mfioretti: inflazione*

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  1. la dinamica del sistema capitalistico trae alimento dalla scarsità. Ma se il costo marginale di produzione di quei beni e di quei servizi scende quasi a zero » il sistema capitalistico perde la possibilità di fare leva sulla scarsità e la capacità di approfittare della dipendenza altrui”.

    La concentrazione della ricchezza comporta che i paesi produttori, anche a fronte di un moderato aumento del Pil pro capite, ammesso che riescano a tenere costante o aumentare l’occupazione, non altrettanto riescono a fare con il potere di acquisto dei propri cittadini che, nella media, si impoveriscono.

    La scomparsa dell’inflazione è indice di un cambiamento dei fondamentali “classici”: se ci fosse richiesta di beni non soddisfatta (inflazione vera) le aziende riuscirebbero a farvi fronte in tempo reale e paradossalmente a prezzi minori. Grazie alle economie di scala infatti, oggi più domanda significa maggior produzione e prezzi più bassi, la “mano invisibile” regolatrice del mercato non funziona più e la piccola industria, non sempre in grado di fare queste economie, viene messa fuori mercato anche rispetto a piccole domande.

    Se il sistema economico nel ‘900 riusciva a incrementare contemporaneamente la ricchezza prodotta, l’occupazione e il potere di acquisto oggi, superato un punto di non ritorno del “costo marginale”, occorre aumentare continuamente produzione e consumi solo per mantenere costante il Pil, non necessariamente l’occupazione e tanto meno il potere d’acquisto. E’ l’effetto Regina Rossa che è applicabile a parecchi sistemi dinamici complessi.

    in economia il sistema deve correre solo per sopravvivere a se stesso.

    La morale è che il consumismo capitalistico, diventato efficientissimo nel produrre ricchezza, sta dilapidando il suo capitale più prezioso: i consumatori. Naturalmente la classe dirigente economica è perfettamente cosciente di quel che sta succedendo e constatato che l’economia moderna non funziona più molto bene rispetto al mondo in cui opera, invece di ripensarla come sarebbe logico, ha deciso di cambiare le regole del gioco (il Mondo) per non perdere la partita.

    Se i problemi sono la produttività non adeguatamente remunerata e la sovra produzione (efficienza), il crollo della domanda interna (redistribuzione) e la scomparsa dell’inflazione (scarsità), le soluzioni sono: ulteriore produttività, con le riforme sociali e sul lavoro, l’imposizione di mercati sovranazionali con trattati economici (Ttip e Ceta) per soddisfare esternamente il disperato bisogno di consumatori che hanno i gruppi globali e il sostegno artificioso dell’inflazione con le politiche monetarie. Sull’efficacia di queste azioni correttive ognuno può farsi la propria opinione.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...uole-sopravvivere-a-se-stesso/3127716
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  2. Non è così esagerato dire che la teoria l’idea di Friedman è alla base della teoria macroeconomica moderna. Purtroppo, però, c’è un piccolo problema: è quasi certamente sbagliata. Non del tutto, ma in un certo senso è sbagliata. È probabile che esistano molti consumatori che si comportano esattamente come immaginato da Friedman. Ma il problema è che ce ne sono molti altri che agiscono in modo decisamente diverso. Lentamente, gli economisti stanno accumulando prove che dimostrano come quest’ultimo gruppo sia rilevante e consistente. Le prime verifiche diedero credito alla teoria del consumo permanente. Nel 1990, però, gli economisti John Campbell e Greg Mankiw stimarono che solo circa la metà dei consumatori seguiva il principio di Friedman. Il resto, secondo loro, aveva un consumo più “alla giornata”: se ricevono un premio al lavoro, un grosso rimborso fiscale, o un assegno da un programma di stimolo del governo, queste persone vanno a mangiare fuori in un bel ristorante, comprano nuovi mobili per la casa, o semplicemente spendono di più.

    Nel 2006, poi, un colpo alla versione matematica della teoria di Friedman arrivò dagli economisti della Georgetown Univesity Matthew Canzoneri, Robert Cumby e Behzad Diba, che pubblicarono uno studio in cui verificarono l’equazione del consumo di Eulero confrontandola con dati finanziari veri, una cosa che per qualche strana ragione apparentemente nessun economista aveva mai fatto prima. Secondo l’equazione presa in esame, quando i tassi di interesse sono alti, le persone risparmiano di più e consumano meno: è il loro modo per livellare il consumo, come aveva previsto Friedman. Ma Canzoneri e i suoi colleghi scoprirono che quello che succede in realtà è il contrario: per qualche strana ragione, le persone tendono a consumare di più quando i tassi sono alti.
    http://www.ilpost.it/2016/07/31/teoria-reddito-permanente-milton-friedman
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  3. Biasco dà completamente i numeri. L’ordine di grandezza che lui cita per la nostra svalutazione non ha precedenti storici di rilievo nemmeno in paesi economicamente disastrati, in particolare non si è presentato durante la crisi Argentina del 2002, da lui esplicitamente citata, ed è dieci volte superiore a quello che studiosi seri come Paolo Savona (nonché tutti gli studi applicati che vi ho citato sopra) indicano come verosimile nel nostro caso: il dollaro aumenterebbe di qualcosa fra il 20% e il 30%. Come dimostro nel mio ultimo studio, una simile svalutazione comporterebbe un aumento del prezzo della benzina di circa 12 centesimi al litro, minore dell’aumento di 16 centesimi delle accise che Monti ci ha imposto per restare nell’euro.

    Post scriptum per gli espertoni – Qualcuno dirà: “Maestraaaa! Bagnai bara! Ha inserito nel suo campione anche gli anni di Bretton Woods, nei quali il cambio era fisso, ed è per questo che l’incidenza percentuale delle svalutazioni catastrofiche è così bassa”. Cari espertoni, continuate a far rima con voi stessi. C’è una cosa del sistema di cambi fissi di Bretton Woods che nessuno ricorda: il fatto che i cambi erano aggiustabili. Nel periodo dal 1957 alla metà del 1971, quando Nixon tirò il pacco al resto del mondo sospendendo la convertibilità del dollaro in oro, i quattro sfortunati paesi che abbiamo considerato hanno sperimentato ben 55 riallineamenti, fra cui anche 14 rivalutazioni. Succede nell’11% dei mesi considerati ed è quindi un evento abbastanza frequente, e in almeno un caso (quello del Congo, nel giugno del 1967) piuttosto rilevante (il prezzo del dollaro aumentò del 100%, cioè raddoppiò). Dovete cacciarvelo in testa: non è mai esistito un sistema monetario rigido come l’euro, ed è per questo che l’euro crollerà. Volete aiutarci a farlo in modo controllato, o volete restare sotto le macerie? La risposta spetta a voi, ma per darla correttamente imparate a distinguere chi dà i numeri per motivi di bassa cucina politica da chi cerca di informarvi correttamente. Ne va del futuro dei vostri figli, se vi interessa.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...-benzina-andrebbe-a-3000-lire/1317342
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  4. La situazione dell'inflazione nell'Eurozona è diventata sempre più difficile". Così il governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, durante un convegno a Francoforte testimonia come sia alta l'attenzione che l'istituto centrale dedica al pericolo della deflazione. Non a caso, il governatore torna a ricordare che la Bce farà "tutto quello che dobbiamo fare per alzare l'inflazione e le aspettative d'inflazione il più veloce possibile

    Draghi sottolinea nel suo discorso come pure i prezzi 'core', cioè depurati delle componenti temporanee, siano a livelli troppo bassi da troppo tempo: "La debolezza della domanda sta giocando un ruolo" decisivo. Per di più, i salari stanno crescendo al minimo livello da tre anni e per i lavoratori non c'è forza sufficiente, visto lo stato generale dell'economia, per richieste di aumenti: altri fattori che tolgono pressione inflattiva.

    La ricostruzione del governatore, a questo punto, è cristallina: "Abbiamo già avuto una bassa inflazione in passato, spinta giù dai prezzi dell'energia - è stata addirittura negativo nel 2009. Ma a quel tempo, l'inflazione di fondo si stava già muovendo verso l'alto visto che l'economia era in ripresa, tanto che ci ha tranquillizzati sul fatto che la dinamica dei prezzi sarebbe risalita nel medio termine. Questa volta, il quadro generale è diverso".

    Oltre a impattare su aspetti noti, quali la mancata riduzione effettiva del costo del debito e il crollo dei consumi sull'aspettativa di prezzi più bassi, Draghi si focalizza su quanto sia pericoloso che il basso livello di inflazione diventi 'endemico' alle aspettative di inflazione anche a lungo termine. Sapendo infatti che i prezzi resteranno costanti, un investitore sa che il tasso reale sarà maggiore. Così rimanderebbe il suo investimento. E visto che la Bce ha già al minimo i tassi, non si potrebbero azionare leve ulteriori e si sfocerebbe in un restringimento monetario, che è proprio l'opposto degli obiettivi di Draghi.
    http://www.repubblica.it/economia/201..._bce_deflazione_prezzi-101075135/?rss
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  5. Nel mese di luglio 2014, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (nic), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,1% rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,1% nei confronti di luglio 2013 (era +0,3% a giugno), confermando la stima preliminare. Si tratta del tasso di crescita tendenziale più basso dall'agosto 2009 e della terza frenata consecutiva. L'inflazione acquisita per il 2014 è stabile a +0,3%.

    Dieci grandi città entrano in deflazione. I prezzi a luglio risultano in calo, su base annua, in diversi capoluoghi di regione o provincia autonoma: Torino (-0,4%), Firenze (-0,3%), Bari (-0,3%), Roma (-0,2%), Trieste (-0,1%) e Potenza (-0,1%). Giù anche a Livorno (-0,7%), Verona (-0,5%), Ravenna (-0,1%) e Reggio Emilia (-0,1%).
    http://www.repubblica.it/economia/201...o_i_prezzi_dell_energia-93616445/?rss
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  6. Chi s’illudeva che i recenti aggiustamenti di politica monetaria della Bce, più i vaghi accenni di maggiore flessibilità nell’austerity merkeliana, avessero generato la svolta della ripresa, ora si ricrede. Cade la produzione industriale in Francia e Italia, seconda e terza economia dell’eurozona, e cade anche in Olanda, l’allievo esemplare del maestro tedesco.

    La crescita tedesca rallenta pure lei, perché frenata da quel che accade nei paesi vicini. L’inflazione resta inchiodata allo 0,5% cioè vicina alla soglia della deflazione che è una malattia mortale: genera sfiducia, paralizza consumi e investimenti, aumenta il peso dei debiti. I tassi tedeschi crollano perché la paura fa scattare la corsa verso il bene rifugio. Il Bund, per l’appunto. Quando tutti vogliono comprare il titolo di Stato tedesco, il suo prezzo sale e i rendimenti scendono. Fino allo zero assoluto. Non sta funzionando dunque quella terapia d’emergenza che la Bce ha avviato, a base di credito gratis e promesse di finanziamenti alle piccole imprese.
    http://www.repubblica.it/economia/201...nza_non_sta_funzionando-91259668/?rss
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  7. mettere a confronto i valori di prima e dopo l’introduzione dell’ESA equivale a comparare due entità profondamente diverse. Pochi però ne sono al corrente. Negli Stati Uniti questo giochetto ha creato l’illusione che l’economia fosse tornata a crescere al ritmo degli anni pre-crisi del credito. Matteo Renzi conta di sfruttarne l’introduzione per far credere agli italiani che il suo metodo ha funzionato, che le sue riforme hanno rimesso in moto l’economia. Ma non sarà così.

    Fortunatamente, nel lungo periodo gli effetti speciali dei cambiamenti contabili scemano perché anno dopo anno i numeri tornano a raccontano la verità. Così la straordinaria crescita degli USA non ha prodotto l’abbandono del Quantitative Easy, si stampano sempre 65 miliardi di dollari al mese e la Fed non ha intenzione di smettere di farlo nel breve periodo, anzi, Yellen ha ribadito che il motivo è proprio la lenta ripresa. Anche al 3,5 per cento questa è troppo bassa per riportare l’America ai livelli dei primi anni 2000. Discorso analogo vale per la Banca centrale europea, se le cose vanno così bene allora perché c’è bisogno di introdurre tassi d’interesse negativi?
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/20/il-governo-dei-contabili/958324
    Tags: , , by M. Fioretti (2014-04-21)
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  8. Il caso del debito pubblico italiano è probabilmente quello più rilevante. Ogni anno il Tesoro emette oltre 450 miliardi di nuovi bond per finanziarsi, pagando in media un interesse vicino a quello di un Btp a cinque anni. Il rendimento di quel titolo è sceso, dal 2,8% di un anno fa all'1,9% di ieri sera. Nel frattempo però l'inflazione è scesa di più, dunque il costo di ogni euro di nuovo debito pubblico dell'Italia sale in termini reali anche quando lo spread fra Bund tedeschi e Btp scende. Per ogni euro degli oltre duemila miliardi di vecchio debito pubblico l'onere da bassa inflazione poi è ancora più forte, perché i tassi d'interesse sui vecchi titoli sono più alti. In queste condizioni il debito pubblico non scenderà mai. Proiettando l'inflazione, la crescita, le cedole su Bot o Btp e il surplus di bilancio di oggi fra vent'anni, la situazione diverrebbe insostenibile: il debito pubblico sarebbe al 148% e in aumento. Invece con un'inflazione anche com'era un anno fa, il debito sarebbe di quasi 30 punti più basso e in calo.

    E' per questo che il crollo del carovita e l'apparente rinuncia della Bce a difendere il suo stesso obiettivo di stabilità dei prezzi appaiono sempre più in conflitto con un'altra regola europea: il Fiscal Compact. Rispettare quell'impegno a ridurre ogni anno il rapporto fra debito e Pil di più del 3% è quasi impossibile se nel frattempo l'Europa ignora la sua stessa regola d'inflazione. Per farcela, l'Italia dovrebbe aumentare stabilmente il suo surplus primario di 15 miliardi, con nuovi tagli e tasse. Ce n'è abbastanza perché il tessuto sociale e la vita politica italiani non reggano allo sforzo.
    http://www.repubblica.it/economia/201...o_prezzi_fiscal_compact-82429657/?rss
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  9. In tanti cominciano a dubitare della piena affidabilità dei dati provenienti dall’estremo Oriente: le statistiche macroeconomiche ufficiali denotano volatilità e andamenti sempre più spesso incomprensibili.

    Volete un esempio pratico?

    Guardate lo strambo andamento di inflazione e Pil, ad esempio:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...-con-furore-e-molta-confusione/909107
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  10. La Bce va molto fiera della sua indipendenza, bene. Ma questa è una relazione bilaterale: tu non puoi essere indipendente da me, se io sono dipendente da te. Quando Mario Draghi si esprime in questo modo, oppure nel modo in cui si era espresso prima delle elezioni politiche italiane, quando aveva affermato che “non importa chi vincerà, perché tanto avete il pilota automatico deciso da noi”, dimostra una cosa molto semplice, che Stiglitz ed Axel Leijonhufvud hanno ampiamente messo in luce: l'indipendenza della Bce dal potere politico è una colossale inganno il cui scopo è sottrarre allo scrutinio democratico una serie di decisioni politiche fondamentali che riguardano la redistribuzione del reddito.

    A partire dagli anni '80 si assiste alla stagnazione dei salari reali, in Italia come nel resto del mondo, che è la radice più profonda della crisi debitoria: se un capitalismo molto maturo e molto produttivo decide di ridurre i salari, per permettere agli operai di continuare a comprare i beni, ed evitare la paralisi del sistema, deve riempire questo “cuneo” con debito: pubblico fino agli anni '90 e poi privato.
    http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=6838
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