mfioretti: fact checking* + lavoro*

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  1. la riforma fa quello che non vi dice: non assume, stabilizza, per così dire, rimescolando le carte. I numeri, a cercarli, sono chiari: l'organico della scuola italiana nel 2015 era composto da 628.067 lavoratori, ATA compresi, e nel 2016 sarà di 626.654. Certo, poi hanno aggiunto circa 5.000 posti, ma poco cambia; davvero ben poco in confronto alle 102.000 assunzioni sparate dal governo. Quello che non vi si dice è che di facce nuove, con la riforma, non ce ne saranno; saranno facce diverse, quelle di gente che già nella scuola lavora attivamente, mica docenti mai entrati in classe, e che per dare l'apparenza di novità saranno spostate da un capo all'altro della penisola. Pena lo sparire, perché le parole non vengono mai usate a caso, e se nei documenti ministeriali ha fatto la sua prima comparsa l'espressione “soppressione delle graduatorie” qualcosa vorrà pur dire. Anche fosse solamente terrorismo psicologico verso chi volesse boicottare. Ah, e non si pensi che le cose cambieranno con il concorso del 2016: 60.000 posti in 3 anni servono a coprire i pensionamenti, normale amministrazione.
    http://www.metronews.it/15/07/31/quel...he-la-riforma-fa-ma-nessuno-dice.html
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  2. 6) All’epoca dei nostri migranti molti italiani sono partiti, ma molti altri hanno resistito alla guerra, la fame e la dittatura. Non siamo in grado di dare asilo a milioni di profughi
    A parte che non sono milioni ma, come abbiamo visto al punto 2, i profughi che nel 2014 hanno fatto domanda di asilo in Italia sono 64.600. Il paragone comunque non regge. Basta chiedere ai migranti libici, eritrei, siriani delle loro famiglie e dei loro amici trucidati. In Siria, ad esempio, in quattro anni di guerra si contano 215 mila morti di cui 66 mila civili. (Fonte: Repubblica) Tra l’altro la nostra costituzione all’articolo 10 stabilisce il diritto d’asilo in Italia allo straniero al quale nel suo Paese non è garantito l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione.

    7) I clandestini rubano il lavoro agli italiani.
    Gli stranieri non solo non hanno rubato posto agli italiani, ma hanno incentivato per loro un lavoro più qualificato. “La crescita della presenza straniera non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani”, è la Banca d’Italia a parlare.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...imentano-il-razzismo-ii-parte/1655347
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  3. Un altro problemino da chiarire riguarda il Jobs act e il ministro Poletti, che chiacchiera molto e spesso a sproposito. Quale giorno fa, citando fonte Istat e interpretandola a suo modo, informò la pubblica opinione che il primo bimestre di quest'anno, paragonato al corrispondente bimestre dell'anno scorso, registrava una crescita dell'occupazione di oltre 79 mila unità. Poco ma buono, un inizio d'anno comunque confortante.

    Gli fu obiettato che doveva tener conto dei contratti stipulati sulla base del Jobs act ma non aveva tenuto conto dei licenziamenti che erano stati nel frattempo effettuati.

    E così si scoprì che, fatte le debite sottrazioni, il saldo tra nuove assunzioni di precari e licenziamenti era di 44 mila occupati in più.

    Molto poco ma pur sempre una cifretta positiva e comunque un indizio confortante che sarebbe certamente aumentato con rapidità. Ma poi, impietosamente, ieri sono usciti i dati dell'Inps sull'occupazione nel suo complesso. Va infatti chiarito che i contratti sulla base del Jobs act non sono vere e proprie assunzioni ma semplicemente un consolidamento di alcune forme di precariato con contratti a tempo indeterminato per tre anni, salvo la facoltà di licenziamento alla scadenza del triennio.

    L'Inps invece parla di occupazione e disoccupazione vera e propria, chi lavora sotto qualunque forma contrattuale e chi non lavora affatto.

    Anche qui il saldo è positivo e sapete qual è la cifra: 13 persone in più.

    La scrivo in lettere per esser sicuro che la lettura sia corretta: tredici persone in più. Una cifra che percentualmente è espressa con il numero zero perché non è matematicamente percepibile come percentuale.

    Questo fatto conferma che Jobs act è una buona legge se e quando riprenderanno investimenti e domanda, ma finché questo non accadrà il Jobs act è un oggetto esposto in vetrina. Gli imprenditori lo guardano ma in vetrina rimane.

    Salvo un punto: ha abolito l'articolo 18 per i lavoratori che saranno assunti con quella legge. Proposta da un partito che si proclama di centrosinistra mi ricorda la citazione poc'anzi riportata di Julliard: la sinistra senza popolo è morta. Renzi sostiene che si tratta di una sinistra nuova, moderna, cambiata e forse è vero. Però a me ricorda alcuni personaggi che provenivano tutti dal socialismo e che instaurarono qualche cosa che somiglia molto alla democratura. Si tratta di Crispi, Mussolini, Craxi. E chiedendo scusa ai tre precedenti (come ho già detto tutti e tre provenienti dal socialismo) mi viene anche da aggiungere Berlusconi che ai tempi del suo sodalizio con Bettino si proclamava socialista anche lui.
    http://www.repubblica.it/politica/201...a_un_inutile_club-111735021/?ref=fbpr
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  4. Un numero maggiore di norme contenutisticamente peggiorative dei diritti sociali, invece, sono state fatte dal centrosinistra, ma già molto prima di Renzi: il Jobs Act ha le sue radici nel pacchetto Treu del 1997; e poi, soprattutto, dalle larghe intese che sostenevano il governo Monti (pareggio di bilancio, fiscal compact, leggi Fornero). Poi Renzi ci ha messo il suo con il decreto Poletti e il Jobs Act.

    Non sono nella zucca di Landini, ma quando dice che «Renzi sta facendo come il governo Letta e quello Monti, anche con un peggioramento rispetto al governo Berlusconi» (questa la frase testuale) penso si riferisca a questa "linea rossa" di scelte economiche: centrosinistra, centrodestra, larghe intese, governo Renzi-Alfano. Che in effetti in termini di politiche sociali (quelle a cui, suppongo, si riferisce primariamente il leader Fiom) sono sulla stessa traccia.

    Renzi peggio di Berlusconi, quindi?

    Sarebbe una sciocchezza, appartenendo il primo alla storia criminale e il secondo a quella politica.

    Tuttavia dal punto di vista appunto delle politiche sociali, la continuità tra centrosinistra, centrodestra, larghe intese e governo Renzi pare purtroppo poco discutibile.

    E qui sta la questione principale, oggi, per tutte e tutti.
    http://gilioli.blogautore.espresso.re.../renzi-peggio-di-berlusconi/?ref=twhe
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  5. A dicembre, certifica l’Istat, scende la disoccupazione e salgono gli occupati. Ma un dato non fa una tendenza. Aumentano anche gli inattivi, soprattutto tra i giovani. Diminuiscono solo fra gli over 55.
    http://www.valigiablu.it/i-dati-sulloccupazione-spiegati-meglio
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  6. Tra l'emergere sempre più forte del conflitto sociale e il continuo rilancio da parte del governo sia sul piano retorico che su quello legislativo lo scontro sul lavoro si fa sempre più duro. Così come più dura si fa la condizione di vita di milioni di persone. Ma proprio da questo scontro, quello con la realtà, che il premier e il suo governo fuggono, rilasciando quotidianamente dichiarazioni palesemente false o non verificabili, mosse propagandistiche per attenuare la percezione del flop delle politiche del governo in tema di lavoro all’indomani della firma alla Camera sul Jobs Act.

    Siamo all’ennesimo bollettino di guerra che viene dall’Istat e ha per oggetto i dati sulla forza lavoro. Il dato è chiaro: il tasso di disoccupazione continua ad aumentare, +1% rispetto all’anno precedente, raggiungendo il 13,2% della popolazione attiva. Più drammatico il dato sul tasso di disoccupazione giovanile, che raggiunge il 43,3%, +1.9% rispetto a ottobre 2013 (Tabella 1). Le condizioni peggiorano anche rispetto al secondo trimestre del 2014 (quello appena successivo al Decreto Poletti e quello degli 80€), segno dell’inefficacia di tali politiche nei confronti dell’occupazione, come mostra la seconda colonna.

    La chiusura del terzo trimestre non lascia alibi: il numero di occupati stagna, ovvero non c’è nessuna variazione positiva del numero di lavoratori con un impiego. Eppure il tasso di occupazione aumenta dello 0,1% nello stesso periodo. Ciò è dovuto al calcolo del tasso di occupazione, come rapporto tra le persone occupate e il totale delle persone tra i 15 e i 64 anni. Poiché il numeratore è pari a zero, un aumento del tasso di occupazione è dato dalla riduzione della popolazione in età lavorativa, effetto quindi legato alla demografia italiana e non al mercato del lavoro che, ribadiamo, continua a dare segnali negativi.

    Allo stesso tempo, il numero di disoccupati in termini assoluti aumenta di 286 mila unità, nulla ma proprio nulla di cui gioire: manca il lavoro e molto altro continua ad essere distrutto! (tabella 2) Nel frattempo molte troppe altre persone provano a cercare un lavoro (365 mila in più rispetto allo stesso periodo del 2013), soprattutto tra i meno giovani.

    Ma se da un lato l’Istat ha puntualmente reso noti i dati sulla disoccupazione, dall’altro la contromossa del governo non si è fatta attendere tramite l’exploit mediatico del Ministro del Lavoro che, strategicamente, ha rilasciato piene interviste sul numero di avviamenti di rapporti di lavoro a tempo indeterminato in forte aumento grazie al proprio operato.

    La logica propagandistica, e tesa a stemperare le reazioni del pubblico più indifferente ai dati Istat, mostra però le proprie crepe di credibilità. I dati di cui ci parla oggi il ministro Poletti non sono ancora pubblici, lo saranno la prossima settimana. C’è però un aspetto su cui è possibile fare chiarezza fin da subito: annunciare il numero di nuovi avviamenti a tempo indeterminato senza dire quanti ne sono andati perduti è rivelatore di un atteggiamento pronto a nascondere il profilo imperfetto di un volto.

    Inoltre, il Ministro del Lavoro si attesta un risultato non suo in quanto per valutare gli effetti sull’occupazione, permanente o atipica, del governo occorre valutare questa variazioni a partire dalla seconda metà del primo trimestre 2014 e non anche da quelli precedenti.

    Utilizzando i dati finora a disposizione sugli avviamenti di rapporti di lavoro a tempo indeterminato netti, cioè avviamenti meno le cessazioni la Fig1 comincia a dare qualche informazione. Ci dice ad esempio che nel primo e secondo trimestre 2014 i licenziamenti sono maggiori rispetto agli avviamenti. In particolare, nel II° trimestre, quello a cavallo del Decreto Poletti e del bonus 80€, i rapporti cessati aumentano rispetto ai tre mesi precedenti a dimostrazione che lo slancio di fiducia nei confronti di una ripresa dell’economia italiana, seppure auspicato, non si è palesato.
    http://act-agire.it/index.php/i-blog-...o-il-governo-renzi-facciamo-chiarezza
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  7. Anche il ministro Maria Elena Boschi, durante un incontro a Piacenza l’8 novembre scorso, ha parlato di questi 153 mila posti di lavoro “creati” dal governo Renzi, solo che in questo caso a cambiare è la tempistica. Infatti per la ministra questo risultato sarebbe stato raggiunto in “tre mesi” e non in sei.

    Tralasciando che i “posti di lavoro” recuperati sono per lo più precari e che il mercato del lavoro rimane in grande sofferenza (con la disoccupazione che continua a salire), questo dato non corrisponde comunque alla realtà è utilizzato come pura propaganda. Come hanno già verificato IlFattoQuotidiano.it e Pagella politica la cifra infatti cambia a seconda di dove si decide di partire per contare:
    http://www.valigiablu.it/renzi-abbiam...153mila-posti-di-lavoro-ma-non-e-vero
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2014-11-22)
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  8. The problem is that Italy has an appallingly low trend GDP growth rate – possibly negative at this point – and nothing which has happened since the financial crisis ended suggests it is going to to improve radically anytime soon, in fact there are good reasons to think that growth could even deteriorate further.

    In the first place Italy’s working age population is now falling, and many young educated Italians are leaving to work elsewhere.
    http://www.economonitor.com/edwardhugh/2014/08/17/the-italian-runaway-train
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  9. Dal testo e dai numeri della legge di Stabilità saltano fuori varie sorprese. Un disavanzo aggiuntivo per poco più di 7 miliardi, nuovi assunti con decontribuzione solo per l’anno 2015, aumento delle entrate grazie alla tassazione dei Tfr che entrano in busta paga. Infine, meno tagli ai ministeri.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...stituzione-prevarra-sui-posti/1170406
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  10. I lettori insorgono e Pagni viene bersagliato da una raffica di commenti inferociti, per lo più di infermieri, che contestano durissimamente il contenuto del post i cui numeri non troverebbero nessun riscontro nella realtà. Ecco un esempio:
    http://www.roars.it/online/infermiere...lo-il-lavoro-ce-nessuno-lo-vuole-o-no
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