mfioretti: nativi digitali*

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  1. avevamo introdotto una sperimentazione che ha dato a noi insegnanti, ma, soprattutto, a loro grandi soddisfazioni in termini di riconoscimenti esterni e di prodotti realizzati. Nei due anni della sperimentazione i ragazzi hanno prodotto, infatti, un iBook sul Basso Medioevo, una mostra in realtà aumentata sulla Peste del ‘300 (presentati e apprezzati in presentazioni pubbliche a scuola e in due diversi Tablet School a Belluno e a Milano) e un Webdoc sulla prima rivoluzione astronomica.

    La sperimentazione, denominata (ammetto, con poca fantasia) “Progetto Classe digitale”, intendeva promuovere l’integrazione delle tecnologie digitali, in primis il Tablet, nella didattica.
    Va subito detto che il focus non era il tablet in classe, quanto sulla possibilità di sperimentare un modello di didattica innovativa, fondata su una forma di apprendimento attivo e collaborativo; un approccio interdisciplinare in cui il curricolo invece di essere suddiviso in discipline separate, viene costruito attorno a tematiche e progetti che attraversano le discipline in modo da seguire i collegamenti tra i vari domini del sapere, ridando in questo modo senso alle conoscenze disciplinari stesse; un’organizzazione della giornata scolastica interamente ripensata per non frammentare il lavoro; modalità di lavoro collaborativo e cooperativo in cui gli studenti lavorano insieme su progetti condivisi, in modo da poter imparare tra pari e condividere strategie di apprendimento; un prolungamento dell’aula fisica in un’aula virtuale...
    https://medium.com/la-scuola-che-non-...cnologie-nella-didattica-1b519cdba7a7
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  2. Ricerche condotte negli Stati Uniti indicano che per la grande maggioranza dei teenager i siti porno sono la principale fonte di apprendimento della sessualità. Un gap educativo che genitori, scuola e istituzioni formative devono colmare, affinché non sviluppino una percezione distorta

    Cosa imparano gli adolescenti dal porno online? Dato che visitano i siti porno molto di più di quanto i loro genitori possano supporre - e plasmano così le loro idee sul piacere e sull’intimità - come si devono comportare gli adulti di riferimento? Si può insegnare ai ragazzi a confrontarsi con questi siti in modo critico? A porsi questi quesiti, è un lungo articolo del New York Times, a firma di Maggie Jones. Il servizio spiega, con dovizia di storie di adolescenti ed esempi più che concreti, come già i 13-14 enni inizino a «documentarsi» sul sesso tramite i siti porno, percepiti come strumenti di «apprendimento tecnico» e «fonti di idee per le future posizioni sessuali con le future fidanzate». Il problema è che sia maschi che femmine, basandosi prevalentemente su quel tipo di immagini, sviluppano una percezione distorta della sessualità. «Dal porno, ho imparato che i ragazzi devono essere forti e dominanti nel letto. Le ragazze godono molto e si eccitano se un ragazzo è sicuro di sé», racconta un adolescente intervistato dal New York Times durante un seminario scolastico sulla sessualità. Una scena porno in particolare è rimasta impressa al ragazzino: una donna appariva annoiata da un uomo che si avvicinava dolcemente a lei sul piano sessuale, mentre era estasiata dall’approccio «duro» di un uomo molto più aggressivo. Lo ha colpito anche la sequenza di un uomo che spingeva una donna contro un muro, mentre una ragazza commentava: «Io voglio un ragazzo come questo ». Un’altra ragazza intervistata menzionava la scena della “pain room” (la stanza del dolore) di “ Cinquanta sfumature di grigio “ esclamando: «Era fantastica!» Un altro ragazzo rivela che visitare i siti porno ha aumentato la sua ansia da prestazione: «Gli uomini dei video hanno fisici ben costruiti e prestazioni notevoli. Temo che se non sarò in grado di averne di simili e che alle ragazze non piacerà farlo con me».
    http://www.corriere.it/cronache/cards...dato/dati-percezioni_principale.shtml
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  3. In a study published Monday in the journal Emotion, psychologists from San Diego State University and the University of Georgia used data on mood and media culled from roughly 1.1 million U.S. teens to figure out why a decades-long rise in happiness and satisfaction among U.S. teenagers suddenly shifted course in 2012 and declined sharply over the next four years. Was this sudden reversal a response to an economy that tanked in 2007 and stayed bad well into 2012? Or did it have its roots in a very different watershed event: the 2007 introduction of the smartphone, which put the entire online world at a user's fingertips?

    In the new study, researchers tried to find it by plumbing a trove of eighth-, 10th- and 12th-graders' responses to queries on how they felt about life and how they used their time. They found that between 1991 and 2016, adolescents who spent more time on electronic communication and screens -- social media, texting, electronic games, the internet -- were less happy, less satisfied with their lives and had lower self-esteem. TV watching, which declined over the nearly two decades they examined, was similarly linked to lower psychological well-being. By contrast, adolescents who spent more time on non-screen activities had higher psychological well-being. They tended to profess greater happiness, higher self-esteem and more satisfaction with their lives. While these patterns emerged in the group as a whole, they were particularly clear among eighth- and 10th-graders, the authors found: "Every non-screen activity was correlated with greater happiness, and every screen activity was correlated with less happiness."
    http://psycnet.apa.org/doiLanding?doi=10.1037%2Femo0000403
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  4. La strada che il Miur ha scelto di imboccare va nella direzione opposta rispetto alla Francia, dove da pochi giorni il ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquer ha introdotto il divieto di usare gli smartphone a scuola. Due risposte alternative al medesimo fenomeno: in Italia l’89,3% dei giovani usa i 'telefoni intelligenti', col primo apparecchio posseduto già a 8-9 anni. L’Italia punta sull’educazione a partire dalla convinzione che «proibire l’uso dei dispositivi a scuola non è la soluzione » (n.2). Chi avrà ragione?
    Il decalogo

    1 Ogni novità comporta cambiamenti. Ogni cambiamento deve servire per migliorare l’apprendimento e il benessere delle studentesse e degli studenti e più in generale dell’intera comunità scolastica.

    2 I cambiamenti non vanno rifiutati, ma compresi e utilizzati per il raggiungimento dei propri scopi. Bisogna insegnare a usare bene e integrare nella didattica quotidiana i dispositivi, anche attraverso una loro regolamentazione. Proibire l’uso dei dispositivi a scuola non è la soluzione. A questo proposito ogni scuola adotta una Politica di Uso Accettabile (PUA) delle tecnologie digitali.

    3 La scuola promuove le condizioni strutturali per l’uso delle tecnologie digitali. Fornisce, per quanto possibile, i necessari servizi e l’indispensabile connettività, favorendo un uso responsabile dei dispositivi personali (BYOD). Le tecnologie digitali sono uno dei modi per sostenere il rinnovamento della scuola.

    4 La scuola accoglie e promuove lo sviluppo del digitale nella didattica. La presenza delle tecnologie digitali costituisce una sfida e un’opportunità per la didattica e per la cultura scolastica. Dirigenti e insegnanti attivi in questi campi sono il motore dell’innovazione. Occorre coinvolgere l’intera comunità scolastica anche attraverso la formazione e lo sviluppo professionale.

    5 I dispositivi devono essere un mezzo, non un fine. È la didattica che guida l’uso competente e responsabile dei dispositivi. Non basta sviluppare le abilità tecniche, ma occorre sostenere lo sviluppo di una capacità critica e creativa.

    6 L’uso dei dispositivi promuove l’autonomia delle studentesse e degli studenti. È in atto una graduale transizione verso situazioni di apprendimento che valorizzano lo spirito d’iniziativa e la responsabilità di studentesse e gli studenti. Bisogna sostenere un approccio consapevole al digitale nonché la capacità d’uso critico delle fonti di informazione, anche in vista di un apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

    7 Il digitale nella didattica è una scelta: sta ai docenti introdurla e condurla in classe. L’uso dei dispositivi in aula, siano essi analogici o digitali, è promosso dai docenti, nei modi e nei tempi che ritengono più opportuni.

    8 Il digitale trasforma gli ambienti di apprendimento. Le possibilità di apprendere sono ampliate, sia per la frequentazione di ambienti digitali e condivisi, sia per l’accesso alle informazioni, e grazie alla connessione continua con la classe. Occorre regolamentare le modalità e i tempi dell’uso e del non uso, anche per imparare a riconoscere e a mantenere separate le dimensioni del privato e del pubblico.

    9 Rafforzare la comunità scolastica e l’alleanza educativa con le famiglie. È necessario che l’alleanza educativa tra scuola e famiglia si estenda alle questioni relative all’uso dei dispositivi personali. Le tecnologie digitali devono essere funzionali a questa collaborazione. Lo scopo condiviso è promuovere la crescita di cittadini autonomi e responsabili.

    10 Educare alla cittadinanza digitale è un dovere per la scuola. Formare i futuri cittadini della società della conoscenza significa educare alla partecipazione responsabile, all’uso critico delle tecnologie, alla consapevolezza e alla costruzione delle proprie competenze in un mondo sempre più connesso.
    https://www.avvenire.it/attualita/pag...10-regole-per-lo-smartphone-in-classe
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  5. «non so votare, è troppo difficile e con gente sconosciuta». Da nord a sud, attraversando il centro Italia, la Generazione Zero che nel ’18 arriva alla maggiore età di fronte al primo voto appare disorientata, distratta, lontana, nonostante i politici parlino sempre più come loro: in digitale. Tweet, post Facebook e video su Youtube non lasciano memoria di volti e contenuti. E il distacco non dipende solo dai ragazzi.

    Da Trento arriva solo una manciata di voti. «Il sondaggio è stato vietato dalla preside», ammette mortificato uno dei rappresentanti. Un no che aiuta a comprendere come nell’istituzione Scuola la dialettica politica negli ultimi anni sia stata bandita. «Ci dicono che dobbiamo prima pensare a noi stessi e impegnarci nella realizzazione della carriera professionale», confida un ragazzo che vuole rimanere anonimo perché schierarsi contro i professori «non è intelligente».

    La politica viene vista come qualcosa di sbagliato, a volte anche pericolosa, in ogni caso inutile. Storie di volantini sequestrati perché politicizzati. Racconti di ragazzi lasciati fuori dall’istituto perché intenti in qualche campagna. Nel gruppetto di studenti davanti alla scuola del centro di Roma si allarga e le voci si alzano di tono: «Ci sono professori che ci dicono che i politici fanno tutti schifo»

    Dopo sei mesi l’indottrinamento ha attecchito. Non sono gli ideali, il fascismo o la paura del diverso. L’estrema destra vince sui giovani con l’identità. Il messaggio che arriva ai cittadini del domani è: «Siamo solo noi ad aiutare il prossimo». E lo fanno mandando questi ragazzi a regalare la spesa o spedendoli a “conquistare” condomini “invasi”, a loro dire, da extracomunitari irregolari.

    La destra avanza, la sinistra arretra. «Siamo gli ultimi diciottenni a votare per un partito moderato e vicino a esponenti come Massimo D’Alema», dice Damiano Moscardini rappresentante del liceo Russell di Roma. Una frase che riflette le contraddizioni nazionali. «Gli studenti di primo e secondo superiore si stanno spostando verso movimenti estremisti e populisti». La sinistra ha posato il megafono tra mille sigle studentesche che raccolgono il consenso solo a suon di tessere. Si dividono in correnti, partitini, fazioni, come i loro leader senior.

    vedi anche:
    AGF-EDITORIAL-792042-jpg
    I giovani di oggi né ribelli né debosciati: sono la copia conforme dei loro genitori
    L'inchiesta dell'Espresso fornisce un'immagine diversa della classe 2000 che presto sarà chiamata al voto. Lontana da quella dei fratelli maggiori trentenni e con le stesse ansie e paure di padri e madri
    «Ci sono i Future Dem», spiega Damiano. «Sono quelli che appoggiano Matteo Renzi, ma con il casino dell’Alternanza scuola-lavoro non se la passano bene». Il rosario continua: Fronte Gioventù Comunista, Giovani Democratici, Federazione degli Studenti e infine i più apartitici, ma comunque schierati, la Rete degli Studenti Medi. Giammarco Manfreda, il coordinatore nazionale della Rete, fa chiarezza: «Si perdono in scissioni e congressi sanguinari che dividono. Ad esempio i Future Dem adesso parlano solo di Ius Soli. Per loro non ci sono altri argomenti visto che criticare la buona scuola è un compito arduo se appoggi il segretario del Pd». Il tutto nell’indifferenza della maggior parte degli studenti. La sinistra giovanile, a volte, si desta dal torpore dell’autoreferenziale e scende in piazza per protestare come lo scorso 17 novembre dove ha alzato la voce contro l’alternanza scuola lavoro. Lo fa senza falce e martello, senza Che Guevara di sorta e senza il mito della ribellione del ’68. Bandiere tramontate da tempo, in realtà.
    http://espresso.repubblica.it/attuali...?ref=twhe&twitter_card=20171212114128
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  6. i messaggi vocali sono il male. E sono il male perché sono totalmente disfunzionali alla comunicazione del XXI secolo, veloce, rapida, sintetica. I messaggi vocali sono il contrario: sono spesso lunghi e, per la loro stessa natura registrata, che si palesa sul telefono con una neutra notifica di ricezione, senza alcuna possibilità di preview, questi mostri della comunicazione fanno perdere un sacco di tempo. Non puoi scorrerli, non puoi leggere solo l'inizio per capire se è urgente: per chi li riceve, una richiesta di aiuto e di emergenza e un messaggio di auguri di onomastico, sono la stessa notifica, persa nel flusso di tutte le altre come tutti quei momenti come lacrime nella pioggia.

    Da ultimo, i messaggi vocali sono ridicoli, spesso imbarazzanti per chi li riceve, ma sono anche l'ultimo atto della vittoria dell'ego sulla socialità. Sì, perché non esiste messaggio più autoreferenziale di un messaggio vocale. Sono i selfie della comunicazione, inviati da un mittente che non tempo da perdere per mandarvi un messaggio scritto e a cui interessa talmente tanto la vostra opinione che non si prende nemmeno la briga di chiamarvi.
    http://www.linkiesta.it/it/article/20...gi-vocali-sono-il-male-assoluto/34619
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  7. Sono stati intervistati circa 800 adolescenti tra i 12 e i 17 anni e altrettanti adulti tra i 25 e i 65 anni. “I risultati dimostrano che adulti e ragazzi condividono gli stessi livelli di consapevolezza delle conseguenze dei loro comportamenti in rete e spesso anche i comportamenti stessi” spiega Raffaela Milano, direttore dei programmi Italia-Europa di Save the Children, secondo cui “si tratta di un dato preoccupante se pensiamo che gli adulti dovrebbero invece esercitare un ruolo di guida in un contesto complesso e in continua evoluzione, come quello del mondo e delle tecnologie digitali”.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...-protegge-la-propria-immagine/3369504
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  8. da una parte abbiamo gli analfabeti digitali che non usano o non sanno usare le app, dall’altra parte abbiamo i nativi digitali a cui manca a volte l’intelligenza emotiva che le app non sono infallibili, se non altro perché le realizzano delle persone.
    http://www.chefuturo.it/2016/08/olimp...source=twitterfeed&utm_medium=twitter
    Tags: by M. Fioretti (2016-08-09)
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  9. Facebook è uno straordinario canale di comunicazione che i privati usano per inviare messaggi emotivi come le fotografie personali, di amici, di amanti, di bambini, di fiori, di animali, di paesaggi o brevi poesie. Twitter consente di mandare solo messaggi brevi in cui non può esserci una riflessione, un ragionamento. Nell'editoria sono praticamente scomparsi i libri di riflessione filosofica, sociologica, psicologica, politica che richiedono una lettura e uno studio attento. Anziché studiare a fondo un argomento, la gente scorre Google per avere una breve informazione utile in quel momento. E questo metodo di conoscenza si sta diffondendo anche nelle università con l'uso dei test, coi corsi brevi superspecializzati, con le video-lezioni.

    Il risultato è la scomparsa del pensiero complesso, della grande riflessione politica, la dissoluzione dei partiti con i loro programmi organici, e la mancanza di grandi leader perché sono premiate le personalità più superficiali e istrioniche.
    http://www.ilgiornale.it/news/cronach...ok-pensiero-che-scompare-1294639.html
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  10. Tutti gli adolescenti sono uguali di fronte al digitale e hanno la medesima competenza liguistica? Niente affatto. È un modo di guardare alle giovani generazioni, ormai entrato nel sentire comune, che in fondo ci deresponsabilizza: “loro ne sanno”, hanno conoscenze e abilità, sono adatti al digitale per nascita. Crea una distanza tra noi (immigrants) e loro (native). E, spesso, in una rinuncia a capire. Cosa che, eventualmente, facciamo con gli occhi degli adulti, concentrandoci su pericoli e limiti.
    http://www.pagina99.it/2016/03/20/con...-rapporto-genitori-figli-nel-digitale
    Tags: by M. Fioretti (2016-03-22)
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