mfioretti: storia* + wwii*

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  1. perché per settant’anni non si era più parlato del ruolo della Brigata nella resistenza italiana? Un articolo apologetico sulla “Stampa” ammette alla fine che la Brigata si chiamava palestinese, e che “viene chiamata ebraica oggi per evitare equivoci”. Eppure non basta. C’è qualcos’altro.

    Semplicemente era sparita perché la maggior parte dei combattenti erano di paesi diversi dall’Italia, erano partiti dalla Palestina e volevano tornarci subito dopo la guerra, per continuare la lotta per impossessarsi di una terra in cui erano minoranza. E ci sono tornati, praticamente tutti. Probabilmente, molti di loro oggi sono morti, e i sopravvissuti dovrebbero essere non moltissimi e tutti sui novanta anni. Nelle foto, quelli che sfilavano sembravano invece anziani, ma non vecchi. Ci si può domandare se sono stati fatti venire dallo Stato di Israele, o se qualcuno ha scelto la strada della rievocazione facendo sfilare una parte della comunità ebraica locale sotto le insegne apparentemente più rispettabili di una formazione partigiana inesistente. Se fosse così, potrei augurarmi che le comunità ebraiche (soprattutto quella romana che ho conosciuto meglio) ritornino alle loro origini antifasciste e democratiche, che da molti anni sembravano dimenticate, e sostituite da aggressioni in stile fascista a qualche kefia comparsa nelle adiacenze del Portico di Ottavia a Roma, o da spedizioni vocianti e insultanti alla sede centrale del PRC e di Liberazione in via del Policlinico…
    https://ilmarxismolibertario.wordpres...ia-brigata-ebraica-di-antonio-moscato
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  2. Il servizio della tv inglese sul compleanno dell'Europa passa dal paesino in cui i nazisti trucidarono 560 persone. Tra gli intervistati uno dei superstiti, Enrico Pieri, 83 anni. Il giornalista Allan Little: "Non abbiamo posti della memoria come questi, in Regno Unito: forse per questo gli inglesi non vedono che l'Ue è un progetto di pace e non solo un blocco commerciale"
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...mo-avuto-stragi-come-stazzema/3487015
    Tags: , , , by M. Fioretti (2017-03-31)
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  3. Quando i denunciati erano 'normali' cittadini tedeschi le brutalità della Gestapo erano quasi inesistenti, il che confermerebbe l’idea per cui il sistema di terrore nazista, «se mostrava il suo volto feroce nei confronti di uno specifico gruppo di oppositori, esibiva un volto umano e più professionale nei confronti dei comuni connazionali». A questo proposito l’autore ricorda la circostanza, quasi incredibile, che il direttore della Gestapo, Heinrich Müller, si iscrisse al partito unico solo nel 1939 e che tutta la catena operativa di funzionari e burocrati di questa polizia segreta non era formata solo da fanatici nazisti, ma da servitori dello Stato in buona parte formatisi professionalmente nella repubblica di Weimar.

    Lo studio dello storico britannico si inserisce dunque nel solco di un parziale revisionismo attento a ricostruire, nelle pieghe delle più approfondite ricognizioni documentarie, le ragioni del consenso sul quale il regime di Hitler poté contare, dentro la società germanica del tempo, per effetto della forza ipnotica e di fascinazione esercitata dalla narrazione nazista.

    Resta da evidenziare che McDonough, nel suo volume, dedica spazio considerevole al tipo di resistenza che le confessioni cristiane di Germania, tanto quella riformata, a cui aderiva il 66% della popolazione, quanto quella cattolica romana, opposero al regime di Hitler. In campo protestante fu soprattutto la cosiddetta “Chiesa confessante” (la quale rivendicava uno spazio di libertà dai condizionamenti del sistema totalitario, rompendo la continuità rispetto alla lunga tradizione di “Chiesa di Stato”, o meglio dei principi, che il luteranesimo incarnò) ad animare un braccio di ferro con il potere nazista. Questa dissidenza scatenò la Gestapo che tuttavia fu misurata nel procedere agli arresti e alle deportazioni dei pastori.

    La reazione fu invece più agguerrita nei confronti dei cattolici.
    http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/GESTAPO-.aspx
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  4. «Libertà? Questo Paese non ama la libertà. Ama l’abitudine, il conservatorismo, ama tirare avanti».

    Parole dure di chi, ancora diacono, venne mandato dal cardinale Schuster, nel 1944, a benedire i corpi dei partigiani ammazzati dai nazifascisti a Milano, in piazzale Loreto. «Sognavamo un’Italia diversa, democratica e libera. Sognavamo un’Italia religiosa ma non clericale. Oggi c’è un fascismo strisciante, mediatico. La stampa impone un pensiero, una realtà. Per noi la libertà era un sogno. Oggi contro di noi, contro la libertà, non ci sono di certo i mitra, ma molti limiti, troppi».

    Dopo l’8 settembre 1943, don Barbareschi fondò, con uomini di valore come Mario Apollonio, Carlo Bianchi, Dino Del Bo, Teresio Olivelli, il musicologo Claudio Sartori e David Maria Turoldo, un giornale clandestino, e il nome di quella testata dice tutto dell’anelito di libertà che quel gruppo e tanti altri italiani sentivano: Il ribelle. «Bisogna tornare ad amare la libertà, non i miti odierni del successo e del denaro, perché quando si cammina verso un mito si fallisce. Il fascismo sta tornando, ed è un nuovo fascismo. Vuole un esempio? Oggi non si ama più la persona, ma il gruppo, la massa. Non si pensa al bene comune ma a quello privato. Quando vedo nei cortei uomini e donne che urlano sempre gli stessi slogan, penso che alla fine quelle persone vivranno per lo slogan stesso, senza interrogarsi nel profondo. O si vive come si pensa, o si finisce a pensare per come si vive».
    http://www.famigliacristiana.it/artic...lla-liberta-il-bene-piu-prezioso.aspx
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  5. Heidegger non fa che trarre la conclusione da tutto quel che ha detto in precedenza. Gli ebrei sono gli agenti della modernità; ne hanno diffuso i mali. Hanno deturpato lo «spirito» dell’Occidente, minandolo dall’interno. Complici della metafisica, hanno portato ovunque l’accelerazione della tecnica. L’accusa non potrebbe essere più grave.

    Solo la Germania, grazie alla ferrea coesione del suo popolo, avrebbe potuto arginare gli effetti devastanti della tecnica. Ecco perché il conflitto planetario è stato anzitutto la guerra dei tedeschi contro gli ebrei. Se questi ultimi sono stati annientati nei lager, è per via di quel dispositivo, di quell’ingranaggio che, complottando per il dominio del mondo, hanno ovunque promosso e favorito. Il nesso fra tecnica e Shoah non deve sfuggire. Ed è proprio Heidegger ad avervi fatto allusione altrove. Che cos’è infatti Auschwitz se non l’industrializzazione della morte, la «fabbricazione dei cadaveri»?
    http://www.corriere.it/cultura/15_feb...ca8-abe5-11e4-bd86-014e921a3174.shtml
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2015-02-08)
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  6. Nei lunghi mesi in cui il Regno Unito si trovò da solo, Churchill insistette con i suoi generali affinché cercassero di combattere i tedeschi ovunque fosse possibile, dalla Grecia al Nord Africa, aiutando i movimenti di resistenza in tutta Europa e bombardando dall’aria le industrie e le città tedesche (soprattutto le città tedesche).

    I rapporti con l’Unione Sovietica
    Churchill è considerato uno dei primi leader politici ad aver intuito, mentre la guerra era ancora in corso, il pericolo che un giorno avrebbe rappresentato l’Unione Sovietica per l’Occidente. Churchill era un convinto anticomunista, ma quando Hitler invase la Russia si impegnò ad aiutare in ogni modo il dittatore sovietico Josiph Stalin. Fin dalle prime settimane di guerra, il Regno Unito inviò armi e rifornimenti all’Armata Rossa attraverso la pericolosa rotta che passava a nord della Scandinavia e terminava nei porti russi di Murmansk e Arcangelo. Per tutta la guerra Churchill ebbe un atteggiamento molto pragmatico nei confronti dell’Unione Sovietica.

    Mano a meno che la guerra si avvicinava alla sua conclusione, Churchill cercò di spingere sempre più i suoi alleati americani (che oramai erano divenuti i più forti all’interno della coalizione) ad avere un atteggiamento più severo nei confronti delle richieste russe.
    http://www.ilpost.it/2015/01/24/winston-churchill
    Tags: , , by M. Fioretti (2015-01-26)
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  7. secondo tale teoria questa prelibatezza della cucina romana sarebbe stata in realtà inventata nientemeno che dagli americani.

    A sostenerlo lo storico della gastronomia Emilio Dente Ferracci, partendo innanzitutto dalla considerazione che prima dello sbarco delle truppe alleate nel nostro Paese della carbonara non si trova traccia in nessun testo di cucina. Come sarebbe allora stato creato questo piatto da sempre considerato orgogliosamente italianissimo? In maniera semplice e poco poetica, all’americana insomma. Le truppe a stelle e strisce impegnate nel 1944 a liberare il nostro Paese erano infatti affamate e le alternative offerte da città provate dagli anni della guerra erano ben poche. La soluzione più immediata fu allora quella di sciogliere le razioni K, la dose alimentare giornaliera a disposizione dei militari, su uno dei pochi cibi che era possibile recuperare, la pasta cotta. Tale razione era composta da uova liofilizzate e bacon che, mischiate alla pasta, avrebbero dato vita al primo antenato (sicuramente meno gustoso) della carbonara.

    Il discorso apparentemente fila, anche se si scontra con la tesi tradizionale secondo la quale questa specialità deriva dall’abitudine dei lavoratori che andavano nei boschi per produrre carbone e per il pranzo si portavano pecorino, guanciale e uova con i quali condire la pasta. Non facciamo neppure finta di essere imparziali e tifiamo apertamente per questa seconda alternativa, nella convinzione che anche trovare la verità potrebbe non essere fondamentale.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...ssero-inventata-gli-americani/1070898
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2014-10-19)
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