mfioretti: me generation*

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  1. Le ragioni sono molte. Uno dei punti messi sul tappeto ruota proprio intorno ai social network come Facebook e Instagram. Queste piattaforme hanno reso molto semplice confrontarsi con altre persone e soprattutto innescato una sorta di competizione sbilanciata e reciproca, basata su ciò che vediamo sulle bacheche che, come noto, non sempre rispecchia esattamente la vita reale. Piuttosto, l'immagine che gli "amici" intendono dare di se stessi, spesso lavorandoci in profondità. La tendenza alla competizione non è certo prerogativa delle piattaforma ma è innata all'essere umano già in età prescolare. Il problema, semmai, è che - come hanno denunciato molti ex manager delle piattaforme poi sganciati dalle loro creature - quei social sfruttano le debolezze psicologiche per innescare anche queste forme di atteggiamenti e reazioni.

    I Millennials hanno dunque a disposizione un'enorme quantità di "metriche" per giudicare la propria esistenza. Senz'altro molte di più dei loro genitori. Like, follower e "amici" sono una di queste. Difficile capire come se ne possa uscire o almeno provare a fare un passo indietro da questo circolo vizioso. Il primo passo, suggerisce Curran, è focalizzare su altre qualità della propria personalità (diligenza, flessibilità, perseveranza) piuttosto che guardare alla perfezione come una dimensione monodimensionale. In generale occorrerebbe insomma spostare l'attenzione sui propri traguardi e sui propri desideri, non impostarli o stabilirli in base a quelli degli altri.
    http://www.repubblica.it/tecnologia/s...dio_accusa_facebook_co-185853568/?rss
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  2. Nothing should be absolute and without reasonable boundaries, not even freedom. In light of this, there are three observable, identifiable ways in which this latest fad of intersectionality is taking advantage of and destroying the rational enlightenment roots of Western academia from within. The approaches are, namely, infiltration, subversion, and coercion.


    The dilution of academic fields is not where it ends however. The promotion of transgenderism as settled science and arbitrary pronouns like them/theirs being used in schools and universities are further examples of subversion. In every Western university (including where I research), the casual usage of made up pronouns is being promoted by a small minority of academics and students. One risks being marked as a bigot if one chooses to question or debate such arbitrary policies. Every university has Marxist and feminist reading groups and departments that essentially control events, doctoral training modules that include methods that prefer non-positivist research, and journal publications wherein the chances of one being censored are higher if he or she dares to question groupthink.

    The third approach involves coercion, or simply the tyranny of minority. A handful of students, instigated by a handful of academics, especially from intersectional disciplines and Marxist-feminist-post-colonial and gender studies backgrounds and departments, now attempt to dictate what can or cannot be taught, discussed, or even debated at a university.
    http://quillette.com/2017/11/06/intersectionality-poppers-paradox
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  3. La maschera del film è un simbolo indossabile da chiunque, non serve farsi carico di una tradizione ideologica per usarla, non bisogna fare i conti con i gulag o con le bombe piazzate per l’ideale, non ci sono noiosi volumoni da studiare, non ci sono grandi dilemmi morali da risolvere. Nel fumetto, invece, V non è un anarchico all’acqua di rose, è perfettamente disposto a usare la violenza terroristica come insegnato da Bakunin. Il grande conflitto tra V ed Evey nel fumetto è proprio sull’accettazione che non basta volere ribellarsi, ma bisogna anche essere disposti a usare la violenza. Nel film invece gli attacchi di V sembrano essere senza vittime e anche quando ci sono, la violenza è mostrata in maniera anestetizzata. Inoltre, nel fumetto l’azione di V è contro un governo esplicitamente fascista (neanche troppo velatamente metafora del governo Thatcher) in nome della libertà anarchica, mentre nel film agisce contro un generico “potere totalitario” (che assume sia caratteristiche fasciste sia socialiste) in nome di una generica “libertà”.
    La varie interpretazioni della parola "libertà"...

    La varie interpretazioni della parola “libertà”…

    L’altra grande differenza tra il film e il fumetto è il risultato della rivolta. Nell’opera originale di Moore l’insurrezione è un salto nel vuoto, dalle macerie potrà sorgere tanto l’anarchia consapevole sognata da V quanto il caos dove chi vince schiaccia i più deboli. Un salto nel vuoto che per Moore vale la pena di provare, ma solo essendo pienamente consapevoli del prezzo da pagare.

    Il finale del film non potrebbe essere più diverso. Quando Evey completa il piano di V per far saltare in aria Downing Street, tutta Londra insorge pacificamente indossando la maschera di Guy Fawkes. Di fronte alle masse pacificamente determinate l’esercito non spara un colpo e si unisce alla protesta. L’obiettivo è raggiunto senza dover fare praticamente nulla se non un paio di atti dimostrativi, senza dover mettere in conto l’uso della violenza, senza dover affrontare la repressione.

    e poi l’esercito non sparerà sulla folla, basta essere in tanti…

    A questo punto non è difficile capire la popolarità di cui gode oggi la maschera di Guy Fawkes, sono gli stessi motivi per cui oggi si scende in piazza illudendosi di poter ignorare qualsiasi questione storica e teorica, di poter creare proteste in cui tutti agiscono insieme contro un potere talmente distante da avere solo simboli e non rapporti materiali con la realtà. E, soprattutto, l’illusione di poter ignorare qualsiasi questione organizzativa, di poter risolvere tutto quanto attraverso azioni dimostrative che, quando risveglieranno abbastanza persone, porteranno la gente a vincere automaticamente la rivoluzione.

    Certo, meglio scendere in piazza così che non farlo per niente, ma, alla lunga, rompe i coglioni.
    https://kowapaolo.wordpress.com/2013/...quanto-ma-alla-lunga-rompe-i-coglioni
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