mfioretti: lavoro*

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  1. Durante l'operazione Ethiad, Alitalia ha licenziato anche dipendenti appartenenti alle categorie protette: 24 invalidi civili e 8 orfani di guerra. Persone che non potevano essere allontanate dal posto di lavoro. Alcuni di loro hanno impugnato il licenziamento, ottenendo il diritto ad essere reintegrati. Gianluca e Paola raccontano il loro calvario, chi in attesa di sentenza, chi reintegrato solo contabilmente ma ancora senza lavoro
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018...nziamento-come-ai-domiciliari/4071306
    Tags: , , by M. Fioretti (2018-01-05)
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  2. «non so votare, è troppo difficile e con gente sconosciuta». Da nord a sud, attraversando il centro Italia, la Generazione Zero che nel ’18 arriva alla maggiore età di fronte al primo voto appare disorientata, distratta, lontana, nonostante i politici parlino sempre più come loro: in digitale. Tweet, post Facebook e video su Youtube non lasciano memoria di volti e contenuti. E il distacco non dipende solo dai ragazzi.

    Da Trento arriva solo una manciata di voti. «Il sondaggio è stato vietato dalla preside», ammette mortificato uno dei rappresentanti. Un no che aiuta a comprendere come nell’istituzione Scuola la dialettica politica negli ultimi anni sia stata bandita. «Ci dicono che dobbiamo prima pensare a noi stessi e impegnarci nella realizzazione della carriera professionale», confida un ragazzo che vuole rimanere anonimo perché schierarsi contro i professori «non è intelligente».

    La politica viene vista come qualcosa di sbagliato, a volte anche pericolosa, in ogni caso inutile. Storie di volantini sequestrati perché politicizzati. Racconti di ragazzi lasciati fuori dall’istituto perché intenti in qualche campagna. Nel gruppetto di studenti davanti alla scuola del centro di Roma si allarga e le voci si alzano di tono: «Ci sono professori che ci dicono che i politici fanno tutti schifo»

    Dopo sei mesi l’indottrinamento ha attecchito. Non sono gli ideali, il fascismo o la paura del diverso. L’estrema destra vince sui giovani con l’identità. Il messaggio che arriva ai cittadini del domani è: «Siamo solo noi ad aiutare il prossimo». E lo fanno mandando questi ragazzi a regalare la spesa o spedendoli a “conquistare” condomini “invasi”, a loro dire, da extracomunitari irregolari.

    La destra avanza, la sinistra arretra. «Siamo gli ultimi diciottenni a votare per un partito moderato e vicino a esponenti come Massimo D’Alema», dice Damiano Moscardini rappresentante del liceo Russell di Roma. Una frase che riflette le contraddizioni nazionali. «Gli studenti di primo e secondo superiore si stanno spostando verso movimenti estremisti e populisti». La sinistra ha posato il megafono tra mille sigle studentesche che raccolgono il consenso solo a suon di tessere. Si dividono in correnti, partitini, fazioni, come i loro leader senior.

    vedi anche:
    AGF-EDITORIAL-792042-jpg
    I giovani di oggi né ribelli né debosciati: sono la copia conforme dei loro genitori
    L'inchiesta dell'Espresso fornisce un'immagine diversa della classe 2000 che presto sarà chiamata al voto. Lontana da quella dei fratelli maggiori trentenni e con le stesse ansie e paure di padri e madri
    «Ci sono i Future Dem», spiega Damiano. «Sono quelli che appoggiano Matteo Renzi, ma con il casino dell’Alternanza scuola-lavoro non se la passano bene». Il rosario continua: Fronte Gioventù Comunista, Giovani Democratici, Federazione degli Studenti e infine i più apartitici, ma comunque schierati, la Rete degli Studenti Medi. Giammarco Manfreda, il coordinatore nazionale della Rete, fa chiarezza: «Si perdono in scissioni e congressi sanguinari che dividono. Ad esempio i Future Dem adesso parlano solo di Ius Soli. Per loro non ci sono altri argomenti visto che criticare la buona scuola è un compito arduo se appoggi il segretario del Pd». Il tutto nell’indifferenza della maggior parte degli studenti. La sinistra giovanile, a volte, si desta dal torpore dell’autoreferenziale e scende in piazza per protestare come lo scorso 17 novembre dove ha alzato la voce contro l’alternanza scuola lavoro. Lo fa senza falce e martello, senza Che Guevara di sorta e senza il mito della ribellione del ’68. Bandiere tramontate da tempo, in realtà.
    http://espresso.repubblica.it/attuali...?ref=twhe&twitter_card=20171212114128
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  3. La vittoria del ‘no’ al referendum costituzionale del 4 dicembre dello scorso anno doveva essere una catastrofe per la politica e soprattutto per l’economia italiana. O, almeno, questo era il messaggio lanciato da molti sostenitori del ’sì’ prima del voto poi finito con una schiacciante vittoria dei contrari alla riforma costituzionale voluta dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. C’era chi parlava di caos politico nel paese, di rischio di nuove elezioni e conseguente ingovernabilità, chi di calo del Pil, dell’occupazione e più in generale di un netto peggioramento della situazione economica del paese.
    https://www.fanpage.it/se-vince-il-no...bile-come-stanno-le-cose-un-anno-dopo
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  4. Paghe ai limiti del salario minimo legale, ma ben al di sotto di un salario dignitoso che dovrebbe essere di quattro o cinque volte superiore per permettere a una famiglia di provvedere almeno ai bisogni primari. Il che significherebbe in Ucraina uno stipendio da almeno 438 euro. Salari dunque al di sotto delle rispettive soglie di povertà e dei livelli di sussistenza. Paghe letteralmente da fame, come testimoniano le 110 interviste a operai e operaie. «A volte semplicemente non abbiamo niente da mangiare», racconta una lavoratrice ucraina. «I nostri salari bastano appena per pagare le bollette elettriche, dell'acqua e dei riscaldamenti», conferma un'altra donna ungherese.

    Lavoratrice tessile ucraina

    Lavoratrice tessile ucraina

    Non basta. Molti degli intervistati hanno raccontato di condizioni di lavoro pericolose: esposizione al calore o a sostanze chimiche tossiche, condizioni antigieniche, straordinari forzati illegali e non pagati, abusi da parte dei dirigenti. I lavoratori si sentono intimiditi e sotto costante minaccia di licenziamento o trasferimento: quando gli operai serbi chiedono perché durante la calda estate non c’è aria condizionata, perché l’accesso all’acqua potabile è limitato, perché sono costretti a lavorare di nuovo il sabato, la risposta minacciosa è sempre la stessa: «Quella è la porta».

    Fabbrica tessile ucraina

    Fabbrica tessile ucraina

    Le griffe alla moda delocalizzano nei Paesi dell’Est e Sud-Est Europa perché questi paesi rappresentano veri e propri paradisi per i bassi salari. Molti degli 1,7 milioni di lavoratori e lavoratrici di queste regioni vivono in povertà, affrontano condizioni di lavoro pericolose, tra cui straordinari forzati, e si trovano in una situazione di indebitamento significativo. «Ci pare evidente che i marchi internazionali stiano approfittando in maniera sostanziosa di un sistema foraggiato da bassi salari e importanti incentivi governativi», dichiara Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Puliti. »In Serbia, ad esempio, oltre ad ingenti sovvenzioni, le imprese estere ricevono aiuti indiretti come esenzione fiscale fino a dieci anni, terreni a titolo quasi gratuito, infrastrutture e servizi. E nelle zone franche sono pure esentate dal pagamento delle utenze. Mentre i lavoratori fanno fatica a pagare le bollette della luce e dell’acqua, in continuo vertiginoso aumento», continua Deborah Lucchetti.
    https://www.avvenire.it/attualita/pag...r-i-grandi-marchi-dell-abboigliamento
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  5. Non considerano un’opportunità dividere le responsabilità ma non i profitti, hanno altri paradigmi di professionalità (mi dici cosa vuoi, lo faccio, mi paghi, ciao) e di vita (mi piace la montagna, fanculo te e la tua reperibilità, vado 3 mesi in Nepal).
    Non comprano casa e quindi sticazzi della garanzia del mutuo (tanto magari domani parto per Glasgow a imparare come si addestrano i salmoni).

    E tutte queste cose gliele avete insegnate voi, in oltre 10 anni di crisi in cui avete mantenuto le vostre rendite di posizione sulle spalle di chi non aveva modo di “difendersi”. In 10 anni di “il tuo contratto scade tra 1 settimana e non te lo rinnoviamo, scusa il poco preavviso ma aspettavamo delle risposte dai clienti”, in 10 anni di stipendi striminziti, ingiusti e senza prospettive.

    E così è arrivata la mutazione genetica e siete voi ora quelli spiazzati, quelli con le strutture mastodontiche, ministeriali, che non solo non riescono ad accogliere le forme di lavoro “liquide” che avete fortemente contribuito a creare, ma non rappresentano più nemmeno una reale attrattiva economica e professionale perché a queste persone l’idea di stare 10 o 20 anni nella stessa azienda a sudarsi 100 euro lordi d’aumento ogni 5 (quando va bene), fa venire l’orticaria.

    Dove porterà tutto questo in termini economici e di mercato sul lungo termine di certo non so dirvelo io.

    L’unica cosa che dal profondo del cuore mi sento di dire è:
    loro hanno ragione e voi, davvero, avete rotto il cazzo.
    https://acidorsa.wordpress.com/2017/06/07/avete-rotto-il-cazzo/amp
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  6. nella classe media impiegatizia le donne giocano un ruolo importante: nonostante nel complesso il tasso di occupazione femminile sia più basso di 18 punti rispetto a quello maschile, in 4 casi su 10 le donne sono i principali percettori di reddito, e dunque con una quota maggiore rispetto agli altri gruppi della popolazione.

    Le nuove classi sociali. "La perdita del senso di appartenenza a una certa classe sociale è più forte per la piccola borghesia e la classe operaia", osserva l'Istat. L'istituto però non si limita a prendere atto della disgregazione dei gruppi tradizionali della società italiana, ma ne propone una ricostruzione originale, che suddivide la popolazione (stranieri compresi) in nove nuovi gruppi: i giovani blue-collar e le famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri, gruppi nei quali è confluita quella che un tempo era la classe operaia; le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia, nei quali confluisce invece la piccola borghesia; un gruppo a basso reddito di anziane sole (le donne vivono di più rispetto agli uomini) e di giovani disoccupati; e infine le pensioni d'argento e la classe dirigente. In questa classificazione incidono vari fattori, il più importante è il reddito, che viene valutato in termini di spesa media mensile: si va dai 1.697 euro delle famiglie a basso redditocon stranieri agli oltre 3.000 delle famiglie di impiegati e delle pensioni d'argento fino alla classe dirigente che supera di poco i 3.800 euro mensili.
    http://www.repubblica.it/economia/201...17/news/rapporto_istat-165634199/?rss
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  7. Nello schema di decreto legislativo di riforma del d.lgs. 165/2001 (Testo unico pubblico impiego) si immagina che nei prossimi anni si stabilizzino i precari degli ultimi 8 anni. Quindi il reclutamento dei prossimi anni verrà “prenotato” dalle assunzioni del passato.

    Al contempo nella PA mancano gravemente figure informatiche, tecnici, ingegneri, esperti in programmazione dei fondi europei, analisti economici, ma anche esperti in diritto comunitario purtroppo.

    Inoltre, sono anni che riformiamo la scuola nazionale della PA ma senza aver aumentato l’offerta formativa o i percorsi di reclutamento.

    Che fare allora? Basta riaprire il turnover? Se si utilizzano le norme attuali, negli attuali inquadramenti e nelle attuali organizzazioni non serve a nulla o comunque a poco.

    Il capitale umano nella PA deve essere un importante elemento di innovazione e non solo un tassello da sostituire. In una visione della PA fordista si sostituiscono i profili di 40 anni nello stesso posto e nello stesso modo senza accompagnare i cambiamenti. Pensiamo a cosa è accaduto nel resto del terziario: credito, poste, assicurazioni, ma anche nella sanità. Pertanto dire che i comuni potranno reintegrare il 70 o il 100 per cento dei cessati degli anni precedenti, non produrrà un miglioramento della situazione sui servizi. Molti comuni piccoli, che fanno fatica ormai a chiudere i bilanci, dovrebbero essere obbligati ad associarsi e certe professionalità, nuove e qualificate, essere reclutate per aree e poli di pubbliche amministrazioni.
    http://www.amicimarcobiagi.com/dipendenti-sempre-piu-vecchi-che-fare
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  8. Il problema, infatti, è cominciato negli anni Novanta, quando da banche tradizionali con ruoli di esclusiva intermediazione, si è passati a istituti di credito a vocazione commerciale. Negli ultimi anni, poi, con l’impossibilità di creare utili attraverso la normale attività, i vertici puntano a guadagnare dai propri prodotti da vendere alla clientela, attraverso i dipendenti. «La ricerca fa emergere un quadro che, sul piano scientifico, conferma l'analisi svolta da tempo dalle organizzazioni sindacali sulle pesanti pressioni commerciali a cui sono sottoposti i lavoratori - dicono dalla Cgil - Dai risultati emerge molto alta la percentuale di chi vive con disagio la propria professione, di chi si sente continuamente “richiamare” dai superiori per il raggiungimento del budget, di chi si sente in conflitto con i propri convincimenti per i prodotti che è chiamato a vendere». Da qui il preoccupante abuso di psicofarmaci «per contenere il disagio e l'ansia derivante dalla situazione che si è determinata in questi ultimi anni. E la differenziazione di genere che vede le donne più esposte ad una condizione di disagio».
    http://iltirreno.gelocal.it/pisa/cron...dell-abuso-di-psicofarmaci-1.14804331
    Tags: , , , by M. Fioretti (2017-03-15)
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  9. una ricerca commissionata dalla Fisac Cgil in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma ha dimostrato (grazie a un questionario diffuso tra 400 bancari) che il 28% fa uso di psicofarmaci. I dati del 2015- 2016 del centro di Medicina del lavoro di Pisa raccontano invece che tra le persone visitate (100 pazienti) i bancari sono secondi in quanto a stress solo a chi lavora nella grande distribuzione. Si parla di una ventina di pazienti. «Al di là dei numeri - commenta il coordinatore del centro Rodolfo Buselli - è sicuramente un fenomeno da tenere sotto controllo. Perché da noi arriva solo una minima parte». L'indagine realizzata da Università e sindacato entra nel dettaglio: l'84% dei bancari sentiti vive una condizione di disagio, l'82% soffre di ansia se non raggiunge gli obiettivi aziendali perché teme un demansionamento o un trasferimento, il 59% non riesce ad adattarsi ai continui cambiamenti, l'84% è a disagio ogni volta che consiglia un prodotto inserito nel proprio budget, il 63% ritiene moralmente ingiuste le continue richieste di vendere prodotti.
    http://iltirreno.gelocal.it/regione/2...-28-fa-uso-di-psicofarmaci-1.15028871
    Tags: , , by M. Fioretti (2017-03-15)
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  10. Prima che se ne appropriasse Renzi, la proposta era stata avanzata in politica da Stefano Fassina (Sinistra Italiana, già viceministro dell’Economia nel governo Letta quando militava nel Pd): “il lavoro di cittadinanza, non reddito di cittadinanza – ha sostenuto Fassina – Che deve servire all’inserimento lavorativo, quindi deve essere condizionato ad attività formative e all’accettazione di offerte dignitose di lavoro. Lo vedo come un veicolo per condurre o ricondurre le persone al lavoro”.

    Questa sinistra sostiene il ritorno dello Stato a cui affidare il ruolo di “creatore di ultima istanza” di lavoro. Impresa ambiziosa che si ritrova nel piano sul lavoro presentato dalla Cgil e viene tramandato dal tempo in cui alcuni economisti progressisti consigliavano di impiegare persone facendogli scavare le buche. Più di recente se ne è parlato per creare occupazione statale nella manutenzione dei disastrati territori italiani. A Renzi, invece, non interessa un simile ruolo dello Stato, se non limitato all’erogazione degli incentivi alle imprese: 18 miliardi per il Jobs Act. Si appropria del lavorismo e, con la sua personale interpretazione del populismo, lo mescola con l’assistenzialismo statale agli imprenditori in chiave di capitalismo compassionevole. Un patchwork conservatore e liberista, di destra e di sinistra, in chiave anti-Movimento Cinque Stelle.


    In questa prospettiva bisogna liberare il campo da un equivoco. Il discorso sul reddito di base non è una prerogativa della Silicon Valley, né tanto meno dei liberisti alla Milton Friedman. Di sganciamento del reddito dal lavoro, e di riforma del Welfare, si parla perlomeno dagli anni Settanta in Italia, in Germania e nella sinistra europea più avanzata. Senza contare che un reddito di base non esclude il lavoro, ma libera il soggetto dal suo ricatto, per un libero sviluppo della sua personalità. Un’antica aspirazione del Marx teorico della “forza lavoro” e non del “lavoro”, come ritengono i lavoristi che hanno del marxismo un’immagine umanistica, smithian-ricardiana e certamente non comunista. Da un altro punto di vista, altrettanto radicale, di recente Stefano Rodotà ha proposto la formulazione di un diritto fondamentale al reddito che ha chiamato diritto universale di esistenza. Un diritto che oggi può strutturare ogni proposta alternativa di tipo politico, economico, sociale ed esistenziale al di là della fascinazione acritica per gli automatismi della Silicon Valley in cui è caduta la sinistra non lavorista.

    Sostenere che il reddito di base è una proposta neoliberista è dunque un falso storico usato dai lavoristi che parlano di “piena occupazione”.
    https://ilmanifesto.it/storia/perche-...a-e-propone-il-lavoro-di-cittadinanza
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