mfioretti: pari opportunità*

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  1. Avremmo avuto bisogno di una sinistra che facesse il suo mestiere: combattere le disuguaglianze e le solitudini, redistribuire potere e rappresentanza. Con strumenti nuovi, certo. Ma alcuni strumenti vecchi, usati poco e male, non erano da buttare: la progressività delle imposte, il welfare. Noi pensavamo ai diritti. A quelli civili. Benissimo. Meno bene è stato fermarsi non appena quei diritti si tingevano di qualche sfumatura sociale, come sullo ius soli. Il fatto, però, è che intanto erano tornati i bisogni. E noi nemmeno li riconoscevamo più».

    Primo bisogno: il lavoro.

    «E basta con la stupidaggine che se non hai il lavoro ti metti in un garage e te lo inventi. Tutti Steve Jobs. Start-up. Innovazione. Si è persa ogni sensibilità sociale. Il problema ora non è solo "tornare al popolo", come sento dire da tanti; il problema è anche cosa gli dici, al popolo. Che gli dici? Che dall'altra parte del mondo il tuo amico Elon Musk, fra vent'anni, se hai soldi, ti porta a fare un giro su Marte?».
    http://ricerca.repubblica.it/repubbli...amo-in-migliaia-pronti-impegno09.html
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  2. La brusca accelerazione dell’adeguamento dell’età di pensionamento delle donne, anticipata dal 2026 al 2018 dall’ex ministro del Lavoro, è stato il primo vero segnale d’allarme per i pensionandi: sarebbe toccato a loro, la generazione dei nati negli anni ’50, fare i primi sacrifici veri per rimettere in equilibrio il sistema.

    Equilibrio che per altro resta precario, nonostante quel correttivo, a causa del fattore demografico, il combinato disposto di invecchiamento della popolazione e crollo delle nascite, che por- terà il sistema, nel complesso, a un rapporto di uno a uno fra lavoratori e pensionati. La prima tappa critica arriverà nel 2032, quando andranno in pensione un milione e 55mila baby boomers, un record assoluto. Sono i nati nel 1964 che entreranno nel novero dei pensionati proprio quando il livello di nascite nel Paese si attesterà a un minimo di 450mila. Nel 2044, poi, tra 27 anni, un terzo degli italiani avrà più di 65 anni e la spesa previdenziale salirà al 18% del Pil. Non basta: ventuno anni dopo nel 2065, il numero dei decessi doppierà quello delle nascite.

    Un’indagine focalizzata sull’Italia contenuta nel recente studio dell’Ocse sulle diseguaglianze ha svelato con chiarezza quanto sia peggiorata la prospettiva per chi ha compiuto a cinquant’anni nel decennio della crisi. Incrociando i dati su regole previdenziali e aspettative di vita, l’Ocse calcola che in media un italiano nato negli anni Quaranta quando arrivava a 50 anni doveva lavorare ancora poco meno di 6 anni per poi starsene in pensione per 18 anni, mentre l’italiano nato negli anni Sessanta a 50 anni deve lavorare ancora 11 anni e mezzo per poi stare in pensione 14 anni scarsi. Per le donne il passaggio è stato pesante: le cinquantenni nate negli anni Quaranta avevano davanti 3 anni e mezzo di lavoro e 17 anni e mezzo di pensione. Quelle degli anni Sessanta devono lavorare il triplo e stare in pensione due anni e mezzo in meno. Meglio non allargare l’indagine a quelli nati dopo gli anni Sessanta: l’Ocse nella sua indagine fa presente che sarà difficile pagare loro pensioni decenti. Si poteva immaginare che sarebbe finita così. Cioè che a un certo punto l’Italia avrebbe dovuto pagare il conto della sua ostinata generosità previdenziale. Una prodigalità suicida per il Paese, se la si guarda con un orizzonte di tempo che va oltre l’interesse di un paio di generazioni, ma salvifica per i governi che l’hanno realizzata, non vedendo mai oltre la prossima scadenza elettorale.

    Il quarto rapporto sul 'Bilancio del Sistema previdenziale italiano' elaborato dal centro di ricerca Itinerari Previdenziali mette insieme cifre impressionanti sui costi di quella generosità.
    https://www.avvenire.it/economia/pagi...ource=twitter.com&utm_campaign=buffer
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  3. La capacità di esplorare il mondo e di avere il coraggio di scontrarsi con l’ignoto è una delle caratteristiche che decretò il successo dell’homo sapiens sulle altre specie perchè gli permise di sopravvivere a condizioni ambientali avverse, scampare ai predatori, trovare terre più ospitali.
    Nel corso dei secoli ci sono stati molti pionieri che hanno scoperto regioni o realtà fino ad allora sconosciute ma, se oggi questa possibilità è infinitamente più remota perchè tutto ci pare sia già stato scoperto, c’è comunque chi riesce a rivelare nuovi aspetti di cose già note, a raccontarle in modo nuovo, a indagare le nuove idee o a decifrare i cambiamenti in atto.
    Un esploratore, per essere definito tale, in passato doveva però aver fatto qualcosa che nessun essere umano aveva fatto prima ed essere riuscito a raccontare la sua esperienza, in modo da dare un contributo di qualche tipo alla comunità scientifica o alla cultura antropologica, spingendo il sapere ancora oltre.
    Rispetto agli uomini, le donne cominciarono tardi a esplorare il mondo perchè solo recentemente riuscirono a liberarsi dai vincoli culturali, sociali ed economici che le avevano relegate in casa per secoli.
    Il loro modo di esplorare fu comunque diverso. Meno interessate a piantare bandiere o a battere record, le donne riuscirono a penetrare meglio nei tessuti sociali, a capire più profondamente l’essenza dei luoghi e ad assaporare culture e tradizioni locali: fondamentalmente furono viaggiatrici molto più attente.
    Ecco alcuni dei nomi più interessanti:
    https://www.globetellers.com/it/2016/...sploratrici-che-quasi-nessuno-conosce
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  4. nella classe media impiegatizia le donne giocano un ruolo importante: nonostante nel complesso il tasso di occupazione femminile sia più basso di 18 punti rispetto a quello maschile, in 4 casi su 10 le donne sono i principali percettori di reddito, e dunque con una quota maggiore rispetto agli altri gruppi della popolazione.

    Le nuove classi sociali. "La perdita del senso di appartenenza a una certa classe sociale è più forte per la piccola borghesia e la classe operaia", osserva l'Istat. L'istituto però non si limita a prendere atto della disgregazione dei gruppi tradizionali della società italiana, ma ne propone una ricostruzione originale, che suddivide la popolazione (stranieri compresi) in nove nuovi gruppi: i giovani blue-collar e le famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri, gruppi nei quali è confluita quella che un tempo era la classe operaia; le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia, nei quali confluisce invece la piccola borghesia; un gruppo a basso reddito di anziane sole (le donne vivono di più rispetto agli uomini) e di giovani disoccupati; e infine le pensioni d'argento e la classe dirigente. In questa classificazione incidono vari fattori, il più importante è il reddito, che viene valutato in termini di spesa media mensile: si va dai 1.697 euro delle famiglie a basso redditocon stranieri agli oltre 3.000 delle famiglie di impiegati e delle pensioni d'argento fino alla classe dirigente che supera di poco i 3.800 euro mensili.
    http://www.repubblica.it/economia/201...17/news/rapporto_istat-165634199/?rss
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  5. Meno di un diplomato al liceo classico su 10 è figlio di operai e impiegati. Perché il fattore socio-economico è determinante nelle scelte dei ragazzi dopo le medie. Un gap di partenza che non abbiamo superato. E che incide nelle scelte universitarie
    http://espresso.repubblica.it/attuali...classe-sociale-1.297281?ref=HEF_RULLO
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  6. Più focus verranno anche dedicati alle giovani donne: la prima generazione che dovrà preoccuparsi della pensione non appena inizia a lavorare, e con il rischio spesso sottovalutato di dover abbandonare tutto quanto faticosamente conquistato non appena si decide di avere un figlio. Il 22% delle madri infatti lascia il lavoro dopo la gravidanza, trascurando le conseguenze sempre più gravi della discontinuità contributiva e le difficoltà di ritornare in campo quando lo si desidera.
    http://www.repubblica.it/economia/201...pil_crescerebbe_del_7_-153347123/?rss
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  7. Gli autori di Gender Bias in Open Source: Pull Request Acceptance of Women Versus Men hanno scoperto, in prima battuta, che il tasso di accettazione delle richieste di modifica a un progetto è più alto per le donne (78 per cento) che per gli uomini (74 per cento).



    Tuttavia, quando il genere del programmatore è individuabile i risultati cambiano. Sono soprattutto le sviluppatrici donne che contribuiscono da esterne (collaboratori non autorizzati e non conosciuti dai responsabili) a un progetto ad essere penalizzate. In questo caso, la discriminazione risulta evidente : il tasso di accettazione delle donne è infatti il 71,8 per cento se il genere non si conosce, ma crolla al 62,5 per cento nel momento in cui si capisce che a proporre le modifiche è una donna.



    Secondo i ricercatori, sulla base dei dati osservati, viene meno la convinzione, piuttosto diffusa in certi ambienti, che all’interno del mondo open source prevalga la meritocrazia.Invece, i pregiudizi restano.
    http://www.lastampa.it/2016/03/06/tec...mo-ueiEDsrA8VMhRWheCHaF6J/pagina.html
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  8. Il #gamergate ha fatto scoppiare nel 2014, la discriminazione esistente anche in questo settore. Uno dei casi più famosi è quello di Zoe Quinn ideatrice di DepressionQuest, un gioco che tenta di far capire cos’è la depressione a chi non ne soffre che ha raccolto premi e critiche molto positive: troppe secondo chi dichiarava che fossero dovute ad un suo coinvolgimento con giornalisti e critici. Tesi implicitamente sostenuta anche dal suo ex ragazzo. Questa vicenda ha innestato un’escalation di rabbia e minacce verso la Quinn: dallo stupro, alla morte, allo smembramento. Anita Sarkeesian è una femminista esperta di media canadese che ha iniziato nel 2009 la produzione di video documentari sui tropi o traslati contro le donne nei videogiochi, individuando alcune figure ricorrenti come “la donna diavolo seduttrice” e “l’eroina in pericolo”. Proprio da quest’ultima parte l’idea di indagare i tropi anche nel mondo dei videogame. Per questo motivo lancia una campagna su Kickstarter e raccoglie 6000 $ in 24 ore e alla fine della campagna durata 12 giorni arriva a 158.922 dollari. Questo successo si è tradotto in una violentissima campagna di odio nei suoi confronti. Ad agosto 2014, dopo la pubblicazione del sesto episodio della serie su YouTube, annuncia che è costretta a cambiare casa, a seguito delle minacce subite.

    Persino giocare con un personaggio femminile prevede un costo aggiuntivo, come ha scoperto una dodicenne americana che a sue spese ha confrontato 50 app del suo iphone: il 98% dei giochi offre un personaggio maschile. Nelle 50 app esaminate, il 90% offrono personaggi maschili gratis e solo il 15% femminili. Se pensiamo che il 60% di chi gioca a Temple Run, scaricato circa un miliardo di volte, sono donne la cosa appare ancora più ridicola.
    http://www.techeconomy.it/2016/03/08/digital-divide-genere-mito-realta
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  9. In dieci anni perse 65mila matricole, con un calo del 20% dei diplomati che scelgono di continuare gli studi. Colpa della crisi, ma anche dalle scarse prospettive di lavoro che dà la laurea. La contrazione del sistema universitario italiano oltre ad ampliare il divario fra Nord e Sud mina però gravemente il potenziale di crescita del Paese. C'è chi dà la colpa all'aumento delle tasse, all'introduzione del numero chiuso e al taglio dei fondi statali per borse e alloggi, mentre per gli studenti il colpo di grazia è arrivato con la riforma dell'Isee
    http://inchieste.repubblica.it/it/rep..._dall_universita_-130049854/?rss#isee
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  10. Il crollo delle immatricolazioni nasconde un altro dato: in realtà dai licei arrivano più iscritti, mentre da tecnici e professionali sono crollati di quasi il 50% dieci anni. La conferma che la crisi morde impiegati ed operai, e che l'ascensore sociale è ormai bloccato
    http://www.repubblica.it/scuola/2015/.../news/scuola_-115404871/?ref=HREC1-10
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