mfioretti: palestina*

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  1. perché per settant’anni non si era più parlato del ruolo della Brigata nella resistenza italiana? Un articolo apologetico sulla “Stampa” ammette alla fine che la Brigata si chiamava palestinese, e che “viene chiamata ebraica oggi per evitare equivoci”. Eppure non basta. C’è qualcos’altro.

    Semplicemente era sparita perché la maggior parte dei combattenti erano di paesi diversi dall’Italia, erano partiti dalla Palestina e volevano tornarci subito dopo la guerra, per continuare la lotta per impossessarsi di una terra in cui erano minoranza. E ci sono tornati, praticamente tutti. Probabilmente, molti di loro oggi sono morti, e i sopravvissuti dovrebbero essere non moltissimi e tutti sui novanta anni. Nelle foto, quelli che sfilavano sembravano invece anziani, ma non vecchi. Ci si può domandare se sono stati fatti venire dallo Stato di Israele, o se qualcuno ha scelto la strada della rievocazione facendo sfilare una parte della comunità ebraica locale sotto le insegne apparentemente più rispettabili di una formazione partigiana inesistente. Se fosse così, potrei augurarmi che le comunità ebraiche (soprattutto quella romana che ho conosciuto meglio) ritornino alle loro origini antifasciste e democratiche, che da molti anni sembravano dimenticate, e sostituite da aggressioni in stile fascista a qualche kefia comparsa nelle adiacenze del Portico di Ottavia a Roma, o da spedizioni vocianti e insultanti alla sede centrale del PRC e di Liberazione in via del Policlinico…
    https://ilmarxismolibertario.wordpres...ia-brigata-ebraica-di-antonio-moscato
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  2. Ci sono altri fattori che aiutano a contestualizzare quella che, vista così, sembra una mossa della disperazione.

    Primo fra tutti, l’isolamento in cui si trova Hamas da quando in Egitto è al potere al-Sisi e i Fratelli Mussulmani sono stati messi al bando. Hamas era molto vicina alla Fratellanza, dopo esserne nata come branca palestinese. Questa evoluzione non soltanto ha privato Hamas di un alleato importantissimo – quello che ha sempre fatto da negoziatore delle tregue con Israele – ma ne ha anche limitato consistentemente l’approvvigionamento. Il governo dei Fratelli Mussulmani chiudeva più di un occhio rispetto alla costruzione di tunnel, e al passaggio di materiale, fra l’Egitto e Gaza; il Governo di al-Sisi, che ha molto interesse a indebolire gli alleati del suo principale nemico interno, ha adottato una politica completamente diversa, e questo ha fatto sì che per l’approvvigionamento di materie prime Gaza tornasse a essere completamente dipendente da Israele, mentre l’unico canale di importazione di armi non artigianali veniva significativamente ristretto.

    La differenza è stata chiarissima in questi giorni di guerra, nei quali l’Egitto è stato eloquentemente critico nei confronti di Hamas. Non soltanto il ministro degli esteri egiziano ha dato la colpa a Hamas dell’invasione israeliana, ma tutte le trattative di tregua si sono svolte con Fatah come partner senior di Hamas, senza l’accordo di Hamas stessa. L’Egitto vuole rafforzare Fatah e delegittimare Hamas, mentre Hamas fa l’opposto: è per questo che finora Hamas ha rifiutato non soltanto i tentativi egiziani di arrivare a un accordo, ma anche l’Egitto di al-Sisi come interlocutore. È significativo ricordarsi che, 2 anni fa, un accordo di cessate il fuoco del tutto simile a quello di martedì scorso l’aveva proposto l’Egitto guidato da Morsi (cioè dai Fratelli Mussulmani), e in quel caso Hamas aveva accettato.

    Questo isolamento ha costretto Hamas a cercare un accordo con Fatah, formando un governo di unità nazionale che ha permesso a Hamas di pagare gli stipendî dei dipendenti pubblici, e più in generale di uscire dall’isolamento internazionale (USA e UE hanno accettato di collaborare col Governo di unità nazionale, diversamente dal boicottaggio che riservavano a quello di Hamas a Gaza). Fatah, dal canto suo, si è trovata in una posizione di relativa forza

    Non bisogna dimenticare, poi, che anche il fronte interno a Gaza è molto frammentato. Negli ultimi tempi, il Medio Oriente è il teatro della lotta fra Qatar e Iran per assicurare la propria influenza all’interno dei movimenti islamisti. L’Iran è stato per anni il più importante sponsor di Hamas, ma la contraddizione fra sunniti e sciiti – che era sempre stata presente sottotraccia – è venuta fuori prepotentemente in Siria, dove gli alleati naturali di Hamas sono in guerra con l’Iran. Per questo Hamas si è avvicinata al fronte qatariota (a cui fanno riferimento i Fratelli Mussulmani), perdendo così il suo principale alleato, mentre l’Iran ha stretto sempre più i legami con la Jihad Islamica, il principale movimento islamista che compete a Hamas il potere nella Striscia. È in questo quadro che si inscrive la sempre maggiore difficoltà di Hamas di controllare tutti i gruppi islamisti nella Striscia e il conseguente scollamento fra la leadership politica di Hamas e l’ala militare, le Brigate al-Qassam, che stanno orientando le sorti del conflitto con la propria intransigenza.
    http://www.ilpost.it/giovannifontana/...3/hamas-perche-si-comporta-cosi-fatah
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  3. Israele ha rotto le palle, Hamas fa schifo e noi dobbiamo dirlo forte.

    Gaza – Israele, ecco perché in Medioriente ormai hanno torto tutti, ed ecco perché io mi metto qui a scrivere una cosa già detta, ridetta e stradetta e che però secondo me è ancora necessaria, perché ogni volta che in Palestina si incendia la miccia, tutti inondano Facebook di storie, di foto, di opinioni, di pensieri e di solidarietà, sopratutto il mio Facebook, intendendo, un Facebook fatto di amici di sinistra, di reti di sinistra, di gruppi antifascisti, di giornalisti più o meno patinati che prendono parte in maniera emotiva in quello che ormai è un conflitto senza fine. E siccome fra i miei contatti ci sono magari pure dei ragazzi che è per la prima volta che vedono le bombe a Gaza, c’è una cosa che va scritta con chiarezza.

    In Vicino Oriente hanno torto tutti. E no, non è che “non ha ragione nessuno”, no: ognuno ha le sue ragioni, le può ostentare, le può argomentare, ma le ragioni di ognuno vengono soffocate in un torto generale, in un casino collettivo. “E’ una guerra tribale”, dice Toby in West Wing, “non può essere risolta”. Ed è quello che ha più ragione di tutti: non si può risolvere parteggiando per una delle due parti, perché qui è andato tutto oltre, troppo oltre. E certe cose, bisogna dirle forte.
    http://www.lungoibordi.it/gaza-israele-2014-tutti-torto
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  4. Sembrano quattro cartine molto efficaci a mostrare la progressiva sottrazione di territorio a un futuro Stato palestinese, ricordo di aver pensato. Eppure sono una frode. Una bugia creata da chi, certamente in malafede, ha giustapposto quelle quattro cartine compilate – basta conoscere un po’ la storia – usando criterî completamente diversi per stabilire cosa si intenda per “terra palestinese”, mescolando così mele e pere, al fine di dare un’idea distorta dell’evoluzione dei fatti.

    La cosa peggiore è che, per descrivere l’erosione di territorio palestinese nel corso di questi decenni, non ci sarebbe bisogno di menzogne o fabbricazioni, basterebbe ricordare cosa sono i territorî del ’67, o parlare della costruzione di un numero sempre maggiore di colonie israeliane al di fuori della green line: in quattro parole, basterebbe dire la verità. Se si combatte per una causa giusta – la creazione di uno Stato Palestinese –, non bisogna usare esagerazioni o montature a fini propagandistici: altrimenti, almeno per me, si è perso in partenza.
    http://www.ilpost.it/giovannifontana/...mappa-bugiarda-su-israele-e-palestina
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