mfioretti: storia* + sinistra*

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  1. la critica del cosiddetto assistenzialismo, in quanto si presta a deformazioni clientelari; il ripudio di ogni richiamo alla valorizzazione dell’economia interna, in quanto ritenuta contrastante con la “scelta irrinunciabile” dell’economia aperta; il frequente indulgere al ricatto allarmistico dell’inflazione, con apparente sottovalutazione delle frustrazioni e delle tragedie ben più gravi della disoccupazione, costituiscono orientamenti che, seguiti da una forza progressista come quella del Partito comunista, anche se in modo occasionale e non univoco, possono contribuire ad allontanare, anziché facilitare, le incisive modifiche di fondo che sono indispensabili al nostro paese.
    In ultima analisi, ho l’impressione che l’acquisizione del consenso stia diventando troppo costosa, in termini di sbiadimento dell’aspirazione all’egualitarismo, della lotta all’emarginazione, dell’erosione di posizioni di privilegio: aspirazioni che si identificano in quel tanto di socialismo che appare realizzabile nel contesto del capitalismo conflittuale con il quale è tuttora necessario convivere."
    5. Abbiamo parlato di "fidanzamento" (cioè nozze in vista che appaiono inizialmente soggette a naturali opposizioni...) tra l'allora PCI e l'ordoliberismo - il che equivalse ad un'accettazione implicita, per fatti e formule di sostanza politico-economica concludenti, più che ad un'enunciazione programmatica, al tempo troppo rischiosa per il consenso.
    Ma la spinta a questa "traslazione" fu, - come spesso capita quando entra in gioco l'enorme lucro politico del controllo sociale consentito dall'appoggio del capitalismo finanziario-, "necessitata": se non altro dalla penetrazione evidente e molto sostanziale dell'ordoliberismo nell' "altra sinistra", cioè nel partito socialista. In particolare, quello dell'era di Craxi.
    La concorrenza "a sinistra" del PSI, divenuto forza centrale di governo, costrinse il PCI, negli anni '80, ad una strategia di rincorsa stop-and-go sul terreno del vincolo esterno e delle politiche dei redditi (sempre per le resistenze interne, - ben più forti di quelle che incontrò Craxi nella "sinistra" socialista-, resistenze che, via via, si affievolirono in concomitanza col dissolvimento dell'impero sovietico).


    La stabilità raggiunta aveva generato un ottimismo che cresceva di anno in anno, certamente non erano mancate tensioni dopo l'87 sui mercati dei cambi, ciò dipendeva soprattutto dai movimenti destabilizzanti tra il cambio dollaro/marco: il secondo si rafforzava sempre di più in seguito alla sua posizione di metà privilegiata dei fondi liquidi in fuga dal dollaro, per poi indebolirsi nel momento in cui essi tornavano ad essere investiti in attività denominate in dollari. Siccome le altre monete dello SME, non possedevano questa capacità di attrazione, derivava una correlazione negativa, si indebolivano rispetto al marco quando questo si rafforzava sul dollaro. Questa dinamica deve essere inquadrata in un contesto più articolato, che fu una delle caratteristiche principali del Sistema Monetario Europeo, e che porterà per alcuni versi al crollo di esso. La letteratura chiama questo meccanismo German Dominance, con esso si intende la potenziale instabilità determinata dal ruolo egemonico nello SME della Germania".

    E, dunque, si sapeva, come ammise poi Amato, che tale situazione di sarebbe riprodotta anche nell'euro.

    Ma l'appetito di instaurare la costituzione sovranazionale ordoliberista, (il potere essere TUTTI COME LA GERMANIA) prevalse sopra ogni elementare ragionevolezza.
    http://orizzonte48.blogspot.it/2014/1...-1992-parte-ii-1992-tra-favolosi.html
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  2. Sostiene Stefano Fassina, e con ottime ragioni, che l’eurozona è sulla rotta del Titanic: l’iceberg è sempre più vicino, l’Unione già è fratturata in più punti. Ma non nascondiamoci che a costruire una nave così malfatta, e a imboccare una rotta così rovinosa, c’è purtroppo la sinistra classica europea, e in prima fila il Pd. Anche per questo abbiamo scelto Alexis Tsipras come punto di riferimento e imbarcazione alternativa. Il suo giudizio su socialdemocratici e socialisti europei è molto severo, e per parte mia lo condivido: a partire dalla metà degli anni ‘90, la loro rotta è stata precisamente quella che ci ha portato a sbattere contro l’iceberg. Non dimentichiamo poi che Tony Blair ha fatto di tutto per sfasciare quel poco di unione che c’era in Europa. Ha lavorato contro ogni proposta federale nella Convenzione che negoziò il Trattato di Lisbona; ha sistematicamente difeso la rinazionalizzazione delle politiche comunitarie; ha contribuito in larga misura al ritorno della vecchia balance of powers nel continente: a quell’equilibrio fra sovranità nazionali assolute che lo precipitò nel ‘900 in due guerre mondiali e contro cui si scaglia, da anni, Jürgen Habermas. È questa balance of powers ad aver creato un predominio tedesco del tutto esorbitante, non una qualche malefica natura della Germania.
    http://www.albasoggettopoliticonuovo....i-fatti-barbara-spinelli-il-manifesto
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  3. non avendo dovuto mai pagare un conto, non avendo mai dovuto rispondere di errori e malefatte, la sinistra si è convinta di essere al di sopra di ogni regola della storia; intellettuali e politici hanno creduto veramente di essere “antropologicamente superiori”, il che ha impedito loro di capire che cosa erano diventati.
    http://www.qelsi.it/2014/la-sinistra-che-non-paga-mai-il-conto
    Tags: , , , , , by M. Fioretti (2014-01-22)
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  4. mi convinsi che comunista doveva essere una grande parola se generava tanto stupore e terrore, in bocca a un ragazzino.
    Quindi, se permettete, e anche se non lo permettete, io sono comunista, pacifista, comico e matriarcale.
    Abbiamo iniziato a rompere i coglioni appena usciti dalle caverne e non smetteremo certo fino a quando questo mondo non sarà un posto meraviglioso dove far crescere i figli in pace, amarsi, collaborare, giocare e fare arte. Su questo puoi scommetterci.
    Siamo comunisti, siamo milioni.
    Siamo qui per migliorare il mondo e non ce ne andiamo se non abbiamo finito.
    E se non ci riuscirò io verranno i miei figli e i figli dei miei figli. E qualunque cosa succederà non smetteremo mai di avere fede nell’intelligenza umana e nel buon senso dell’Universo.
    Non ne siamo capaci.
    Più che una fede è un vizio.
    http://www.jacopofo.com/sono-ancora-comunista-cosa-e-comunismo
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  5. Il mondo le appare più ingiusto che mai, tra privilegio e povertà, sfruttatori e sfruttati, management superpagato e lavoratori affamati. "Non c'è mai stata tanta ineguaglianza nella storia. Però si passa sopra tutto questo, non importa. È stato assorbito anche dai giovani il bisogno di abolire il conflitto, come se lo scontro sociale fosse una roba del secolo scorso. Anche il Manifesto ci ha rinunciato da tempo, mescolando confusamente beni comuni ed ecologismo. Sì, certo, di queste cose non me ne importa niente anche per miei limiti. Ma sento il bisogno di chiedere un ritorno al conflitto di classe.
    http://www.repubblica.it/cultura/2013...7/news/rossana_rossanda-60545426/?rss
    Tags: , , , by M. Fioretti (2013-06-07)
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  6. Tagliando con l’accetta, «di sinistra» è chi pensa che la società sia costitutivamente divisa, perché al suo interno giocano sempre interessi contrapposti, prodotti da contraddizioni intrinseche. Ci sono i ricchi e i poveri, gli sfruttatori e gli sfruttati, gli uomini e le donne. Da questa premessa generale, che vale per tutta la sinistra, discendono tante visioni macrostrategiche, anche molto lontane tra loro: socialdemocratica, comunista, anarchica, ma tutte si basano sulla convinzione che la società sia in partenza divisa e diseguale e che le cause della diseguaglianza siano profonde e, soprattutto, endogene.

    «Di destra», invece, è chi pensa che la nazione sarebbe – e un tempo era – unita, armoniosa, concorde, e se non lo è (più) la colpa è di forze estranee, intrusi, nemici che si sono infilati e confusi in mezzo a noi e ora vanno ri-isolati e, se possibile, espulsi, così la comunità tornerà unita. Tutte le destre partono da questa premessa, che può essere ritrovata a monte di discorsi e movimenti in apparenza molto diversi, da Breivik al Tea Party, dalla Lega Nord ai Tory inglesi, da Casapound agli «anarcocapitalisti» alla Ayn Rand. Per capire se un movimento è di destra o di sinistra, basta vedere come descrive la provenienza dei nemici. Invariabilmente, i nemici vengono «da fuori», o almeno vengono da fuori le idee dei nemici.

    A seconda dei momenti e delle fasi storiche, ce la si prende col musulmano o con l’ebreo, con il negro o con lo slavo, con lo zingaro o col comunista che «tifa» per potenze straniere, con i liberal di una «East Coast» americana più mitica che reale, con Obama che «in realtà è nato in Kenya e quindi la sua presidenza è illegale» etc. Rientrano in questo schema anche la «Casta» descritta come altro rispetto al popolo che l’ha votata ed eletta, «Roma ladrona», la finanza ridotta alle manovre di «speculatori stranieri», «l’Europa»…

    Non c’è dubbio che nell’Italia di oggi il discorso egemone, anche tra persone che si pensano e dichiarano di sinistra, sia quello di destra. Che attecchisce facilmente, perché è più semplicistico e consolatorio, e asseconda la spinta a pensare con le viscere. Per questo molte persone con un background di sinistra si precipiteranno a frotte alle urne per votare un movimento che non abbiamo remore a definire fondamentalmente di destra, cioè il grillismo. D’altronde, la colpa di questo è delle sinistre, che fanno di tutto per risultare invotabili.

    Commento di un votante M5S:

    Eppure nei discorsi del M5S c’è un approccio concreto ai problemi fondamentali che in questo momento trovo imprescindibile: la burocrazia, i privilegi di banche e assicurazioni, e dei loro manager (forbice tra stipendio impiegati/operai e AD), taglio drastico agli assurdi costi della politica. Li sento parlare di reddito di cittadinanza, tetto alle pensioni d’oro, investimenti nelle energie pulite, raccolta differenziata dei rifiuti, piste ciclabili, trasporto pubblico ecc.
    Problemi concreti di cui nessun altro parla e che penso siano davvero emblema dello scollamento irreparabile tra cittadinanza e politica. Cioè esiste davvero un “noi” ed un “loro”. Sento parlare Fornero, Monti o Amato e si capisce al volo che sono “loro”, ma anche i D’Alema e Bersani, e ci metto pure Vendola.
    Nel “noi” però io includo senza ombra di dubbio anche gli immigrati e gli “zingari”, non sono per niente sicuro che pensino lo stesso anche Grillo stesso e tanta “gente comune” che sostiene il M5S.
    La mia speranza è che partendo dal redistribuire le risorse col buon senso, le risorse arrivino davvero a tutti.
    Ed in ogni caso, ormai senza ombra di dubbio, non è nemmeno lontanamente nelle intenzioni di “Pierlu” e dei suoi toccare alcunché dello status quo, le priorità sono altre: finanziare le grandi opere e le scuole cattoliche.
    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=11977
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2013-02-24)
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