mfioretti: religione*

Bookmarks on this page are managed by an admin user.

43 bookmark(s) - Sort by: Date ↓ / Title / Voting / - Bookmarks from other users for this tag

  1. Il crollo della frequentazione dei luoghi di culto ha colpito ogni fascia d'età. Quella in cui si "perde" la fede per eccellenza resta tra i 20 e i 24 anni. La curva, poi, tende a risalire lentamente. Ma il confronto con il 2006 ci dice che la fascia d'età più disillusa è quella tra i 55 e i 59 anni che nell'ultimo decennio ha perso il 30 per cento dei frequentatori di luoghi di culto. Fascia che potrebbe essere estesa ai 60-64enni, dove il calo è stato del 25 per cento. Dice ancora Gerelli: "Questo fenomeno può essere dettato o da fatto che in quella fascia d'età molti si costruiscono una seconda vita alternativa e i i nuovi impegni allontanano dalla pratica religiosa. O può essere un portato della crisi: persone uscite dal ciclo produttivo impegnate a rientrarci".
    http://www.repubblica.it/cronaca/2017.../news/fuga_dalla_messa-163545368/?rss
    Tags: , , by M. Fioretti (2017-04-21)
    Voting 0
  2. Più pacata la posizione di Angela Nava, presidente nazionale del Coordinamento genitori democratici: “I muri della scuola all’inizio sono totalmente bianchi, si riempiono pian piano di simboli. L’arricchimento di questi spazi è crescita. Oggi si ragiona per sottrazioni: “Tu scendi dalle stelle” per qualcuno è la negazione della fine del Ramadan. Non c’è mai la possibilità di pensare ad una somma. La scuola non può andare avanti a colpi di esclusioni. Spiace registrare l’ignavia dei dirigenti che non aprono un dialogo con i genitori. Credo sia possibile fare dei percorsi interculturali dove ci può stare l’uno e l’altro. Lancio un appello: basta con l’aggressione da social network, non perdiamo i nostri bambini in nome di questa battaglia”.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...che-su-tu-scendi-dalle-stelle/3245733
    Voting 0
  3. Il 40% non sa che i Vangeli sono quattro


    Il Vangelo non fa più parte del bagaglio culturale dell’italiano medio, rivela l’istituto. Appena il 20% ripete a memoria un passo. Vale anche per chi va frequentemente a Messa: soltanto un terzo è in grado di farlo. Il versetto più evocato è “Beati i poveri in spirito”, seguito dal comandamento dell’amore “Ama il prossimo tuo come te stesso”, dalla frase del Signore “Lasciate che i bambini vengano a me” e dal monito di fronte a coloro che volevano lapidare l’adultera “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. Almeno non si cade in un tranello teso dal Censis: il 78% dice giustamente che l’Ave Maria (che pure fa in parte riferimento alle parole dell'angelo nell'Annunciazione) non è presente nelle Scritture. Però, se si deve indicare il numero dei Vangeli, tutto ciò diventa un rebus: il 38% dichiara di non saperlo e l’8% tira a indovinare. Più che Parola, il Vangelo evoca immagini: il 35% ricorda quanto accadde nel Cenacolo e il 20% il presepe.
    https://www.avvenire.it/chiesa/Pagine/il-vangelo-sconosciuto
    Tags: , , , by M. Fioretti (2016-10-29)
    Voting 0
  4. La crisi degli intellettuali occidentali ha le sue radici nell’incapacità di articolare un discorso sensato sul rapporto fra l’economico/materiale e l’ideale/spirituale. Non che l’economico/materiale non conti: il problema è piuttosto che tale dimensione non spiega perché l’intellettuale non si sia schierato in passato come al presente a favore di leggi favorevoli alle famiglie che desiderano avere più bambini. Sì: sono sempre più convinto della necessità di tornare ad articolare un discorso sensato sull’economico e lo spirituale (ma si potrebbe anche definire il “culturale”).

    Nel caso dell’intellettuale è l’ideale/spirituale (o culturale) che difetta, ma egli non se ne accorge.

    L’incapacità di articolare un discorso serio sulle diverse dimensioni delle scelte umane lo porta a non accorgersi che in Italia le regioni che hanno meno figli sono quelle a maggiore sviluppo economico come, ad esempio, la Liguria o l’Emilia Romagna. Oppure lo porta a dimenticare che più alta è la classe sociale e più il matrimonio giunge ad un’età avanzata (con una conseguente minore natalità). O ancora a dimenticare che un figlio nato con maternità-surrogata/utero-in-affitto costa alla nascita 135mila dollari, secondo gli articoli di Monica Ricci Sargentini (cfr. Il mio viaggio nella clinica dove si affittano gli uteri, di Monica Ricci Sargentini), cui si debbono poi aggiungere le spese abituali per mantenere il bambino.

    La stessa incapacità si ritrova quando si tratta di articolare un discorso sensato sul rapporto fra religione e politica dinanzi alla questione islamica. L’intellettuale – che pur essendo post-moderno non ha chiarito il suo rapporto con il materialismo di inizio novecento - sposta tutta la sua attenzione sui fattori economici, come ha ricordato il filosofo musulmano Abdennour Bidar: «Gli intellettuali occidentali quando dico loro dell’importanza del fattore religioso nella crisi dell’Islam odierno » lo vedono con difficoltà: la maggior parte ha talmente dimenticato che cos’è la potenza della religione, nel bene e nel male sulla vita e sulla morte, che mi dicono "no, il problema del mondo musulmano non è l’islam, non è la religione ma la politica, la storia, l’economia, etc.". Vivono in società cosi secolarizzate che non si ricordano per niente che la religione può essere il cuore del reattore di una civilizzazione umana!» (in Lettera aperta al mondo musulmano, di Abdennour Bidar).

    Lo stesso avviene dinanzi alla natalità. L’intellettuale non si accorge di aver contribuito a decostruire una cultura della natalità, non è consapevole che esiste uno stigma sociale a riguardo di una cultura della vita. La sua analisi è debitrice di un’ideologia superata che lo porta a dimenticare il fattore ideale/spirituale, proprio lui che, per mestiere, non fa il metalmeccanico, il falegname o l’imprenditore, ma si occupa di pensiero e di ideale/spirituale.

    Io non sono più interessato oggi a criticare l’intellettuale perché ha un’ideologia non convincente. Io sono piuttosto interessato a porre la domanda su quale sia oggi il giusto rapporto fra l’economico/materiale e l’ideale/spirituale nel comprendere la realtà.

    Se il problema è che ci sono pochi bambini perché mancano leggi economiche a favore della maternità e della paternità, ecco che – ne sono certo – i quotidiani dei prossimi giorni saranno pieni di articoli dei principali editorialisti e commentatori che le chiederanno. Che chiederanno, ad esempio, sgravi fiscali proporzionali al numero dei figli per famiglia. Ne sono certo? Certo?

    A me interessa il pensiero di chi scrive perché sono poi gli intellettuali a comandare il gioco, loro insieme ai capi dell’economia. A cascata poi vedi centinaia di post e di blog che ripetono che il problema è sempre quello, cioè quello economico.

    No, fratelli cari, chi ritiene che l’elemento sovrano che determina le scelte dell’uomo sia quello economico è un vetero-materialista, che non appartiene al post-moderno e alle sue sfumature. Per favore, facciamo un po’ di chiarezza sulle matrici culturali che utilizziamo nell’argomentare (e ci aiutino gli intellettuali).

    Perché poi il popolo semplice che non conosce le mene ideologiche, oggi traballanti, degli intellettuali si guarda intorno e si accorge che c’è l’adulto rampante ricchissimo che non avrà mai un figlio e c’è la famiglia neocatecumenale o parrocchiale che ne ha da dieci a quattro con un solo lavoro in casa e c’è la famiglia dell’immigrato che ne ha tre e vive senza alcun posto fisso.
    http://www.gliscritti.it/blog/entry/3850
    Voting 0
  5. tanto più la realtà è impermanente, contraddittoria e liquida, tanto più qui in basso abbiamo bisogno di un minimo di certezze, di coerenze, di dignità a dispetto delle conseguenze immediate.
    http://gilioli.blogautore.espresso.re...016/08/22/una-cosa-e-il-suo-contrario
    Tags: , by M. Fioretti (2016-08-23)
    Voting 0
  6. perchè gli ebrei sono così potenti? Risposta : L’educazione. Perchè i musulmani sono così impotenti ? Si stima che vivano sul globo 1.476.233,470 di musulmani : un miliardo in Asia, 400 milioni in Africa, 44 milioni in Europa e sei milioni in America. Un quinto del genere umano è musulmano. Per ogni hindou ci sono due musulmani, per ogni buddista ci sono due musulmani, e per ogni ebreo ci sono cento musulmani. Mai ci si è mai chiesto perchè i musulmani sono cosi’ impotenti? Ecco perchè: ci sono 57 paesi membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI), e in tutti gli stati membri esistono 500 università: una università per tre milioni di musulmani. Gli Stati Uniti hanno 5.758 università (1 per 57.000 americani). Nel 2004, la Shanghai Jiao Tong University ha comparato le performances delle università nel mondo e curiosamente, neanche una università di un paese islamico si trova nella top 500. Secondo i dati raccolti dal PNUD, l’alfabetizzazione nel mondo cristiano è pari al 90% e i 15 Stati a maggioranza cristiana raggiungono il 100%. Uno stato a maggioranza musulmana ha una media di alfabetizzazione intorno al 40% e non esiste un solo stato musulmano con un tasso di alfabetizzazione pari al 100%. Qualcosa come il 98% degli alfabetizzati nel mondo cristiano finisce le scuole primarie, mentre meno del 50% degli alfabetizzati nel mondo musulmano fanno la stessa cosa. Perchè i musulmani sono impotenti? Perchè noi non sappiamo produrre e applicare un sapere musulmano. I paesi a maggioranza musulmana hanno 230 scienziati per un milione di musulmani. Negli Stati Uniti sono 4.000 scienziati per milione e in Giappone 5.000 per un milione d’abitanti. Nel mondo arabo, il numero totale dei ricercatori a tempo pieno è di 35.000 e ci sono solo 50 tecnici per un milione di arabi. Inoltre, il mondo arabo dispensa lo 0,2 per cento del suo PIL alla ricerca e allo sviluppo mentre in tutto il mondo cristiano si consacra all’incirca il 5% del PIL. Conclusione: il mondo musulmano non ha la capacità di produrre conoscenza. I quotidiani per 1.000 abitanti e il numero dei titoli di libri per milioni sono due indicatori per sapere se la conoscenza è diffusa in una società. In Pakistan, esistono 23 quotidiani per 1.000 pakistani mentre la stessa ratio è di 360 a Singapore. Nel Regno Unito, il numero di libri pubblicati per milioni di abitanti si eleva a 2.000 mentre si attesta a 20 in Egitto!. Conclusione: il mondo musulmano non si preoccupa di diffondere il sapere.
    https://myamazighen.wordpress.com/201...-potenti-e-i-musulmani-cosi-impotenti
    Tags: , , by M. Fioretti (2016-08-06)
    Voting 0
  7. Non finirà la voglia di progettare il futuro in coppia, ma – secondo quanto ipotizza il Censis – le relazioni tradizionali saranno sostituite dai nuovi modelli di convivenza. Difficile scorgere in queste previsioni statistiche – che in ogni caso previsioni rimangono – motivi per cui gioire. Anche le indagini sociologiche più laiche concordano sul fatto che relazioni meno stabili si traducono quasi sempre in un futuro più precario, responsabilità più effimere, impegno educativo più labile. Relazioni light insomma che finiranno per essere scompigliate dal primo soffio degli imprevisti e delle incomprensioni. E quando si disgrega la famiglia è l’intera società a subirne le conseguenze.
    Ma che questo esito dei rapporti familiari sia davvero ineluttabile è tutto da dimostrare.


    A mettere in dubbio i calcoli degli esperti non è soltanto il comune buon senso, che da sempre sa distinguere tra la verità dei numeri e quella della vita, ben più sfumata e meno inquadrabile in schemi così rigidi, ma anche analisi di altro tenore che parlano di un desiderio di famiglia e di natalità sempre vivo, del tutto opposto rispetto alle proiezioni nichiliste targate Censis. Basta scorrere per esempio i dati dell’ultimo rapporto Toniolo sui giovani in Italia per cogliere non pochi spunti di speranza e comunque per respirare un atteggiamento su matrimonio, famiglia e natalità che sembra contrastare con gli esiti nefasti del dossier diffuso qualche giorno fa.

    ...

    A contrastare la facile obiezione secondo cui i figli possono nascere anche al di fuori del matrimonio e che i giovani ipotizzano in modo crescente il proprio futuro relazionale secondo schemi diversi rispetto a quelli della tradizione, concorre – sempre nell’ambito del rapporto Toniolo – il capitolo curato da Sara Alfieri ed Elena Marta che mette in luce il ruolo della famiglia d’origine nelle transizione all’età adulta in un confronto tra cinque Paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania).


    «I modelli a cui i giovani europei in maggioranza fanno riferimento – spiega Elena Marta, che è docente di sociologia di comunità all’Università Cattolica di Milano – sono quelli delle famiglie d’origine, che rimangono importanti punti di riferimento per le scelte fondamentali della vita, come il lavoro e il matrimonio».


    Lo stereotipo del "no family" prevalente tra i giovani, a lungo propagandato da certa cultura, non si ritrova insomma nelle statistiche dell’Istituto Toniolo. «Anzi – fa notare ancora la docente – ci ha sorpreso il dato secondo cui l’atteggiamento dei giovani inglesi e tedeschi nei confronti della famiglia d’origine, sia molto più vicino ai nostri giovani di quanto si potrebbe immaginare».
    http://www.avvenire.it/famiglia/Pagin...nsopprimibile-voglia-di-sposarsi.aspx
    Voting 0
  8. Un po' come dire: sposarsi non serve più a niente, i figli nati dentro e fuori dal matrimonio sono tutti legittimi allo stesso modo, i patti di convivenza appena approvati sono un ulteriore passo in avanti, e l'equiparazione tra coppie sposate e coppie di fatto è qualcosa di acquisito. Quello che colpisce però nello studio del Censis è la morte annunciata del matrimonio religioso, in un Paese in fondo tradizionalista come il nostro, anche se forse i dati già noti sulla "disaffezione" per la religione cattolica, e sulle chiese vuote, soprattutto di giovani, lasciavano intravedere la rivoluzione secolare. Nel 2014 in Italia si sono celebrate 108mila nozze in chiesa, 61.593 in meno del 2004, ma soprattutto 127.936 in meno rispetto al 1994. In vent'anni, cioè, c'è stato un crollo del 54% dei riti religiosi.

    Spiega Massimiliano Valerii, direttore del Censis: "Noi abbiamo proiettato in avanti le tendenze degli ultimi vent'anni, e lo scenario futuro è quello di un'Italia a matrimonio religioso zero. Un dissolvimento totale di questa istituzione, perché ormai la crisi è globale, e riguarda sia i riti civili, che hanno smesso di crescere, sia in particolare quelli in chiesa, che sono in caduta libera". "In pratica - dice Valerii - abbiamo visto che tra il 1994 e il 2014 si si sono "perduti" 128mila matrimoni religiosi, cioè 6.400 all'anno. E lo scorso anno i riti in chiesa sono stati 108mila. Ecco: se, partendo da questo dato, togliamo ogni anno 6.400 cerimonie, il risultato è che in 17 anni, cioè nel 2031, i matrimoni benedetti dal prete saranno azzerati".
    http://www.repubblica.it/cronaca/2016/07/07/news/matrimonio-143583963
    Voting 0
  9. Il fatto resta: questi grandi laici ronzano intorno a Dio come le api al miele. E sembrano abbiano come principale scopo somigliare a teologi, a vescovi, a grandi nuovi preti. Comprensibile, e anche un po’ buffo.

    Siamo meno clericali noi cattolici. Evidentemente – e su questo Eco era d’accordo – essere laici non significa non essere religiosi. Ma significa distanziarsi, come lui fece, dalla fede cristiana. In questo sta una ennesima quasi simpatica furbizia del pensiero cosiddetto laico: si distanzia o addirittura vorrebbe eliminare il cristianesimo e i suoi segni dalla nostra storia, ma per sostituirlo con un’altra idea religiosa, di rapporto con un Dio che assume di volta in volta altri connotati rispetto a quello del volto del Nazareno. Può essere la vecchia acciaccata Dea Ragione, o una idea di Umanità, o di Giustizia o di Libertà, o una delle tante parole che amano scrivere con la maiuscola. A volte persino l’Arte. Ovadia e gli altri officianti riti del genere dovrebbe saperlo: non esistono gli atei, ma i credenti e gli idolatri.

    E certo, si può credere in tanti modi e a diversi dei, compreso in quel dio triste che è la Fama. In tal modo, proprio coloro che impropriamente amano definirsi laici dimostrano che – per l’uomo moderno – non c’è cosa più interessante di Dio, come sapeva già Dostoevskij.

    Non occore essere studiosi del Medioevo per sapere che infatti la parola 'laico' diversamente da quanto usato in questi giorni, non significa senza fede. Ma semplicemente non chierico. E invece appunto – paradosso – questi laici sembrano proprio dei chierici. Peraltro un po’ fissati con Dio. Finiscono per dimostrare che aveva ragione Charles Péguy, visto che a Eco piacevano le citazioni. Il poeta francese infatti metteva i guardia in cristiani da due tipi opposti di 'clericalesimo': quelli dei clericali e quello degli anti-clericali.

    Per entrambe la fazioni, infatti, il mondo viene ridotto solo a pretesto, e gli avvenimenti – compreso il grande Avvenimento storico della figura di Cristo – sono solo uno spunto per poi seguire solo la propria mente e il proprio potere.
    http://mobile.avvenire.it/Commenti/Pa...O-PENSIERO-E-UN-AUGURIO-PER-ECO-.aspx
    Voting 0
  10. Rispetto a dieci anni fa, nelle scuole italiane si contano circa duemila docenti di religione in più. Colpa anche delle nuove regole che, diversamente dal passato, non consentono più alle maestre “generaliste” delle elementari di accedere all’insegnamento della religione cattolica. E man mano che le vecchie prof vanno in pensione, si aprono le porte a nuovi insegnanti specialisti scelti dalle curie. E il numero è destinato ad aumentare: in base a un’intesa sottoscritta nel 2012 dall’allora ministro Francesco Profumo e dal cardinal Angelo Bagnasco, dal 2017 le circa 7mila prof “generaliste” che insegnano la religione cattolica dovranno fare spazio agli specialisti con un master universitario di secondo livello in scienze religiose.

    Il costo dell’insegnamento della religione cattolica, che già oggi supera i 600 milioni di euro all’anno, continuerà ad aumentare. Nonostante gli alunni presenti in aula, anche per via dell’aumento degli studenti stranieri (+24mila le previsioni per l’anno scolastico 2015-2016) continueranno a diminuire. Le defezioni maggiori si registrano nelle scuole superiori, con il 19,3% degli studenti che ha scelto di non praticare l’ora di religione. I più “fedeli”, invece, alle scuole elementari. Tra le regioni, quella con maggiori defezioni è l’Emilia Romagna, con oltre il 20 per cento. Con punte del 36% per le scuole superiori toscane. E anche le scuole paritarie non scherzano: nelle scuole superiori non statali abruzzesi ben il 70% degli alunni ha rinunciato all’ora di religione.
    http://www.linkiesta.it/it/article/20...gione-ma-i-professori-aumentano/27799
    Voting 0

Top of the page

First / Previous / Next / Last / Page 1 of 5 Online Bookmarks of M. Fioretti: Tags: religione

About - Propulsed by SemanticScuttle