mfioretti: università*

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  1. Sono d’accordo con te che ci troviamo in un sistema malato, ma il numero chiuso è una delle poche note positive che argina lo sfacelo dell’Università Italiana. Certo le percentuali di (in)successo possono spaventare ma questi test servono proprio a questo, a fare una tanto ingiusta quanto necessaria selezione. Non basta essere bravi, bisogna essere i più bravi (e tu cara Chiara mi sembri davvero una di questi), perché nella vita ,così come nella nascita, non c’è progressione senza impegno.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...mero-chiuso-le-vostre-lettere/2989297
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  2. L’esistenza di questi corsi di preparazione a pagamento è contraddittoria con il sistema scolastico italiano e anticostituzionale. Sarebbe compito della Repubblica, quindi, assicurarsi che i test vengano aboliti o semplificati, per permettere a tutti gli studenti di accedere agli studi universitari, in tutte le facoltà. La nostra Costituzione prevede uno specifico impegno dello Stato, articolo 3, comma 2: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Il silenzio dello Stato al riguardo ha favorito la fuga delle menti migliori, che cercano e trovano l’apprezzamento per i loro meriti e le loro fatiche in Paesi stranieri.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/premi...-intervenga-contro-i-test-di-medicina
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  3. Si crea un esercito dove i generali non li si cerca tra i migliori del mondo, mentre la truppa sì".

    E invece?
    "Ogni scienziato e intellettuale deve difendere la libertà di ricerca da ogni corruzione politica. A mio parere direttori e "generali" di Human Technopole devono essere individuati con un confronto aperto, libero, trasparente, competitivo tra ogni immaginabile proposta valutata in modo terzo, indipendente e competente. Accordi amicali e arbìtri di ogni forma e latitudine vanno relegati a un passato non all'altezza dei valori democratici inscritti nella nostra Costituzione".

    Le pare possibile che il governo accetti?
    "Se vuole davvero sostanziare il suo impegno nella ricerca e nell'innovazione dovrebbe cominciare da qui, realizzando davvero un epocale rinnovamento dell'etica pubblica, cominciando col garantire il miglior investimento del denaro dei contribuenti
    http://milano.repubblica.it/cronaca/2...insisto_sul_no_al_progetto_-135848851
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  4. Non si tratta solo della notissima “fuga dei cervelli” in senso stretto, cioè del fatto che i giovani scienziati italiani spopolano nelle istituzioni di ricerca di mezza Europa e degli Stati Uniti (solo per un esempio, si vedano i recenti rapporti del Cnrs francese sulla preponderanza dei ricercatori italiani nelle istituzioni francesi, o gli ancora più recenti successi dei giovani ricercatori italiani nell'importantissimo bando europeo Erc Consolidator, che ha scatenato polemiche fra i medesimi e il ministro Stefania Giannini).

    Si tratta anche più semplicemente della fuga di laureati, non per forza cervelloni, ma semplicemente laureati che vogliono fare il lavoro per cui hanno studiato. Oltre ai numeri conta la sostanza delle esperienze. Io sono bersaglio continuo dei resoconti di miei studenti e studentesse (per lo più laureati in Lettere e in Lingue, quindi settore occupazionalmente disagiato) che dopo anni di tentativi in Italia, coronati solo dal pantano dell’incertezza sul versante dell’insegnamento o dalla tortura dello sfruttamento in lavoretti precari sul versante delle aziende, trovano il coraggio, cioè insomma sono costretti, a lasciare questo Paese. Poche settimane dopo il loro arrivo – diciamo – in Germania, hanno trovato lavoro.

    Non uno qualsiasi: quello che volevano e per cui hanno studiato. Vengono assunti perché sono preparati. E spesso ottengono anche i cosiddetti benefit, come nel mondo del lavoro “vero”. La cosa più emozionante per loro (a anche per me, a cui lo raccontano) non è nemmeno trovare lavoro e quindi risolvere i loro problemi economici; è scoprire che sono bravi. Anni di rifiuti e fallimenti in Italia avevano finito per convincerli di non valere niente, ed ecco che un’azienda tedesca gli dice: sì, vai bene, ci servi; e scoprono che quindi invece sì, valevano qualcosa. Magari parecchio. Non erano loro, ma chi non li voleva assumere in Italia, a non valere niente. Perché i tedeschi non fanno certo regali.

    Ebbene, proviamo a sciogliere il crampo mentale e a riconoscere i nessi di causa-effetto. Se i nostri laureati non trovano lavoro in Italia ma lo trovano facilmente all’estero, significa che i nostri laureati non sono ben preparati, oppure invece che il nostro sistema economico non è capace di offrire lavoro? Insomma, come si può dare la colpa all’università se i nostri laureati non possono lavorare qui, ma possono presso aziende straniere?

    Come si può dire che l’università italiana non prepara adeguatamente per il lavoro, se prepara adeguatamente per lavorare proprio nei Paesi dove il lavoro è organizzato in modo da produrre più ricchezza; e, dato importantissimo che qui possiamo solo accennare in Tabella 1, Paesi dove le università sono molto più finanziate che da noi? La colpa, palesemente, non è dell’università italiana, ma delle aziende italiane. O al massimo, se proprio vogliamo aiutarle a scaricare il barile, della famosa legislazione italiana che tarpa le ali a qualsiasi iniziativa, e che se fossero state in Italia avrebbe impedito di prendere il volo anche ad aziende-aquila del genere di Microsoft o di Google.
    http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:3129
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  5. In dieci anni perse 65mila matricole, con un calo del 20% dei diplomati che scelgono di continuare gli studi. Colpa della crisi, ma anche dalle scarse prospettive di lavoro che dà la laurea. La contrazione del sistema universitario italiano oltre ad ampliare il divario fra Nord e Sud mina però gravemente il potenziale di crescita del Paese. C'è chi dà la colpa all'aumento delle tasse, all'introduzione del numero chiuso e al taglio dei fondi statali per borse e alloggi, mentre per gli studenti il colpo di grazia è arrivato con la riforma dell'Isee
    http://inchieste.repubblica.it/it/rep..._dall_universita_-130049854/?rss#isee
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  6. I docenti degli atenei italiani nel 2013 erano 55 mila, con un calo complessivo del 13 per cento in dieci anni. E nell'ultima decade - questo è il dato straordinario - sono stati espulsi 97 ricercatori precari ogni cento. Nel 2014 a fronte di 2.324 pensionamenti sono stati attivati solo 141 contratti a tempo determinato (fonte Ricercarsi). Nel Sud in sei anni si è perso il 38 per cento delle posizioni per un dottorato. Infine l'Andisu, l'associazione che si occupa del diritto allo studio, ha portato all'uditorio il suo carico ricordando che in Italia lo Stato spende sul diritto allo studio 600 milioni quando in Germania l'intervento è da 4 miliardi e in Francia da 3,6.
    http://www.repubblica.it/scuola/2015/...catori_precari_espulsi-124074477/?rss
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  7. l’ABC di chiunque intavoli una discussione in tema di lauree e occupazione. I cinque fatti provvidenzialmente richiamati da Marco Bella sono:

    più si studia, più si ha la possibilità di lavorare (AlmaLaurea su dati Istat);
    più si studia, più si guadagna (Istat e Ocse);
    il numero di laureati in scienze umane in Italia è in linea con quello degli altri maggiori paesi europei (Ocse);
    i vantaggi riguardo l’occupazione futura ci sono per tutte le facoltà, comprese quelle letterarie (AlmaLaurea);
    i benefici non sono esclusivamente per i singoli, ma per tutta la società (Ocse_1 e Ocse_2).
    http://www.roars.it/online/stefano-fe...ree-inutili-i-dati-questi-sconosciuti
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  8. Primo, i due gruppi non sono uguali in partenza; è ragionevole aspettarsi che chi ha proseguito gli studi abbia in media capacità maggiori, che tornano poi utili nel mondo del lavoro. Secondo, perseguire una laurea è costoso in termini di tasse, impegno e rinunce ad anni di stipendio, quindi il paragone è assolutamente non appropriato.
    http://www.linkiesta.it/valore-laurea...entifica-umanistica-occupazione-studi
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  9. Chi si limita a dire “studia quello che ti piace e vedrai che andrà bene” sta mentendo.

    In un mondo sempre più complesso, l’idea di dedicare anche l’istruzione terziaria a sviluppare conoscenze generali completamente prive di utilità pratica ma funzionali solo a “far ragionare” (argomentazione tipica per giustificare lo studio del greco al liceo classico) rischia di rivelarsi molto pericolosa.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...zioni-e-il-darwinismo-sociale/1968995
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  10. Ognuno ha il proprio approccio, il mio vuole essere altrettanto radicale, e contrario, rispetto a quello proposto e quindi, proprio per la radicalità che si propone, soggetto ad alcune approssimazioni o imperfezioni. In questo testo, però, c’è anche una curiosità finale che servirà non tanto a sostenere la tesi qui esposta quanto a riderne un po’.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...o-e-infatti-guarda-i-renziani/1967362
    Tags: , by M. Fioretti (2015-08-19)
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