mfioretti: storia* + cultura*

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  1. la nuova produzione, concentrata e automatizzata, richiede più conoscenze ai suoi clienti che ai suoi dipendenti.”

    La grande maggioranza degli studenti finirà semplicemente con l’assumere l’uno o l’altro degli infiniti ruoli di mediazione tra produzione e consumo nati per alimentare il mercato. Le capacità e le competenze per tali ruoli sono minime e diminuiscono di anno in anno.

    La società del consumo ha bisogno di una scuola che prepari consumatori, i quali possono ignorare i processi produttivi e devono concentrarsi sui processi del consumo.

    Nel secondo dopoguerra l’insegnamento della geometria razionale entrò in crisi sotto l’azione di un duplice attacco. Molti sostennero che il metodo dimostrativo fosse troppo difficile per i ragazzi delle scuole secondarie, che rischiavano di memorizzare inutilmente discorsi astratti senza comprendere completamente la "verità fisica" delle affermazioni dimostrate. Questi critici suggerirono di limitarsi a verifiche empiriche, studiando la "matematica pratica". Ad esempio, invece di dimostrare sulla base dei postulati euclidei che in un triangolo ogni lato è più corto della somma degli altri due, ci si può limitare a dare ai ragazzi dei bastoncini e far loro verificare che se un bastoncino è più lungo della somma degli altri due non è possibile "chiudere" un triangolo. La seconda critica fu di segno opposto e venne da chi accusava la geometria classica di essere troppo legata alle percezioni visive e tattili, trascurando in particolare quei sistemi di postulati alternativi a quello classico introdotti dalle geometrie non euclidee. Si sostenne che nella scuola fosse meglio rinunziare all’intuizione visiva, insegnando a effettuare deduzioni formali all’interno di teorie astratte molto generali.

    La prima direzione fu la più seguita nei paesi anglosassoni, dove si rinunziò quasi ovunque a insegnare nelle scuole secondarie il metodo dimostrativo. La seconda direzione fu invece propugnata in particolare dal gruppo di matematici francesi che si raccolse sotto lo pseudonimo di Nicolas Bourbaki e si impose rapidamente in Francia. È rimasta famosa l’invettiva "abbasso Euclide!" di uno dei principali animatori del gruppo, Jean Dieudonné, che divenne quasi uno slogan della nuova didattica.

    In ambedue i casi, rinunziando a uno dei due elementi essenziali, veniva disgregato nell’insegnamento scolastico quel doppio binario astratto-concreto che aveva costituito l’essenza della scienza esatta sin dalla sua nascita.

    In Italia, che è stata la patria di una scuola di geometria di grande valore, tenutasi saldamente nella tradizione classica, l’insegnamento della geometria razionale è sopravvissuto finora. Nella formulazione dei programmi e nella tradizione manualistica vi sono stati però vari ondeggiamenti, prima nella direzione “bourbakista” e più recentemente, quando il vento americano ha cominciato a prevalere anche in matematica su quello francese, nella direzione opposta. L’ondata bourbakista provocò per la verità in Italia pochi danni, essendo arrivata ritardata e smorzata; si trattò solo di un’infatuazione superficiale di "insiemistica" e si ridusse nella maggior parte dei casi a premettere ai manuali un capitoletto di teoria degli insiemi, poco letto e con scarse relazioni con il resto del programma.

    La tendenza attuale sembra molto più pericolosa, consistendo in una lenta disgregazione del metodo ipotetico-deduttivo attuata, con vari sistemi, nell’ambito di una concezione eclettica che evita scelte nette. Volendo sintetizzare si può dire che l’insegnamento della geometria razionale si trova oggi in Italia in uno stato di pre-liquidazione. Può sembrare una questione poco rilevante in sé, ma bisognerebbe essere consapevoli che, in mancanza di plausibili alternative, con la geometria razionale sarebbe espulso dalla scuola secondaria (come è già avvenuto negli Stati Uniti e in molti altri paesi) il concetto di dimostrazione e quindi uno dei cardini della tradizione scientifica.

    I membri della commissione Brocca, credendo di bilanciare impostazioni alternative con compromessi eclettici, hanno di fatto eliminato uno dei capisaldi dell’insegnamento matematico, minando alla base il metodo ipotetico-deduttivo sia nell’insegnamento della geometria sia in quello dei numeri reali. Va detto tuttavia che in questo modo non hanno fatto altro che seguire un indirizzo largamente diffuso a livello internazionale.

    Qualunque docente universitario di materie scientifiche con sufficiente anzianità ha verificato che il livello medio delle conoscenze matematiche di chi si iscrive all’università è crollato negli ultimi decenni. Neppure trent’anni fa la scuola secondaria italiana forniva una buona cultura matematica. Alcune idee fondamentali, come quella di dimostrazione, vi erano però in genere assorbite. Grazie all’antica geometria euclidea, allora studiata sistematicamente in tutti i licei, alcuni studenti più fortunati si esercitavano sin dall’età di quattordici anni a dimostrare teoremi; a tutti gli altri, che si limitavano a ripetere le dimostrazioni riportate sul manuale, diveniva se non altro familiare la natura del metodo dimostrativo. Inoltre gli studenti ricevevano (insieme a molta zavorra) alcune altre nozioni abbastanza chiare: si forniva loro, ad esempio, una complessa ma corretta definizione di numero reale. Oggi gli studenti si iscrivono anche a facoltà scientifiche ignorando spesso la differenza tra un postulato e un teorema e non conoscendo quasi mai una definizione di numero reale.

    Il crollo delle conoscenze matematiche (che del resto, come vedremo, è un fenomeno generale del mondo occidentale) non è imputabile che in minima misura alla commissione Brocca. Tra le varie cause (quali l’abbassamento del livello della scuola dell’obbligo e il diffondersi di sperimentazioni in cui lo studio della matematica viene compresso a favore dell’informatica) un elemento particolarmente importante è stato la diffusione, in varie forme, della "matematica pratica" di cui abbiamo già parlato. Le sostituzioni di segmenti con bastoncini cominciano ad avere effetto, convincendo gli studenti dell’inutilità degli enti teorici.
    http://www.matematicamente.it/cultura...bastoncini-dove-sta-andando-la-scuola
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  2. E’ ovvio che una scuola che fa fare vacanza ai ragazzi per il 1° Maggio o per il 25 aprile debba spiegare loro perché fanno vacanza e cosa si celebra.

    Così come è ovvio che, dando quindici giorni di festa ai ragazzi, per il Natale, si spieghi chi e cosa si festeggia: non “l’inverno” o altre corbellerie, ma la nascita di Gesù Cristo. E a Pasqua non si celebra la pace, ma la Resurrezione di Gesù.

    Questo taglia la testa al toro, spazzando via tutte le chiacchiere sulla “scuola laica” che non dovrebbe parlare del Natale cristiano o della Pasqua.

    INTEGRAZIONE

    Tanto più dovrà spiegarlo agli studenti immigrati e di altre religioni: proprio a scuola questi giovani possono imparare un fatto fondamentale della nostra cultura, quel fatto in base al quale si dice che oggi siamo nel 2015 (perché si computano gli anni a partire dalla nascita di Gesù), quel fatto per cui abbiamo la settimana e la domenica facciamo festa.

    Il fatto cristiano, che è rappresentato in gran parte del nostro patrimonio artistico, ha “inventato” le Cattedrali, gli ospedali e le università....

    Fortini stava fuori dagli schemi: era marxista, ma antistalinista, era ebreo (lui e suo padre subirono la persecuzione delle leggi razziali), ma critico con lo Stato d’Israele. Noi facevamo discussioni accesissime, furono scontri epici. Ma fecondissimi.

    Una mattina iniziò la lezione leggendo (meravigliosamente) dei versi. In pochi riconoscemmo che era il “Mercoledì delle ceneri” di Eliot: “Perch’i’ non spero più di ritornare/ Perch’i’ non spero..”.

    Quel giorno era appunto il Mercoledì delle ceneri e lui si mise a chiedere se sapevamo cosa significava. La maggior parte non ne sapeva niente. Così Fortini fece lezione per spiegarci che non era possibile studiare letteratura, filosofia, storia dell’arte o storia in Italia senza sapere tutto del cattolicesimo. Tanto più, disse, se uno si professa marxista.

    Le stesse, identiche considerazioni poi mi furono fatte, qualche anno dopo, da Massimo Cacciari, quando lavoravo al “Sabato”, durante un’intervista. Cacciari, originariamente marxista, si occupa da sempre di teologia ed era inorridito dall’ignoranza in materia religiosa che riscontrava nei suoi studenti. È una questione centrale della formazione e la scuola non l’ha ancora compreso. Non è una questione confessionale, ma culturale e educativa.
    http://www.antoniosocci.com/quello-ch...a-musica-gli-ospedali-e-le-universita
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  3. Il nostro modo di scrivere – di tracciare a mano le parole – ha una data di nascita abbastanza precisa: una trentina d’anni prima dell’800 dopo Cristo. Siamo davanti a un’iniziativa di Carlomagno, attuata per mano dei suoi intellettuali, primo dei quali Alcuino di York. Costoro – non il gran re: leggere e scrivere non facevano per lui – s’inventarono un alfabeto latino confacente al programma carolingio di unificazione della cultura europea. Così: a b c d eccetera, quasi esattamente nelle forme che io sto vedendo realizzate dal mio computer e che tu, lettore, stai percorrendo con gli occhi. Quell’alfabeto fu l’alfabeto minuscolo di base di tutte le scritture, molte e diverse, che se ne svilupparono nel corso del tempo; ed è tuttora l’alfabeto minuscolo del carattere tipografico romano tondo.

    Che la carolina, la nuova scrittura del testo elaborata in ambito carolingio, fosse una reazione al modo di scrivere corsivo è dimostrato dal suo requisito principale: il “canone” alfabetico. La carolina è una scrittura per lettere: lettere sempre uguali a se stesse, ciascuna chiaramente distinta da tutte le altre. Jacques Fontaine ha parlato di una scrittura «cartesiana», David Ganz di una «grammatica della leggibilità». Si aggiungano altri elementi di innovazione. Lo scarso o nullo uso di compendi, che fa della carolina una scrittura “a tutte lettere”. L’attento uso dell’interpunzione. L’accuratezza delle distinzioni e partizioni del testo, con l’utilizzo di una gamma di scritture ampia e gerarchizzata, ripresa dalle scritture del passato.
    La scrittura per lettere separate era funzionale a una lettura analitica, discorsiva, lenta, lettera dopo lettera, parola dopo parola, eseguita dall’occhio che scorre placidamente riga dopo riga. Fosse effettuata a voce alta, a voce bassa o in silenzio, la lettura carolina, chiamiamola così, era basata sulla sequenza continua dei segni trasformati in suono, come se il lettore capisse ascoltandosi leggere (mentalmente o a voce alta). La carolina portava a perfezione, realizzandola visivamente sulla pagina, la progressione insegnata dalla precettistica classica, dalla littera (il grafema e fonema elementare) al sensus (il significato) alla sententia (l’idea, il concetto).
    http://www.accademiadellacrusca.it/it...omagno-poi-mano-scrive-l-occhio-legge
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  4. E se, dopo quasi duemila anni, il circo si stesse preparando a smontare il tendone, salutare e andarsene via per sempre? L'ipotesi, per quanto amara e forse ancora lontana nel tempo, è meno peregrina di quel che possa sembrare, perché semplicemente, al circo non va quasi più nessuno. Da un pezzo. Un po' per via del fatto che i bambini, oggi, preferiscono le meraviglie di tv e videogiochi a quelle del tendone, un po' per via del fatto che la crisi c'è, o c'è stata, e non risparmia nessuno, tanto meno uno spettacolo un po' vecchio e impolverato, che a fatica tiene il passo con i tempi, un po' perché i circensi stessi non hanno saputo giocare bene le loro carte nella dura battaglia che da tempo li vede guerreggiare contro gli animalisti, scontro al termine del quale la loro immagine pubblica ne è uscita fatta a pezzi.

    O forse, semplicemente, perché tutto prima o poi finisce e stavolta tocca a uno degli spettacoli più antichi del mondo. Secondo i numeri della Siae, nel 2013 il circo per la prima volta è sceso sotto il milione di biglietti staccati: 983 mila ingressi, per un giro di affari complessivo pari a 9,8 milioni di euro.

    Anche negli anni precedenti andava male, ma mai così
    http://inchieste.repubblica.it/it/rep...io_sui_circhi_italiani-114408442/?rss
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  5. insegnamento della storia. Il progetto, non definitivo, del Consiglio superiore prevede di distinguere tra moduli obbligatori e moduli facoltativi. La nascita dell’Islam rientra ad esempio tra i primi mentre, fanno notare i detrattori della riforma, lo studio degli Illuministi e della storia del cristianesimo medievale sarà facoltativo. Con il rischio che i professori scelgano arbitrariamente, su basi ideologiche, di non integrare nel programma degli elementi fondamentali della storia francese.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...igatorio-studio-nascita-islam/1699884
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  6. Sebbene l’impianto teocratico dell’Islam - cioè la congiunzione tra ciò che è politico e ciò che è spirituale - sia ben sedimentato nella Umma, vale a dire nella comunità islamica globale, imputare il sorgere di tali movimenti estremisti/terroristici alla sola reazione antioccidentale o a cause quali la povertà e lo sfruttamento è riduttivo e semplicistico.



    Fin dalle sue origini, l’Islam è stato attraversato ciclicamente da ondate di integralismo e di intolleranza, cui si sono alternate stagioni di grande apertura. Basti pensare ai kharigiti del primo secolo islamico che combattevano per un’ideologia purista e integralista.


    Di converso, lo Stato islamico medievale, in alcune sue fasi, fu flessibile e tollerante. Cosa dire del sufismo che un tempo ispirava i musulmani alla pacifica convivenza? Una duttilità che si manifestò, peraltro, anche nel Novecento (almeno fino agli anni Settanta) quando in Medio Oriente le donne erano libere, ad esempio, di circolare senza il velo. Ecco perché oggi è indispensabile il contributo di musulmani che sappiano vincere le spinte intransigenti che si alimentano di un pensiero mitologico acritico, imposto mediante il monopolio culturale.

    In questi anni, i paesi occidentali hanno fatto poco o niente per aiutare la società civile musulmana a uscire dall’immobilismo e sostenere politicamente e finanziariamente l’intellighenzia islamica moderata. Una sfida che, visti i tempi, deve vedere in prima fila chi fa informazione raccontando la verità dei fatti, andando al di là di ogni genere di manicheismo. Ad esempio, non si capisce come mai nell’areopago mainstream del “villaggio globale”, la stampa occidentale sia sempre così distratta rispetto ad altri scenari come quello nigeriano.

    A questo proposito, sovviene però un interrogativo: è prudente utilizzare la satira in un contesto geopolitico così incandescente? Tradizionalmente, l’obiettivo di questo genere letterario associato al vignettismo consiste nell’accertare quanto una società sia sufficientemente in grado di tirare la corda. La redazione di Charlie Hebdo, prescindendo dalle possibili controindicazioni determinate dal terrorismo, aveva assunto com’è noto questo indirizzo editoriale, ottenendo un risultato che - alla prova dei fatti - ha generato un fiume di sangue.

    Ecco che allora il cordoglio per le vittime non può prescindere dal giudizio sull’opportunità di brandire le matite per difendere il pluralismo culturale e religioso.
    http://temi.repubblica.it/limes/come-...ivilta-dopo-la-strage-di-parigi/67596
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  7. La nostra epoca è schizofrenica: bracca il minimo peccato contro le donne e, per fare questo, milita per la femminilizzazione dell’ortografia delle funzioni, la parità nelle assemblee, la teoria di genere, il colore dei giocattoli nelle bancarelle di Natale; la nostra epoca prevede che ci si arrabbi se si continua a rifiutare auteure o professeure (femminili di autore e professore ), ma fa dell’islam una religione di pace, di tolleranza e di amore, quando invece il Corano è un libro misogino quanto può esserlo la Bibbia o il Talmud. Se si vuole continuare a essere misogini con la benedizione dei sostenitori del politicamente corretto, l’islam alla Houellebecq è la soluzione!».

    In una sua prima intervista alla «Paris Review», Houellebecq decreta la fine dell’Illuminismo e il grande ritorno della religione (l’islam, ma non solo). In quanto pensatore ateo, qual è la sua reazione?
    «Credo che abbia ragione. I suoi romanzi colgono quel che fa l’attualità del nostro tempo: il nichilismo consustanziale alla nostra fine di civiltà, la prospettiva millenarista delle biotecnologie, l’arte contemporanea fabbricata dai mercati, le previsioni fantasticate della clonazione, il turismo sessuale di massa, i corpi ridotti a cose, la loro mercificazione, la tirannia democratica, la sessualità fine a se stessa, l’obbligo di un corpo performante, il consumismo sessuale, eccetera. Quindi, utilizzare i progressi incontestabilmente compiuti dall’islam in terra d’Europa per farne una fiction sull’avvenire della Francia è un buon modo per pensare a quel che è già
    http://www.corriere.it/cultura/15_gen...282-94b2-11e4-b882-edd16a1de18c.shtml
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  8. Il problema, infatti, è a monte e più precisamente nell’idea che il presepe possa offendere gli studenti stranieri (che nella sua scuola sono il 30%) poiché non appartiene alla loro cultura.

    Bene, vediamo perché non è così.
    Cosa significa integrazione?

    Fior fior di sociologi sono dell’idea che la società multiculturale non è una chimera, bensì è realizzabile attraverso un percorso di integrazione dei cittadini emigrati. Questa integrazione non può e non deve essere un processo violento (né fisicamente, né psicologicamente), né tantomeno una sintesi in cui le peculiarità delle culture che si incontrano vengono cancellate in favore della fusione.

    In parole povere: per stare insieme bisogna imparare a conoscersi, cioè conoscere gli aspetti che ci differenziano e quelli che ci uniscono.
    http://www.cattonerd.it/2014/12/20/no...esepe-perche-non-bisogna-averne-paura
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  9. Everyone has seen photos of Michelangelo's David, but unfortunately the sculpture is invariably shown from the side view, rather than from the front.

    The image on the the right is an actual frontal view of David, as he coolly yet menacingly awaits Goliath, his sling at the ready over his shoulder and his face full of disdain. With this lighting, he actually appears to be sneering at the giant. The message of the sculpture is clearly, "You Goliath, and by extension, Caesar Borgia and any other potential enemy of the Florentine Republic » are dead meat!"

    No living person has ever seen or photographed this primary view of the world's most famous sculpture. Since 1873, the original of David has been in the Galleria dell'Academia in Florence, but it was originally turned so as to face into a nearby column, and has been left in that position ever since. In order for anyone to obtain the frontal view of the actual statue, they would have to stand well behind the column, and then use X-ray vision to see through it.

    Now, however, thanks to Stanford University's Digital Michelangelo Project, it is possible to obtain virtual views of David from any direction, even through the impeding column! The image shown at right was created with the Project's ScanView software, and is shown here with the kind permission of the project director, Prof. Marc Levoy.

    The ideal orientation of the sculpture would be to turn it about 80 degrees clockwise from its present position, so that visitors can appreciate its full impact as they approach it down the long sculpture gallery. Voyeurs who are more interested in David's anatomical details than in his iconography would still be able to obtain fully gratifying views from the left (and right) side rooms, provided it were also pulled forward into the transept.
    http://www.econ.ohio-state.edu/jhm/arch/david/David.htm
    Tags: , , , by M. Fioretti (2014-06-09)
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  10. E’ l’unica nazione di tradizione cristiana capace di vietare (per Cento Anni!) le manifestazioni pubbliche delle lobby omosessuali “infischiandosene” bellamente delle accuse di autoritarismo lanciatele dai “democratici” d’ogni latitudine; uno dei pochi paesi al mondo dove, stando a tutti i sondaggi e le statistiche, la religione è in crescita esponenziale e la chiesa nazionale (quella Ortodossa) è di gran lunga l’istituzione più popolare; un paese devastato per decenni dalla denatalità e dalla pratica dell’aborto facile che, al giorno d’oggi, “premia” ogni nuova nascita con un bonus equivalente a 9.000 euro1; un paese che ha schiacciato senza pietà il terrorismo islamico locale (quello ceceno di tipo salafita, finanziato dall’Arabia Saudita) ma che intrattiene relazioni amichevoli con buona parte del mondo islamico ed è visto, con evidente simpatia, da tutte quelle forze che si oppongono, per i più svariati motivi, al cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale concepito dalle elite occidentali. Una nazione che, recentemente, sembra essere entrata nelle grazie e nelle speranze persino di molti Cattolici (soprattutto laici), i quali cominciano a vedere in essa quasi una sorta di rinnovato “bastione” o baluardo della Cristianità.
    http://www.papalepapale.com/develop/s...o-e-ultimo-bastione-del-cristianesimo
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