mfioretti: huffpo*

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  1. non esiste nessun istituto americano Demographic. Con una semplice ricerca su un qualsiasi motore di ricerca, si scopre che non esiste nulla di tutto ciò. L’indagine è inventata di sana pianta e l’unico sito che ne parla (parlava, ci arriviamo) è Napolistyle. L’unica cosa che gli si avvicina di più, è Demographic Research, una rivista scientifica che pubblica articoli di demografia, che cita Napoli una sola volta in un unico articolo sugli effetti dell’integrazione e dei legami sulle intenzioni di rimpatrio.

    A questo punto è ovvio che la notizia è stata inventata di sana pianta per portare qualche click al sito, oltretutto riuscendoci. L’idea piace anche ad altri siti: vesuviolive (1200 condivisioni), Napolitoday (2000 condivisioni) e infine Huffington Post (6200 condivisioni), che non si preoccupa nemmeno di modificare il testo originale, limitandosi a scopiazzarlo e citando come fonte Napolitoday. Un sistema che si alimenta da solo, praticamente.

    Adesso questa bufala è, incredibilmente, diventata credibile, solo perché riportata da diversi siti. Il creatore della bufala, tale Jack Naples, intanto, probabilmente se la sta ridendo. Nemmeno lui immaginava che ci fossero così tanti boccaloni in giro.
    http://www.inveritatidico.it/come-nasce-una-bufala
    Tags: , , , by M. Fioretti (2014-07-22)
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  2. Questo, secondo l'Huffington Post italiano, realizzato in collaborazione con l'Espresso, sarebbe giornalismo: prendere un articolo inglese, darlo in pasto a un traduttore automatico e pubblicarlo senza neppure rileggerlo.
    http://attivissimo.blogspot.ch/2014/0...fington-post-italiano-scrive-gli.html
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  3. La competizione è ai massimi livelli, ovunque. Da qualsiasi parte ti giri, tutto già c’è, tutto è stato già fatto, tutti hanno già parlato di tutto prima di te, tutti sono arrivati prima di te. Parrebbe quasi che la blogosfera sia giunta a saturazione. Google non ti aiuta più, né con le SERP, né con le News, né con AdSense. Funzionano solo i grandi circuiti. Se non scrivi su l’Huffington Post non ti legge nessuno (pare, ma così non è: prova a scrivere male di qualcuno, e vedi che succede). Lo stesso “business” (se così vogliamo chiamarlo) SEO è in crisi, perché Google cambia continuamente le carte in tavola e quelle che fino a ieri sembravano certezze diventano miseri naufragi.

    anche i social network stanno osservando cali di frequentazione, specie da parte dei giovani e dei teenager. Lo spiega bene Webnews e i continui cambiamenti, aggiungo, tolgono ai giovani le (pseudo)certezze a cui periodicamente si appoggiano.

    se la maggior parte delle persone dimostra di gradire i blog o i siti di Gossip più di ogni altro tema, questo non significa affatto che seguire quell’onda sia la scelta migliore per favorire la crescita, anzi, si tratterebbe di un gesto strumentale, il cui unico risultato sarebbe quello di favorire un ulteriore appiattimento della materia grigia.

    bisogna tornare ad amare l’apprendimento, a sviluppare la critica, a confrontare ciò che si sa con ciò che sanno altri. Non necessariamente per “emergere”, ma per il semplice gusto di farlo, perché è cibo genuino per la mente.

    Simili prospettive non potranno mai sgorgare da un social network, né da WhatsApp, né da un centro commerciale, né da una rivista (o sito) di Gossip, né da un sistema educativo (a tutto tondo: famiglia, scuola, società) fallimentare, ansimante e ridotto sul lastrico, né da un sistema politico che di veramente politico non ha più nulla, né da un sistema legislativo e giudiziario al limite del collasso, né da media commerciali concentrati sul consumo, né da un momento storico di generale smarrimento e sbigottimento.

    Confrontarsi con gli altri propri simili all’interno della polis, oggi che è diventata una e-polis, è poi cosa che può avvenire su un blog, tranquillamente: il blogger ti parlerà di un libro (degno di questo nome) che ha letto o di un corso che ha frequentato e rifletterà “ad alta voce”. Tu leggerai, ti farai la tua idea, ci penserai sopra uno, due, tre giorni, e solo allora lascerai il tuo commento.

    i blog che “danno notizie” stanno finendo. Sono multiautoriali, si uniscono in circuiti per aumentare la loro forza e concorrere con i media tradizionali. Ci riescono, ma proprio il fatto che ci riescono genera ancor più smarrimento nei lettori, che alla fine si “rifugiano” sempre più nei media tradizionali, unica (teorica) garanzia di correttezza dell’informazione di fronte a un’offerta sovrabbondante, ridondante e ormai priva di reale rilevanza. Una tendenza pericolosa, perché offre ai media troppe certezze delle quali, invece, non dovrebbero disporre affatto per avere stimoli sufficienti a mantenersi di alto livello.
    http://nbtimes.it/opinioni/14904/futu...della-blogosfera-crisi-sistemica.html
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  4. Avevamo affrontato la questione del lavoro gratuito qualche giorno fa, con un articolo di Carlo Gubitosa dal titolo ‘’ Giornalismo precario, ‘class action’ o una bella cena per i blogger del Fatto Quotidiano?’’.
    Gubitosa riprende l’ argomento approfittando della nascita di HuffPo Italia e rivolge un appello a chi scrive gratis tanto per farsi leggere: è il momento di smetterla.

    Perché, dice, ‘’ Se ti senti una ostetrica che partorisce un nuovo giornalismo, sappi che sei solo il becchino che sta scavando la fossa a quello vecchio’’.
    http://www.lsdi.it/2012/appello-a-chi...rsi-leggere-e-il-momento-di-smetterla
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  5. Lucia Annunziata che “i blogger non sono giornalisti, non fanno inchieste, non cercano notizie, che tra l’altro ci costringerebbero anche a una azione di verifica, controllo e responsabilità; si narrano, scrivono delle cose e si confrontano”. Cioè, i blogger li hanno ingaggiati (gratis, of course) per cazzeggiare, appunto
    http://pinobruno.globalist.it/2012/09...-i-blogger-e-lhuffington-post-italico
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  6. Scrivo gratis sull'Huffington Post e mi va già bene così. Pensa se mi toccasse pagare per farlo! E invece no, al signor Gubitosa di LSDI non sta bene. LSDI sta per Libertà di Stampa e Diritto all'Informazione, ma in questo caso sono contro il mio diritto di manifestare liberamente il mio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Aka art.21 della Costituzione.

    Questa è ipocrisia.
    http://comunitadigitali.blogosfere.it...ffington-post-blogger-non-pagati.html
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  7. serviva un Huffington Post italiano? La risposta è: secondo me, no, non serviva. Ma l’hanno fatto ugualmente. Sperando di sottrarre spazio proprio a siti come Il Post, a realtà come Fanpage e simili. Cosa che a mio avviso riusciranno abbastanza bene a fare, perché l’italiano medio (fatte le debite e dovute eccezioni) è meno intelligente di quel che sembra. Ma non sarà facilissimo e questo Arianna Huffington – che è una furba di tre cotte – lo ha capito benissimo da subito e per questo, a mio avviso, hanno scelto Lucia Annunziata come direttore.
    http://nbtimes.it/opinioni/13837/huff...n-fa-per-me-neanche-come-lettore.html
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  8. L’idea che non mi piace è riportare un prodotto che ha funzionato oltremanica paro paro in Italia con la pretesa di educare tutti a come si scrive e come si tratta l’informazione. Ovviamente non è l’obiettivo dichiarato ma, se questo è ciò che se ne percepisce, allora sarebbe meglio aggiustare il tiro da subito.

    A capo del progetto la Annunziata, sulla cui professionalità nessuno discute, ma che prima aveva espresso un punto di vista abbastanza infelice sui blogger (ricordate la frase “I blog non sono un prodotto giornalistico, sono commenti, opinioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati”).

    Potrà Huffington smuovere le fondamenta dell’editoria, far tremare le penne in mano alla vecchia guardia giornalistica e contemporaneamente avvicinare gli italiani alle notizie, quelle vere, che riguardano il paese?
    http://caffeinainchiostroecaos.wordpr...9/25/a-chi-non-piace-lhuffington-post
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  9. L’Huffington Post è un cancro che sta diffondendo la sua malattia del “lavora gratis” in tutto il mondo. Produce benefici solo per i suoi proprietari. Deve essere debellato. Vorrei davvero raccomandare a tutti i giornalisti di boicottare l’Huffington Post ovunque voglia aprire, inviando un messaggio chiaro anche agli inserzionisti: perderai parte del tuo business se vai a fare pubblicità sull’HuffPost finché questo sfruttatore della manodopera dei giornalisti non inizierà a retribuire le persone.
    http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/24316
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  10. Forse l’unico vero vantaggio di HuffPo Italia sarà per il gruppo Espresso-Repubblica che potrà sperimentare cose che sulla corazzata, nell’edizione online di «Repubblica», non vuole/non può permettersi di fare.
    https://giornalaio.wordpress.com/2012/09/25/la-rivoluzione-non-e-annunziata
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