostra ripresa.

    Sono proposte, ma l'esperienza di questi anni ci dice che le "proposte" della Germania nove volte su dieci diventano regole dell'Unione. Così è accaduto per l'impostazione del Trattato di Maastricht e dello Statuto della Bce, così per il "salvataggio" della Grecia (in realtà delle banche tedesche, francesi e olandesi), così per la priorità alla politica di consolidamento di bilancio riassunta nel Fiscal compact, così per il principio "aiuti in cambio di riforme" (le riforme che piacciono ai tedeschi) e la centralizzazione dei controlli sulla finanza pubblica, che erano stati annunciati dalla cancelliera Merkel al Parlamento tedesco dicendo esplicitamente che ne sarebbe stata forzata l'approvazione: "I nostri più stretti alleati, i francesi, si oppongono, e così altri paesi", ma noi li imporremo. Infatti.
    http://clericetti.blogautore.repubbli...016/02/14/litalia-sullorlo-dellabisso
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  10. “Non si può escludere che le quattro banche abbiano venduto obbligazioni subordinate a persone che presentavano un profilo di rischio incompatibile con la natura di questi titoli di investimento, ma questo è quanto andrebbe accertato con un’analisi di ogni singola posizione”. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in audizione alla commissione Bilancio della Camera, si è arreso all’evidenza. E ha ammesso che il vero nodo del problema è quello messo in luce giovedì dal commissario Ue ai servizi finanziari Jonathan Hill: ai risparmiatori che avevano in portafoglio obbligazioni subordinate di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti sono stati venduti prodotti di cui non comprendevano i rischi e così molti di loro sono di fatto stati truffati. Senza che Consob e Bankitalia intervenissero. Ma il ministro ha anche tenuto ad aggiungere che “un risparmiatore poco o male informato è potenziale vittima di abusi. Occorre aumentare l’informazione e la capacità di valutazione dei risparmiatori per ridurre le asimmetrie informative e il rischio di abuso”. Come dire che una parte della colpa è anche di chi ha subito la truffa.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...profilo-rischio-incompatibile/2297404
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