mfioretti: genitori*

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  1. Nathan Treff è uno specialista della fertilizzazione in vitro. Sta lavorando a un progetto denso di conseguenze. Nella startup dove lavora, la Genomic Prediction, usa un mix di modelli informatici, test del DNA, intelligenza artificiale per predire quali embrioni svilupperanno probabilmente una forma di diabete. Il suo approccio si potrà generalizzare per ridurre le probabilità di nascite con problemi genetici. Ma non c’è dubbio che in breve tempo saranno proposte ai genitori scelte ancora più ampie: per esempio quella di decidere quale embrione sviluppare per avere figli più alti, più intelligenti e più forti… Una responsabilità emergente sulle spalle dei genitori che il mercato della medicina può mettere in campo. La società dovrebbe prepararsi ad affrontare questa situazione, senza aspettare che sia il “mercato” a mettere le famiglie – prive di una meditazione etica profonda e scientificamente avvertita – con le spalle al muro. Si possono avere tutte le reazioni emotive possibili intorno a questa storia: ma un fatto è certo, le società umane dovranno affrontarla. La prova della discussione intorno a questa scelta sarà la prova della capacità degli umani di pensare insieme (MIT TechReview).
    http://blog.debiase.com/2017/11/06/la...emergente-di-scegliere-geni-dei-figli
    Tags: , , , by M. Fioretti (2017-11-06)
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  2. Lo Stato e il Mercato, le due agenzie sulle quali la ragione e la morale (dopo essersi consultate a vicenda ma senza giungere a un pieno accordo) avevano puntato per gestire in modo efficace la parte dell’universo popolata dagli uomini, o almeno a metterla nelle condizioni di autogestirsi come si deve, hanno fallito e falliscono ogni giorno di più tutta una serie di prove pratiche, deludendo le aspettative che vi erano state riposte. E al momento non vediamo candidati papabili a subentrare al loro ruolo, per quanto meticolose e disperate siano le ricerche e per quanto possano sembrare creativi e promettenti i bozzetti sulla lavagna.

    Nella nostra realtà frattale si ripropone, seppure su scala diversa, un dilemma dello stesso tipo. La crisi di un’autorità improntata all’immagine del Dio Padre onnisciente e onnipotente viene avvertita con forza dalla base fino alla cima, sebbene ciascun livello abbia i propri motivi per viverla così, e nonostante i fattori scatenanti di questo senso di crisi siano diversi. Il padre in carne e ossa, non quello metaforico, appartiene al frattale più piccolo nella successione/gerarchia di frattali. Quel padre fatto di carne funge più che altro da anello di congiunzione – o, più correttamente, da interfaccia di trasferimento/ scambio – tra quelle due modalità di aggregazione umana coesistenti, intrecciate e interagenti, che Victor Turner distingueva in societas e communitas. Le prove e le tribolazioni che affliggono oggi quella particolare “figura paterna” riflettono in forma condensata i fenomeni che colpiscono ognuna delle sue estensioni e idealizzazioni, a prescindere dal gradino occupato nella struttura frattale.

    Indipendentemente dal fatto che entrambi i genitori vivano o no sotto lo stesso tetto, i legami tra genitori e figli si stanno facendo sempre più laschi e al contempo viene strappata loro di mano l’identificazione pressoché totale con la struttura dell’autorità. Credo che l’“evaporazione del padre” dalla vita familiare di cui parlano Lacan e Recalcati o, almeno, da quel “centro intorno al quale gravita la vita familiare”, sia in larga misura, sebbene certo non esclusivamente, una situazione autoinflitta, una fossa in cui ci si e scavati da soli.

    È indubbio che la volatilità del mercato del lavoro e l’intrinseca fragilità, friabilità e nonfinalità pressoché cronica delle posizioni sociali rivelino quotidianamente la spettacolare scomparsa dell’onniscienza, e a maggior ragione dell’onnipotenza, dall’elenco delle qualità del Padre: queste nuove realtà di vita indeboliscono quelle condizioni, create e preservate sul piano sociale, su cui un tempo tendeva a fondarsi la possibilità di ricorrere al Capofamiglia come il prototipo per qualunque futuro garante dell’ordine e della giustizia del mondo. Eppure, l’“evaporazione” del Padre, e così le sue conseguenze più decisive in termini di Weltanschauung, come lo svuotamento improvviso del “centro gravitazionale”, sono state favorite e promosse dalla rinuncia a una notevole fetta di responsabilità genitoriali, un atto di resa che può essere coatto o volontario, rassegnato oppure accolto con entusiasmo. Gli scrupoli morali che potrebbero insorgere in seguito a questa rinuncia tendono a essere affrontati attraverso i servizi a pagamento offerti dai mercati del consumo; e ancora di più attraverso il ricorso ai beni che questi offrono con la funzione di tranquillanti morali. Il che a sua volta spiana ancor più la strada alla commercializzazione degli aspetti più intimi dell’aggregazione e dell’interazione umana.
    https://www.avvenire.it/agora/pagine/bauma-41c323b1ab4142249156bb0c02580b2a
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  3. Ieri ho conosciuto un ragazzo di vent’anni con una figlia di 1 anno chiaramente frutto di un incidente. “Lei prendeva anche la pillola!” mi ha detto con una frase ancora carica di stupore ma senza un filo di rammarico. Avevo appena salutato i suoi genitori, energici e pieni di entusiasmo per la nipote. Ho guardato questo quadro con attenzione, distratta appena dal mio fardello paffutello che sgambettava nel marsupio e ho pensato “vedi che bello però”. In fondo è un vizio tutto italiano quello di considerarsi “giovani” fino a cinquant’anni: a venti sei adulto, puoi lavorare e votare e, quindi, anche riprodurti. Anzi forse è molto meglio che farlo a quaranta, in questa Italia scellerata in cui non ci sono mai state (e forse mai ci saranno) risorse a sostegno dei genitori e la rete di protezione della famiglia d’origine è indispensabile. A questo punto, se non si è contrari per principio all’idea, meglio anticipare di 15 anni abbondanti l’evento, arrivare intorno ai trenta con una prole già “avviata” e potersi dedicare magari meglio al lavoro senza quelle brusche interruzioni di carriera che, ad esempio, le donne ultratrentacinquenni sono costrette ad affrontare causa figli. E poi vuoi mettere? Ci si ritroverebbe a intorno ai quarantacinque anni con figli maggiorenni, liberi di goderci questa fantastica età e pronti (forse) a diventare nonni a nostra volta.

    Vuoi vedere che la soluzione sta in un ritorno ad abitudini passate miste a consapevolezze contemporanee?
    https://acidorsa.wordpress.com/2014/03/19/riprodursi-non-e-un-obbligo
    Tags: , , by M. Fioretti (2017-06-09)
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  4. BAMBINI piccoli che passano troppo tempo a giocherellare sul tablet e sui dispositivi elettronici. Già dai sei mesi cliccano sulle finestre luminose dei computer, quasi ipnotizzati dai giochini colorati. A volte sono soli, senza mamma e papà a controllare. Tutto questo potrebbe creare problemi nella crescita e un ritardo del linguaggio. A sostenerlo una ricerca canadese presentata al 2017 Pediatric Academic Societies Meeting.

    L'età a rischio, secondo gli studiosi, è quella tra i sei mesi e i due anni. Maggiore è il tempo trascorso a giocherellare con i dispositivi, maggiore è il rischio di ritardi nello sviluppo del linguaggio. "Penso che sia il primo studio che si sia occupato di esaminare il rapporto fra ipad e i problemi di linguaggio nei piccoli - spiega Catherine Birken, primo autore della ricerca all'Hospital for Sick Children di Toronto, in Ontario - . E' la prima volta che si fa luce su questa questione, ma servono ulteriori verifiche per validare ulteriormente i risultati del nostro studio".
    http://www.repubblica.it/salute/ricer...roblemi_del_linguaggio-164629506/?rss
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  5. Esplora il significato del termine: L’attenzione a come ci sentiamo, di cui adesso comprendiamo bene la ragione, non è una novità: nel giugno del 2014, Facebook ha pubblicato i risultati di un esperimento che aveva esposto quasi 700 mila utenti a contenuti soprattutto positivi o soprattutto negativi. Lo scopo? Studiare le reazioni. Il passo successivo? Rivendersele, pare. » L’attenzione a come ci sentiamo, di cui adesso comprendiamo bene la ragione, non è una novità: nel giugno del 2014, Facebook ha pubblicato i risultati di un esperimento che aveva esposto quasi 700 mila utenti a contenuti soprattutto positivi o soprattutto negativi. Lo scopo? Studiare le reazioni. Il passo successivo? Rivendersele, pare.
    http://www.corriere.it/tecnologia/soc...f16-2e64-11e7-8176-4e0249fd95d5.shtml
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  6. Ultimo nato della famiglia, il Family link di Google che consente ai genitori di creare un account specifico per il proprio bambino che possono gestire da remoto e aiuta a impostare alcune regole di base: quali applicazioni si possono utilizzare e per quanto tempo, con un timer da impostare la sera quando è ora di andare a letto.

    È possibile negare l'installazione e l'acquisto di contenuti multimediali come giochi, app e musica dal Play Store Google. La richiesta compare sullo smartphone di mamma e papà che hanno 24 ore di tempo per accettare o meno il download. Una svolta che sembra la risposta definitiva a tutte le preoccupazioni genitoriali. Disponibile solo per dispositivi Android, Family Link è testata da un gruppo di volontari negli Stati Uniti che hanno figli minori di 13 anni.
    http://www.repubblica.it/tecnologia/2...la_sicurezza_dei_figli-161532115/?rss
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  7. Più focus verranno anche dedicati alle giovani donne: la prima generazione che dovrà preoccuparsi della pensione non appena inizia a lavorare, e con il rischio spesso sottovalutato di dover abbandonare tutto quanto faticosamente conquistato non appena si decide di avere un figlio. Il 22% delle madri infatti lascia il lavoro dopo la gravidanza, trascurando le conseguenze sempre più gravi della discontinuità contributiva e le difficoltà di ritornare in campo quando lo si desidera.
    http://www.repubblica.it/economia/201...pil_crescerebbe_del_7_-153347123/?rss
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  8. un bimbo su tre ha difficoltà nel linguaggio. “Non è stato semplice convincere tutti i genitori a partecipare al progetto – ammette la preside – ma con una serie di incontri abbiamo superato le preoccupazioni”. Con il team di esperti sono stati diffusi alcuni questionari. Uno è dedicato a mamme e papà; un altro alle maestre. Il campione d’osservazione, negli ultimi due anni, sono stati i 350 bambini di cinque asili comunali del Settore III, dall’istituto Regina Margherita, all’asilo Glicine, fino a Vittorio Veneto e Parco Speranza.

    In classe, assieme alle insegnanti, anche una logopedista, per comprendere meglio se e come gli alunni di tre, quattro e cinque anni riescano ad articolare i fonemi, prerequisito fondamentale nello sviluppo del linguaggio. “Molti bambini che arrivano al mondo delle scuole d’infanzia non hanno neppure acquisito il linguaggio base – conferma la Peparello – Un dato da non sottovalutare, se non si vuole che certi limiti si ripercuotano sull’intero percorso scolastico futuro dell’alunno”.
    http://bari.repubblica.it/cronaca/201...n_problemi_nel_parlare-136448650/?rss
    Tags: , , , by M. Fioretti (2016-03-29)
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  9. Tantissimi sono stati i commentatori indignati, che invece di ringraziare la polizia per l’avvertimento, l’hanno invitata a concentrarsi su problemi più rilevanti, ribadendo la libertà di utilizzare le proprie foto come preferiscono. “Permettetemi di aggiungere – ha replicato un utente – che ‘non postate le foto dei bambini perché ci sono i pedofili’ è uguale a ‘donna non mettere la gonna, non uscire la sera, e fatti sempre accompagnare, perché ci sono gli stupratori’. Ossia è colpa tua, non dello stupratore.”
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...i-va-su-siti-pedopornografici/2485751
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  10. Ecco quindi l’appello: «Non vogliamo più sentire che era solo uno scherzo, un gioco, che non immaginavamo, che non sapevamo. È ora di chiedersi se questo è quello che vogliamo dai nostri ragazzi e agire di conseguenza. È ora di prendere in mano il cellulare dei nostri figli, di guardarci dentro (perché la privacy nell’educazione non esiste), di reagire, di svolgere in pieno il nostro ruolo di adulti, senza alcuna compiacenza, tolleranza bonaria o, peggio, sorniona complicità. Non serve andare dal preside e chiedere cosa fa la scuola quando la vittima di turno non ha più il coraggio di uscire di casa. È troppo tardi. Cominciamo a fare qualcosa tutti. Ora».
    http://www.corriere.it/scuola/medie/1...1a0-983e-11e5-b53f-3b91fd579b33.shtml
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