mfioretti: expo 2015*

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  1. Notato? “E assicuratori”.

    Quello che i giornali italiani a marzo 2016 non dicono è che lo sbarco di Ibm nell’area Expo – buco nero a cui da un paio d’anni si fatica a trovare un futuro – è subordinato alla consegna a Ibm dei dati sanitari degli abitanti della Lombardia, una delle regioni più ricche d’Europa. Sono le cosiddette “Protected Health Information”, che includono “i dati dell’assistenza sanitaria”, le “cartelle cliniche personali”, le “informazioni fiscali nominative o anonimizzate”. Cedendo all’azienda americana i “diritti all’uso per la memorizzazione ed elaborazione di tali dati a fini progettuali, nonché per l’utilizzo dei dati anonimizzati anche per finalità ulteriori a quelle progettuali”. Insomma: è in arrivo il Grande Fratello della Sanità che avrà a disposizione tutti i nostri dati sanitari.

    Nel documento “confidenziale” Ibm che il Fatto quotidiano ha potuto vedere, si legge: “Come presupposto per realizzare il Programma ed effettuare l’investimento, Ibm (incluse le società controllanti, controllate, affiliate o collegate, ove necessario) si aspetta di poter avere accesso – in modalità da definire – al trattamento dei dati sanitari dei circa 61 milioni di cittadini italiani (intesi come dati sanitari storici, presenti e futuri) in forma anonima e identificata, per specifici ambiti progettuali, ivi incluso il diritto all’utilizzo secondario dei predetti dati sanitari per finalità ulteriori rispetto ai progetti”.

    La sanità pubblica italiana consegnata tutta nelle sapienti mani di una multinazionale americana. “A titolo esemplificativo ma non esaustivo”, continua il documento confidenziale, “si ritiene cruciale avere accesso a dati dei pazienti, ai dati farmacologici, ai dati del registro dei tumori, ai dati genomici, dati delle cure, dati regionali o Agenas, dati Aifa sui farmaci, sugli studi clinici attivi, dati di iscrizione e demografici, diagnosi mediche storiche, rimborsi e costi di utilizzo, condizioni e procedure mediche, prescizioni ambulatoriali, trattamenti farmacologici con relativi costi, visite di pronto soccorso, schede di dimissioni ospedaliere (sdo), informazioni sugli appuntamenti, orari e presenze, e altri dati sanitari”. Ogni nostro respiro, ogni nostro battito, ogni nostro bacillo, ogni nostro pagamento per la sanità entrerà nei computer Watson Ibm per alimentare la loro capacità di apprendimento e sviluppare la loro intelligenza artificiale. I risultati che saranno via via raggiunti, gli algoritmi che saranno messi a punto grazie ai nostri dati resteranno privati. Ibm potrà venderli alle industrie sanitarie o alle compagnie d’assicurazione.

    Ora la parola è passata alla Regione Lombardia, la prima d’Italia a essere coinvolta. Essendo stata bocciata la riforma costituzionale che toglieva i poteri alle Regioni, dovrà dare il suo ok. Viene qualche dubbio sul fatto che uno dei grandi mercati del futuro, quello della salute, sia di fatto regalato a una azienda privata, senza chiedere nulla in cambio, ma soddisfatti soltanto dalla promessa che questa apra un centro sui tribolati terreni Expo.

    I dati saranno “anonimizzati”, promette qua e là il documento. Ma ormai si stanno affinando sistemi in grado di rendere “reversibili” i dati anonimi, rinominandoli. Chissà se il Garante della privacy, così sensibile ad altre battaglie, avrà tempo per dire la sua anche su questo progetto. Comunque, anche anonimi, i dati sanitari della Lombardia sono un bene preziosissimo: perché passarli a un’impresa privata, esautorando del tutto il sistema sanitario pubblico? E, se proprio bisogna darli ai privati, perché senza gara? Perché a Ibm-Watson e non, per esempio, a Google-Deep Mind o Amazon? E perché, infine, concederli gratis? L’investimento previsto di 150 milioni di dollari per un centro privato è nulla rispetto al valore dell’immensa mole di dati sanitari promessi, che sul deep web oggi vengono venduti a 10-15 dollari a record (50 volte più dei codici di una carta di credito).
    http://www.giannibarbacetto.it/2017/0...cambio-della-nuova-sede-sullarea-expo
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  2. 1,2 miliardi di euro è la perdita minima reale di 6 anni di Expo SpA, perché come visto, se gli asset non saranno liquidati ai valori iscritti a bilancio e i crediti non saranno portati a casa al 100% del valore di realizzo, il buco non farà che aumentare.

    Poi c’è stato sicuramente dell’indotto sul turismo, una maggiore esposizione del brand “Made in Italy”, un aumento dell’attrattività da parte delle multinazionali, la Darsena a Milano e qualche lavoro pubblico velocizzato. Nulla da ridire al riguardo.

    Ma non mettetevi a stravolgere la contabilità d’impresa: a quello ci ha già pensato la Arthur Andersen. E oggi non esiste più.
    http://www.palmisano.biz/2016/09/17/b...sporchi-trucchi-per-portarlo-in-utile
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  3. perché io non posso votare Giuseppe Sala. Quella che la mia amica Rita chiama “ossessione” è semplicemente coerenza. I motivi che rendono Sala inadeguato a gestire il bene comune e il denaro dei cittadini li ho allineati quando era soltanto l’amministratore di una società pubblica (Expo spa). Dovrei cambiare idea solo perché ora ha indossato una casacca di partito ed è il candidato sindaco di una parte politica? Scusatemi, ma non posso.

    Da amministratore di Expo ha tenuto comportamenti inaccettabili, che se ripetesse da sindaco sarebbero gravissimi.

    1. Non ha comunicato con trasparenza i dati dei visitatori nei primi mesi dell’esposizione universale (quando erano sotto le previsioni), usando scuse buffe come quelle del caldo che avrebbe messo fuori uso i computer che controllavano gli ingressi. Non ha comunicato per mesi neppure le cifre del bilancio, sostituite con dati incompleti e ancor oggi difficilmente interpretabili. Sarebbe intollerabile una simile mancanza di trasparenza da parte del sindaco di Milano, che ha a che fare con un bilancio non da 800 milioni, come Expo, ma da 5 miliardi.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...-perche-non-votero-beppe-sala/2829858
    Tags: , , , by M. Fioretti (2016-06-15)
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  4. Le modalità di assegnazione dei fondi di Human Technopole dimostrano la necessità di un’Agenzia nazionale della ricerca garante dei meccanismi di valutazione Da anni dirigo un laboratorio di ricerca alla Statale di Milano e coltivo collaborazioni internazionali, partecipando a bandi e portando milioni di euro alla mia università per pagare il personale e le ricerche su una grave malattia neurologica. Questo mi ha insegnato che solo con la libertà, la competizione, la trasparenza e la responsabilità personale, nel mondo civile, si finanzia e si governa la ricerca che alimenta conoscenza di base e innovazione. I miei interventi sull’operazione Human Technopole (HT) sono un invito a far sì che, con l’occasione, in Italia si cambi completamente registro sui fondi pubblici alla ricerca. Non sono contraria a un grande progetto come HT, ma al modo in cui è stato concepito e a come viene varato. È quasi imbarazzante ricordare ai colleghi che progetti di investimento delle dimensioni di HT all’estero prevedono ben altre modalità. Spesso partono da una dettagliata e trasparente consultazione interna alla comunità scientifica per dare forma e contenuti alla ricerca di frontiera su cui il governo decide di puntare. Quasi sempre, poi, segue la creazione di una o più entità, competitive, più spesso consortili (anche pubblico-private), per guidare il progetto, con funzioni, regole d’ingaggio e arruolamenti palesi. Il tutto in competizione per l’assegnazione governativa del finanziamento, distribuito attraverso bandi aperti e valutazioni comparative tra progetti, soggetti partecipanti e curricula per ogni posizione. Questo è l’unico tipo di top-down che ho visto funzionare. Conosco bene alcune operazioni simili, come la BRAIN Initiative statunitense. Mi colpisce l’irragionevolezza di chi si oppone a un metodo che, applicato in Italia, sarebbe già di per sé rivoluzionario. A oggi HT è un accordo frettolosamente e arbitrariamente messo in piedi con un ente “prescelto” dal governo che, privo delle competenze nelle scienze della vita e nutrizione previste come tematiche chiave di HT, con garanzia di “chiavi e soldi pubblici in mano”, ha “reclutato” discrezionalmente persone, enti e gruppi per conoscenze personali-professionali, su aree di ricerca individuate per favorire i soggetti con i quali stabilire l’accordo, senza alcuna integrazione con il resto del Paese.
    http://www.rosariopaone.it/?q=node%2F107
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  5. Si crea un esercito dove i generali non li si cerca tra i migliori del mondo, mentre la truppa sì".

    E invece?
    "Ogni scienziato e intellettuale deve difendere la libertà di ricerca da ogni corruzione politica. A mio parere direttori e "generali" di Human Technopole devono essere individuati con un confronto aperto, libero, trasparente, competitivo tra ogni immaginabile proposta valutata in modo terzo, indipendente e competente. Accordi amicali e arbìtri di ogni forma e latitudine vanno relegati a un passato non all'altezza dei valori democratici inscritti nella nostra Costituzione".

    Le pare possibile che il governo accetti?
    "Se vuole davvero sostanziare il suo impegno nella ricerca e nell'innovazione dovrebbe cominciare da qui, realizzando davvero un epocale rinnovamento dell'etica pubblica, cominciando col garantire il miglior investimento del denaro dei contribuenti
    http://milano.repubblica.it/cronaca/2...insisto_sul_no_al_progetto_-135848851
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  6. Giuseppe Sala ce la mette tutta per rendere la sua posizione sempre più indifendibile. “Non sapevo dell’affidamento di Fiera, o certamente non lo ricordavo”, dice in un’intervista a Repubblica riguardo all’incarico per gli allestimenti del padiglione Zero e dell’Expo Center, curati da Michele De Lucchi. Lo stesso architetto che il manager ha fatto lavorare nella sua villa al mare di Zoagli (Genova). “Nel caso dell’appalto dato da Fiera, non avevamo fatto alcun nome”, aggiunge l’amministratore delegato di Expo e candidato alle primarie milanesi del centrosinistra. Peccato che nello stesso giorno il Corriere citi un documento in cui Expo il nome di De Lucchi a Fiera lo fa, eccome. E l’atto è firmato dallo stesso Sala: un’integrazione alla convenzione con cui Expo incarica Fiera della realizzazione degli allestimenti, in cui nero su bianco si premette che “al fine di procedere ad affidare la progettazione del Padiglione Zero, Expo spa ha acquisito una soluzione ideativa dall’architetto Michele De Lucchi”. Una premessa che legittimerà Fiera a dare il lavoro a De Lucchi, senza gara e per quasi 500mila euro
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...ma-i-documenti-lo-smentiscono/2399593
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  7. dietro i proclami trionfali della cerimonia di chiusura, con retorica e demagogia a volumi inauditi, l’Expo si è rivelato quello che temevano tutti i cittadini di buon senso: un fiasco colossale pagato dai contribuenti italiani.

    Cittadini che ricorderanno per molto tempo questa Expo 2015. Memorabile per molti versi, ad esempio:

    Terreni agricoli pagati 7 volte il loro valore di mercato;
    Subappalti mafiosi – presunti per ora – e commissariamenti di imprese;
    Arresti a non finire, da Gianstefano Frigerio e Primo Greganti ai vertici di Infrastrutture Lombarde;
    Interessi di cosche calabresi;
    Ritardi causati dall’infingardia dei politici recuperati ricoprendo di denaro pubblico le imprese, per pagare turni notturni e straordinari;
    Biglietti Expo abbinati alla tessera del PD (“due pacchi al prezzo di uno”)
    Affidamento dell’intera ristorazione a Eataly: ottomila metri quadrati, 20 ristoranti e circa 2,2 milioni di pasti da distribuire, senza gara e a condizioni da amico (ben il 95% dei ricavi restano a Farinetti);
    Consulenti di comunicazione che fatturano poche centinaia di migliaia di euro che si aggiudicano appalti per decine di milioni
    Donazioni perlomeno singolari da parte di Expo, come gli 80 mila euro concessi all’associazione ecclesiale“Rinnovamento nello Spirito Santo” per la manifestazione “10 piazze per 10 comandamenti“, dall’evidente legame con il tema di Expo 2015 “Nutrire il pianeta”.
    Almeno 1.000 ettari di terreni agricoli cementificati per sempre
    Una vera cattedrale nel deserto di cui nessuno sa ora cosa fare
    La scarsa trasparenza dell’organizzazione Expo: il bilancio consuntivo 2014 non è consultabile online (“file corrotto”, ovviamente) e quello previsionale 2015 è riservato, anche se si parla di soldi nostri
    E infine la cosa più insopportabile: la retorica renziana sparsa a quintalate, il martellamento di TV e giornali, i dati falsi spacciati per grandi successi in stile staliniano

    Concludiamo col prof. Perotti, che nel suo e-book “PERCHÉ L’EXPO È UN GRANDE ERRORE” scrive:

    “Ma né la corruzione né i ritardi sono il problema principale di Expo 2015. Il problema principale è che l’Expo non sarebbe dovuto accadere. Esso è nato e cresciuto per una amnesia collettiva della razionalità umana, sospinto da un’orgia di retorica“.
    http://scenarieconomici.it/expo-2015-chiude-in-profondo-rosso-ecco-i-conti
    Tags: , by M. Fioretti (2015-11-01)
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  8. Seppure ci dovesse essere un rosso di 200 mln (e non ci sarà perchè la cifra corrispondente delle spese di gestione è stata intestata a costi di investimento), cosa vuoi che sia di fronte a un successo di tale portata?

    Il “successo” di Expo ci è costato solo 1,214 miliardi. 737 milioni di euro pagati dallo Stato e 477 milioni di euro pagati dalla Regione Lombardia. Alla cifra bisogna aggiungere extra costi per almeno 180 milioni di euro. Direte: e il ricasco economico? E i ristoranti, gli alberghi, i trasporti? Ecco, noi dubitiamo che ristoratori, albergatori e pizzicagnoli, tassisti e compagnia cantando siano tutti divenuti milionari. Dubitiamo che l’economia, stimolata da un investimento monstre, abbia restituito alla collettività ciò che la collettività con le tasse ha finanziamo. Riteniamo anzi che queste manifestazioni siano superate, che i costi anche ambientali siano indigeribili. (a proposito: quanto cemento è servito per nutrire il pianeta?).

    Non dubitiamo invece che un buon affare l’abbiano fatto i proprietari dei terreni su cui sorge Expo. Valevano venti milioni di euro ma Arexpo, società controllata da Regione e Comune, li ha comprati per 160 milioni di euro.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...o-2015-hai-visto-che-successo/2136530
    Tags: , by M. Fioretti (2015-10-19)
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  9. I progetti in base ai quali l’Expo è stata assegnata a Milano prevedevano un parco agricolo permanente in cui ogni paese avrebbe ricreato le sue colture tipiche, raggiunti da nuove vie d’acqua scavate lungo gli antichi tracciati dei Navigli. In realtà le vie d’acqua erano irrealizzabili, perché la pendenza della Lombardia va in senso opposto. Il parco agricolo è esistito solo sui rendering, sostituito nel mondo vero da un impianto a padiglioni, meno costoso e più appetibile per gli sponsor.

    Le critiche all’Expo sono generalmente critiche alle sue premesse. Si può sostenere che sia un format superato; o che il tema del cibo sia ipocrita; o che la sua impostazione, in Italia, serva solo a giustificare un enorme trasferimento di risorse pubbliche ai soliti costruttori e complessi industriali privati.

    Ma anche superando le premesse, in cambio bisognerebbe ottenere un’esperienza gastronomica e culturale che valga 34 euro per un visitatore o un miliardo di euro per lo stato che ospita la manifestazione. A me non sembra che sia così.

    In molti hanno paragonato la fiera a Eataly, non a caso coinvolto senza bando di gara a fornire tutti i ristoranti delle regioni italiane. È un paragone per certi versi sensato: anche a Eataly è tutto esageratamente costoso. Anche Eataly non ha una bella reputazione nei rapporti con i lavoratori. Anche Eataly è caratterizzato da una retorica urticante e onnipervasiva.

    È un paragone troppo generoso. Da Eataly sotto lo storytelling si trovano (anche) cibi buoni, per quanto cari. A Expo sotto lo storytelling non c’è niente.
    http://www.internazionale.it/weekend/2015/08/02/expo-2015-milano-retorica
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  10. Roberto Maroni, governatore celodurista della Lombardia, sognava di creare una Enit in salsa padana per vendere al mondo ed in particolare agli oltre 7 milioni di turisti stranieri attesi per Expo, il territorio lombardo-piemontese-veneto-friulano. A questo avrebbe dovuto servire Explora, “la prima Destination Management Organization a servizio del territorio e delle imprese per lo sviluppo turistico delle Destinazioni di Expo 2015 da Milano, alla Lombardia, il Piemonte, la Liguria e il Friuli Venezia Giulia, nata per cogliere tutte le opportunità offerte da Expo”.

    Ma il sogno di Bobo, per il cui perseguimento nel 2014 è stata stipulata tra Regione ed Explora una convenzione ad hoc costata ai conti regionali la bellezza di 700 mila euro, ha dovuto fare i conti con la cruda realtà. Perché Explora, società nata all’ombra di Expo, partecipata da Camera di Commercio di Milano, Unioncamere Lombardia, Expo spa e naturalmente da Regione Lombardia ha per ora prodotto poche ricadute turistiche, tanti costi, buchi di bilancio e clamorosi abbandoni.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...ento-dellenit-in-salsa-padana/1922792
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