mfioretti: spending review*

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  1. I manager pubblici – quelli che lavorano male, vengono pagati troppo, non vogliono perdere la poltrona, speravano in una clausola di salvaguardia per scongiurare il rischio di entrare nel ruolo unico, hanno fatto resistenza e quindi l’esame del testo è slittato. Ma come, il principe della rottamazione si fa intimidire da un paio dirigenti pubblici di prima fascia resistenti al cambiamento? Suona proprio male e stento a crederci. Forse Renzi non riesce a dire che questa Riforma della dirigenza pubblica è stata pensata male? Una rivoluzione pensata solamente per la dirigenza delle funzioni centrali dello Stato, e poi calata d’impeto anche sulla dirigenza delle funzioni locali e territoriali (regioni, comuni e ruoli gestionali delle funzioni tecnico/amministrative della sanità che ha tutt’altre necessità e che rappresenta la stragrande maggioranza della dirigenza? Al 2014 i dirigenti delle funzioni locali sono 18.608 contro i 7.355 dirigenti delle Funzioni centrali (ministeri, ricerca, agenzie, enti pubblici non economici). Senza dimenticare che la Riforma, pensata appunto male – ma speriamo nella buona fede – altro non fa che precarizzare la dirigenza di ruolo assoggettandola alla politica.

    E poi c’è il tema dei temi: il merito.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...-neanche-il-rottamatore-renzi/2969639
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  2. lo SPID che ci propongono/impongono è organizzato in modo centralizzato, e cioè in modo tale che il gestore di identità digitale, che è un soggetto terzo tra il fornitore di servizi digitali e l’utente, debba essere coinvolto in ogni singola autenticazione, con la lampante conseguenza che il gestore di identità digitale conosce, per ogni utente, quali applicazioni usa, quando le usa, consentendo quindi una profilazione ben più pesante di quanto fanno oggi i motori di ricerca e/o le applicazioni social. Vi siete mai chiesti perché Google e Facebook siano cosi generosi da farvi autenticare con le loro credenziali su applicazioni che nulla hanno a che fare con loro? Semplice, state così fornendo altre informazioni relativamente ai vostri utilizzi di servizi digitali e li state aiutando/agevolando a completare la vostra profilazione.

    SPID è tecnicamente similare a quanto stanno facendo Google e Facebook e con quanto chiunque, con un minimo di capacità professionale, potrebbe fare, ma con alcune barriere di ingresso che la norma italiana introduce e che non servono per limitare l’accumulo delle informazioni sui comportamenti degli utenti, ma solo per limitare il numero di gestori di identità digitale.
    http://andrea.elestici.com/2016/02/08...-unaltra-inutile-rendita-di-posizione
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  3. Sul fronte delle proposizioni, le idee non mancano. Ad esempio, creiamo un servizio simile a “ Tripadvisor” inerente i fornitori di beni e servizi, che aiuti il buyer ad indirizzare le proprie scelte sulla base della professionalità e dello spessore etico dimostrate dal fornitore stesso. Con lo stesso metro di giudizio, escludiamo i fornitori che non hanno portato a termine eventuali progetti, ovvero che non rispettano i tempi assegnati. Il ranking realizzato da INAIL ne costituisce un valente esempio.

    Poniamo a fattor comune, attraverso meccanismi semplici ed efficaci, quali i social network, o i real-time collaboration, le esperienze dei vari buyer della PA. Ad esempio, pensiamo ad un automatismo, sullo stile di WhatsApp, per creare gruppi di lavoro, connessi secondo necessità, per lo scambio di idee e valutazioni.

    Poniamoci come obiettivo quello di semplificare i sistemi e gli strumenti di e-procurement. Disporre di app certificate, da utilizzare quando necessario, sembrerebbe uno scenario avveniristico, ma non lo è. Ciò avviene di già, nella quotidianità della nostra vita, ma non sembriamo rendercene conto.

    Utilizziamo il ranking dei fornitori come base di partenza per indire gare istantanee, gestite da specifiche app, usufruendo di meccanismi simili a quelli di instant messaging per le comunicazioni formali.

    Tracciamo e diffondiamo, attraverso dirette video e on demand, l’evoluzione dei lavori delle commissioni aggiudicatrici degli appalti e delle forniture, in un clima di totale chiarezza, condivisione e trasparenza.

    Creiamo un sistema in cui la PA possa provvedere all’acquisizione di beni e/o servizi dal mercato dei fornitori, ma anche da un’altra PA.
    http://www.forumpa.it/pa-digitale/il-gioco-delle-tre-carte
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  4. Queste mosse genereranno i risparmi da tempo attesi? La spending review finalmente funzionerà, così da rilanciare lo sviluppo del paese? Ho molti dubbi al riguardo.
    Primo, perché a causa della maggiore centralizzazione la dimensione delle gare d’appalto crescerà ulteriormente (basta ricordare, come ha fatto Raffaele Cantone, che la dimensione media dei lotti in Italia è salita dal 2011 al 2014 del 33 per cento, da 600mila a 800mila euro), rendendo ancora più difficile la vita a micro, piccole e medie imprese che dalla domanda pubblica dovrebbero invece ottenere quelle commesse che rappresentano ossigeno e occasione di crescita dimensionale. Cosa che avviene per esempio negli Stati Uniti, dove l’aggregazione è scoraggiata (per farlo bisogna dimostrare risparmi particolarmente consistenti) e si riservano appalti alle piccole imprese. O come avviene in Corea del Sud, dove la centralizzazione non riguarda le gare, ma l’informazione: le stazioni appaltanti rimangono infatti autonome, le piccole imprese hanno i loro appalti riservati, ma il primo ministro ha la possibilità di controllare in tempo reale se vi sono sprechi, dato che tutte le gare si svolgono sulla stessa piattaforma on-line.
    Secondo, perché la legge scoraggia le migliori stazioni appaltanti dal darsi da fare per spuntare buone condizioni di prezzo. Leggere per credere: le amministrazioni pubbliche locali più virtuose che riescono a fare meglio di Consip (magari perché più vicine alle imprese e quindi con minori costi di trasporto o magari perché più competenti della pur brava Consip su una specifica merceologia) saranno obbligate a comprare ai più alti prezzi Consip.
    Il paradosso è ancora più clamoroso se si pensa che ci apprestiamo ad approvare una nuova direttiva europea sugli appalti tutta basata sulla fiducia e la maggiore discrezionalità delle stazioni appaltanti. Il disegno di legge di stabilità invece di assicurarsi che le peggiori imparino a comprare bene, si preoccupa che le migliori non comprino a prezzi più bassi.
    http://www.lavoce.info/archives/38184...i-centralizzati/#.VjyCBp2C0mw.twitter
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  5. se alla semplificazione si aggiunge anche la digitalizzazione dell’azione amministrativa allora la trasparenza è massima e ancor più tutto ciò incide positivamente sul processo corruttivo, circoscrivendolo a situazioni molto più sostenibili dal punto di vista sociale, giudiziario, morale, politico.

    Tutta la catena decisionale, amministrativa e documentale deve essere formata in modalità digitale e deve essere posta a disposizione del cittadino (in rete) per le finalità di cui all’art. 1 del dlgs 33/2013.

    In particolare, un “momento cruciale” dei contratti pubblici è costituito dai collaudi (parziali, in corso d’opera, finali). Il collaudo ha lo scopo di registrare e verificare lo stato dei lavori e del contratto e di effettuare i pagamenti relativi alle fasi contrattuali esaminate. Per una trasparenza totale i collaudi dovrebbero essere registrati nella loro effettuazione (registrazione audio-video con relativa sottoscrizione di firma digitale




    Il settore dei contratti pubblici costituisce l’area a più elevato tasso di rischio corruzione e quindi un settore da sempre caratterizzato da un livello molto basso di semplificazione, trasparenza, accessibilità, digitalizzazione. Per dare una risposta concreta al processo anticorruzione è necessario stabilire regole per rendere semplificate, trasparenti, digitalizzate le azioni relative ai contratti pubblici e agli stessi appalti.



    La sequenza logica, amministrativa e documentale dei contratti è caratterizzata da una serie di “decisioni pubbliche” che devono essere pubblicate subito e in modo completo e chiaro sui siti web degli enti.
    http://www.key4biz.it/appalti-pubblic...-pubblicarli-sui-siti-della-pa/126983
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  6. Dopo Roma, la nuova grana del governo è Milano. La legge Delrio che ha cancellato la Provincia ha scaricato sulla Città metropolitana i debiti dell'ente soppresso e insieme ai tagli ai trasferimenti sottrae quasi 500 milioni di euro in tre anni al motore economico dell'Italia. Pisapia non ci sta: aveva programmato un'uscita di scena in punta di piedi, deve invece battere i pugni sul tavolo. I candidati a sostituirlo ne approfittano per aprire la campagna elettorale. E Roma, per ora, tace
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...milano-gia-rischia-di-fallire/1814076
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  7. ci si chiede quante fra le attività demandate agli uffici pubblici - e ai c.e.d. in particolare - siano effettivamente produttive e quante altre, invece, siano frutto di operazioni di lifting o (peggio ancora) di manovre autoreferenziali che scarsa o nulla rilevanza hanno nella vita di tutti i giorni dei cittadini italiani.

    Molte delle azioni in argomento sono state varate sull’onda della lotta senza quartiere alla corruzione: “Amministrazione trasparente”, “Soldipubblici.gov.it”, le pubblicazioni dei dati legate alla legge 190/2012 “Legge Anticorruzione”, “AcquistinRetePA”, “PerlaPA”, “AVCPass”, “Simog” ed altri ancora si sono rivelati interventi parziali, in molti casi ripetitivi, spesso affetti da errori macroscopici.

    Ad esempio, esaminando i dati presenti nella piattaforma “Soldipubblici.gov.it” ci si accorgerà immediatamente della loro assoluta incongruità, frutto del non corretto allineamento dei codici SIOPE dei bilanci dei singoli Enti, o se si volesse fare il punto sull’operazione “Amministrazione trasparente” (pubblicizzata come la panacea contro la corruzione e il mal governo) ci si renderebbe conto che di fatto la stessa si è rivelata una bolgia infernale di pagine web e di dati frutto della individualità creatività, organizzativa e interpretativa di ciascun ente.

    Il risultato immediatamente verificabile è che non ci sono due siti web di enti pubblici italiani nei quali i dati sono organizzati in modo simile, per cui un confronto agevole diventa quasi impossibile.

    Non è perciò un caso che le pagine dell’ “Amministrazione trasparente” siano oggetto, in media, del 2% delle visite complessive del sito web istituzionale di una P.A. di medie dimensione.

    Tragicomico è poi rilevare come le norme vigenti impongano che lo stesso dato sia inserito: in “Amministrazione trasparente”; nei dati pubblicati relativi alla L. 190/2012; nella piattaforma “Acquistinrete”; nell’AVCPass e così via.

    E’ legittimo chiedersi quindi se tali disfunzioni (o meglio tali sperperi) siano frutto dell’assenza di una regìa politica sugli interventi varati per la trasparenza amministrativa.

    Urge pertanto una razionalizzazione, per almeno due ordini di motivi: in primo luogo la P.A. italiana non può permettersi di sprecare centinaia di migliaia di ore uomo in attività ripetitive, scoordinate e pertanto inutili; in secondo luogo, se si vuole fare vera trasparenza è indispensabile realizzare strumenti per l’auditing semplici che consentano una confronto omogeneo dei dati osservati.
    http://www.opensipa.it/notizie/quando...%80%9D-trasparente-diventa-invisibile
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  8. il ministero dell'Interno sta tentando di ottenere dei risparmi con un altro sistema, quello della riorganizzazione, della razionalizzazione, del migliore utilizzo delle risorse, eliminando sprechi e rafforzando settori diventati strategici, come il contrasto alla corruzione con l'istituzione di sezioni specifiche all'interno delle Squadre Mobili. Ma questo sforzo di riorganizzazione, al di là delle buone intenzioni, s'è arenato nelle paludi dei tavoli sindacali. I meccanismi di trattativa col personale sono talmente farraginosi da rendere complicata perfino la gestione degli straordinari. Non è a rischio solo la gestione della sicurezza e dell'ordine pubblico nelle città, ma anche i rapporti diplomatici e commerciali internazionali. Air China ha protestato, ad esempio, minacciando di sospendere i voli da Fiumicino, perché la polizia di frontiera non assicurava il servizio notturno ai varchi. Proprio a causa di una trattativa sindacale sugli straordinari.

    Ma il caso più eclatante sul tavolo del Viminale è quello della chiusura di una cinquantina di uffici diventati del tutto inutili. E inutilmente costosi. Proprio come, ad esempio, gli uffici Polfer di Livorno, Palermo e Roma, da decenni abbandonati.
    http://inchieste.repubblica.it/it/rep...riordino_della_polizia-116363394/?rss
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  9. Quattro aerei in più. C’è una sorpresa nel «Documento programmatico» che il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha depositato nei giorni scorsi in Parlamento. In quelle 200 pagine - che fissano le previsioni di spesa per gli armamenti nei prossimi anni - si parla anche degli F-35, i caccia militari che tanto hanno fatto discutere.

    In questi giorni i partiti dell’opposizione hanno sottolineato come non ci sia quel «dimezzamento» dei fondi per l’acquisto degli F-35 previsto dalle mozioni approvate a settembre dalla Camera. Per quest’anno ci sono 582 milioni di euro, contro i 350 che ci sarebbero dovuti essere in caso di dimezzamento dei fondi. Giusto, ma la sorpresa è un’altra. Non solo il programma di spesa non rallenta ma, almeno da qui al 2020, sembra accelerare.
    «Oggi - si legge nel documento presentato dal ministro - il governo intende procedere entro tale data (il 2020, ndr ) all’acquisizione di un numero di velivoli sino a 38 unità». L’ultima tempistica era stata comunicata alla fine del 2012, nel pieno della stagione dell’ austerity , quando il governo Monti aveva appena ridotto da 131 a 90 il numero complessivo degli aerei da comprare.
    http://www.corriere.it/cronache/15_ma...416-0523-11e5-ae02-fdb51684f1d6.shtml
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  10. Oggi è di moda dare addosso ai dipendenti pubblici, noti fannulloni che rubano lo stipendio, ma nessuno sa in quali condizioni ci troviamo a lavorare. Gli stipendi sono bloccati al 2009, e non sono certo da favola: il livello più basso, l’usciere-commesso, porta a casa circa 1.000 euro al mese. Gli straordinari non vengono pagati, i cancellieri aspettano ancora le indennità di udienza dal 2013, il fondo incentivante è fermo, l’informatizzazione è una favola…» Non solo: «Dal 2010 c’è il blocco del turn over, col risultato che, solo al tribunale di Ravenna, da un centinaio di dipendenti ci siamo ridotti a una sessantina. La forza lavoro si è quasi dimezzata, mentre il carico di lavoro per chi è rimasto in servizio è esattamente raddoppiato. In cambio, però, nessun riconoscimento e nessuna progressione di carriera».

    GIUSTIZIA A CORTE Tutti elementi che hanno spinto il giudice del lavoro del tribunale di Ravenna, Roberto Riverso, a dichiarare «rilevante e non manifestamente infondata» la tesi di incostituzionalità del blocco stipendiale sollevata dai lavoratori e dal sindacato, investendo la Consulta della questione con l’ordinanza numero 125 del 28 febbraio 2014. Dopo 16 mesi, finalmente, alla Corte si terrà l’udienza: relatrice sarà Silvana Sciarra, docente di diritto del lavoro al Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Firenze, eletta alla Corte grazie ai voti dei Cinque Stelle. Per intenderci: la stessa giurista che è stata relatrice della sentenza-bomba con cui la Consulta ha dichiarato incostituzionale il blocco della perequazione sulle pensioni superiori a tre volte il minimo Inps.

    ALLARME GENERALE Quella sentenza ha scatenato il panico nel governo (avrebbe dovuto cacciare 19 miliardi per i rimborsi, ma Renzi si è poi inventato un «bonus» parziale su cui pioveranno inevitabilmente altri ricorsi), ma ancora peggiore è stato l’allarme scattato alla Ragioneria generale dello Stato in vista di una nuova, possibile sconfitta sul fronte del blocco stipendi. Dalla ragioneria all’Avvocatura, perciò, sono arrivati conti allarmatissimi sul possibile costo di una eventuale sentenza di incostituzionalità, e questi conti sono finiti dritti nella memoria depositata ieri dall’avvocato Vincenzo Rago: «L’onere conseguente alla contrattazione di livello nazionale, per il periodo 2010-2015, relativo a tutto il personale pubblico, non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi di euro, con un effetto strutturale di circa 13 miliardi di euro, a decorrere dal 2016».

    per la Confsal-Unsa, le stime sono ben diverse. I dipendenti dell’intera pubblica amministrazione (comprese forze armate e corpi di polizia) sono 3,23 milioni e nell’anno 2013 sono costati 158,2 miliardi di euro. Secondo il sindacato, qualora la Corte costituzionale dichiarasse illegittimo il blocco degli stipendi e ordinasse la restituzione del “maltolto” a tutti quanti, il costo per gli anni 2010-2014 sarebbe pari a 10,6 miliardi di euro tenendo come riferimento il 6,7 per cento dell’Ipca, il tasso di inflazione al consumo per il periodo considerato, e a 13,6 miliardi considerando l’inflazione reale (8,6%). In entrambi i casi, però, «si tratterebbe di un costo comprensivo degli oneri previdenziali e assistenziali e delle imposte a carico del datore di lavoro». Traduzione: «per la contabilità pubblica, comporta un indebitamento netto pari alla metà delle precedenti quantificazioni». E per il futuro? «Con i dati inflazionistici programmati nel Def (Documento economia e finanza 2014), con un’Ipca pari al 4,4 per cento per il triennio 2015-2017, avremmo un costo progressivo che, a regime nel 2017, sarebbe di circa 6,9 miliardi di euro, comprensivo degli oneri previdenziali e delle imposte a carico del datore di lavoro» fa sapere via comunicato il segretario generale del Confsal-Unsa Massimo Battaglia.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...ora-che-fa-tremare-il-governo/1752219
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