mfioretti: pesaro*

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  1. Italian proponents of the use of free and open source software by public administrations are protesting a decision by the town of Pesaro to switch from using OpenOffice to a proprietary cloud-based office solution. They say the city has garbled the cost calculations and omitted a required software assessment study.

    The move to the proprietary cloud-based office solution was announced in a press release by the vendor, published on 23 June. The vendor argues that the use of OpenOffice had resulted in higher than anticipated support costs and loss of productivity, and says that its office solution is cheaper.

    In December, the city published a tender, directly requesting licences of a proprietary, cloud-based office solution. According to city council documents, the request failed to get any response, after which Pesaro directly awarded a contract. The documents explain that this is allowed for amounts lower than EUR 40,000.

    At the same time, the city council was informed about problems related to the 2010 transition to OpenOffice, an alternative, open source suite of office productivity tools.

    Incomplete

    The city explains that this transition was never completed. Several users continued to use outdated versions of the proprietary office suite, resulting in a time-wasting mix of document formats. The city says OpenOffice was slow to open documents, particular documents on the Internet. Pesaro also reports document interoperability problems, including text formatting and difficulties with spreadsheets and links to a database system included in the proprietary office suite.

    These interoperability problems had caused “considerable inconvenience and loss of time”, Pesaro writes.

    Advocates of the use of free and open source software by public administrations decry the city’s decision. Pesaro has lost control over its infrastructure, and is further locking itself in to proprietary software, writes Paolo Vecchi, CEO of Omnis, a UK-based provider of IT services, in a report on Tech Economy, an Italian IT news site. A well-organised migration to LibreOffice, closely related to OpenOffice, will over time save Pesaro lots of money, he writes.

    “Pesaro invented the EUR 300,000 cost of OpenOffice” says Vecchi. “They have the courage to say OpenOffice does not suit them, while ignoring the recommendations and the plans provided by the company that supported the software.”
    https://joinup.ec.europa.eu/community...ckle-town-pesaro#.VbnBMAj9qjE.twitter
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  2. Ci sono numerose cose che non stanno in piedi:

    è assurdo sostenere che l’uso di un algoritmo non sia una scelta politica, tanto più che si ammette da subito che la scelta dei parametri è affidata a un’assemblea politica; quando si tratta di data-driven il tecnico è politico
    è altrettanto assurdo pensare, come sembra suggerire Ceriscioli, di usare un algoritmo per scaricare la propria responsabilità; se decido di tirare a sorte, ho la responsabilità della scelta del metodo, e anche quella delle conseguenze (pensate se avessi in tasca una moneta a due teste e “a sorte” vincesse mio cugino)
    un algoritmo non può essere sbagliato: se io dico che 3+2 fa sei, non è la moltiplicazione a sbagliare, sono io che faccio una moltiplicazione anziché una somma, la colpa è mia
    valutare la distanza è sbagliato, ciò che conta è il tempo di percorrenza
    la distribuzione anagrafica dei comuni deve avere un peso, dal momento che i giovani hanno statisticamente meno bisogni sanitari degli anziani
    anche il tempo di percorrenza non può essere calcolato da solo: a trent’anni e a 75 la stessa distanza richiede tempi e costi diversi, pensiamo a chi non ha più una patente, per esempio
    quale che sia l’algoritmo, mi pare evidente che questo debba essere sottoposto al pubblico scrutinio prima della decisione; innanzitutto perché come dicevamo l’algoritmo non solleva dalla responsabilità; e in secondo luogo perché per chi vuole governare con i dati, l’algoritmo deve essere come la moglie di Cesare, al di sopra di ogni sospetto.

    Cosa dovrebbe succedere adesso?

    Mi aspetto che il Presidente:

    renda pubbliche le specifiche dell’algoritmo, per evidenziare i criteri di valutazione utilizzati
    renda pubblica anche l’implementazione dell’algoritmo; non fosse mai che qualche programmatore sprovveduto non abbia compreso le specifiche.

    Mi aspetto anche che tutte le parti in causa si preparino un po’ meglio sul significato del data-driven. Se sostenere che un algoritmo non sia una scelta politica (e quindi sollevi dalla responsabilità della scelta) è fare l’Àinstain della situazione, straparlare di algoritmi sbagliati è fare un po’ la figura del La Testa; ma almeno al bar della spiaggia c’è la birra.
    http://www.techeconomy.it/2016/08/02/...-il-caso-ospedale-unico-pesaro-urbino
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2016-08-02)
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  3. Stando agli articoli comparsi fino a oggi su Wired Italia in relazione alla contromigrazione del Comune di Pesaro da OpenOffice a Microsoft Office 365, quella che è stata presa è una decisione ineccepibile, basata sui dati di una ricerca che dimostra come la soluzione open source sia più costosa di quella proprietaria, e attenta all’innovazione, tanto da utilizzare lo slogan “comune 3.0″.

    E invece è più o meno l’esatto contrario, visto che è stata presa una decisione in barba alla legge, basata su dati a dir poco fantasiosi che offrono una visione della realtà completamente distorta, e ignora alcuni elementi di pubblico dominio sulla azienda Microsoft e su alcuni aspetti del suo software. Per completezza delle informazioni, cercherò di ovviare a queste amnesie.

    Per brevità, eviterò di analizzare i dati della ricerca, visto che altri lo hanno già fatto, e mi limiterò a definirla “creativa”, più che rigorosa. Microsoft, che conosce le regole della comunicazione, sa che un numero – qualsiasi numero, anche quelli che derivano da una visione di parte – diventa credibile se viene inserito in un contesto adeguato come quello di una ricerca o di una presentazione, così come spiega in modo ironico la vignetta di Marketoonist 1 » .
    http://www.wired.it/gadget/computer/2.../libreoffice-amnesie-comune-di-pesaro
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  4. C’era una volta l’Office Automation. Suite di prodotti software che un tempo si definivano “di produttività individuale”, finalizzati a supportare l’utente nella creazione di contenuti (testi, fogli elettronici, slide, eccetera) per fini professionali o personali. Col tempo, e soprattutto col mutare dei modelli organizzativi all’interno delle organizzazioni complesse (pubbliche o private che siano), questa famiglia di prodotti si è profondamente trasformata sino ad arrivare a soluzioni che integrano funzionalità di produttività “di gruppo” (condivisione di documenti) e di collaboration (posta, messaggistica, web conference, file sharing, calendari, eccetera). Tutto ha ovviamente origine dalla profonda trasformazione del “modo di lavorare”, soprattutto in realtà articolate e sempre più interconnesse fra loro. Oggi si sente infatti spesso parlare di “Digital Transformation”: scriviamo documenti interagendo costantemente con colleghi e/o con entità esterne all’azienda (o all’ente) cui apparteniamo, e abbiamo sempre più bisogno di condividere le informazioni interagendo in tempo reale. All’interno della Pubblica Amministrazione, questa evoluzione – ancorché evidente – stenta a trovare un riconoscimento formale, tanto che si continua a ragionare in termini di “office automation” e di “produttività individuale” anche quando si devono operare scelte rispetto a prodotti (o servizi, se consideriamo il pianeta “Software as a Service”) da introdurre e/o da sostituire. Finendo inevitabilmente col confondere due mondi ormai differenti, il secondo dei quali (la produttività individuale) dovrebbe ormai appartenere all’archeologia più che all’Information Technology. La confusione aumenta considerevolmente allorquando all’elemento funzionale si affianca l’ormai annoso dibattito rispetto alla più o meno artificiosa contrapposizione fra “software proprietario” e “open source”. Anche in questo caso, la sensazione è che si stia parlando di argomenti desueti, che continuano a sopravvivere in quanto sorretti da argomentazioni troppo spesso superficiali.
    http://www.netics.it/innovazione/whit...io-lesperienza-del-comune-di-pesaro/#
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  5. sempre secondo Microsoft, ha fatto risparmiare notevole tempo agli impiegati. Impiegati che, tra l’altro, stanno sperimentando le possibilità offerte dal cloud lavorando, in alcuni casi, all’aperto, davanti ai cittadini.

    È comunque ancora troppo presto per generalizzare, perché si tratta di considerare il fenomeno caso per caso. In quello del Comune di Pesaro, per esempio, è interessante sapere che il costo annuo per il pacchetto OpenOffice è dato dalla formazione necessaria a utilizzarlo, e ammonta a ben 500 euro. Viene il dubbio che Microsoft abbia offerto la formazione gratuita per il proprio pacchetto, in cambio dell’acquisto delle licenze e, magari, dell’utilizzo di questo caso come esempio per attirare l’attenzione. Niente di male, si tratta di strategie di marketing e, alla fin della fiera, ciò che si deve valutare è il costo effettivo sostenuto. Se il risparmio è stato davvero dell’80% (o fosse anche di meno), Pesaro è un esempio di come un’unica soluzione non risolva mai tutti i problemi.
    http://www.wired.it/economia/business/2015/08/25/pesaro-addio-open-source
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  6. L’efficienza della PA dipende dalle procedure e dalle competenze dei dipendenti nell’uso delle tecnologie informatiche. Le procedure sono farraginose per due motivi:

    giustificare un organico che verrebbe ridotto da procedure più razionali
    concedere a chiunque sia coinvolto nella procedura il potere di “sveltirla” o rallentarla a piacere

    e storicamente la PA ha sempre messo la formazione informatica in fondo alla lista delle priorità e in cima a quella dei costi da “contenere”. Il risultato sono migliaia di persone che “usano il computer” nel senso che sanno su quali bottoni fare clic, ma non sanno realmente impaginare un documento, o usare un foglio di calcolo (che infatti credono essere un database)

    Pensare che il cambio di software di videoscrittura o di fogli di calcolo possa “in definitiva ottimizzare i processi”, come riporta il Resto del Carlino, è folle. In un virgolettato, lo stesso Sindaco afferma: Microsoft “Office 365 ci permette di rinnovare i nostri processi”. Forse sì, forse no. Di sicuro non è una conseguenza logica.
    http://blog.iwa.it/competenzedigitali/pesaro-smart-city-o-scelte-dumb/#
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  7. C’era una volta il Comune di Pesaro, che in un comunicato stampa si dipingeva come “PA sempre più orientata al cittadino e all’innovazione” per aver scelto di acquistare licenze Microsoft Office 365, un concentrato di parole di grande richiamo quali hub di servizi, mobility, cloud computing, smart city, smart working. Smart sicuramente insomma. Tanto che il sindaco Matteo Ricci afferma nello stesso comunicato: Pesaro una Smart City capace di dar vita a un modello di partecipazione attiva con dipendenti più motivati e cittadini più soddisfatti. Al di là degli slogan preconfezionati, ci sarebbe da soffermarsi su qualche aspetto che trasforma la favola in una triste lista di domande.

    La prima domanda nasce spontanea: già che i 300mila si erano spesi, perché non prendere in considerazione per esempio il passaggio a LibreOffice? Perché buttare il lavoro fatto e costato per tornare a migrare di nuovo? E i costi di questa nuova migrazione, al di là delle licenze, perché non sono presentati?
    http://www.techeconomy.it/2015/06/27/...ftware-libero-5-domande-comune-pesaro
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  8. Pianosa nelle Tremiti, Molfetta, Pesaro, Napoli, Monfalcone nel triestino: migliaia di ordigni della seconda guerra mondiale sono ancora nei fondali del Paese causando danni all'ecosistema e all'uomo. E dopo 68 anni dalla fine del conflitto, le bonifiche spesso non sono neppure iniziate
    http://espresso.repubblica.it/dettagl...uel-mare-di-bombe-dimenticate/2204353
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