mfioretti: famiglia*

Bookmarks on this page are managed by an admin user.

384 bookmark(s) - Sort by: Date ↓ / Title / Voting / - Bookmarks from other users for this tag

  1. il consenso di uno dei genitori non potesse escludere l’illiceità della condotta di chi pubblica le foto del minore se la diffusione è dannosa. Il principio è condiviso dal Garante della privacy che, in più occasioni (e in linea con la Carta di Treviso del 1990), ha invitato a non pubblicare sui giornali i dati identificativi dei minori se non è essenziale per l’interesse pubblico della notizia.
    http://www.ilsole24ore.com/art/commen...figlio-web-073203.shtml?uuid=AEvC46bD
    Voting 0
  2. Il decreto Fedeli, certo indirettamente, ma con grande efficacia, offre sostanzialmente agli studenti non meritevoli una grande possibilità. Derubricare le loro bravate a goliardate. Ufficializzare che il comportamento non è parte rilevante del processo formativo degli studenti. E’ un vero peccato che si sia perpetrato questo ennesimo colpo all’autorevolezza della Scuola, al suo ruolo di formazione. E’ scriteriato che accada mentre al Miur sostengono di voler puntare sulla lotta al bullismo, alle discriminazioni.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017...e-addio-anche-alla-disciplina/3989900
    Voting 0
  3. Nathan Treff è uno specialista della fertilizzazione in vitro. Sta lavorando a un progetto denso di conseguenze. Nella startup dove lavora, la Genomic Prediction, usa un mix di modelli informatici, test del DNA, intelligenza artificiale per predire quali embrioni svilupperanno probabilmente una forma di diabete. Il suo approccio si potrà generalizzare per ridurre le probabilità di nascite con problemi genetici. Ma non c’è dubbio che in breve tempo saranno proposte ai genitori scelte ancora più ampie: per esempio quella di decidere quale embrione sviluppare per avere figli più alti, più intelligenti e più forti… Una responsabilità emergente sulle spalle dei genitori che il mercato della medicina può mettere in campo. La società dovrebbe prepararsi ad affrontare questa situazione, senza aspettare che sia il “mercato” a mettere le famiglie – prive di una meditazione etica profonda e scientificamente avvertita – con le spalle al muro. Si possono avere tutte le reazioni emotive possibili intorno a questa storia: ma un fatto è certo, le società umane dovranno affrontarla. La prova della discussione intorno a questa scelta sarà la prova della capacità degli umani di pensare insieme (MIT TechReview).
    http://blog.debiase.com/2017/11/06/la...emergente-di-scegliere-geni-dei-figli
    Tags: , , , by M. Fioretti (2017-11-06)
    Voting 0
  4. Sappiamo però che con l’aumentare dell’età la qualità del liquido seminale diminuisce come pure la sua motilità, cioè la capacità degli spermatozoi di raggiungere un ovulo. È da una ricerca francese del 1995, quando furono analizzati 901 cicli di inseminazione artificiale intrauterina, che si scoprì che l’età dell’uomo era la causale che più condizionava la riuscita della procedura. In un’altra ricerca del 2003, analizzati i campioni spermatici depositati da uomini di età compresa tra i 20 e i 57 anni nelle cliniche per la fertilità, è risultato che la percentuale di campioni con il Dna danneggiato è molto più alta negli uomini tra i 36 e i 57 anni. Infine, un altro studio islandese del 2012 condotto su 78 famiglie, ha concluso che ai figli siano state trasmesse più mutazioni genetiche da parte del padre che da parte della madre, a causa della diversa genesi di ovociti e spermatozoi.

    Gli ultimi studi sono un vero allarme fertilità per l’uomo occidentale. La concentrazione spermatica nel liquido seminale, in meno di quaranta anni, sarebbe diminuita di oltre il 50%, più che dimezzata. La ricerca è stata pubblicata su Human Reproduction Update lo scorso luglio.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...o-alle-donne-basta-un-toy-boy/3887268
    Voting 0
  5. Lo Stato e il Mercato, le due agenzie sulle quali la ragione e la morale (dopo essersi consultate a vicenda ma senza giungere a un pieno accordo) avevano puntato per gestire in modo efficace la parte dell’universo popolata dagli uomini, o almeno a metterla nelle condizioni di autogestirsi come si deve, hanno fallito e falliscono ogni giorno di più tutta una serie di prove pratiche, deludendo le aspettative che vi erano state riposte. E al momento non vediamo candidati papabili a subentrare al loro ruolo, per quanto meticolose e disperate siano le ricerche e per quanto possano sembrare creativi e promettenti i bozzetti sulla lavagna.

    Nella nostra realtà frattale si ripropone, seppure su scala diversa, un dilemma dello stesso tipo. La crisi di un’autorità improntata all’immagine del Dio Padre onnisciente e onnipotente viene avvertita con forza dalla base fino alla cima, sebbene ciascun livello abbia i propri motivi per viverla così, e nonostante i fattori scatenanti di questo senso di crisi siano diversi. Il padre in carne e ossa, non quello metaforico, appartiene al frattale più piccolo nella successione/gerarchia di frattali. Quel padre fatto di carne funge più che altro da anello di congiunzione – o, più correttamente, da interfaccia di trasferimento/ scambio – tra quelle due modalità di aggregazione umana coesistenti, intrecciate e interagenti, che Victor Turner distingueva in societas e communitas. Le prove e le tribolazioni che affliggono oggi quella particolare “figura paterna” riflettono in forma condensata i fenomeni che colpiscono ognuna delle sue estensioni e idealizzazioni, a prescindere dal gradino occupato nella struttura frattale.

    Indipendentemente dal fatto che entrambi i genitori vivano o no sotto lo stesso tetto, i legami tra genitori e figli si stanno facendo sempre più laschi e al contempo viene strappata loro di mano l’identificazione pressoché totale con la struttura dell’autorità. Credo che l’“evaporazione del padre” dalla vita familiare di cui parlano Lacan e Recalcati o, almeno, da quel “centro intorno al quale gravita la vita familiare”, sia in larga misura, sebbene certo non esclusivamente, una situazione autoinflitta, una fossa in cui ci si e scavati da soli.

    È indubbio che la volatilità del mercato del lavoro e l’intrinseca fragilità, friabilità e nonfinalità pressoché cronica delle posizioni sociali rivelino quotidianamente la spettacolare scomparsa dell’onniscienza, e a maggior ragione dell’onnipotenza, dall’elenco delle qualità del Padre: queste nuove realtà di vita indeboliscono quelle condizioni, create e preservate sul piano sociale, su cui un tempo tendeva a fondarsi la possibilità di ricorrere al Capofamiglia come il prototipo per qualunque futuro garante dell’ordine e della giustizia del mondo. Eppure, l’“evaporazione” del Padre, e così le sue conseguenze più decisive in termini di Weltanschauung, come lo svuotamento improvviso del “centro gravitazionale”, sono state favorite e promosse dalla rinuncia a una notevole fetta di responsabilità genitoriali, un atto di resa che può essere coatto o volontario, rassegnato oppure accolto con entusiasmo. Gli scrupoli morali che potrebbero insorgere in seguito a questa rinuncia tendono a essere affrontati attraverso i servizi a pagamento offerti dai mercati del consumo; e ancora di più attraverso il ricorso ai beni che questi offrono con la funzione di tranquillanti morali. Il che a sua volta spiana ancor più la strada alla commercializzazione degli aspetti più intimi dell’aggregazione e dell’interazione umana.
    https://www.avvenire.it/agora/pagine/bauma-41c323b1ab4142249156bb0c02580b2a
    Voting 0
  6. Ieri ho conosciuto un ragazzo di vent’anni con una figlia di 1 anno chiaramente frutto di un incidente. “Lei prendeva anche la pillola!” mi ha detto con una frase ancora carica di stupore ma senza un filo di rammarico. Avevo appena salutato i suoi genitori, energici e pieni di entusiasmo per la nipote. Ho guardato questo quadro con attenzione, distratta appena dal mio fardello paffutello che sgambettava nel marsupio e ho pensato “vedi che bello però”. In fondo è un vizio tutto italiano quello di considerarsi “giovani” fino a cinquant’anni: a venti sei adulto, puoi lavorare e votare e, quindi, anche riprodurti. Anzi forse è molto meglio che farlo a quaranta, in questa Italia scellerata in cui non ci sono mai state (e forse mai ci saranno) risorse a sostegno dei genitori e la rete di protezione della famiglia d’origine è indispensabile. A questo punto, se non si è contrari per principio all’idea, meglio anticipare di 15 anni abbondanti l’evento, arrivare intorno ai trenta con una prole già “avviata” e potersi dedicare magari meglio al lavoro senza quelle brusche interruzioni di carriera che, ad esempio, le donne ultratrentacinquenni sono costrette ad affrontare causa figli. E poi vuoi mettere? Ci si ritroverebbe a intorno ai quarantacinque anni con figli maggiorenni, liberi di goderci questa fantastica età e pronti (forse) a diventare nonni a nostra volta.

    Vuoi vedere che la soluzione sta in un ritorno ad abitudini passate miste a consapevolezze contemporanee?
    https://acidorsa.wordpress.com/2014/03/19/riprodursi-non-e-un-obbligo
    Tags: , , by M. Fioretti (2017-06-09)
    Voting 0
  7. nella classe media impiegatizia le donne giocano un ruolo importante: nonostante nel complesso il tasso di occupazione femminile sia più basso di 18 punti rispetto a quello maschile, in 4 casi su 10 le donne sono i principali percettori di reddito, e dunque con una quota maggiore rispetto agli altri gruppi della popolazione.

    Le nuove classi sociali. "La perdita del senso di appartenenza a una certa classe sociale è più forte per la piccola borghesia e la classe operaia", osserva l'Istat. L'istituto però non si limita a prendere atto della disgregazione dei gruppi tradizionali della società italiana, ma ne propone una ricostruzione originale, che suddivide la popolazione (stranieri compresi) in nove nuovi gruppi: i giovani blue-collar e le famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri, gruppi nei quali è confluita quella che un tempo era la classe operaia; le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia, nei quali confluisce invece la piccola borghesia; un gruppo a basso reddito di anziane sole (le donne vivono di più rispetto agli uomini) e di giovani disoccupati; e infine le pensioni d'argento e la classe dirigente. In questa classificazione incidono vari fattori, il più importante è il reddito, che viene valutato in termini di spesa media mensile: si va dai 1.697 euro delle famiglie a basso redditocon stranieri agli oltre 3.000 delle famiglie di impiegati e delle pensioni d'argento fino alla classe dirigente che supera di poco i 3.800 euro mensili.
    http://www.repubblica.it/economia/201...17/news/rapporto_istat-165634199/?rss
    Voting 0
  8. BAMBINI piccoli che passano troppo tempo a giocherellare sul tablet e sui dispositivi elettronici. Già dai sei mesi cliccano sulle finestre luminose dei computer, quasi ipnotizzati dai giochini colorati. A volte sono soli, senza mamma e papà a controllare. Tutto questo potrebbe creare problemi nella crescita e un ritardo del linguaggio. A sostenerlo una ricerca canadese presentata al 2017 Pediatric Academic Societies Meeting.

    L'età a rischio, secondo gli studiosi, è quella tra i sei mesi e i due anni. Maggiore è il tempo trascorso a giocherellare con i dispositivi, maggiore è il rischio di ritardi nello sviluppo del linguaggio. "Penso che sia il primo studio che si sia occupato di esaminare il rapporto fra ipad e i problemi di linguaggio nei piccoli - spiega Catherine Birken, primo autore della ricerca all'Hospital for Sick Children di Toronto, in Ontario - . E' la prima volta che si fa luce su questa questione, ma servono ulteriori verifiche per validare ulteriormente i risultati del nostro studio".
    http://www.repubblica.it/salute/ricer...roblemi_del_linguaggio-164629506/?rss
    Voting 0
  9. chiamando “famiglia” anche la condizione di vivere da soli la riconosciamo cellula fondamentale e costitutiva della società».

    La direzione è chiara. Ma con quali conseguenze?
    «Saremo una società più egoista. Del resto, quando le società sono povere, i vincoli familiari sono più forti e prevale la solidarietà. Quando, invece, le società diventano opulente, o comunque libere dai bisogni fondamentali, individualismo ed egoismo, caratteristiche proprie del benessere, si fanno più radicali».

    E si affermano nuovi modelli di vita.
    «La gente non ha voglia di assumersi la responsabilità di un’altra persona e di una famiglia. Ha qualche piccolo privilegio e preferisce goderselo da solo. Ma una società individualista è indubbiamente più povera. Non solo.
    Si impoverisce la stessa struttura psichica dell’uomo, a causa del decadimento sentimentale. Vivere da soli depaupera i sentimenti».

    Ma si può vivere da soli e avere amori e relazioni sentimentali.
    «Avere relazioni fugaci, amicizie per trascorrere la serata, non basta per maturare in sensibilità, comprendere cosa significhino gli altri per noi, accogliere la sfida di amare senza considerare l’altro una proprietà. Se i rapporti sono intercambiabili, non avrò la possibilità di sviluppare l’impegno di una relazione. La continuità fa crescere i sentimenti».

    E la società ne ha bisogno?
    «La società sta in piedi su basi sentimentali. Quando collassano, quando la vita è dissanguata dei sentimenti, e risponde solo al lavoro e all’efficienza, viene meno una struttura portante del modo di essere uomo. Per effetto dell’impoverimento sociale, infatti, sta mutando la struttura genetica dell’uomo: non è più se stesso».

    Ammetterà che vivere da soli ha dei vantaggi: più disponibilità di tempo, di denaro, di libertà.
    «Certo: più tempo per il lavoro, per coltivare hobby... Ma quanti di questi impegni sono una forma di difesa?
    È più difficile avere relazioni con gli altri che produrre risultati pratici: il solipsismo ci allontana da tutto ciò che
    è fatica. Domandiamoci quanto quelle persone sole, che ci sembrano più produttive ed efficienti di noi, non siano così attive per riempire il vuoto intorno
    http://espresso.repubblica.it/plus/ar...soli-il-trionfo-dell-egoismo-1.294163
    Voting 0
  10. Il loro numero è destinato a crescere perché viviamo più a lungo e invecchiamo peggio. Spesso devono occuparsi anche dei loro figli. Il geriatra: «Spesso diventano i nostri secondi pazienti». Sono a rischio depressione ma non sempre accettano un aiuto.
    http://www.corriere.it/cronache/17_ap...0d4-1a34-11e7-988d-d7c20f1197f1.shtml
    Voting 0

Top of the page

First / Previous / Next / Last / Page 1 of 39 Online Bookmarks of M. Fioretti: Tags: famiglia

About - Propulsed by SemanticScuttle