mfioretti: italia*

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  1. perché per settant’anni non si era più parlato del ruolo della Brigata nella resistenza italiana? Un articolo apologetico sulla “Stampa” ammette alla fine che la Brigata si chiamava palestinese, e che “viene chiamata ebraica oggi per evitare equivoci”. Eppure non basta. C’è qualcos’altro.

    Semplicemente era sparita perché la maggior parte dei combattenti erano di paesi diversi dall’Italia, erano partiti dalla Palestina e volevano tornarci subito dopo la guerra, per continuare la lotta per impossessarsi di una terra in cui erano minoranza. E ci sono tornati, praticamente tutti. Probabilmente, molti di loro oggi sono morti, e i sopravvissuti dovrebbero essere non moltissimi e tutti sui novanta anni. Nelle foto, quelli che sfilavano sembravano invece anziani, ma non vecchi. Ci si può domandare se sono stati fatti venire dallo Stato di Israele, o se qualcuno ha scelto la strada della rievocazione facendo sfilare una parte della comunità ebraica locale sotto le insegne apparentemente più rispettabili di una formazione partigiana inesistente. Se fosse così, potrei augurarmi che le comunità ebraiche (soprattutto quella romana che ho conosciuto meglio) ritornino alle loro origini antifasciste e democratiche, che da molti anni sembravano dimenticate, e sostituite da aggressioni in stile fascista a qualche kefia comparsa nelle adiacenze del Portico di Ottavia a Roma, o da spedizioni vocianti e insultanti alla sede centrale del PRC e di Liberazione in via del Policlinico…
    https://ilmarxismolibertario.wordpres...ia-brigata-ebraica-di-antonio-moscato
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  2. ieri sono tornata da Grenoble, dove per un anno vive mio figlio con la famiglia: si è trasferito per lavoro. Sono nonna di due splendidi nipotini e quindi li ho portati nei diversi parchi della città. Che cura, che attenzione, che spazi dedicati e protetti. Qui si percepisce che i bambini sono la cosa più preziosa per tutti. Non voglio fare analisi, in questi giorni se ne sono fatte tante sul tasso di natalità in Italia. Ma, partendo dalle amministrazioni comunali in su, occorre che si scelga dove spendere le poche risorse. Purtroppo si preferisce sempre di più creare spazi per i cani che aree dedicate per i bambini. Mi domando: i francesi amano di più i bambini? O noi non riconosciamo più ciò che è evidente? Sicuramente stiamo perdendo qualcosa.
    Maria Cristina Varenna, Giussano

    Gentile signora Maria Cristina, come lei certo sa la Francia è in testa nelle classifiche della natalità europee con circa 2 figli per donna, contro l’1,37 italiano, che ci pone fra i Paesi meno prolifici dell’Unione. Questo primato francese deriva anche dal fatto che a Parigi destinano ben il 3,5 per cento del Pil in aiuti alla natalità e alle famiglie. Un sistema di sussidi, permessi di maternità, incentivazioni al part time fanno sì che le giovani coppie “si fidino” a osare un figlio, o anche due e più. Lei però nota di un fatto ulteriore: in Francia, dice, l’attenzione attorno ai bambini indica che sono, in quel Paese, la cosa più preziosa. Io non so se i francesi amino i bambini più di noi, ma in Francia, dopo che fra gli anni 70 e 80 del secolo scorso si verificò un forte calo demografico, furono presi robusti provvedimenti economici pro natalità, quelli appunto in vigore ora.

    Perché in Italia questo non è accaduto? Perché almeno fino a dieci anni fa da noi chi parlava di incentivare la natalità veniva guardato male: restava ancora la antica memoria del “donare figli alla Patria” del fascismo, e la cosa non piaceva. Inoltre, almeno la mia generazione è cresciuta in un comandamento non esplicitamente detto, che diceva: il mondo è già sovrappopolato, non è giusto fare tanti figli. E per me e le mie coetanee, poi, l’imperativo era lavorare e essere autonome, non certo fare tanti bambini. I risultati sono quelli che vediamo.

    Oggi in Italia avere un figlio è un atto di coraggio, e un investimento oneroso.
    https://www.avvenire.it/opinioni/pagi...ource=twitter.com&utm_campaign=buffer
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  3. Italy will never be a normal country. Because Italy is Italy. If we were a normal country, we wouldn’t have Rome. We wouldn’t have Florence. We wouldn’t have the marvel that is Venice. There is in the DNA of the Italians a bit of madness, which in the overwhelming majority of cases is positive. It is genius. It is talent. It’s the masterpieces of art. It’s the food, fashion, everything that makes Italy great in the world.

    But then, we’re not a normal country because we have a complicated bureaucracy, a political system that’s appalling. We have twice as many parliamentarians as the United States. We pay some presidents of administrative » regions more than the United States pays its president. We would like to make Italy a normal country from the point of view of the political system.

    Where did Italy go wrong?

    It went wrong in the public administration. It’s too complicated. And in its politics. It has too many politicians. Why? Because in these years Italy has been unable to change itself.

    What makes you think you’re going to succeed where others have not been able to make progress?

    Do you know the game Pick-up Sticks » , where you have to pull out one stick at a time without disturbing the others » ? Many of my predecessors thought that it was enough to play that game when trying to » change the administration in Italy, pull out one stick at a time. I’m convinced that we need to risk everything and try to do a real revolution. Unlike those who think it’s enough to pull out one piece at a time, we’ll put in all our courage, all our energy, all our grit, and we’ll try to overturn the system altogether.

    I think at this moment, we have the conditions to do it. This is the right moment. If we don’t do it now, Italy misses the train. Italy is a strange problem. But » in its moments of maximum difficulty it has always found the strength to do the most incredible things. Italy is this. I bet you that in the next 10 years, Italy will return to be the leader of Europe, the locomotive of Europe. The Italy of my children will be at head of Europe, economically. Because Italy has all the conditions to be the country of the startups, the country of artisans and quality, and the country of the big companies.
    http://time.com/91602/italy-matteo-renzi/?xid=homepage
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  4. Saranno gli esperti a dire cosa sta succedendo nel 2016. Di certo gli allarmi sulla denatalità lanciati da più parti, dai demografi come dai medici, dagli economisti come dal ministero della Salute, che poi ha completamente sbagliato la campagna con la quale voleva porre all'attenzione di tutti il problema, erano molto fondati. I dati finali faranno comprendere anche quale ruolo hanno avuto gli stranieri nel nuovo, marcatissimo calo.

    A fronte di coppie italiane che ormai da tempo hanno iniziato a fare sempre meno figli, gli immigrati avevano in qualche modo impedito il tracollo e ormai negli ultimi anni rappresentano almeno il 20% di chi dà alla luce un bambino in Italia. Il timore dei demografi è che anche loro stiano cambiando abitudini in fatto di maternità e parto, perché interessati da un fenomeno che almeno dal 2008 ha origine anche nella crisi economica e quindi riguarda tutti coloro che vivono in Italia, da ovunque provengano.
    http://www.repubblica.it/cronaca/2016...ews/natalita_calo-150159154/?ref=fbpr
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  5. A soggiornare in un paese della costa sarda — che non sia la Costa Smeralda — sembra di tornare indietro agli anni 80–90 del secolo scorso. Tutto è fermo ad allora: prendi la casa del cugino del cognato, entri in un bar a prenderti un caffè al volo, vai in spiagge bellissime e piene di ambulanti che passano ogni quarto d’ora, e il giorno di Ferragosto il menù dei ristoranti è fisso — e se sei vegetariano, vegano, celiaco, allergico ai crostacei, devi discutere per farti fare un’insalata. Ci è successo anche questo, e non è stato piacevole.

    E non è un peccato, cara Sardegna?
    https://medium.com/italia/cara-sardegna-71ace0d8f490#.yv9i5uayb
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  6. In ogni caso, qualora vengano effettute contestazioni, sarà necessario ricontare manualmente tutte le schede, conteggio manuale che comunque avrà la prevalenza giuridica sul conteggio elettronico.

    Bè, lavoro in questo campo da 15 anni e ne sono coinvolto ancora da più tempo, ed un sistema del genere si puà prestare ad alterazione/perdita/scorrettezza dei dati oltre che a presentare seri ed oggettivi dubbi in merito ad altre questioni.

    Una su tutte; ufficialmente i "coordinatori di plesso" non dovrebbero avere la possibilità di modificare i voti. A quanto pare ciò non corrisponde a verità. I coordinatori hanno eccome la possibilità di intervento sui dati elettronici, e questo viene affermato proprio da uno dei coordinatori che ha partecipato ai corsi di formazione del ministero, il quale per diradare dubbi su possibili brogli afferma che si possono modificare i dati sui supporti digitali per farli coincidere con quelli cartacei (anche se un nostro commentatore, anche lui coordinatore di plesso e che ringraziamo per averci comunicato alcune puntualizzazioni usate per correggere il presente articolo, afferma il contrario aumentando la confusione).
    http://ikaro.net/articoli/cnt/elezioni_2006-00270.html
    Tags: , , by M. Fioretti (2016-06-05)
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  7. I casi descritti sono solamente le punte più visibili di una rete assolutamente onnipresente che occupa tutti i nodi decisionali delle politiche europee, soprattutto le politiche economiche e finanziarie. Questo strapotere è ormai senza contrappesi, visto che il tradizionale bilanciamento fra Francia e Germania si è dissolto con la progressiva sparizione dei francesi dai posi chiave delle amministrazioni comunitarie. Questa asimmetria non è passata inosservata ai politici francesi, che se ne sono preoccupati in ritardo. Il magazine online Politico.eu ci informa in un interessante articolo, intitolato proustianamente Alla ricerca dell’influenza francese perduta, del fatto che Christophe Caresche e Pierre Lequillier, due parlamentari francesi rispettivamente di maggioranza e opposizione, hanno dedicato a questo tema preoccupante un rapporto di oltre cento pagine, che indaga le ragioni del progressivo indebolimento della Francia in “Europa”. I motivi sono diversificati e tutti però difficilmente contrastabili nel breve periodo: si va dall’allargamento a Est dell’Unione, fortissimamente voluto dalla Germania anche per crearsi una rete di stati vassalli che le consentissero di alterare i rapporti di forza nelle varie sedi europee, al mancato ricambio dei rappresentanti francesi, determinato dalla progressiva perdita di interesse delle élite francesi per le carriere europee. Un processo, quest’ultimo, degenerativo, perché naturalmente il prestigio delle cariche a Bruxelles diminuisce (e rende queste cariche meno attraenti) quanto più queste cariche diventano subalterne alla Germania (cosa che fatalmente avviene se le forze migliori degli altri paesi non vengono indirizzate verso i luoghi del potere europeo).

    La Germania si trova così a godere di uno strapotere senza precedenti nella storia dell’Unione europea, strapotere che, naturalmente, va anche a suo merito. Arrivare a questo punto richiede anni se non decenni di lavoro costante da parte di un paese per “coltivare” e piazzare al momento giusto una propria classe dirigente che sia fedele agli interessi nazionali, anche a costo di calpestare quelli comunitari, come è sempre più evidente. Tuttavia così come costruire una rete del genere per piegare la macchina burocratica europea ai propri interessi nazionali è un processo molto lento, che richiede impegno costante, anche un’ipotetica inversione di rotta lo sarà, se e quando altri paesi proveranno a farlo. Non è l’Unione sognata da chi credeva nell’integrazione europea, ma è la realtà a cui siamo arrivati.

    Come insegna l’esperienza britannica, anche nell’ipotesi di un governo euroscettico, per ottenere qualsiasi cosa nelle relazioni con Bruxelles è fondamentale avere una rete ampia e efficace, essere più preparati degli altri e saper anticipare tutte le questioni di importanza strategica. Il governo italiano, così come i precedenti, sembra tragicamente impreparato per perseguire qualunque strategia che non sia una totale sottomissione. D’altra parte, come il nostro breve e non esaustivo inventario dimostra, e come l’analisi di Politico.eu conferma, cercare alleanze in questo momento servirebbe veramente a poco, dato che l’unico paese mediterraneo di un certo spessore sullo scacchiere europeo, vale a dire la Francia, si dimostra, alla prova dei fatti, sostanzialmente subalterno agli interessi tedeschi, o comunque incapace, per abbandono di campo, di contrastarli e di cercare una mediazione efficiente nelle sedi europee.

    Dobbiamo quindi concludere amaramente che chi rimprovera al governo Renzi di non aver tessuto una rete di alleanze prima di cominciare ad affermare il diritto del nostro paese a un pari trattamento nelle sedi europee, gli rimprovera una cosa che alla prova dei fatti sarebbe ormai sostanzialmente inutile. Nessuna alleanza sarebbe infatti in grado di riequilibrare in tempi sufficientemente rapidi la profonda asimmetria che si è venuta costituendo lungo almeno tre decenni nella mappa del potere europeo.
    http://www.asimmetrie.org/opinions/la-mappa-asimmetrica-del-potere-europeo
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  8. Un'arma straordinariamente lenta ma capace di assestare alle nostre casse statali un colpo da un miliardo di euro. L'ordigno in questione si chiama Meads, un prodigioso sistema anti-aereo che in undici anni è riuscito solo a polverizzare montagne di denaro pubblico. Ai contribuenti italiani è costato già circa 600 milioni di euro, senza neppure completare la fase sperimentale. Perché il progetto era nato sotto tre bandiere, quella statunitense, quella tedesca e quella tricolore, con una carico dei costi suddiviso. Poi gli americani si sono fatti da parte, uscendo dalla partita, quando circa tre miliardi e mezzo di euro erano già stati investiti nel programma. E ora dopo lunghe titubanze il governo di Berlino invece ha deciso di proseguire: vogliono perfezionare l'arma e farne lo scudo dei cieli germanici. Lasciando capire che ci terrebbero molto a rinvigorire l'asse missilistico con Roma, spartendo spese e risultati.
    http://espresso.repubblica.it/attuali...puntato-sull-italia-1.217405?ref=twhe
    Tags: , , , by M. Fioretti (2015-07-25)
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  9. National economic data always mask regional differences. In Italy, however, they disguise a divide that is deeper than normal (see charts). The country is, in effect, made up of two economies. Take that 2001-13 stagnation. In that period northern and central Italy grew by a slightly less miserable 2%. The economy of the south, meanwhile, atrophied by 7%.

    This is partly because the south grew more slowly than the north before the financial crisis. But the main source of the divergence has been the south’s disastrous performance since then: its economy contracted almost twice as fast as the north’s in 2008-13—by 13% compared with 7%. The mezzogiorno—eight southern regions including the islands of Sardinia and Sicily—has suffered sustained economic contraction for the past seven years. Unicredit, Italy’s biggest bank, expects it to continue this year. The Italian economy is both weaker and stronger than it appears, depending on the part of the country in question
    http://www.economist.com/news/finance...src=scn/tw_ec/a_tale_of_two_economies
    Tags: , , , by M. Fioretti (2015-06-03)
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  10. er Eurostat l'"aiutino" che le operazioni di finanza derivata ci hanno fornito per entrare nell'Euro alla fine degli anni Novanta vale uno 0,2-0,3% del Pil. Poca roba, verrebbe da dire, ma ce la stanno raccontando tutta intera la storia?

    Siamo andati a Berlino ad incontrare l'ex consigliere politico di Helmut Kohl, Joachim Bitterlich, che rivela: «I derivati erano un sistema di scommesse. O avrebbe funzionato e l'Italia sarebbe stata a posto, oppure avreste corso dei rischi, allo stesso tempo. E l'Italia ne era consapevole». Lo sapevano tutti che gli Italiani non avevano i numeri per entrare, ma l'Italia doveva essere ammessa "Per ragioni politiche - spiega Bitterlich che era a fianco del Cancelliere nei negoziati in quegli anni cruciali - Perché era l'Italia. Scusi, immaginiamo per un momento che gli Stati membri dell'Unione Europea avessero deciso di andare avanti senza l'Italia. Abbiamo accettato i trucchi di quasi tutti, da una parte o dall'altra, e non quelli degli Italiani? Noi sapevamo, e Ciampi aveva detto ai Tedeschi: vi prego, abbiamo bisogno di questa unione monetaria per riuscire a salvare l'Italia e la sua economi. E aveva ragione". Insomma, più statisti che ragionieri, a differenza di oggi. Ma che operazioni ha fatto poi il Tesoro negli anni successivi, con quei derivati? L'equivalente di un'assicurazione contro il rialzo dei tassi, come dicono, o ci sono dentro anche delle scommesse pure che ci potrebbero costare care?
    http://www.corriere.it/inchieste/repo...d5a-eb59-11e4-aaae-29597682dafd.shtml
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