mfioretti: giornalismo*

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  1. Daniele Piervicenzi, giornalista colpito a Ostia da Roberto Spada, non solo non ha un contratto con la Rai, bensì con la Fremantle, ma anche che lavora come programmista-regista e non come giornalista".
    Lo dichiara in una nota Michele Anzaldi, deputato del Partito democratico e segretario della Commissione Vigilanza Rai. "Questo fatto è doppiamente grave. Primo perché, a milioni di italiani, è stato fatto credere che quello ferito a Ostia fosse un giornalista Rai, quando, in realtà, si tratta di un precario sotto contratto con un'azienda che ha a sua volta un appalto con la Rai. In altre parole, per una settimana è stata data e ripetuta migliaia di volte una notizia falsa". "In secondo luogo", continua il piddino, "se tutti i giornalisti che vengono mandati, come Daniele Piervincenzi, a fare interviste in periferie o aree pericolose come Ostia, non come giornalisti ma come programmisti-registi o ancora peggio come consulenti a Partita Iva, si pone un serissimo problema di tutele. I lavoratori come Daniele Piervincenzi, infatti, non godono di alcuna garanzia in caso di infortuni".

    Piervincenzi, in quanto esterno alla Rai, sarebbe pagati il 50% in meno di un lavoratore assunto. Tanto basta per fare urlare (alcuni) allo scandalo. "Sarebbe opportuno e ora che (..) la Rai mettesse fine una volta per tutte all'odiosa e illegale pratica di contrattualizzare lavoratori come programmisti registi per poi far svolgere loro un lavoro da giornalisti", conclude.
    http://www.liberoquotidiano.it/news/i...ai-programmista-regista-esterno-.html
    Tags: , , , by M. Fioretti (2017-11-17)
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  2. Un fatto falso che pronuncia una verità vera. È uno dei grimaldelli più usati, da secoli, per scassinare le coscienze.

    Se lo mettete in mano al Pentagono ne escono cose molto raffinate. Se lasciate fare a degli amateur vi ritrovate con la notizia che Obama è nato in Kenya: fatto falso che però, indubbiamente, dà un design molto funzionale alla sensazione, per molti nettissima, che quell’uomo, nero, liberal, pacifista e mite fosse la negazione di tutti i principi e valori degli Stati Uniti e pertanto non avesse diritto a diventare Presidente. Chi usa la parola post-verità tende a sottolineare come nel mondo del web simili operazioni abbiano assunto una velocità, una forza e un coefficiente di penetrazione senza precedenti e che questo segnali appunto il passaggio a una nuova epoca. Anche qui, la cecità è spettacolare: chiunque capirebbe che una bufala al telegiornale quando il web non c’era e quando c’era un solo telegiornale era immensamente più efficace e veloce di una bufala lanciata oggi in rete: oltre tutto era molto più macchinoso smentirla o contrastarla.

    Eppure non lo si vuole capire, e allora arriviamo alla domanda più importante: se la post-verità è una bufala, qual è la cosa vera a cui sta dando voce, sta offrendo un design, sta consegnando un packaging efficace?

    Paradossalmente, il nuovo statuto della verità rende piuttosto inessenziale quella skill particolare che era conoscere la verità: ignorarla almeno in parte sembra produrre risultati migliori.
    https://thecatcher.it/post-verita-baricco-4445471b2c65
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  3. Gli editori si sono resi conto, dopo un periodo esaustivo di sperimentazione e verifica, che il gioco non valeva la candela. Con Instant Articles si lasciano nelle mani di Facebook non solo importanti ricavi pubblicitari ma anche “doti” di valore come i dati e metadati degli utenti che oggi sono l’unica moneta di scambio per il mercato dell’informazione. Certo la migliore esperienza di un caricamento rapido delle pagine aveva una sua logica per fornire un servizio più efficace ma, probabilmente, anche il progressivo miglioramento della qualità e velocità delle connessioni hanno posto la questione in secondo piano.

    La pubblicità è ancora la maggiore fonte di entrata per l’informazione online, ma le grandi testate internazionali stanno svoltando, in maniera decisa, verso entrate più sicure e meno dipendenti da fattori terzi, come l’instabilità ed il monopolio del mercato pubblicitario online.

    Gli abbonamenti in primis ma anche il modello delle memberships, adottato tra i primi proprio dal “The Guardian”, sono gli obiettivi a cui puntare e, per fare questo, è necessaria, come afferma la testata britannica, “la costruzione di rapporti più profondi con i lettori”.

    Ma la distribuzione resta nei social

    Restano comunque le piattaforme social, Facebook in primis, il luogo dove le persone leggono le notizie, e quindi invariato il rapporto di dipendenza delle testate da queste.

    La notizia è solo una parte di un processo molto più ampio e coinvolgente che è la conversazione e l’interazione sociale e, al di là delle distorsioni cognitive, filter bubble, confirmation bias e algoritmi selezionatori, è oggi forse più importante della notizia stessa il parlarne, lo scambio dei punti di vista, il confronto e la socializzazione che ne deriva.
    http://culturedigitali.blogautore.esp...t/2017/04/24/fuga-da-instant-articles
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  4. Ho smesso di seguire diligentemente Report, pochi anni fa, dopo alcuni servizi su una materia che conoscevo molto bene (era la questione multinazionali / fisco / webtax; poi parlarono anche di social network) perché fecero in questi casi un lavoro estremamente superficiale. Talvolta completamente fuorviante, persino scorretto. Col tempo mi sono reso conto, empiricamente, che le trasmissioni di inchiesta televisiva mi facevano impressione soltanto quando affrontavano un tema che non conoscevo per nulla, mentre ogni volta che toccavano un tema che studio per lavoro mi risultavano intollerabili per quanto erano banali oppure, peggio, deformanti. Così ho pensato: "Quante probabilità esistono che siano scarsi soltanto in quei temi che conosco e bravissimi in tutti gli altri?".
    http://www.linkiesta.it/it/blog-post/...i-social-lhanno-fatta-scoppiare/25512
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  5. I tg titolano scandalizzati, Repubblica ci fa un link acchiappa click, "solo 20 parlamertari a discutere del testamento biologico"
    vi spiego come funziona la discussione generale in aula. dovrebbero spiegarvelo i giornali ,ma non ce la fanno, per cui eccoci.
    Le leggi prima di arrivare in aula vengono discusse ed emendate per settimane o mesi in commissione e nelle commissioni pertinenti. Questa in particolare è stata in commissione almeno 11 mesi.
    solo dopo che la commissione ha finito di votarla e modificarla passa all'aula.
    A quel punto vengono calendarizzate in aula.
    il giorno della discussione, di solito lunedì possono parlare solo quelli iscritti dal gruppo nei giorni precedenti e c'è un massimo di minuti a gruppo.
    il lunedì non si vota in aula è una giornata che di solito il parlamentare usa per incontri sul territorio, giri nei ministeri e lavoro d'ufficio. È per questo che di solito l'aula è vuota.
    il martedì è giorno di votazione in aula e lì sono presenti tutti parlamentari in quel momento viene votata e modificata la legge.
    quindi scrivere "solo 20 parlamentari " è prendervi in giro è cercare per l'ennesima volta la polemicuccia contro il parlamento per fare i duri e puri.
    E faccio notare ai coraggiosi giornalisti che ci accusano di non aver trattato l'argomento con serietà che ce ne siamo occupati per mesi senza che loro sentissero minimamente la necessità di fare nemmeno un articolo in cinquantesima pagina. Ma va bene così tanto ci siamo abituati."
    http://www.percorsi.social/index.php?...stamento-biologico&catid=9&Itemid=200
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  6. val la pena mettere in parallelo questa enfasi e queste deformazioni con quelle che, non da due anni ma da venti almeno, caratterizzano le notizie intorno alla condizioni che regolano l'ammissione dei divorziati risposati alla comunione eucaristica. Anche prima delle aperture pastorali discusse nei due ultimi Sinodi e trascritte nell'Amoris laetitia, ogni presa di posizione del magistero sull'argomento, per quanto ribadisse i punti sanciti nella Familiaris consortio, veniva presentata con clamore e contorno di interpellanze ai più vari “opinionisti” del momento. Dov'era la notizia? E soprattutto, perché il problema di una minoranza (i divorziati risposati praticanti) era (è) così sentito dalla più vasta opinione pubblica? Così, in un certo senso, è successo oggi in materia di aborto. Dov'è la notizia, secondo le logiche strettamente mediatiche?
    La risposta sta, credo, nel valore di “termometro della secolarizzazione” che la regolamentazione del divorzio e dell'aborto da parte della legge civile ha assunto, a suo tempo, in Italia (e negli altri Paesi di forte tradizione cattolica). Se ci si limita a leggere la Chiesa solo come forma giuridico-politica, non si può che misurare ciò che essa insegna in tali materie con il medesimo termometro. La Chiesa che pratica la misericordia non fa notizia, tutto sommato: fa il suo mestiere. La Chiesa che “si adegua” alle leggi civili, specie se le ha lungamente contestate, fa notizia. Anche se non è vero.
    https://www.avvenire.it/rubriche/pagi...dia-ipotesi-sulla-notizia-che-non-c-e
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  7. Cosa possiamo imparare da questa vicenda? Innanzitutto, che nessuna fonte può essere considerata abbastanza autorevole da non aver bisogno di essere verificata. Notizie vere e notizie false si possono diffondere con la stessa dinamica e rapidità. La differenza la deve fare il lavoro di verifica (e quando è necessario di correzione e rettifica). Alcuni media non considerano le agenzie fonti e quindi i loro lanci soprattutto durante le breaking news sono comunque sottoposti a verifica. In questo caso, come detto, è mancata la verifica. Se si fosse controllato il sito dello USGS si sarebbe notato che quel dato 7.1 riferito a Italia non c'era.
    http://www.valigiablu.it/notizia-falsa-terremoto
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  8. Particolarmente infelice la scelta di parole di Fabio Cavalera, corrispondente a Londra del Corriere della Sera, che scrive: “C’è poco da ridere e da scherzare. A essere buoni siamo di fronte a una manifestazione di stupidità e ignoranza. A essere cattivi, invece, c’è da pensare di molto peggio. Fatto sta che in alcune scuole del Regno Unito, all’atto dell’iscrizione, occorre passare dalle forche caudine della classificazione etnica”. Ma i fatti documentano che la “stupidità e ignoranza” stanno probabilmente altrove.
    http://attivissimo.blogspot.it/2016/1...lastico.html?m=1#.V_4_0arr0Vo.twitter
    Tags: , by M. Fioretti (2016-10-13)
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  9. L’apertura del Times:

    Germany has set up a website for migrants giving explicit advice on how to have sex and behave in relationships as part of a drive to educate its 1.1 million new arrivals in the cultural norms of their adopted country.

    Quella del Giornale:

    Il governo tedesco ha inaugurato una pagina web esplicitamente illustrata dedicata esclusivamente a promuovere il sesso interrazziale tra “rifugiati” non bianchi e persone europee.

    Questa è la pagina di apertura di zanzu.de, il sito realizzato dal governo tedesco:
    http://www.butac.it/due-modi-scrivere-la-stessa-notizia
    Tags: , , by M. Fioretti (2016-03-09)
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  10. Report è uno dei rari programmi di approfondimento giornalistico nei quali le buone intenzioni escono spesso soverchiate dal metodo. Il metodo purtroppo è quello tipico di una certa forma mentis informativa italiana. Accogliere e dar spazio alle notizie che concordano con un’ipotesi iniziale (in genere concreta e molto navigata dentro il “si dice” della gente comune) minimizzare o tacere delle altre. Lo hanno fatto spessissimo, talvolta rendendosi ridicoli, altre volte avvicinando molto la verità. Il cattivo giornalismo delle buone intenzioni della ggente.

    5) Ai lettori ed ai cittadini non servono ne l’uno né l’altro. O meglio servono entrambi pur nella loro azione di perturbazione della verità. Meglio ancora, servono le informazioni che Report raccoglie su Eni e serve il punto di vista di Eni su quelle informazioni. Poi serve (servirebbe) una sintesi culturale di entrambi i punti di vista, un approccio non solo onesto (non ho motivo di dubitare del fatto che Gabanelli lo sia) ma soprattutto “terzo” in maniera da risultare autorevole.

    6) La qualità del giornalismo di inchiesta prescinde dai media sui quali compare. Inutile parlare di TV vs. Twitter, della grande innovazione di Eni che conversa direttamente o di Report che twitta le proprie risposte accusando la grande azienda di Stato di falsità. È tutto teatro, cibo per gli esperti di comunicazione, slide per i loro prossimi convegni.

    Quello che ci servirebbe (non a noi che siamo come è noto esperti di tutto ma alla massa dei cittadini, all’opionione pubblica in generale) è un giornalismo adulto, capace di decodificare i segni con cultura e approfondimento. Nella battaglia attuale è impossibile fidarsi di Report così come è impossibile fidarsi di Eni.
    http://www.mantellini.it/2015/12/14/ne-con-report-ne-con-eni
    Tags: , , , by M. Fioretti (2015-12-14)
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