mfioretti: integrazione*

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  1. Nelle fredde città svedesi un terzo della popolazione non ha radici locali, ma è arrivata lì con i flussi migratori (160mila le richieste di asilo nel solo 2015) ed è di fede musulmana. Ad Angered, sobborgo nordoccidentale di Göteborg, la proporzione assume valori ancor più sbalorditivi e non si fatica a constatare che i non indigeni sono oltre il 70 per cento e da quelle parti si respira più malcontento che aria fresca.

    La fin troppo evidente carenza di alloggi e le interminabili attese per trovare un appartamento in affitto nel centro della città indirizzano chi arriva a Göteborg a trovare sistemazione ad Angered, realtà ormai difficile da sorvegliare. Quella fetta di città viene considerata addirittura fuori controllo e paragonata a Scampia o ad altre realtà urbane che la polizia considera in stato di costante emergenza.

    I rappresentanti religiosi cercano di controllare la comunità per garantire il rispetto della sharia. Le intimidazioni alle donne sono all’ordine del giorno e puntano a garantire una stretta ortodossia nell’abbigliamento e nei comportamenti. L’abbandono scolastico per gli “under 15” riguarda i due terzi dei bambini e la disoccupazione è dell’11% (valore stratosferico per gli standard svedesi).
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...lta-e-una-pentola-a-pressione/3507327
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  2. The rising proportion of children born to women with foreign backgrounds did not surprise Hans Oluf Hansen, professor emeritus of demography at Copenhagen University. He pointed out that the majority of the Syrian refugees who came to Denmark in recent years are just in fertile age. Also, the newcomers tend to be much more prolific than ethnic Danes, whose fertility rate hovers at around 1.7 births per woman despite the government's perennial efforts.

    According to Poul Christian Matthiessen, population researcher and professor emeritus of demography at Copenhagen University, such developments will shape the Danish society in years to come. Matthiessen expects immigration to Europe to continue, not least from asylum seekers looking for better living conditions. Matthiessen called immigration from non-Western countries a particular challenge for Danish society, both economically and culturally.
    https://sputniknews.com/europe/201703201051768446-denmark-migrant-baby-boom
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  3. We should not deny the horror of January 6. But, in its aftermath, rather than uncritically reaffirm French national identity and wring our hands about Muslims’ refusal to integrate, we should use this moment of reflection to understand the various ways in which Muslims are consistently excluded from the nation, and to reassess the narrow bases what it means to be French.
    https://theconversation.com/the-frenc...onversationedu+%28The+Conversation%29
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  4. Anche io sono afroeuropeo, sono originario di un paese a maggioranza musulmana ma non mi considero un musulmano: non sono praticante, non sono credente. Ma anche io non ci sto. Non ci sto con questi folli, non ci sto quando lo fanno a Parigi ma non ci sto nemmeno quando lo fanno a Tripoli, Malula o a Qaraqush.

    Non sto con loro e non sto con chi li arma un giorno e poi li bombarda il giorno dopo. Non ci sto in questa storia nel suo insieme e non solo quando colpisce il cuore di questa Europa costruita su “valori di convivenza e pace”. Perché dico che questa Europa deve essere costruita su valori di pace e convivenza anche altrove, non solo internamente (ammesso che internamente lo sia).

    Tu dici che questo non è islam. Io dico che anche questo è islam. L’islam è di tutti. Buoni o cattivi che siano. E come succede con ogni religione ognuno ne fa un po’ quello che vuole. La adatta alle proprie convinzioni, paure, speranze e interessi. Nelle prossime ore, i comunicati di moschee e centri islamici arriveranno in massa, non ti preoccupare. Tutti (o quasi) giustamente si dissoceranno da questo atto criminale. Qualche altro Abu Omar sparirà dalla circolazione per non creare imbarazzo a nessuno. La Lega e altri avvoltoi si ciberanno di questa storia per mesi, forse per anni. E noi ci faremo di nuovo piccoli piccoli, in attesa della fine della tempesta. Come stiamo facendo dopo questi attentati (forse) commessi da quella stessa rete che la Nato aveva creato per combattere una sua sporca guerra.

    Loro creano mostri e poi, quando gli si rivoltano contro, noi dobbiamo chiedere scusa, dissociarci e farci piccoli. A me questo giochino non interessa più. Non chiedo scusa a nessuno e non mi dissocio da niente. Io devo pretendere delle scuse. Io devo chiedere a questi signori di dissociarsi, definitivamente, non ad alternanza, da questa gente: amici in Afghanistan e poi nemici, amici in Algeria e poi nemici, amici in Libia e poi… non ancora nemici lì ma nemici nel vicino Mali, amici in Siria poi ora metà amici e metà nemici… Io non ho più pazienza per questi macabri giochini. Mando allo stesso inferno sia questi mostri sia gli stregoni della Nato e dei paesi del Golfo che li hanno creati e li tengono in vita da decenni. Mando tutti all’inferno e vado a farmi una passeggiata in questa notte invernale che sa di primavera… Speriamo non araba.
    http://www.internazionale.it/opinione...etref-2/2015/01/09/io-non-mi-dissocio
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  5. Questo attentato non è solo un attacco alla libertà di espressione, ma è un attacco ai valori democratici che ci tengono insieme. L’Europa è formata da cittadini ebrei, cristiani, musulmani, buddisti, atei e così via. Siamo in tanti e conviviamo. Certo il continente zoppica, la crisi è dura, ma siamo insieme ed è questo che conta. I killer professionisti e ben addestrati che hanno colpito Charlie Hebdo vogliono il caos. Vogliono un’Europa piena di paura, dove il cittadino sia nemico del suo prossimo. E in questo vanno a braccetto con l’estrema destra xenofoba. Tra nazisti si capiscono. Di fatto vogliono isolare i musulmani dal resto degli europei. Vogliono vederci soli e vulnerabili. Vogliono distruggere la convivenza che stiamo faticosamente costruendo insieme.
    http://www.internazionale.it/opinione...iaba-scego/2015/01/07/non-in-mio-nome
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  6. Il problema, infatti, è a monte e più precisamente nell’idea che il presepe possa offendere gli studenti stranieri (che nella sua scuola sono il 30%) poiché non appartiene alla loro cultura.

    Bene, vediamo perché non è così.
    Cosa significa integrazione?

    Fior fior di sociologi sono dell’idea che la società multiculturale non è una chimera, bensì è realizzabile attraverso un percorso di integrazione dei cittadini emigrati. Questa integrazione non può e non deve essere un processo violento (né fisicamente, né psicologicamente), né tantomeno una sintesi in cui le peculiarità delle culture che si incontrano vengono cancellate in favore della fusione.

    In parole povere: per stare insieme bisogna imparare a conoscersi, cioè conoscere gli aspetti che ci differenziano e quelli che ci uniscono.
    http://www.cattonerd.it/2014/12/20/no...esepe-perche-non-bisogna-averne-paura
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  7. In Italia ci sono sempre state le lotte di molte parti sociali per rendere il paese più laico possibile. Le polemiche sulla presenza del crocifisso in aula esistono da quando è stato messo il crocifisso stesso, quindi ben prima che arrivassero gli immigrati, quindi per favore non attribuiteci cose che non facciamo, ne in positivo e neanche in negativo.

    Qualche tempo fa, un italiano convertito all’Islam, ha spopolato in tutti i talk show con le tesi della rimozione del crocifisso. Non ho memoria di qualche immigrato che lo abbia chiesto cosi tenacemente. Qualche tempo fa, il governo italiano e i parlamentari che gli immigrati non contribuiscono ad eleggere in quanto non cittadini, hanno stanziato ulteriori fondi per le scuole private, prevalentemente di gestione religiosa, mentre continuano a tagliare in continuazione i soldi alla scuola pubblica e all’istruzione. E il problema sta proprio qui.

    Se fatte un sondaggio tra le famiglia immigrate, sicuramente non scoprirete che li da fastidio l’ora di religione (non obbligatoria tra l’altro) e neanche che sono disturbati dai festeggiamenti del Natale. Scoprirete una cosa molto scontata, cioè che le famiglie immigrate, cosi come quelle italiane, hanno bisogno di più asili nido, di una scuola che funzioni meglio, di spazi doposcuola per agevolare le mamme che lavorano, cioè scoprirete la banalità dell’essere normali.
    http://www.albanianews.it/italia/1552-abolizione-del-natale
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  8. l’estremo Est dell’Europa, dove invece le famiglie si sgretolano per risolvere i problemi delle nostre.
    http://www.linkiesta.it/orfani-bianchi-badanti-silvia-dumitrache
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  9. Il multiculturalismo è emerso nell'Occidente da due grandi culture ecumeniche: il Vangelo e il Manifesto del Partito Comunista. Quando abbiamo deciso di recidere quelle radici e di farne solo un laicismo liberista, si è rivelato una pratica formale, timida ed esangue, che ha finito col meritare il riso e il disprezzo di tutte le sette e le bande integraliste.



    Esplora il significato del termine: La Gran Bretagna siamo noi con le nostre società. Società che ormai credono illegittimo in qualunque ambito non dico imporre, ma neppure suggerire, criteri di comportamento sulla base di ciò che è bene e ciò che è male, e al massimo affidano questo compito solo al codice penale (seppure...); che svalutano sistematicamente qualunque cosa sia considerata parte di una tradizione (dalla fede religiosa all’eredità culturale); che sembrano sempre più convinte che neppure più la natura costituisca un limite per checchessia. Ebbene, i combattenti europei sotto le bandiere dello Stato Islamico, in specie quelli che arrivano dalle nostre società, ci mandano a dire che, declinati a questo modo, i valori di libertà e di tolleranza che noi ci ostiniamo a credere così attraenti e desiderabili da tutti - anche da chi approda tra noi provenendo dai più lontani altrove - a una parte del mondo e alle sue culture, invece, non piacciono per nulla. Anzi, non pochi di coloro che ne fanno parte li considerano quanto di più ostile possa esistere al loro più intimo modo di essere, quanto di più contrario al modo in cui essi concepiscono una collettività umana: fino al punto di impugnare un coltello per sgozzare chi in qualche modo rappresenta quei valori che sono i nostri. Non è allora venuto il momento di chiederci in quanti altri casi la nostra libertà produca in realtà solo odio e disprezzo? Di domandarci una buona volta perché ciò accade, se per avventura non ci sia qualcosa nel progetto multiculturale che non funziona? Non è per nulla detto, infatti, che le culture siano nate per intendersi. Forse, anzi, è tragicamente vero il contrario; così come sicuramente è vero che a cambiare le cose non bastano né i sogni né tanto meno i buoni sentimenti. » La Gran Bretagna siamo noi con le nostre società. Società che ormai credono illegittimo in qualunque ambito non dico imporre, ma neppure suggerire, criteri di comportamento sulla base di ciò che è bene e ciò che è male, e al massimo affidano questo compito solo al codice penale (seppure...); che svalutano sistematicamente qualunque cosa sia considerata parte di una tradizione (dalla fede religiosa all’eredità culturale); che sembrano sempre più convinte che neppure più la natura costituisca un limite per checchessia. Ebbene, i combattenti europei sotto le bandiere dello Stato Islamico, in specie quelli che arrivano dalle nostre società, ci mandano a dire che, declinati a questo modo, i valori di libertà e di tolleranza che noi ci ostiniamo a credere così attraenti e desiderabili da tutti - anche da chi approda tra noi provenendo dai più lontani altrove - a una parte del mondo e alle sue culture, invece, non piacciono per nulla. Anzi, non pochi di coloro che ne fanno parte li considerano quanto di più ostile possa esistere al loro più intimo modo di essere, quanto di più contrario al modo in cui essi concepiscono una collettività umana: fino al punto di impugnare un coltello per sgozzare chi in qualche modo rappresenta quei valori che sono i nostri.

    Non è allora venuto il momento di chiederci in quanti altri casi la nostra libertà produca in realtà solo odio e disprezzo? Di domandarci una buona volta perché ciò accade, se per avventura non ci sia qualcosa nel progetto multiculturale che non funziona? Non è per nulla detto, infatti, che le culture siano nate per intendersi. Forse, anzi, è tragicamente vero il contrario; così come sicuramente è vero che a cambiare le cose non bastano né i sogni né tanto meno i buoni sentimenti.
    http://www.corriere.it/editoriali/14_...c08-3659-11e4-b5da-50af8bd37951.shtml
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  10. l’Integrazione nasce come un vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro: già dal suo concepimento al Quirinale, quando venne fuori come ministero per l’Integrazione e la Cooperazione internazionale, si capì che avrebbe dovuto lottare per le deleghe. Un pezzo era al Viminale, un altro pezzo alla Farnesina. Al Viminale Riccardi riuscì a togliere qualcosa, anche perché l’immigrazione non è mai stata tra le preoccupazioni principali del ministro Cancellieri; alla Farnesina Terzi fece muro sulla Cooperazione, e si andò avanti con l’equivoco fino alla fine. Con Letta la Cooperazione è tornata agli Esteri ed è rimasta l’Integrazione, più un wishful thinking che un ministero vero e proprio. Di chi è la cittadinanza, ad esempio? Del Viminale. Di chi sono i flussi? Del Viminale. E gli investimenti per un piano nazionale di insegnamento della lingua italiana, tanto per dirne una? Be’, l’Integrazione deve mettersi in fila e bussare a varie porte, che spesso trova chiuse.
    L’altro peccato originale di questo ministero è che, nella sua (finora) breve storia, ha dovuto confrontarsi sempre con maggioranze eterogenee sul piano politico
    http://www.andreasarubbi.it/?p=8835
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