mfioretti: pensiero unico*

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  1. Facebook will almost certainly draw up a list of acceptable news outlets of passable truthiness, boosting their distribution at the expense of second-tier (or no-tier) content producers.

    There’ll be some clear downsides though.

    The death-by-algorithm of the media gatekeepers meant that many new voices rose to the fore that would never have jumped through the arbitrary hoops of conventional publication. XKCD, The Oatmeal, Stratechery, Slate Star Codex, Ribbonfarm, Wait But Why—all those weird but clever bloggers or cartoonists who joked, scribbled, or illustrated their way to online fame, viral post after viral post—the new crop of those will find it very hard to hustle themselves an audience. The lone, nonconforming online genius may just be muted along with that Russian political ad farm. Your byline isn’t on Slate or The Washington Post? Too bad, lone content creator.

    Which brings us to the other ironic thing about all of this: In order to preserve our political democracy, which elevates the most popular among us (though perhaps not the finest) to power, we’ll seemingly abandon a total democracy of thought, which does the same for ideas.
    https://www.wired.com/story/the-solut...nt-more-facebook/?mbid=social_twitter
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  2. Il pensiero unico politicamente corretto ha valori di sinistra e idee di destra: si identitifca vorialmente nel cosmopolitismo sans frontières, nel libertarismo post-identitario, nel progressismo senza limitazioni, nell'abbattimento di ogni autorità; si rispecchia idealmente nel competitivismo assoluto, nel sacro dogma della liberalizzazione del materiale e dell'immateriale, nella rimozione dei diritti sociali in nome della concorrenza planetaria al ribasso.

    Contro il pensiero unico, occorre oggi avere idee di sinistra e valori di destra. Idee di sinistra: lavoro, diritti sociali, senso sociale della comunità e del bonum commune, solidarietà antiutilitaristica. Valori di destra: Stato nazionale patriottico come fortilizio contro la privatizzazione liberista, famiglia contro l'atomizzazione individualistica della società, lealtà e onore contro l'"impero dell'effimero" (Lipovetsky) e la superficialità consumistica liberal-libertaria, religione della trascendenza come opposizione ragionata al monoteismo idolatrico del mercato e all'ateismo nichilistico della forma merce.
    http://www.interessenazionale.net/blo...valori-di-destra#.WdukX1p_dvE.twitter
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  3. In un mondo come quello in cui viviamo oggi, dove viene propugnata la cultura scientifica e tecnico-tecnologica e discapito della cultura umanistica, che senso ha studiare ancora le materie classiche ed umanistiche? Questa cultura, quella umanistica, e in particolare il pensiero greco, possono aiutarci a uscire dalla crisi socio-politica ed etica in cui siamo immersi? In che modo?

    Sarò breve: si ignora la cultura umanistica? Può darsi che una pianta possa crescere completamente sradicata, ma quello che è certo è che si parlerebbe senza sapere quello che si dice. Voi parlate costantemente di uguaglianza, di legge, di giustizia. Ma sapete cosa dite? Se non avete la minima idea del pensiero classico, degli autori classici, voi non siete dei parlanti ma dei parlati. Voi credete di parlare, ma in realtà la lingua parla in voi, perché ripetete termini ignorandone il significato, la radice. Ignorate il significato non solo in modo linguistico, ma inmodo semantico. La conoscenza di questi autori vi dà questa arma: riuscire a dare ragione di ciò che dite. Credo che questo dia una certa superiorità.
    Voi dovete essere gli “àristoi”: una persona che fa un percorso di studi umanistici deve avere in mente di diventare àristos, ovvero il migliore. Solo così si può fare del bene alla democrazia. Non so se sia chiaro perché siete democratici. Probabilmente non lo è, poco importa: ormai sono democratici tutti! Ma perché siete democratici? Perché non siete per la monarchia assoluta? Eppure il re Sole era bravo. Qual è il motivo per cui non volete il re Sole?
    Io sono democratico perché credevo che, attraverso il mio voto e attraverso il ragionamento di sottoporre a critica razionale i programmi che mi venivano presentati, io potessi scegliere i migliori. Noi siamo democratici perché riteniamo di avere la ragione sufficiente e di essere sufficientemente informati e coscienti per scegliere a governarci i migliori. E come si dice “migliori” se non “àristoi”? Quindi, io sono democratico perché sono aristocratico. Voi dovete diventare àristoi e volere che la democrazia sia aristocrazia sul piano del merito, del valore, della conoscenza, della consapevolezza. E qual è la vera “paìdeia”? Secondo me sono gli studi liceali, ed in particolar modo il liceo classico. Nel liceo classico c’è tutto.
    C’è poi un secondo aspetto: come volete elaborare una coscienza critica se non attraverso determinate letture e conoscenze? Gli àristoi sono i migliori perché sono curiosi e non sono mai soddisfatti né contenti di quel che hanno, perciò sono sempre spinti a cercare di più. Ma la curiosità non basta, bisogna avere anche spirito critico, saper mettere in discussione. Come facciamo ad armarci dello spirito critico, unico mezzo che ci permette di essere liberi, se non attraverso determinate letture e determinati studi? È a scuola, nella scuola fatta come si deve che si impara ad essere àristoi ed è attraverso il dialogo e il confronto tra coetanei. Ognuno potrà fare poi il percorso che più gli si addice: medicina, legge, ingegneria… ma non ho mai conosciuto nessun grande medico, nessun grande fisico, nessun grande ingegnere che non avesse coscienza critica, cioè che non fosse appassionato di quei testi su cui soli ci si forma una coscienza critica. Nei classici noi ascoltiamo la voce di persona che hanno sconquassato il pregiudizio ed hanno messo a soqquadro ogni coscienza prestabilita. E se la scuola vi fa leggere i classici come un catechismo dovete ribellarvi. La ricchezza di questi studi sono le domande, i dubbi, le angosce, che hanno mosso tutti i grandi pensatori.
    Sono angosciato dall’idea dell’eliminazione del percorso di studi classico. Esso può essere arricchito, ma la sua eliminazione è angosciosa. Perché la vera omologazione, in realtà, parte da un percorso di studi che sia uguale per tutti e sia portatore della cultura che inquieta. Il classico non è qualcuno che dice autorevolmente qualcosa, ma è la domanda che non trova mai risposta. Questo è il classico. E questa è la cultura.
    http://fascinointellettuali.larionews...non-ce-pensiero-critico-ne-democrazia
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  4. Nel caso del TEDxRoma le domande vengono fatte da chi, sulla base di quanto ci siamo detti, mi è sembrato intimamente convinto che:

    la rete è uno strumento neutro, certo, ma le persone non lo sanno utilizzare e quindi va limitato e regolamentato (proponiamo la patente obbligatoria per internet?);
    fare cultura attorno alla rete non basta perché le persone comuni non capiscono e bisogna aiutarle (e chi si arroga il diritto di capire il senso delle cose per gli altri?);
    siamo tutti estraniati per colpa di Facebook e delle stupidaggini che veicola (e poco è servito ricordare che i messaggi veicolati da una rete sociale dipendono anche dalla qualità dei nodi con i quali ci si mette in contatto);
    le persone serie ed impegnate, i professionisti veri insomma, non hanno tempo da dedicare ai social media (che quindi sono popolati di idioti);
    non è possibile consentire che chiunque – per il solo fatto di essere presente in rete – possa parlare (peggio di Umberto Eco insomma);
    Last, but not least, il Ted è un esempio di come la rete non serva, perchè è un evento fisico che non ha bisogno di internet (ed anche qui parlare di multicanalità è servito a poco).
    http://www.techeconomy.it/2017/04/08/...dxroma-2017-un-tedx-sa-pensiero-unico
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  5. Ad Aleksandr Dugin chiediamo dove nasca la sua avversione culturale per l’Europa che tanto sembra aver ispirato Putin.

    “Oggi l’Europa occidentale sta nella trappola della modernità e della postmodernità, il progetto della modernizzazione liberale va verso la liberazione dell’individuo da tutti i vincoli con la società, con la tradizione spirituale, con la famiglia, con l’umanesimo stesso. Questo liberalismo libera l’individuo da ogni vincolo. Lo libera anche dal suo gender e un giorno anche dalla sua natura umana. Il senso della politica oggi è questo progetto di liberazione. I dirigenti europei non possono arrestare questo processo ma possono solamente continuare: più immigrati, più femminismo, più società aperta, più gender, questa è la linea che non si discute per le élite europee. E non possono cambiare il corso ma più passa il tempo e più la gente si trova in disaccordo. La risposta è la reazione che cresce in Europa e che le élite vogliono fermare, demonizzandola. La realtà non corrisponde più al loro progetto. Le élite europee sono ideologicamente orientate verso il liberalismo ideologico”.

    A Mosca, la vittoria di Donald Trump è stata accolta con favore, per usare un eufemismo.

    “Trump negli Stati Uniti ha preso il potere cambiando un po’ questa situazione, e l’Europa si trova oggi isolata”, continua Dugin. “La Russia oggi è il nemico numero uno dell’Europa perché il nostro presidente non condivide questa ideologia postmoderna liberal. Siamo nella guerra ideologica, ma stavolta non è fra comunismo e capitalismo, ma fra élite liberal politicamente corrette, l’aristocrazia globalista, e contro chi non condivide questa ideologia, come la Russia, ma anche Trump. L’Europa occidentale è decadente, perde tutta l’identità e questa non è la conseguenza di processi naturali, ma ideologici. Le élite liberal vogliono che l’Europa perda la propria identità, con la politica dell’immigrazione e del gender. L’Europa perde quindi potere, la possibilità di autoaffermarsi, la sua natura interiore. L’Europa è molto debole, nel senso dell’intelletto, è culturalmente debole. Basta vedere come i giornalisti e i circoli culturali discutono dei problemi dell’Europa, io non la riconosco più questa Europa. Il pensiero sta al livello più basso del possibile. L’Europa era la patria del logos, dell’intelletto, del pensiero, e oggi è una caricatura di se stessa. L’Europa è debole spiritualmente e mentalmente. Non è possibile curarla, perché le élite politiche non lo lasceranno fare. L’Europa sarà sempre più contraddittoria, sempre più idiota. I russi devono salvare l’Europa dalle élite liberal che la stanno distruggendo”.

    “Irrisolta la questione ucraina” Ma la Russia non dovrebbe aspirare ad avvicinarsi all’Europa, come sembrava dopo il crollo del comunismo?

    “La Russia è una civiltà a sé, cristiana ortodossa. Ci sono aspetti simili fra Europa e Russia. Ma dopo il crollo del comunismo, quando la Russia si è avvicinata all’occidente, abbiamo capito che l’Europa non era più se stessa, che era una parodia della libertà, che era decadente e postmoderna, che versava nella decomposizione totale. Questo occidente non ci serviva più come esempio da seguire, per cui abbiamo cercato un’ispirazione nell’identità russa, e abbiamo trovato che questa differenza è fra cattolicesimo e ortodossia, fra protestantesimo e ortodossia, noi russi siamo ereditari della tradizione romana, greca, bizantina, siamo fedeli allo spirito cristiano antico dell’Europa che ha perso ogni legame con questa tradizione. La Russia può essere un punto di appoggio per la restaurazione europea, siamo più europei noi russi di questi europei. Siamo cristiani, siamo eredi della filosofia greca”.
    http://www.byoblu.com/post/notiziedal...presto-caos-guerra-civile-distruzione
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  6. Proprio come, sul côté economico, il liberismo aspira ad abbattere il limite politico statale, così, sul versante sessuale, mira a dissolvere il concetto stesso di limite naturale, dissolvendo l’idea di una natura non risolta integralmente nella società e nella storia. Il mito neoliberistico del transnazionale si ridispone, nell’ambito della sessualità, nell’elogio mediatico permanente della figura del transgender, ossia di colui che ha varcato ogni confine, ogni limite e ogni frontiera naturale, ogni residuo della tradizione storica.

    Come il transnazionalismo liberista mira al mercato globale deregolamentato e libero da ogni sovranità nazionale democratica, così il transgenderismo eretto a modello mediatico si fonda sulla deregulation sessuale, sull’abbattimento di ogni limite e di ogni sovranità legati all’ambito della natura e della biologia. Nel quadro del fiorire delle nuove categorie promosse dai gender studies, ove il transgender si pone come variante sessuale del migrante e il queer del precario, la vetusta eterosessualità viene rubricata a categoria tra le tante, nella completa rimozione tanto della sua rilevanza nell’orizzonte dell’eticità borghese e proletaria, quanto della sua centralità ontologica per la riproduzione della razza umana: l’eterosessuale è ridefinito come cisgender.

    Secondo la più diretta offensiva rivolta contro l’eticità familiare borghese e proletaria, i gender studies collocano l’eterosessualità su un piano di indistinzione, nel trionfo della separazione tra sessualità e vita etica familiare.

    Quello animante l’ideologia gender come teoria sessuale corrispondente alla precarizzazione delle identità coincide, dunque, con il sogno di De Sade, espresso nelle pagine della Nouvelle Justine (1797): “L’impossibilité d’outrager la nature est, selon moi, le plus grand supplice de l’homme”. In tale sogno si riflette il nichilismo della forma merce, con la sua segreta teleologia della violazione di tutto ciò che può essere violato e dell’oltrepassamento di ogni misura.

    Il corollario che ne discende, e che struttura la visione del mondo propria dell’ideologia genderista, è quello per cui, anche sul versante sessuale, tutto è illimitatamente possibile e, dunque, illimitatamente consumabile. Sta qui il segreto della dinamica di androgenizzazione della società a capitalismo flessibile: l’individuo unisex tende a una androginia completa, in quanto non deve essere né uomo, né donna, per poter essere contemporaneamente entrambe. Deve, cioè, trascendere ogni limite e poter essere tutto senza inibizioni naturali o morali, biologiche o culturali.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...a-nostra-societa-li-santifica/3393324
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  7. One more thing Frum says, and I totally agree, if you can't rally with people you disagree with on other issues, then Trump is not your biggest issue.

    His example. The Women's March on January 21 wouldn't admit pro-life speakers.

    I agree. That's probably why we should have had a more general protest, one that didn't have the conflicts that the Women's March brought to it. Getting past the Trump crisis is the most important thing right now as far as I'm concerned. We must work with everyone who agrees.
    http://scripting.com/2017/02/15/davidFrumIsRightAboutTrump.html
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  8. "It seems that the discussion about gender is really at the center of our national conversation. It is playing out in our education system, legal system, the military. Everywhere you look there is this conversation."
    http://www.usatoday.com/story/news/na...ry-national-geographic-cover/95584058
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  9. la libertà di deridere una religione si scontra con il diritto al rispetto e all’onorabilità culturale e religiosa. Diritti e responsabilità non dovrebbero venire mai disgiunti proprio perché incarnano quella tensione, quel compromesso che dovrebbe essere alla base della convivenza tra persone e gruppi che trovano identificazione in oggetti diversi.

    Ma c’è dell’altro oltre al cattivo gusto. La linea editoriale della rivista era intrisa di un peculiare razzismo di stampo illuminista, una tentazione che va ben oltre la battaglia per la laicità dello Stato. Ciò che a Charlie Hebdo non andava è che la gente credesse in Dio (e lo dico da agnostico), suggerendo come base per la costruzione della cittadinanza la rinuncia dell’ingombrante fardello religioso. Non è questa una politica di esclusione travestita da libero discorso? La sensazione è che qui ci si trovi molto distanti dalla satira irriverente de “il Re è nudo” che mette alla gogna potenti e fanatici. Molte delle vignette di Charlie Hebdo incarnavano proprio i vizi contro cui apparentemente combattevano: volevano includere, in realtà tagliavano fuori. Il messaggio, infatti, era che per appartenere a questa società (quella della République) non devi solamente abbandonare il dogma fondamentalista, ma la tua religione e la tua cultura tout court: spogliati del tuo retrivo e antiquato bagaglio e, voilà, anche tu potrai godere delle gioie infinite che regalano le società libere, dove si ragiona e si pensa scientificamente, dove tutti aderiamo a un minimo comune denominatore (il nostro) e abbandoniamo credenze e usanze che la Storia è destinata a scrollarsi di dosso. E’ un rullo omogeneizzatore, tutto fuorché plurale: in questo senso, la posizione del giornale francese ricalca l’ipocrita pluralismo di stampo liberale, dove l’Altro è assimilato o annientato.

    E quindi giù di blasfemie gratuite, di offese non solamente ai fanatici, ma alla fede in sé, a ciò che di più caro hanno milioni di persone. L’Islam era diventato un bersaglio preferito per i vignettisti francesi, sfornando rappresentazioni stereotipate, offensive, reazionarie.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...essione-abbasso-charlie-hebdo/1333227
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  10. Non mi stancherò mai di ripeterlo: viviamo nel tempo dell’identità in atto di destra e sinistra, due falsi opposti che oggi veicolano lo stesso contenuto. E tale contenuto è l’adesione supina al monoteismo del mercato e la stolida accettazione dell’ordine imperiale USA. Destra e sinistra si rivelano interscambiabili, facendo del neoliberismo oggi dominante un’aquila a doppia apertura alare: l’anticomunitaria e globalista “Destra del Denaro” detta le regole econonomico-finanziarie tutelanti gli interessi della global class post- e anti-borghese, mentre la “Sinistra del Costume” fissa i modelli e gli stili di vita funzionali alla riproduzione del sistema dell’integralismo economico (godimento individualistico, relativismo, laicismo assoluto, abbandono dell’anticapitalismo come ferrovecchio, ecc.). La “Destra del Denaro” decide che occorre privatizzare tutto, rimuovere i diritti, abbassare gli stipendi, tagliare la spesa pubblica, sempre in nome del sacro dogma “ce lo chiede il mercato”. Dal canto suo, la “Sinistra del Costume” dal Sessantotto ad oggi opera sul piano sovrastrutturale: se la “Destra del Denaro” rende i giovani precari fino a settant’anni, quando non direttamente disoccupati e impedisce loro di farsi una famiglia, ecco che la “Sinistra del Costume” e i suoi utili idioti al servizio del re di Prussia starnazzeranno dicendo che la famiglia è una forma borghese superata e che la precarietà è buona e giusta.

    Se la “Destra del Denaro” decide che gli Stati nazionali sono un’invenzione e che l’unica realtà esistente è il one world del mondo globalizzato e ridotto a piano liscio del mercato, con annessa delocalizzazione, ecco che la ridicola “Sinistra del Costume” seguirà facendo l’elogio della globalizzazione dei viaggi low cost e dell’inglese per tutti. Di più, condannerà lo Stato nazionale come foriero di sventure, senza mai dire, ovviamente, che i pochi diritti superstiti per gli offesi del pianeta erano garantiti, guarda caso, dallo Stato stesso e dalle sue politiche di assistenza sociale. Se la “Destra del Denaro” decide che la religione è un’invenzione e che bisogna liberarsene per convertirsi tutti all’unica teologia riconosciuta legittima, il monoteismo del mercato, ecco che la “Sinistra del Costume” seguirà pedestremente portando avanti forme liturgiche di ateismo religioso, senza accorgersi ovviamente che è il capitale stesso a dover distruggere ogni religione che non sia quella del Mercato divinizzato. Se la “Destra del Denaro” decide che a esistere è solo l’individuo consumatore e “la società non esiste” (M. Thatcher), ecco che la ridicola “Sinistra del Costume” seguirà scodinzolando e spiegando che la famiglia come comunità originaria non esiste e che chiunque si sogni di pensare – peraltro in buona compagnia con Platone, Aristotele e Hegel – che la famiglia composta da padre e madre esista subito deve essere silenziato come “omofobo”.
    http://www.lintellettualedissidente.i...-suoi-utili-idioti-la-signorina-nappi
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