mfioretti: infanzia*

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  1. “Let’s go back 50 years. We have a 7-year-old child who is bored in school and disrupts classes. Back then, he was called lazy. Today, he is said to suffer from ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder). That’s why the numbers have soared,” says Kegan in the interview.

    When asked about his opinion on the disorder, Kegan told the Spiegel that he believes ADHD is an invention. He thinks that if a child is not doing well in school, the pediatrician gives that child Ritalin, since the cure is available to the doctors and they give the diagnosis.

    According to Kagan, the fact that millions of American children who are inaccurately diagnosed as mentally ill because they think there is something fundamentally wrong with them is devastating.

    Besides being a psychologist is determined to raise the alarm about this trend, Kagan and others feel they’re up against “an enormously powerful alliance: pharmaceutical companies that are making billions, and a profession that is self-interested.”

    Kagan himself suffered from inner restlessness and stuttering as a child, but his mother told him that there was nothing wrong with him, only that his mind was working faster than his tongue.

    He thought at the time: “Gee, that’s great, I’m only stuttering because I’m so smart.” If he had been born in the present era, he most likely would have been classified as mentally ill.

    However, ADHD isn’t the only mental illness epidemic among children that worries Kagan. Depression is another mental illness that almost started in 1987, when about one in 400 American teenagers was using an antidepressant and the numbers leaped to one in 40 by 2002.

    Kegan believes that depression is also another overused diagnosis, simply because the pills are available. Instead of immediately resorting to pharmaceutical drugs, he thinks doctors should take more time with the child to find out why they aren’t as cheerful.

    Since studies have shown that people who have heightened activity in the right frontal lobe respond poorly to antidepressants a few tests should be carried out (an EEG for certain).

    It’s very important for distinction to be made: when a life event overwhelms us, it’s common to fall into a depression for a while, but there are those who have a genetic vulnerability and experience chronic depression.

    It’s crucial to look not only at the symptoms, but the causes :the former are experiencing a certain depression caused by an event and the latter are mentally ill.

    Renowned Harvard Psychologist Says ADHD Is Largely A Fraud

    Psychiatry it’s the only medical profession that establishes illness on symptoms alone and such a blind spot opens the door for new maladies — like bipolar disorder, which we never used to see in children. Acording to statistics,nearly a million Americans under the age of 19 are diagnosed with bipolar disorder.

    “A group of doctors at Massachusetts General Hospital just started calling kids who had temper tantrums bipolar. They shouldn’t have done that. But the drug companies loved it because drugs against bipolar disorders are expensive.

    That’s how the trend was started. It’s a little like in the 15th century, when people started thinking someone could be possessed by the devil or hexed by a witch,” said Kagan.

    About the alternatives to pharmaceutical drugs for behavioral abnormalities Kagan said that we could look at tutoring, as an example. It’s a good start since children who are diagnosed with ADHD are mainly the children who are struggling at school.
    http://www.thinkinghumanity.com/2017/...says-adhd-is-largely-a-fraud.html?m=1
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  2. BAMBINI piccoli che passano troppo tempo a giocherellare sul tablet e sui dispositivi elettronici. Già dai sei mesi cliccano sulle finestre luminose dei computer, quasi ipnotizzati dai giochini colorati. A volte sono soli, senza mamma e papà a controllare. Tutto questo potrebbe creare problemi nella crescita e un ritardo del linguaggio. A sostenerlo una ricerca canadese presentata al 2017 Pediatric Academic Societies Meeting.

    L'età a rischio, secondo gli studiosi, è quella tra i sei mesi e i due anni. Maggiore è il tempo trascorso a giocherellare con i dispositivi, maggiore è il rischio di ritardi nello sviluppo del linguaggio. "Penso che sia il primo studio che si sia occupato di esaminare il rapporto fra ipad e i problemi di linguaggio nei piccoli - spiega Catherine Birken, primo autore della ricerca all'Hospital for Sick Children di Toronto, in Ontario - . E' la prima volta che si fa luce su questa questione, ma servono ulteriori verifiche per validare ulteriormente i risultati del nostro studio".
    http://www.repubblica.it/salute/ricer...roblemi_del_linguaggio-164629506/?rss
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  3. C’è da chiedersi, tuttavia, come mai le compagnie non si decidono a fare il passo decisivo: informare gli utenti, cioè tutti noi, che nel frattempo del cellulare abbiamo cominciato a fare un uso veramente massiccio, dei possibili rischi di questo comportamento. Eppure, basterebbe scrivere sulla confezione del cellulare che parlare troppe ore al telefono tenendolo a contatto con l’orecchio potrebbe causare il cancro e che l’uso dell’auricolare è consigliato per evitare ogni rischio.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...lietevelo-dalla-testa-e-basta/3534063
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  4. un bimbo su tre ha difficoltà nel linguaggio. “Non è stato semplice convincere tutti i genitori a partecipare al progetto – ammette la preside – ma con una serie di incontri abbiamo superato le preoccupazioni”. Con il team di esperti sono stati diffusi alcuni questionari. Uno è dedicato a mamme e papà; un altro alle maestre. Il campione d’osservazione, negli ultimi due anni, sono stati i 350 bambini di cinque asili comunali del Settore III, dall’istituto Regina Margherita, all’asilo Glicine, fino a Vittorio Veneto e Parco Speranza.

    In classe, assieme alle insegnanti, anche una logopedista, per comprendere meglio se e come gli alunni di tre, quattro e cinque anni riescano ad articolare i fonemi, prerequisito fondamentale nello sviluppo del linguaggio. “Molti bambini che arrivano al mondo delle scuole d’infanzia non hanno neppure acquisito il linguaggio base – conferma la Peparello – Un dato da non sottovalutare, se non si vuole che certi limiti si ripercuotano sull’intero percorso scolastico futuro dell’alunno”.
    http://bari.repubblica.it/cronaca/201...n_problemi_nel_parlare-136448650/?rss
    Tags: , , , by M. Fioretti (2016-03-29)
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  5. New research offers a compelling reason for parents to ban smartphones, tablets and laptops in their children's bedrooms at night: The bright light of these devices may lower levels of melatonin, a hormone that prompts sleep.
    http://www.webmd.com/children/news/20...blets-may-lower-sleep-hormone-in-kids
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  6. a voce del genitore che legge al bambino trasmette, insieme, amore e conoscenza. O almeno dovrebbe.

    La voglia degli adulti di leggere

    Il problema è semmai a monte, come si dice, ed eccede il campo di competenza dei pediatri: bisogna che i genitori vogliano e sappiano leggere. La lettura (anche quella ad alta voce) non può essere percepita come un dovere e nemmeno come una routine quotidiana; e se papà e mamma non sono abituati, per conto proprio, ai libri, è comunque ben difficile trasmettere ai propri figli un piacere che non c’è. (Il che spesso si riproporrà con gli insegnanti: quanti docenti hanno un’autentica passione per la lettura?).
    http://www.corriere.it/scuola/primari...23c-472f-11e5-aa5e-2130add6a46c.shtml
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  7. In casa, in giardino, in vacanza, i bambini non dovrebbero essere vigilati da vicino né indotti a partecipare (sempre) a sport rigidamente organizzati. Meglio spogliarsi, dipingersi, giocare con un giornale o perfino fare a gara a chi si rinchiude meglio nell'armadio, sfidando la paura. Anche la disciplina scolastica rigida non è necessaria, come dimostrano i casi di scuole come la Sydbury Valley School del Massachussets, dove sono gli allievi a decidere come e quando imparare a scrivere, fare di conto ed adoperare un computer".
    http://www.huffingtonpost.it/2015/03/...l?ref=fbph&ncid=fcbklnkithpmg00000001
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  8. Tutti possono riuscirci. Genitori, nonni, zii educatori o insegnanti, o anche terapeuti dell'infanzia. Chiunque sia disposto a utilizzare uno strumento praticato in molte zone dal mondo e dai risultati sorprendenti. I bambini non sono immuni dallo stress. Anzi, l'infanzia può essere assai complessa: si vivono emozioni forti, improvvise e i mille impegni che scarichiamo loro addosso rischiano di affollare le loro piccole vite. Quindi sono tante le ragioni per cui tentare. Ma come riuscire a indurre i bambini a meditare?

    Intanto una premessa: non si può mai costringere i bambini. Ma solo tentare di coinvolgerli e di incuriosirli. Con il gioco soprattutto. E con le meditazioni guidate. Il libro è esaustivo su tutto quanto possiamo fare . Si va dalla teoria, all'introduzione di tutti gli aspetti della meditazione , ci si sofferma sul perché e sul come aiutare i bambini e sul come prepararsi a "giocare" con loro. In coda, consigli e suggerimenti pratici con meditazioni guidate per bimbi dai cinque agli otto anni, dai nove agli undici, o a quelli di ogni età.
    http://www.repubblica.it/rubriche/pas...oce_con_la_meditazione-108152342/?rss
    Tags: , by M. Fioretti (2015-02-25)
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  9. noi abbiamo qualcosa da dire. Vogliamo dire “contro i falsi miti di progresso” dell’aborto, dell’eutanasia, dell’omogenitorialità, dell’ideologia del gender che noi siamo per una cultura della vita e della famiglia, sempre a sostegno dei soggetti più deboli e davvero privi di diritti. Noi non accettiamo la visione antropologica di chi vuole trasformare le persone in cose: i bambini in oggetti di compravendita, le donne in uteri da affittare, gli anziani e i malati in prodotti deteriorati da eliminare, i nascituri in prodotti invisibili che si possono gettare via o usare per sperimentazioni.

    Ritiene invece che i giornali italiani offrano una visione allineata ai “falsi miti di progresso”?

    Offrono una visione irreale e mistificata, secondo cui il “bene” sarebbe un’accettazione supina di un progresso in cui non si può neanche più chiamare la mamma con questa parola, ma bisogna rifugiarsi nel politicamente corretto di “genitore 1 e genitore 2”. Ho avvertito la necessità, dopo l’esperienza di Voglio la mamma, di dare continuità a questo impegno a favore della vita e della famiglia costruendo un luogo di contatto quotidiano e di elaborazione culturale costante, raccontando ogni giorno la realtà che ci circonda per quel che è, con una voce che non canterà nel coro e sarà contro ogni mistificazione.
    http://www.zenit.org/it/articles/la-c...+zenit%2Fitalian+%28ZENIT+Italiano%29
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  10. Il meccanismo all'interno del quale si trovano oggi tante ragazze e tanti ragazzi è infernale. Hanno capito perfettamente come comportarsi per sentirsi dire che sono "brave" e "bravi". Hanno imparato a memoria la lezione del "basta volere per potere". E col tempo diventano effettivamente bravissimi a corrispondere alle aspettative altrui. Talvolta anche a prevenirle. Anche se poi sono proprio le "più brave" e i "più bravi" a pagare a caro prezzo quel successo per cui si sono tanto sacrificate. Ottengono tutto. Hanno assolutamente tutto. Tutto tranne la gioia. Che può sembrare una cosa banale e di nessun valore. Solo che, quando si ha tutto tranne la gioia, questo magnifico tutto non ha più alcun valore.

    Certo, anche l'impegno, i risultati scolastici, il lavoro - e più generalmente quello che si chiama "successo" - sono importanti. Se non si fanno sforzi, non si ottiene niente. È il famoso "principio di realtà" di Freud. Non sarà mai il successo, però, che potrà dare un senso all'esistenza. Anzi. Finché i più giovani dipenderanno da quel "bravo" che li rassicura sul proprio valore, non potranno mai rendersi conto che la vita è anche, e forse soprattutto, altro.
    http://www.repubblica.it/rubriche/par...ori_ricadono_sui_figli-104030262/?rss
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