mfioretti: lorenzin*

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  1. La direzione ha approvato l'elenco a tarda notte. All'ultimo rientrano in corsa Damiano, Fioroni e la Pollastrini. Fuori Andrea Martella, coordinatore dell'area Orlando. Spuntano il costituzionalista Stefano Ceccanti e il portavoce di Gentiloni, già uomo comunicazione di Renzi, Filippo Sensi. Beatrice Lorenzin correrà per la Camera a Modena, Riccardo Nencini ad Arezzo. Non c'è la giornalista Chirico e salta Di Pietro. Provenzano, vicedirettore Svimez: "Giornata gestita in maniera vergognosa, rifiuto la candidatura". Proteste dal Veneto alla Sicilia
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018...ie-cuperlo-rinuncia-al-seggio/4119719
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  2. «NEppure sulla guerra in Iraq ci eravamo divisi, anche se io alle armi di distruzione di massa di Saddam un poco ci credevo, mentre Elisabetta agli americani non concede mai nulla. E però era bello dividersi su argomenti di sinistra. Ora ci dividiamo sul ‘male minore'».

    Entrambi medici, condividono la passione per i paesaggi del Mediterraneo e per i libri di storia. E infatti stanno leggendo "I Romanov" di Sebag Montefiore. Alberto apre il libro e mi recita il racconto della morte di Caterina: «Il Granduca era circondato da gente di tal fatta che il più onesto meriterebbe di essere impiccato. I cortigiani chiesero stupefatti chi fossero quegli ‘ostrogoti' ». E qui Alberto fa un pausa e guarda Elisabetta. Poi riprende: «Gli ‘ostrogoti' erano il futuro».

    «Per la verità», mi dice Mauro Zeppili, un economista colto e ironico che lavorò con Vincenzo Visco ai tempi del governo Prodi, «il futuro di Ostia finirà proprio quando dovrebbe cominciare: domenica 19. Sino ad allora sarà come se si votasse per la Casa Bianca». Più in là, nella piazza, vedo con la coda dell'occhio che si è formato un gruppetto di ragazzi. Chissà - mi chiedo - se sono di sinistra: neppure uno.

    Mentre li interrogo, qualcuno su Google raccoglie e metabolizza informazioni su di me. Sono simpaticamente spavaldi, mi chiedono perché non lavoro in tv, come mai ho polemizzato con Sgarbi..: boh. Taglio corto: Francesco (Berardi) e Alessio (Federico) stanno con Salvini; Damiano (Picciau) con il Movimento 5 stelle; gli altri sono minorenni: «Io sono fascista» dice uno dei più giovani. E io: davvero?

    Torno a Zeppilli e alla sinistra, ed è come ritirarsi in un college: «Se ti fermi - riprende questo economista mite che sa usare il pensiero illuminista - ti faccio vedere che nelle case della gente di sinistra, nei circoli culturali e durante le cene, tutti discutiamo di ‘male minore' come ai tempi di Hannah Arendt». Zeppilli previene l'obiezione: «Certo, quella fu una delle più grandi tragedie della storia. E però noi, nel nostro piccolo, abbiamo il fascismo di CasaPound all'8 per cento, e abbiamo la mafia alleata del fascismo ». Secondo Zeppilli c'è un afrore selvatico, arcaico e animalesco «da mafia di suburra che a Palermo non ho mai visto» nella testata con cui Spada ha rotto il naso al giornalista Daniele Piervincenzi. «Pensa a quel manganello che aveva a portata di mano ». Già, avesse avuto un coltellaccio: «Come si chiama in siciliano il lungo serramanico appuntito e tagliente che i macellai usano per sgozzare gli agnellini?». Scannaciarredi, si chiama. La scenografia mafiosa è fatta di botte e minacce, come quelle che costringono la nostra Federica Angeli a vivere sotto scorta. Mi dice Federica: «Attento, a Ostia niente è come sembra».

    Dunque "il male minore" fu la scelta che fecero alcuni ebrei di collaborare con i nazisti per salvare se stessi e altri ebrei. L'idea è che si possa scendere a patti col diavolo senza vendergli l'anima. «Ma Hannah Arendt fece notare che chi sceglie il male minore dimentica facilmente che sta scegliendo il male». E però Zeppilli, nonostante tutto, ci crede all'idea del del voto utile: «Io non ho paura a dirlo: alla fine voterò Cinque stelle, perché voglio votare, e perché sono antifascista sin dalla nascita. E dunque scelgo...».

    Lo contesta Elisa, giovane mamma che arriva in piazza con in braccio la figlia Greta: «La padella o la brace: lo chiami scegliere? Io i Cinque stelle non li voterò mai». Pure Carlo Scarfora dice «mai i Cinque stelle». È pensionato e sta nel Pd: «Anche se a votare Pd oggi ci vuole coraggio». Carlo, che è stato nel Pci ed è «figlio e nipote di comunisti », mi presenta il suo amico per la pelle, Mimmo Barbuto. Sono entrambi ex impiegati dell'aeroporto: «Facciamo volontariato insieme, curiamo i giardini, distribuiamo pacchi di cibo ai poveri, ci vediamo tutti i giorni».

    Mimmo voterà Cinque stelle ma non riesce a convincere Carlo: «Ho intenzione di annullare la scheda. E però, se fossi costretto a scegliere, se un demonio mi costringesse a scegliere, voterei Centrodestra. Certo, Berlusconi sarebbe una iattura, ma almeno sappiamo che genere di iattura è». E ora discutono, i due amici per la pelle. Litigate? «Non succederà mai».

    Noto che si parla di Raggi e di Grillo, di Berlusconi e di Salvini, ma molto di rado delle due candidate, le due insegnanti che si affrontano al ballottaggio, Monica Picca e Giuliana Di Pillo, come se fossero solo due controfigure, anzi «due controfgurine » mi corregge Bruno Casula, che all'Alitalia era «un capo perché gestiva i comandanti » dicono i suoi amici per dirmi che è un duro: «No, io non voto i fascisti, né io né mia moglie, né i miei figli. Per me il male minore sono i Cinque stelle». Anche se all'antifascismo della Raggi non crede: «Prima non è andata alla cerimonia di commemorazione delle Fosse Ardeatine. Poi, quando ha capito che la partita di Ostia si sarebbe giocata sull'antifascismo, per convincere la sinistra si è messa a cantare in Campidoglio ‘Bella ciao' e ha pure sfrattato quelli di Fratelli d'Italia dalla storica sede di Colle Oppio... In questo modo non esalta, ma sporca un valore».

    Anche l'antimafia è un valore. Ostia ha paura della parola mafia e quello dell'identità rimane il problema di una città che rifiutò di essere Comune perché voleva restare Roma fuori Roma. I tantissimi ostiensi per bene, che hanno un grande bisogno di farsi accettare, esibiscono spesso la furia del marginale e non vogliono essere ridotti a popolo di mafia. Dico: «negare la mafia è tipico della mafia» e subito la piazza si accende: «Non siamo mafiosi, qui ci sono persone per bene. La vera mafia sta altrove». Sempre la giusta difesa del territorio produce zone di ambiguità. Sicuramente la famiglia Spada ha organizzato feste e befane con i fascisti di CasaPound, ha accarezzato i Cinquestelle, ma ha anche cercato di frequentare la Caritas di don De Donno, il prete di strada che alle elezioni ha superato l'8 per cento, ed è un leader naturale della sinistra, quella più a sinistra del Pd. E infatti i Cinque stelle lo corteggiano, gli promettono commissioni e consulenze. Lui replica dicendo che farà «l'opposizione anche dell'opposizione ». I Rom lo aiutavano durante la campagna elettorale. Don De Donno gestisce lo sportello antiusura. E' un religioso di 71 anni, semplice, appassionato, carismatico ma ingenuo. E infatti partecipò alla manifestazione contro il commissariamento per mafia.

    Il luogo che sicuramente la mafia non frequenta è il Divine, il locale associato all'Arcigay, dedicato alla drag queen americana: «Siamo di sinistra, ma non diamo indicazioni di voto», dicono i proprietari Valerio e Massimo. Il Divine ha ospitato il primo confronto tra i candidati: «Sono venuti tutti tranne i due della destra, la candidata di Fratelli d'Italia e quello di CasaPound». C'era anche il candidato della lista di Beatrice Lorenzin, ministra della Sanità, che è nata e cresciuta ad Ostia, anche lei nel villaggio Alitalia, ragazza berlusconiana. A Ostia si impara a combattere? «È il Municipio che è stato sciolto per mafia. E' il luogo dove Pasolini è stato ucciso da uno dei suoi ragazzi di vita. Ed è una città abusiva per due terzi. Quella orribile aggressione ai giornalisti è purtroppo molto ostiense». Ostia è la protagonista di ‘Non essere cattivo' e di ‘Amore tossico'. Ho chiesto a Beatrice Lorenzin: si è mai drogata? «Mai. Ne ho visti morire troppi ». I drogati della sua giovinezza erano tutti di sinistra? «No, ma a sinistra erano più vulnerabili, e nei centri sociali ne circolava tanta». I famosi centri sociali di Ostia sono stati i grandi nemici della Lorenzin che, ora mi dice, non darà indicazioni di voto, anche se, per le stramberie della legge elettorale, il suo candidato, che si chiama Andrea Bozzi, sarebbe ripescato solo con la vittoria dei Cinque stelle. Ma insiste la ministra: «Ognuno farà come vuole, ma se dipendesse da me nessun voto andrebbe mai ai Cinque stelle».

    Il giovane Matteo Moi, che è l'anima del Divine, studia Scienze Politiche e lavora anche nel ristorante del padre, il Soul Kitchen River, ma progetta di emigrare a Parigi perché «di Ostia non ne posso più». Orfano di madre, ha una zia che sta nel movimento "Il Popolo della Famiglia" di Adinolfi, la nonna gli vuol bene ma non lo approva, il fratello è a Londra a studiare fotografia: «Già lunedì 20 nessuno si occuperà più di Ostia e torneremo irrilevanti, nonostante le nostre mafie, i muri che nascondono il mare, la sporcizia e... persino i Krapfen con la crema, che non sono quelli austriaci». Questo dolce, che è un' esclusività del bar Paglia in piazza Anco Marzio è davvero buonissimo «e la ricetta è un segreto che Alessandro ha ricevuto in eredità dal padre e ora custodisce insieme con la moglie».

    Alessandro, elegante e magro, non somiglia al pasticciere tipo: ha sempre votato Pd e forse voterà Cinque stelle: «il male minore », dice anche lui. Matteo con i suoi jeans bucati e il sorriso pulito rifiuta l'immagine dell' Ercole al bivio, il famoso dipinto di Annibale Carracci che è l'icona dell'indecisione, e pensa di annullare la scheda. No dunque al male minore che Eyal Weizman considera una tentazione diabolica: «Meglio fare niente, perché fare niente è l'ultima forma effettiva di resistenza e le conseguenze concrete del rifiuto, e dunque del caos, sono quasi sempre migliori, se sono abbastanza le persone che rifiutano»
    http://ricerca.repubblica.it/repubbli...a/2017/11/10/dilemmaa-sinistra08.html
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  3. L’interruzione di gravidanza per essere libere e lavorare, magari con l’appoggio del datore di lavoro e chissà, qualche permesso in più. Si potrebbe ricordare che la 194 è disapplicata anche perché, troppo spesso, è utilizzata solo con questa logica mortale, e che i consultori pubblici sono «in disarmo» proprio perché ridotti a centri stampa di certificati d’aborto, mentre tante volte basterebbe un aiuto minimo perché una donna possa decidere in vera libertà, senza subire in solitudine tutto il peso dei condizionamenti esterni.

    Per la Cgil, che come molti ha chiesto le dimissioni del ministro Lorenzin, insomma, sembra non essere il lavoro a doversi piegare alla gravidanza, ma è il grembo delle donne che deve adattarsi alla produzione. Chiamando tutto questo libertà. Eppure la vera domanda è un’altra: se siamo d’accordo che il Fertility day ha sbagliato la campagna di comunicazione, chi in questi giorni ha avanzato critiche si riconosce invece nella campagna sindacale e nel messaggio che trasmette? È questa l’alternativa culturale agli sforzi per combattere il dolore dell’infertilità?
    http://www.avvenire.it/Commenti/Pagin...%27ABORTO-LA-VIA-ALTERNATIVA---3.aspx
    Tags: , , , by M. Fioretti (2016-09-24)
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  4. Esplora il significato del termine: Non ci è voluto molto a scoprire l’arcano. Sembra che la foto incriminata sia stata mostrata alla ministra in una forma diversa da quella poi pubblicata in alta definizione sul sito, dove il contrasto bianchi-neri era più evidente. Entrata al ministero della Salute undici anni fa dopo una serie di incarichi in ambito sanitario-amministrativo-formativo, Rodorigo era stata nominata capo della direzione generale della comunicazione e rapporti internazionali nel settembre del 2014 con decreto firmato dalla stessa ministra. Che ieri però l’ha definitivamente scaricata con parole impietose: «L’ho trovata lì. Anche io se mi fosse stato possibile avrei scelto un grande esperto di comunicazione». Ma nei ministeri, tutti quanti, funziona così. I dirigenti girano, la maggior parte delle volte non è la competenza specifica che li porta ad occupare posti di primo livello. Chi è la dirigente rimossa Rodorigo, classe 1969, ad esempio non è giornalista né ha precedenti esperienze nel settore. Ha uno stipendio di 236.561,20 euro lordi all’anno. Laureata in Legge, abilitata all’esercizio della professione, recita il curriculum pubblicato online, si è fin dall’inizio della carriera dedicata ad incarichi di formazione in sanità anche in Asl e ospedali fino ad approdare nel 2005 al dipartimento qualità della Salute. I colleghi di pari grado la difendono: «Noi siamo l’ultimo anello della catena. Non si ricordano altri casi di rimozione pubblica. Quando succede, avviene a porte chiuse. È ingiusto ci sia andata di mezzo solo lei». Mancate verifiche Ieri Rodorigo, consigliata dal suo avvocato, ha tenuto un profilo basso. Ma c’è da scommettere che non si rassegnerà e si difenderà in ogni sede per evitare il licenziamento. La chiave del caso potrebbe stare proprio nella versione cartacea della immagine «razzista» mostrata al ministro per la vidimazione. Per quale motivo nessuno prima di dare il via al materiale non si è premurato di verificare l’effetto sul web? » Non ci è voluto molto a scoprire l’arcano. Sembra che la foto incriminata sia stata mostrata alla ministra in una forma diversa da quella poi pubblicata in alta definizione sul sito, dove il contrasto bianchi-neri era più evidente. Entrata al ministero della Salute undici anni fa dopo una serie di incarichi in ambito sanitario-amministrativo-formativo, Rodorigo era stata nominata capo della direzione generale della comunicazione e rapporti internazionali nel settembre del 2014 con decreto firmato dalla stessa ministra. Che ieri però l’ha definitivamente scaricata con parole impietose: «L’ho trovata lì. Anche io se mi fosse stato possibile avrei scelto un grande esperto di comunicazione». Ma nei ministeri, tutti quanti, funziona così. I dirigenti girano, la maggior parte delle volte non è la competenza specifica che li porta ad occupare posti di primo livello.

    Chi è la dirigente rimossa

    Rodorigo, classe 1969, ad esempio non è giornalista né ha precedenti esperienze nel settore. Ha uno stipendio di 236.561,20 euro lordi all’anno. Laureata in Legge, abilitata all’esercizio della professione, recita il curriculum pubblicato online, si è fin dall’inizio della carriera dedicata ad incarichi di formazione in sanità anche in Asl e ospedali fino ad approdare nel 2005 al dipartimento qualità della Salute. I colleghi di pari grado la difendono: «Noi siamo l’ultimo anello della catena. Non si ricordano altri casi di rimozione pubblica. Quando succede, avviene a porte chiuse. È ingiusto ci sia andata di mezzo solo lei».

    Mancate verifiche

    Ieri Rodorigo, consigliata dal suo avvocato, ha tenuto un profilo basso. Ma c’è da scommettere che non si rassegnerà e si difenderà in ogni sede per evitare il licenziamento. La chiave del caso potrebbe stare proprio nella versione cartacea della immagine «razzista» mostrata al ministro per la vidimazione. Per quale motivo nessuno prima di dare il via al materiale non si è premurato di verificare l’effetto sul web?
    http://www.corriere.it/politica/16_se...d10-814d-11e6-bb54-ccc86a7805dc.shtml
    Tags: , , by M. Fioretti (2016-09-23)
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  5. Rattoppare un’infrastruttura IT da mercatino del vintage costa molto di più di una radicale sostituzione.

    Il ragioniere capo del Comune o della Regione, a questo punto, ti spiega che siccome c’è il patto di stabilità lui non è in grado di mandare avanti neppure la più piccola iniziativa che si porti dietro la parola “investimento”. E torniamo ad avvitarci intorno alla spirale dei controsensi: buttiamo via i soldi per accontentare qualcuno che voleva che non buttassimo via i soldi.

    A questo punto, qualsiasi iniziativa sensata posta sotto il titolo “Agenda Digitale” non può prescindere da un paio di interventi propedeutici: una revisione del patto di stabilità finalizzata a rendere possibili gli investimenti in innovazione e una linea di credito specifica da parte di Cassa Depositi e Prestiti. Mutui per l’innovazione tecnologica: un’operazione che il Presidente Bassanini ha sicuramente ben presente anche perché ebbe già modo di vararla (con l’allora suo cappello di Ministro) una ventina abbondante di anni fa.

    Mi risulta che entrambi i temi siano all’ordine del giorno, anche se non si vedono ancora i risultati concreti.

    Sarebbe poi meraviglioso se a partire da questi mutui si innescasse un circuito virtuoso di procurement intelligente: dove gli enti mettono a gara “soluzioni a problemi” e non già “adempimenti puntuali di item di capitolato”, e dove i vendor potessero essere coinvolti maggiormente anche in termini di corresponsabilità nel raggiungimento di obiettivi puntuali e facilmente misurabili.

    Nel suo piccolo, il “Patto per la Sanità Digitale” annunciato dal Ministro Lorenzin ha l’ambizione di andare esattamente in questa direzione: liberare investimenti, cambiare il modo di acquistare, finalizzare il tutto alla razionalizzazione della spesa.
    http://www.agendadigitale.eu/infrastr...bbaglio-della-spending-review-ict.htm
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  6. Appena due mesi fa il ministro Lorenzin inaugura in pompa magna il portale online Dovesalute (ne scrissi un post), una guida ai 44 istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), con tanto di descrizione delle strutture, elenco dei servizi, tempo di degenza, indicazioni stradali, foto, contatti e voto degli utenti. Il ministro lo definisce “il Tripadvisor della sanità” e “una rivoluzione che porterà un cambio culturale”. Di sicuro non dentro al Ministero della Salute, che anziché sfruttare il sito web ha pensato bene di metterne in piedi un altro, quasi identico. Facendo pure finta di niente. Il 23 aprile in Gazzetta ufficiale viene pubblicata la delibera con cui il Cipe stanzia la bellezza di sei milioni di euro per il nuovo portale della “Trasparenza dei servizi della salute”. Stessa definizione che il Ministero usa per lanciare il primo. No comment.

    Da copione sprecone, non è previsto che i due siti web si parlino. Il secondo deve integrare i dati del Ministero con quelli dei portali delle Regioni e Provincie autonome. Capofila del progetto è il Veneto. Deduzioni facili: la vetrina offerta dai due portali non cambia di una virgola (se non per numero di strutture ospedaliere ospitate); in tempi di spending review il Ministero della Salute spende e spande, connette per non connettere, non usa (ciò su cui ha investito) e getta direttamente.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...arente-e-una-corsa-allo-spreco/974259
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  7. Leggo oggi un articolo esaustivo sull’Espresso che riscrive la “storia infinita” di una spesa enorme di soldi pubblici per un farmaco oculistico. Due studi multicentrici pubblicati stabiliscono, ormai da quasi tre anni, che due farmaci sono sovrapponibili ma il sistema sanitario nazionale, su indicazione di Aifa, rimborsa esclusivamente quello che costa di più con una spesa sociale presunta sostenuta di circa 1,5 miliardi di euro che si incrementa di circa 50 milioni di euro ogni mese!

    L’ex presidente del Consiglio Letta ha ricevuto la sicurezza di ottenere un “argent de poche” di 500 milioni di euro dagli arabi mentre basterebbe ascoltare e condividere gli studi scientifici e l’opinione dell’Oms per risparmiare molto più di quello che abbiamo ottenuto con il viaggio istituzionale di svendita.

    Il 12 febbraio il ministro Lorenzin ha risposto “a modo suo” ad una “question time” sul caso Avastin-Lucentis: ”Sono profondamente meravigliata che il ministro della Salute” dice la senatrice Michela Montevecchi, “rispondendo alla recente interrogazione dell’On. Dorina Bianchi, (e non a quella che ho depositato con altri colleghi del Movimento5Stelle, che chiedeva conto anche della quantificazione della maggiore spesa sostenuta per Lucentis), insista ora nel sostenere che debba essere accertato da un organo tecnico terzo quale il CSS, l’equivalenza per sicurezza ed efficacia dei due farmaci, quando l’OMS, cioè la più alta istituzione tecnica terza, raccomanda di fatto l’uso di Avastin, inserendo solo questo tra i farmaci essenziali per l’oculistica. Mi viene da pensare, sulla scorta di quello che leggo sull’Espresso, che la decisione dell’OMS sia una “non notizia”.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...o-prezzo-del-ministro-lorenzin/881884
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