mfioretti: standard aperti*

Bookmarks on this page are managed by an admin user.

15 bookmark(s) - Sort by: Date ↓ / Title / Voting / - Bookmarks from other users for this tag

  1. Non c’è niente di resistente come i caratteri di stampa. A guardarli da vicino trasportano ancora scalpellini romani, stampatori rinascimentali, artisti novecenteschi e inventori di computer. Verba volant, scripta manent, dicevano quelli. Mentre la stampa cambiava, i libri sono restati immobili e i loro vecchi interni in Simoncini Garamond, nel frattempo, sono ridiventati nuovi.
    http://www.ilpost.it/2015/10/22/font-libri-garamond
    Voting 0
  2. Credo che un incarico così importante dovrebbe essere remunerato, risolvendo il conflitto di interessi con l’impegno a non tornare in azienda al termine dell’incarico. Oppure, più semplicemente, si sarebbe potuta scegliere una persona meno di parte. Invece, “senza oneri per l’Amministrazione” regaliamo due anni di scelte tecnologiche, che avranno effetti per almeno altri 20 anni, ad una delle più grandi realtà commerciali d’oltreoceano.

    Parlo di 20 anni non solo perché ogni scelta politica ha effetti sul lungo periodo, ma in particolare perché ogni scelta tecnica nel digitale è quasi inevitabilmente condita di “lock-in”. Il fornitore di un servizio o di un prodotto fa sempre tutto il possibile per legare il cliente a se stesso e rendergli impossibile o estremamente oneroso ogni cambiamento. Quando per esempio tutti i dati di anagrafe e catasto sono in uno specifico sistema informatico, a fronte un contratto di abbonamento annuale di cinque o sei cifre, possiamo capire che il fornitore non sarà interessato ad aiutarci a passare ad un suo concorrente.

    Ricordo in proposito che il nostro CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) era noto per essere uno dei migliori d’Europa, includendo clausole preferenziali per il software libero e requisiti di interoperabilità per ogni acquisizione informatica da parte della PA.

    Purtroppo lo era, ma non lo è più. In gennaio è circolata, sotto silenzio, una bozza di revisione del CAD in cui sono scomparsi gli articoli relativi all’interoperabilità. Si tratta(va) di una buona salvaguardia contro le pratiche di lock-in. Un sistema è interoperabile quando è possibile accedere ai dati o fruire dei servizi da altri sistemi, per esempio usando formati di dati “aperti” per la gestione documentale. La modifica del CAD va a colpire il punto più critico per i monopolisti, perché in pratica la preferenzialità per il software libero viene facilmente elusa.

    Non credo sia un caso che, sempre a gennaio, il Governo abbia “stretto un patto con Cisco per la digitalizzazione del Paese”: l’azienda investe 100 milioni di Euro nella scuola, nella ricerca e nelle “start-up”, senza più nessuna richiesta di interoperabilità. Questi investimenti “senza oneri per l’Amministrazione”, in particolare quelli nella scuola, normalmente consistono in regalie di apparecchiature e software, rubricati come spese in detrazione dal reddito anche se il costo per l’azienda è sempre inferiore, ma per il software è addirittura zero. L’investitore, in pratica, pastura nelle scuole, in esenzione fiscale (“senza oneri per l’Azienda”), per poi pescare una frotta di clienti fedeli e paganti nel prossimo futuro.
    https://blogs.fsfe.org/rubini/2016/02/18/il-nuovo-che-arretra
    Voting 0
  3. La novità LibreDifesa è fondamentale per il contesto pubblico italiano per vari motivi. Prima di tutto perché da seguito, dopo poco più di tre anni, al Decreto Legge 83 del 22 giugno 2012, che dispone per le pubbliche amministrazioni l'obbligo di preferire il software di tipo open source a quello proprietario. Ma soprattutto, ed è questo il punto più interessante, il software libero fa risparmiare somme importanti alle PA vista la gratuità delle licenze.
    http://motherboard.vice.com/it/read/ministero-della-difesa-open-source
    Voting 0
  4. Al fine di facilitare l’adozione degli standard, i partecipanti si mettono d’accordo su formare un solo centro al quale rivolgersi per licenziare tutti i brevetti, in un’unica soluzione, sotto condizioni Frand, assegnando il ruolo di amministrare questo sistema a un ente specializzato (dunque formano un pool di brevetti). Per gli standard Mpeg, per esempio, questo ruolo viene svolto nella maggior parte dei casi da Mpeg-La, ma anche da terzi (Via Licensing, Thomson Licensing). Così invece di negoziare con n titolari di brevetto, l’implementatore ha un solo interlocutore.

    Il nostro malcapitato imprenditore si è appunto rivolto a uno di questi, diciamo Mpeg-La. Tuttavia, non vi è nessuna garanzia che tutti i titolari di brevetti siano parte di questo pool. Vi potrebbero essere entità che hanno contribuito a formare lo standard e che non hanno ritenuto di aderire al pool. Le condizioni di partecipazione ai lavori di formazione dello standard non impongono affatto alle società di aderire (e probabilmente una regola siffatta avrebbe risvolti antitrust), né è obbligatorio che un pool si formi del tutto.
    http://www.mysolutionpost.it/blogs/it.../piana/2015/03/standard-brevetti.aspx
    Voting 0
  5. non ha senso replicare su Internet, e in generale nel mondo digitale, i confini e le divisioni tipiche del mondo “fisico”. Che senso ha replicare su Internet i tanti sportelli territoriali per il lavoro, tutti uguali tra loro? E non è forse un diritto di tutti i cittadini godere dello stesso insieme minimo di servizi, indipendentemente dal comune, provincia o regione dove risiede? E ha senso replicare soluzioni sostanzialmente identiche solo per mere ragioni di potere o di interesse locale? Al tempo stesso, non si possono cancellare o ignorare specificità e giusti livelli di autonomia. Pertanto, è necessario definire dei criteri e dei principi in base ai quali gestire il rapporto centro-periferia.

    In realtà, la storia dell’informatica ci ha già insegnato molto bene vantaggi e svantaggi dei diversi approcci e, conseguentemente, criteri guida da seguire nella distribuzioni di funzioni tra “centro e periferia”.

    Tutto ciò che è funzionalmente standardizzato e indifferenziato deve essere “tenuto al centro” (ripeto, in senso strategico prima ancora che tecnico). È più economico, è più sicuro, è più efficiente. È il caso, per esempio, dell’anagrafe dei cittadini.
    Tutto ciò che si differenzia in modo sostanziale da territorio a territorio può e deve essere sviluppato e gestito localmente. Per esempio, se dal punto di vista delle politiche e delle modalità di intervento i sistemi sanitari continuano ad essere definiti e gestiti a livello regionale con politiche e criteri gestionali differenziati, allora gioco forza anche i sistemi informativi dovranno essere specializzati a livello regionale.
    Devono comunque esistere servizi infrastrutturali che garantiscano interoperabilità e standardizzazione (vedi SPC e SPID, o il progetto E015, per esempio).

    È quindi chiaro che l’assetto dell’informatica pubblica non può e non deve essere guidato da una cieca e stupida replica delle divisioni amministrative territoriali classiche. Il criterio deve essere il bisogno/necessità di differenziare a livello locale le soluzioni da mettere in campo, in quanto non riconducibili ad un’unica soluzione “centrale” universalmente accettabile.

    Peraltro, qualunque sia la distribuzione di funzioni tra centro e periferia, è vitale che si garantisca piena interoperabilità tra i diversi sistemi informatici e una forte distinzione tra front-end e back-end. Ciò richiede che ogni sistema informativo offra API e servizi ai propri interlocutori pubblici e privati secondo standard tecnologici e applicativi condivisi (ecco quindi il ruolo di governo e indirizzo del Pubblico).
    Quindi, che fare?

    Ovviamente, come sempre, non è facile riassumere in poche righe strategie complesse di intervento su temi così delicati (per ulteriori considerazioni rimando chi fosse interessato ad un mio documento che analizza queste tematiche in modo un po’ più approfondito).

    Alla fin fine, servono poche “semplici” (!) cose:

    Chiarezza di idee: che vogliamo fare e, soprattutto, con quale visione politica e strategica?
    Forte indirizzo politico e modello di governance: chi decide? chi coordina? chi indirizza? chi progetta? chi standardizza? quali autonomie? quando? per cosa?
    Coerenza tra indirizzo politico, strategie, e scelte organizzative, tecniche e istituzionali: chi garantisce l’allineamento tra strategie, norme, leggi, e scelte tecnico-organizzative?
    Competenze e professionalità adeguate: chi mettiamo a fare queste cose? con quali competenze?

    Domande semplici, dopo tutto.
    http://www.techeconomy.it/2015/02/16/...-periferia-questione-troppo-irrisolta
    Voting 0
  6. torniamo indietro 20 anni (o andiamo oggi in qualche ufficio in un angolo d’Italia). se il modello di interoperabilità, di integrazione applicativa, è quello del punto 2 precedente, è giusto che lo stato possa dire quali dati devi tenere e non occorre che dica come interoperiamo

    tanto l’unico modo possibile di interoperare, di fare integrazione applicativa, è con i certificati stampati con i funzionari di I/O e le portanti umane su supporto cartaceo.

    avanti veloce al 21esimo secolo con internet dovunque.

    limitare ai dati il coordinamento come dicevo sopra non è più sufficiente.

    allora deve essere possibile estendere il coordinamento. non deve esserci un tappo costituzionale che lo precluda.

    coordinamento, si badi bene. non determinazione, imposizione o realizzazione o altro. coordinamento.

    adesso, quando la legge di riforma costituzionale auspicabilmente (a mio avviso) arriverà in fondo all’iter di approvazione, non ci sarà più il tappo di cui sopra.

    allora potremo dire “facciamo il DB degli orari dei trasporti pubblici” (o degli eventi turistici o whatever), coordinare come si fa l’interoperabilità e metterci a farlo.

    qualche amministrazione non lo farà. (d’altronde, ci sono anche furti e le leggi non bastano a far accadere le cose, ma solo a tendere ad un obiettivo socialmente desiderabile).

    ma quella amministrazione non potrà più fare ricorso alla corte, perchè lo perderebbe.

    e sa che potrebbe arrivare anche una norma, che non sarebbe più anticostituzionale.

    e si potrebbero prevedere responsabilità dirigenziali a chi non aderisce al coordinamento, cosa che oggi sarebbe anticostituzionale.
    http://stefanoquintarelli.tumblr.com/post/111000924305/di-norme-e-fatti
    Voting 0
  7. Se infatti lo scorso 12 marzo sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le nuove Regole tecniche per la conservazione dei documenti informatici e per il protocollo informatico, manca ancora all'appello un tassello fondamentale per permettere che la gestione e la conservazione dei documenti informatici avvengano in maniera davvero corretta e sicura, ovvero le Regole tecniche in materia di formazione e di gestione documentale e le Regole tecniche sulla sicurezza dei dati, dei sistemi e delle infrastrutture.

    Come possiamo procedere, infatti, alla conservazione digitale dei documenti informatici, obbligatoria per legge, se prima non abbiamo tutte le Regole tecniche che costituiscono l'abc per formare e gestire correttamente e in sicurezza questi documenti?
    Per garantire ai nuovi archivi digitali, e quindi al patrimonio inestimabile della nostra memoria, sicurezza, autenticità e affidabilità nel tempo, gli Stati Generali della Memoria Digitale sollecitano quindi con urgenza le istituzioni competenti a emanare le Regole Tecniche ancora mancanti, il cui iter è bloccato da ormai troppo tempo, nella convinzione che solo con un apparato normativo completo l'innovazione digitale potrà proseguire nel nostro Paese su solide basi.
    http://anorc.it/notizia/612_Petizione..._Generali_inviano_le_firme_alle_.html
    Voting 0
  8. Siamo pronti?

    La risposta questa volta è non lo so e, lo ammetto, persino io, a volte a ho avuto un po’ di paura ad effettuare i consueti depositi telematici.

    I motivi? Ve li volevo raccontare da molto tempo ma, la paura di spaventare i colleghi ha sempre preso il sopravvento. Tuttavia in occasione della relazione “il processo al processo telematico” presentata durante il convegno e-privacy tenutosi a Firenze il 4 e 5 aprile scorso ho avuto modo di spiegare le vulnerabilità e di parlare di qualche soluzione. Le slide e la registrazione della relazione li trovate al seguente link: http://e-privacy.winstonsmith.org/interventi.html mentre, se volete andare avanti con la lettura non posso che dirvi buon divertimento.

    Immaginate, dunque, di preparare il vostro atto con il vostro fidato programma di videoscrittura e di salvarlo in formato pdf testuale. Immaginate poi di preparare la busta telematica con il vostro redattore atti PCT e di allegare l’atto precedentemente convertito in pdf. Ovviamente controllerete sia prima che dopo aver firmato digitalmente l’atto la corretta visibilità dell’atto e l’atto sarà regolarmente leggibile. A questo punto invierete l’atto al Tribunale di destinazione e riceverete le 3 PEC di accettazione, consegna ed esito dei controlli automatici.

    Apparentemente nessun errore.
    http://www.quandoilprocessoetelematic...it/il-processo-al-processo-telematico
    Voting 0
  9. Sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid) sono finalmente disponibili le Linee guida per la presentazione dei piani di progetto regionali per la realizzazione del fascicolo sanitario elettronico (FSE).

    Le Linee guida per la realizzazione del fascicolo sanitario elettronico costituiscono il risultato del lavoro congiunto svolto dal Tavolo tecnico appositamente costituito, coordinato dall’Agenzia per l’Italia Digitale e dal Ministero della salute, nel quale sono stati coinvolti attivamente i rappresentanti delle Regioni, del Ministero dell’economia e delle finanze e il CNR, per analizzare gli aspetti tecnici, normativi e procedurali e disegnare gli scenari di riferimento nella progettazione dell’intervento.

    Le linee guida, che oltre a fornire istruzioni per la compilazione e la presentazione dei progetti individuano anche alcuni primi indicatori di monitoraggio sullo stato di avanzamento dei lavori, sono destinate alle Regioni e alle Province Autonome, che dovranno predisporre e presentare i propri progetti regionali per la realizzazione del FSE entro il 30 giugno 2014.

    Si dà inizio così al primo intervento per mettere a punto in tutte le Regioni soluzioni di fascicolo sanitario elettronico, nei tempi previsti dalla norma (il decreto “Crescita 2.0” n.179/2012) e rispettando pienamente l’accelerazione imposta dal decreto Fare (n.69/2013), che impone alla realizzazione della misura una tempistica stringente.

    Per questo, si è posta particolare attenzione alla coerenza e all’interoperabilità delle soluzioni scelte: tenendo conto del diverso livello di sviluppo delle iniziative sul fascicolo sanitario elettronico già avviate nelle varie Regioni, ciascuna potrà optare per la soluzione migliore per avviare o completare, se già in corso, gli interventi necessari a rendere disponibile a tutti i cittadini il fascicolo sanitario elettronico, nei tempi di attivazione previsti dalla norma (30 giugno 2015).
    http://www.pionero.it/2014/04/03/fasc...lettronico-ecco-le-linee-guida-online
    Voting 0
  10. La municipalità tedesca conferma di aver concluso con successo la migrazione da una piattaforma proprietaria a una FOSS per i suoi PC. Ci si guadagnerà in standardizzazione, oltre che in termini di risparmi economici
    http://punto-informatico.it/3960177/PI/News/monaco-open-source.aspx
    Voting 0

Top of the page

First / Previous / Next / Last / Page 1 of 2 Online Bookmarks of M. Fioretti: Tags: standard aperti

About - Propulsed by SemanticScuttle