mfioretti: lavoro*

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  1. Noi pensavamo ai diritti. E più a quelli civili (ci sono storie di amore, di sofferenze indicibili, non voglio essere frainteso). Bene, benissimo. Meno bene è stato fermarsi non appena quei diritti si tingevano di una qualche sfumatura sociale, come sullo ius soli. Il fatto, però, è che accanto ai diritti erano tornati i bisogni. E noi nemmeno li riconoscevamo più. Erano esplosi con la crisi ma la ripresa li lasciava intatti, allargando i divari: tra i cittadini, tra le imprese. Una minoranza ce la faceva per tutti, la media cresceva, ma la maggioranza non vedeva vie d’uscita. Avremmo avuto bisogno di ricostruire lo Stato, le istituzioni, dare ad esse credibilità, forza, capacità di incidere, migliorare la vita delle persone. Farlo in Europa, certo. Ma se l’Europa non lo fa? L’eccesso di zelo nella ricerca delle “compatibilità” ci ha fatto perdere di vista ogni interesse nazionale. L’ideologia del “vincolo esterno” – che è stata cara anche alla meglio classe dirigente della sinistra – ha diffuso sfiducia in noi stessi e si è risolta nel suo contrario: ha finito per deresponsabilizzare non solo i cittadini ma anche le classi dirigenti. Se, nel governare, metti il “pilota automatico”, se a scegliere non sei tu, a che servi? A cosa serve la politica? Tutto questo ha privato l’Europa di uno spazio di conflitto politico, e ha privato di ruolo la sinistra. La crisi ci restituiva un’Europa divisa, rivelando nel volgere di pochi anni, dalla vicenda greca (in cui c’è stato il primo suicidio della socialdemocrazia) a quella dei migranti, le falle di una costruzione non “incompiuta”, ma segnata
    http://www.largine.it/index.php/sinis...ro-il-discorso-di-giuseppe-provenzano
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  2. Avremmo avuto bisogno di una sinistra che facesse il suo mestiere: combattere le disuguaglianze e le solitudini, redistribuire potere e rappresentanza. Con strumenti nuovi, certo. Ma alcuni strumenti vecchi, usati poco e male, non erano da buttare: la progressività delle imposte, il welfare. Noi pensavamo ai diritti. A quelli civili. Benissimo. Meno bene è stato fermarsi non appena quei diritti si tingevano di qualche sfumatura sociale, come sullo ius soli. Il fatto, però, è che intanto erano tornati i bisogni. E noi nemmeno li riconoscevamo più».

    Primo bisogno: il lavoro.

    «E basta con la stupidaggine che se non hai il lavoro ti metti in un garage e te lo inventi. Tutti Steve Jobs. Start-up. Innovazione. Si è persa ogni sensibilità sociale. Il problema ora non è solo "tornare al popolo", come sento dire da tanti; il problema è anche cosa gli dici, al popolo. Che gli dici? Che dall'altra parte del mondo il tuo amico Elon Musk, fra vent'anni, se hai soldi, ti porta a fare un giro su Marte?».
    http://ricerca.repubblica.it/repubbli...amo-in-migliaia-pronti-impegno09.html
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  3. Meno energia, meno lavoro, meno materiali

    “I have a dream” disse Grillo nel 2008. Con l’articolo «Tre meno - Perché non voto» (Internazionale dell’11 aprile), sognava tre principi strategici. Meno energia: da una società a 6000 watt pro capite a una società a 2000 watt, come deciso in referendum dal popolo svizzero, approvando la strategia dei Politecnici e del governo elvetici. Meno lavoro: subito 30 ore, più tardi 20 ore in media alla settimana, come sostenne nel 1930 J. M. Keynes, e nel 1985 l’eminenza grigia del miracolo economico tedesco Oswald von Nell-Breuning S.J. nel suo libro L’uomo lavora troppo? Meno materiali: da 40 a 20 tonnellate pro capite – grazie alla economia circolare, il cui primo pioniere è l’architetto svizzero Walter Stahel, che già tenne conferenze ai festival 5-stelle.

    “Quasi tutti i peggioramenti della nostra vita – scriveva Grillo - hanno una causa comune: troppa economia. Troppa energia, troppo petrolio, troppi materiali, troppo inquinamento, troppi rifiuti, troppi chilometri, troppa pubblicità, troppa corruzione, troppo stress, troppo lavoro. Contro ognuno di questi "troppi" servono molte iniziative. Ma il risultato deve essere facilmente misurabile: meno economia, più vita. (…) Oggi invece facciamo il contrario: consumiamo per poter vendere, vendiamo per poter produrre, produciamo per poter lavorare. È il contrario di come hanno funzionato tutte le civiltà. (…) Un parlamentare che avesse capito queste cose dovrebbe cominciare a lavorare subito per tre obiettivi: meno energia, meno lavoro, meno materiali”.

    Nel 2018 il programma di governo del 5-stelle dice tra l’altro: dimezzare l’uso di energia, ridurre il tempo di lavoro, dimezzare l’uso dei materiali attraverso un’economia circolare - e molti altri obiettivi social-ecologici. Nella grillosfera non mancano personalità di alto profilo. Consigliere economico e candidato 5-stelle al parlamento è Lorenzo Fioramonti, professore di economia politica, autore di Economia del benessere – Il successo in un mondo senza crescita e del best-seller GDP - Gross Domestic Problem (in Italia: Presi per il PIL). Il grillino Dario Tamburrano è il quinto eurodeputato più influente sulle politiche energetiche. Fu lui, inoltre, l’artefice della video-conversazione tra il Presidente del Parlamento europeo e l’eco-pioniere Bertrand Piccard durante il primo volo solare intorno al mondo dell’aereo fotovoltaico Solar impulse.
    https://www.avvenire.it/opinioni/pagi...ovimento-cinque-stelle-marco-morosini
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  4. Il diritto alla disconnessione
    http://www.bollettinoadapt.it/wp-cont...ploads/2018/01/dri_2017_4_dagnino.pdf
    Tags: , , by M. Fioretti (2018-02-19)
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  5. Il mercato del lavoro è in rapida trasformazione, la parola chiave è certamente “flessibilità nelle forme contrattuali”, ma anche nelle mansioni si sta realizzando un enorme turn over di competenze a livello mondiale. Secondo il forum di Davos, entro il 2020 si prevede la perdita di 7.1 milioni di posti di lavoro, la maggior parte nei ruoli amministrativi. Contemporaneamente però ci sarà anche un incremento fino a 2 milioni di posti di lavoro nelle professioni del settore delle tecnologie, della matematica e dell’ingegneria. Tra i posti perduti e quelli guadagnati, resta un “buco” di 5,1 milioni di posti di lavoro.
    http://www.corriere.it/dataroom-milen...-0c1d-11e8-ac00-e73bcae47d08-va.shtml
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  6. Durante l'operazione Ethiad, Alitalia ha licenziato anche dipendenti appartenenti alle categorie protette: 24 invalidi civili e 8 orfani di guerra. Persone che non potevano essere allontanate dal posto di lavoro. Alcuni di loro hanno impugnato il licenziamento, ottenendo il diritto ad essere reintegrati. Gianluca e Paola raccontano il loro calvario, chi in attesa di sentenza, chi reintegrato solo contabilmente ma ancora senza lavoro
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018...nziamento-come-ai-domiciliari/4071306
    Tags: , , by M. Fioretti (2018-01-05)
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  7. «non so votare, è troppo difficile e con gente sconosciuta». Da nord a sud, attraversando il centro Italia, la Generazione Zero che nel ’18 arriva alla maggiore età di fronte al primo voto appare disorientata, distratta, lontana, nonostante i politici parlino sempre più come loro: in digitale. Tweet, post Facebook e video su Youtube non lasciano memoria di volti e contenuti. E il distacco non dipende solo dai ragazzi.

    Da Trento arriva solo una manciata di voti. «Il sondaggio è stato vietato dalla preside», ammette mortificato uno dei rappresentanti. Un no che aiuta a comprendere come nell’istituzione Scuola la dialettica politica negli ultimi anni sia stata bandita. «Ci dicono che dobbiamo prima pensare a noi stessi e impegnarci nella realizzazione della carriera professionale», confida un ragazzo che vuole rimanere anonimo perché schierarsi contro i professori «non è intelligente».

    La politica viene vista come qualcosa di sbagliato, a volte anche pericolosa, in ogni caso inutile. Storie di volantini sequestrati perché politicizzati. Racconti di ragazzi lasciati fuori dall’istituto perché intenti in qualche campagna. Nel gruppetto di studenti davanti alla scuola del centro di Roma si allarga e le voci si alzano di tono: «Ci sono professori che ci dicono che i politici fanno tutti schifo»

    Dopo sei mesi l’indottrinamento ha attecchito. Non sono gli ideali, il fascismo o la paura del diverso. L’estrema destra vince sui giovani con l’identità. Il messaggio che arriva ai cittadini del domani è: «Siamo solo noi ad aiutare il prossimo». E lo fanno mandando questi ragazzi a regalare la spesa o spedendoli a “conquistare” condomini “invasi”, a loro dire, da extracomunitari irregolari.

    La destra avanza, la sinistra arretra. «Siamo gli ultimi diciottenni a votare per un partito moderato e vicino a esponenti come Massimo D’Alema», dice Damiano Moscardini rappresentante del liceo Russell di Roma. Una frase che riflette le contraddizioni nazionali. «Gli studenti di primo e secondo superiore si stanno spostando verso movimenti estremisti e populisti». La sinistra ha posato il megafono tra mille sigle studentesche che raccolgono il consenso solo a suon di tessere. Si dividono in correnti, partitini, fazioni, come i loro leader senior.

    vedi anche:
    AGF-EDITORIAL-792042-jpg
    I giovani di oggi né ribelli né debosciati: sono la copia conforme dei loro genitori
    L'inchiesta dell'Espresso fornisce un'immagine diversa della classe 2000 che presto sarà chiamata al voto. Lontana da quella dei fratelli maggiori trentenni e con le stesse ansie e paure di padri e madri
    «Ci sono i Future Dem», spiega Damiano. «Sono quelli che appoggiano Matteo Renzi, ma con il casino dell’Alternanza scuola-lavoro non se la passano bene». Il rosario continua: Fronte Gioventù Comunista, Giovani Democratici, Federazione degli Studenti e infine i più apartitici, ma comunque schierati, la Rete degli Studenti Medi. Giammarco Manfreda, il coordinatore nazionale della Rete, fa chiarezza: «Si perdono in scissioni e congressi sanguinari che dividono. Ad esempio i Future Dem adesso parlano solo di Ius Soli. Per loro non ci sono altri argomenti visto che criticare la buona scuola è un compito arduo se appoggi il segretario del Pd». Il tutto nell’indifferenza della maggior parte degli studenti. La sinistra giovanile, a volte, si desta dal torpore dell’autoreferenziale e scende in piazza per protestare come lo scorso 17 novembre dove ha alzato la voce contro l’alternanza scuola lavoro. Lo fa senza falce e martello, senza Che Guevara di sorta e senza il mito della ribellione del ’68. Bandiere tramontate da tempo, in realtà.
    http://espresso.repubblica.it/attuali...?ref=twhe&twitter_card=20171212114128
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  8. La vittoria del ‘no’ al referendum costituzionale del 4 dicembre dello scorso anno doveva essere una catastrofe per la politica e soprattutto per l’economia italiana. O, almeno, questo era il messaggio lanciato da molti sostenitori del ’sì’ prima del voto poi finito con una schiacciante vittoria dei contrari alla riforma costituzionale voluta dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. C’era chi parlava di caos politico nel paese, di rischio di nuove elezioni e conseguente ingovernabilità, chi di calo del Pil, dell’occupazione e più in generale di un netto peggioramento della situazione economica del paese.
    https://www.fanpage.it/se-vince-il-no...bile-come-stanno-le-cose-un-anno-dopo
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  9. Paghe ai limiti del salario minimo legale, ma ben al di sotto di un salario dignitoso che dovrebbe essere di quattro o cinque volte superiore per permettere a una famiglia di provvedere almeno ai bisogni primari. Il che significherebbe in Ucraina uno stipendio da almeno 438 euro. Salari dunque al di sotto delle rispettive soglie di povertà e dei livelli di sussistenza. Paghe letteralmente da fame, come testimoniano le 110 interviste a operai e operaie. «A volte semplicemente non abbiamo niente da mangiare», racconta una lavoratrice ucraina. «I nostri salari bastano appena per pagare le bollette elettriche, dell'acqua e dei riscaldamenti», conferma un'altra donna ungherese.

    Lavoratrice tessile ucraina

    Lavoratrice tessile ucraina

    Non basta. Molti degli intervistati hanno raccontato di condizioni di lavoro pericolose: esposizione al calore o a sostanze chimiche tossiche, condizioni antigieniche, straordinari forzati illegali e non pagati, abusi da parte dei dirigenti. I lavoratori si sentono intimiditi e sotto costante minaccia di licenziamento o trasferimento: quando gli operai serbi chiedono perché durante la calda estate non c’è aria condizionata, perché l’accesso all’acqua potabile è limitato, perché sono costretti a lavorare di nuovo il sabato, la risposta minacciosa è sempre la stessa: «Quella è la porta».

    Fabbrica tessile ucraina

    Fabbrica tessile ucraina

    Le griffe alla moda delocalizzano nei Paesi dell’Est e Sud-Est Europa perché questi paesi rappresentano veri e propri paradisi per i bassi salari. Molti degli 1,7 milioni di lavoratori e lavoratrici di queste regioni vivono in povertà, affrontano condizioni di lavoro pericolose, tra cui straordinari forzati, e si trovano in una situazione di indebitamento significativo. «Ci pare evidente che i marchi internazionali stiano approfittando in maniera sostanziosa di un sistema foraggiato da bassi salari e importanti incentivi governativi», dichiara Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Puliti. »In Serbia, ad esempio, oltre ad ingenti sovvenzioni, le imprese estere ricevono aiuti indiretti come esenzione fiscale fino a dieci anni, terreni a titolo quasi gratuito, infrastrutture e servizi. E nelle zone franche sono pure esentate dal pagamento delle utenze. Mentre i lavoratori fanno fatica a pagare le bollette della luce e dell’acqua, in continuo vertiginoso aumento», continua Deborah Lucchetti.
    https://www.avvenire.it/attualita/pag...r-i-grandi-marchi-dell-abboigliamento
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  10. Non considerano un’opportunità dividere le responsabilità ma non i profitti, hanno altri paradigmi di professionalità (mi dici cosa vuoi, lo faccio, mi paghi, ciao) e di vita (mi piace la montagna, fanculo te e la tua reperibilità, vado 3 mesi in Nepal).
    Non comprano casa e quindi sticazzi della garanzia del mutuo (tanto magari domani parto per Glasgow a imparare come si addestrano i salmoni).

    E tutte queste cose gliele avete insegnate voi, in oltre 10 anni di crisi in cui avete mantenuto le vostre rendite di posizione sulle spalle di chi non aveva modo di “difendersi”. In 10 anni di “il tuo contratto scade tra 1 settimana e non te lo rinnoviamo, scusa il poco preavviso ma aspettavamo delle risposte dai clienti”, in 10 anni di stipendi striminziti, ingiusti e senza prospettive.

    E così è arrivata la mutazione genetica e siete voi ora quelli spiazzati, quelli con le strutture mastodontiche, ministeriali, che non solo non riescono ad accogliere le forme di lavoro “liquide” che avete fortemente contribuito a creare, ma non rappresentano più nemmeno una reale attrattiva economica e professionale perché a queste persone l’idea di stare 10 o 20 anni nella stessa azienda a sudarsi 100 euro lordi d’aumento ogni 5 (quando va bene), fa venire l’orticaria.

    Dove porterà tutto questo in termini economici e di mercato sul lungo termine di certo non so dirvelo io.

    L’unica cosa che dal profondo del cuore mi sento di dire è:
    loro hanno ragione e voi, davvero, avete rotto il cazzo.
    https://acidorsa.wordpress.com/2017/06/07/avete-rotto-il-cazzo/amp
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