mfioretti: euro*

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  1. Southern Europe is still angry

    And it is angry at the European Union, in particular France and Germany, for a perceived lack of solidarity on the euro and on immigration and refugees.

    There was a warning when Alexis Tsipras won in Greece during the height of the euro debt crisis, with his promises to change the European Union. And while he got slapped down by Brussels and became somewhat tamed in the national interest, anti-European feelings are alive in the southern countries of the bloc, as well as in the authoritarian-lite governments of Central and Eastern Europe.

    Leaders in Brussels and Paris would have been heartened earlier on Sunday when the Social Democrats in Germany voted to remain in a coalition government with Ms. Merkel, keeping her in power and allowing Germany to try to work with Mr. Macron on overhauling the eurozone. But that may be harder after the Italian vote.

    As the French leader of the National Front, Marine Le Pen, said in a Twitter message on Sunday, “The European Union is going to have a bad night.”
    https://www.nytimes.com/2018/03/05/wo...press&region=FixedLeft&pgtype=article
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  2. Italy’s eurozone trials are nothing new. Before Italy had even joined the common currency area in 1999, its attempts to qualify for membership — by introducing the required “fiscal discipline” — had resulted in nearly a decade of rising unemployment. Moreover, no Italian government was ever in a position to exercise a meaningful choice about whether it was wise to join the eurozone. Unless Italy ended its membership in the European Union, it was politically bound to take on the currency by treaty obligations over which it had no consequential say.

    Now Italian voters have responded by putting into office politicians who do not accept the legitimacy of European Union-wide rules.

    Of course, this voter rebellion is in part mirrored by the election that brought the Syriza party to power in Greece in 2015. The eurozone and the European Union survived that experience. But the fate of Italy matters much more for the European project than that of Greece. Syriza gambled on a threat of Greek secession when Greece already faced the risk of expulsion. An eventual crisis over an Italian exit would be an entirely different proposition.
    https://www.nytimes.com/2018/03/08/opinion/italy-europe-election.html
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2018-03-10)
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  3. L’obiettivo di Juncker mi pare molto evidente: preparare i mercati ad aggredire l’Italia il giorno dopo le elezioni, far salire lo spread sui titoli di Stato e porre le condizioni per un governo di unità nazionale. L’Unione Europea, infatti, vuole applicare il fiscal compact – votato da centro destra e centro sinistra 4 anni fa – e quindi obbligare il governo italiano a recuperare 50 miliardi l’anno attraverso stangate o privatizzazioni. L’unico modo per praticare questa guerra contro il popolo italiano è quella di terrorizzare il popolo italiano in modo da annichilirlo e quindi di avere un governo di unità nazionale, in cui i maggiori partiti siano coinvolti. Perché nella migliore tradizione mafiosa, il lavoro sporco si fa “tutti assieme”.

    Juncker non ha spaventato i mercati ma ha detto ai mercati – cioè ai banchieri e agli speculatori che fanno parte della classe dominante come Juncker – che dopo il 5 possono e devono cominciare a speculare sull’Italia e parimenti ha indicato la strada in cui l’Italia si dovrà incamminare: un devastante processo di privatizzazione che è – per quegli stessi banchieri e speculatori – una ghiottissima occasione per spolpare una volta di più il bel paese.

    Da questo punto di vista le lamentele dei principali partiti politici sono pura ipocrisia perché condividono con Juncker l’obiettivo di applicare il fiscal compact, sia pure con varianti diverse. Al centro destra e al centro sinistra – di cui giova ricordare che fanno parte Lega e LeU, che hanno votato il pareggio di bilancio in Costituzione e che non chiedono di toglierlo – si è aggiunto anche il Movimento 5 Stelle che su questi temi ha cambiato radicalmente posizione. Mentre i 5 stelle di Beppe Grillo erano per fare il referendum sull’euro, i 5 Stelle di Di Maio propongono nel loro programma di tagliare il debito pubblico di 40 punti in 10 anni. Visto che il fiscal compact prevede il taglio di 70 punti di debito in 20 anni, chiunque può facilmente capire che i 5 Stelle propongono di applicare una versione peggiorata del fiscal compact (in cambio di una maggiore possibilità di manovra sul deficit). Si capisce perché Di Maio è stato accolto bene dalla City….

    Parimenti è evidente che da Forza Italia al Pd, dai 5 stelle a Liberi e Uguali, tutti sono concordi sul fatto che – se necessario – occorrerà dar vita ad un governo del Presidente che guidi la transizione. La disponibilità ad un governo di unità nazionale – i cui pesi relativi e i cui partecipanti saranno definiti dalle elezioni – ma il cui obiettivo già definito è l’applicazione del fiscal compact, non solo è chiara, ma è anche condivisa da queste liste. Non sto dicendo che sono uguali: sto dicendo che sono le ali di destra, di centro e di sinistra dello schieramento disposto ad applicare i trattati europei così come sono.

    Le dichiarazioni di Juncker non rappresentano quindi il biascicare dell’ubriaco: sono il primo segnale di una aggressione speculativa sull’Italia che determinando un clima di emergenza – Monti docet – porrà la “necessità” di “unire le forze responsabili” per “dare un governo la paese” evitando il default.

    Questa è cosa ci aspetta dopo le elezioni: ovviamente i terminali italiani di questa operazione non ne parlano nemmeno sotto tortura: sono troppo impegnati a far promesse che non manterranno. Questo spiega anche perché la lista Potere al popolo sia stata così pesantemente oscurata: al popolo italiano non far sapere che oltre ai liberisti e ai fascisti esiste anche una sinistra antiliberista che propone un’alternativa concreta.

    Perché i soldi ci sono, bisogna prenderli a chi ne ha troppi, invece di continuare a strangolare coloro che non ne hanno più e spingerli alla guerra tra i poveri. Il voto a Potere al Popolo non solo è utile, è necessario!
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018...-cosa-ci-aspetta-dopo-il-voto/4184073
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  4. fatte le debite differenze rischia di somigliare sempre più (a modo suo, s'intende) a un Italia della comunità nordica, se non a una Grecia. E non si vede una luce alla fine del tunnel.

    I dati parlano chiaro. Dopo tre anni di contrazione del prodotto interno lordo, si è passati a ripresine dallo 0,2 per cento (media del quarto trimestre dell'anno da poco conclusosi) a punte poco lusinghiere dello 0,9 per cento nelle stagioni migliori del 2015 e del 2016. Su circa 5 milioni e mezzo di finlandesi, i senza lavoro sono appunto in crescita, al 9,4 per cento. La disoccupazione colpisce gli operai più anziani dei comparti produttivi tradizionali in crisi - dalle cartiere uccise dai media digitali a Nokia declassata da Apple, Samsung e Huawei, per citare Alexander Stubb, uno dei più professionali e autorevoli politici locali - ma colpisce duro anche i giovani. Perché i settori in crescita sono soprattutto start-up internettiane, "capital intensive", aziende che magari realizzano utili di prima classe ma con pochissimi dipendenti. Mentre i settori "labour intensive" appaiono in ritirata. Non bastano i pochi giganti industriali come Kone, che con Schindler, ThyssenKrupp e Otis è uno dei big mondiali di scale mobili, rampe e tapis roulants e altri simili mezzi di mobilità interna a edifici.

    Il governo, falliti i negoziati per nuovi patti sociali, secondo l'agenzia Bloomberg medita ora di tentare di limitare i poteri del sindacato. Uno strappo rispetto alla tradizione di concertazione compromessi cogestione e dialogo, prevalente nel Grande Nord da quando i socialdemocratici la introdussero in Svezia. Probabilmente l'esecutivo di Helsinki vuole limitare i poteri del sindacato per introdurre "svalutazioni interne", cioè ridurre i costi di produzione per cercare di tornare competitivi come ai tempi d'oro di quando la Finlandia era chiamata con invidia "Nokia republic" dal resto del mondo avanzato. Ma l'idea dell'esecutivo rischia di divenire un gatto che si morde la coda: paghe più basse con disoccupazione alta producono una domanda interna più debole, senza alcuna garanzia di aumento dell'export. L'aumento delle spese militari, imposto dalle continue minacce, provocazioni, cyberwars e violazioni di sovranità territoriale da parte dell'aggressivo vicino, la Russia di Putin, non migliora la situazione.
    http://www.repubblica.it/economia/201...are_la_grecia_del_nord-159413019/?rss
    Tags: , , by M. Fioretti (2017-03-02)
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  5. Le pessime condizioni del sistema creditizio italiano sono in essere da almeno un decennio; la sua paralisi è la causa principale di una recessione-stagnazione che in Italia sembra esser diventata permanente. La crisi economica degli ultimi sei anni ha aggravato ulteriormente le condizioni di molte banche. Tale situazione è stata colpevolmente occultata da tutte le parti coinvolte, Banca d'Italia e Consob anzitutto. La BCE, avendo assunto recentemente le principali funzioni regolatorie che in precedenza spettavano alla Banca d'Italia, ha scoperchiato la pattumiera fino ad ora ben tappata.

    3) Esiste una procedura di risoluzione del problema - ben definita a livello europeo, concordata da vari governi italiani e dall'Italia regolarmente accettata - ma il sistema politico italiano non è in grado di accettare le conseguenze di una rigorosa e ben amministrata applicazione del bail-in. Per una semplicissima ragione: porterebbe all'azzeramento del capitale delle fondazioni bancarie e alla cancellazione dell'intreccio di potere politico-economico che controlla e governa il sistema bancario italiano da almeno 40 anni. Con esso se ne andrebbe una buona parte del controllo che i vari partiti (PD, FI e LN in primis, ma con la conquista della amministrazioni locali presto anche il M5S) esercitano su quella (residua) parte dell'economia italiana che non è già, ufficialmente o di fatto, controllata dal potere politico.

    4) Come conseguenza del lungo declino e delle politiche dissennate seguite in questi due ultimi decenni, non si trova in Italia il capitale finanziario privato necessario per ricapitalizzare le banche italiane. Questo è, prima di tutto, l'ovvio e bruciante insegnamento del tentativo del Fondo Atlante (e del suo neonato fratello Giasone) di raccogliere capitale sul mercato: non ce n'è o, che è lo stesso sui mercati finanziari, nessuno si fida di mettere una lira di investimento nelle mani delle fondazioni bancarie e di questa classe politica. Questo vuol dire che, comunque la si giri, ricapitalizzare le banche a mezzo di risparmio italiano è impossibile senza l'intervento dello stato. E se le si ricapitalizza con investimenti non italiani il controllo del sistema politico sulle banche evapora.

    5) Per questa ragione l'intera classe politica italiana ed i suoi correlati bancari sono allineati e coperti dietro a Padoan, Guzzetti e l'ABI che, con Penati al controllo delle tastiere, sta provando ogni tipo di escamotage per riuscire ad usare soldi pubblici al fine di mantenere il controllo del sistema bancario: CDP, garanzie del Tesoro su acquisti NPL, Banco Posta, fondi Inarcassa e quant'altro verrà loro in mente. L'indecoroso spettacolo che si sta consumando - nel silenzio se non nella complicità estiva di media e politica - ha un solo fine: trovare soldi dei contribuenti perché la classe politica mantenga il controllo del sistema bancario.
    http://noisefromamerika.org/articolo/...a-che-non-piace-ai-governi-italiani-0
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2016-12-10)
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  6. svariati capitani dell'alta finanza hanno apertamente evocato in questi giorni la minaccia di turbolenze bancarie se domenica i No alla riforma dovessero prevalere. Il motivo, essi dicono, è che un'eventuale sconfitta costringerebbe il Premier e i suoi ministri a dimettersi, con la conseguenza di interrompere i tentativi del governo di stabilizzare il sistema bancario italiano.

    Oggi che la borsa è in rosso e che le banche vanno per l'ennesima volta sotto, una pletora di commentatori nostrani rilancia le parole degli alti finanzieri: il pericolo sta nelle urne, nel rischio di una vittoria del No al referendum.

    Questa lettura della partita referendaria è del tutto fuorviante, e francamente anche un po' patetica. La ragione è semplice: essa presuppone che le iniziative del governo, dall'istituzione del fondo Atlante alla gestione del dossier Montepaschi, siano in grado di scongiurare una crisi bancaria.

    La verità, purtroppo, è che le misure adottate finora dal governo sono state del tutto inadeguate, e persino controproducenti. Il caso Montepaschi è un esempio emblematico. Matteo Renzi avrebbe dovuto finalmente avviare la ricapitalizzazione pubblica della banca, come in questi anni si è fatto innumerevoli volte nel resto del mondo, dagli Stati Uniti alla Germania. A tale scopo, Renzi avrebbe potuto persino ricorrere all'applicazione di regole europee vigenti, secondo le quali il salvataggio statale di una banca è consentito senza bail-in qualora sia in gioco la stabilità finanziaria di un paese.
    http://brancaccio.blogautore.espresso...?ref=twhe&twitter_card=20161128113545
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  7. La Brexit è stata, nonostante la mole di dati (falsi) portati per spiegare quanto la Gran Bretagna avrebbe potuto tornare ad essere grande qualora avesse lasciato la UE, solo una battaglia contro immigrati e immigrazione. Non solo il Regno Unito – quando a guidarlo era Cameron – non ha mai accettato di dover prendere parte al sistema di ripartizione dei richiedenti asilo ma anche i cittadini europei che lavorano e vivono oltremanica. Questa è da tempo anche la linea sposata dalla May, che quando era titolare dell’Home Office aveva invocato la cessazione degli accordi di Shengen. Theresa May vuole quindi la botte piena e la moglie ubriaca, ma già l’anno scorso una portavoce dell’Unione le rispose che “la libera circolazione dei cittadini europei è parte integrante del mercato unico e un elemento centrale del suo successo”, ricordando a colei che all’epoca era Ministro dell’Interno del Regno Unito che il pacchetto delle quattro libertà fondamentali su cui si fonda la UE sono – oltre alla libera circolazione delle merci – la libera circolazione delle persone, dei capitali e la libera prestazione dei servizi. In poche parole non sembra assolutamente possibile che il Regno Unito sia in grado di stipulare con l’Unione un accordo sull’accesso al Mercato Unico che non preveda anche la libera delle persone. I pochi esempi disponibili (gli accordi con Norvegia e Svizzera) lo dimostrano ma la May ha anche detto che non vuole un accordo sulla falsa riga di quelli esistenti ma un nuovo modello che dia al paese la massima libertà possibile.
    http://www.nextquotidiano.it/hard-bre...are-larticolo-50-del-trattato-lisbona
    Tags: , , , , , , , , by M. Fioretti (2016-10-21)
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  8. countries such as Bulgaria and Romania, which have recent histories of currency instability and financial crises, also are quite heavy users of cash.

    But the real point isn’t that Germans love cash. It’s that—for the same historical reasons—they loathe debt. (Armchair anthropologists have also long noted that German word for debt—Schulden—comes from the word for guilt, Schuld.)

    Levels of consumer debt in Germany are remarkably low. German aversion to mortgage debt is part of the reason why the country has some of the lowest homeownership rates in the developed world. Just 33% of Germans said they had a credit card back in 2011. And most of those hardly ever get used. In 2013, only 18% of payments in Germany were made via cards, compared to 50% in France and 59% in the UK.

    The national preference for cash, then, seems to be the flip side of aversion to debt, which, in turn, can be interpreted as a sign of deep-seated doubt about the future. (German businesspeople are also notorious for their pessimism about the future.) And fear of the future, of course, is rooted in the past.

    In other words, the German tendency to settle up in cash undeniably reflects the fact that for much of the last century, Germany has been either on the brink of, in the midst of, or struggling to recover from, disaster.
    http://qz.com/262595/why-germans-pay-cash-for-almost-everything
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  9. è soprattutto l’Unione in crisi, il suo tema e quello dell’incontro. “Se è vero che l’Europa si evolve di crisi in crisi, la Brexit è una grande opportunità” azzarda. Però scandisce: “Siamo fortemente critici verso l’Unione, ma non abbiamo mai pensato di uscirne”. Ribadisce la rotta dopo il caos post-Brexit, con il M5s che nelle ore seguenti il voto si incartato su linea e reazioni, e nel quale in tanti avevano esultato per l’uscita della Gran Bretagna. “Siamo cresciuti con i valori fondativi dell’Unione, lo dico a chi ci definisce populisti ed anti-europeisti” giura.

    Poi elenca i nodi: i poveri che aumentano, in Italia e non solo, Bruxelles troppo lontana (“I cittadini non sono mai stati consultati sui provvedimenti più impattanti”). Sull’immigrazione vuole la redistribuzione dei migranti per i vari Paesi: “Ma parlare di quote suona algido”. Poi arriva la tirata anti-euro: “L’Europa della moneta unica ha abdicato al valore della solidarietà”. In fondo inevitabile, per un Movimento che ha raccolto le firme contro l’euro. E ce n’è anche per la Turchia: “Diamo i soldi per accogliere i migrani siriani a un Paese che non rispetta i diritti umani, neanche in casa propria”. Di Maio ringrazia, la gente applaude. Tocca a Spadaro, che parla dell’Unione come di “una casa che non regge”. Il candidato ascolta. Attento, al futuro.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...e-moderato-anti-euro-convinto/2935524
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  10. The accession of the 10 additional member states (most of which were formerly Communist countries in Eastern Europe) on 1 May 2004 changed the character of the EU permanently. There was now such a diversity of opinions and priorities that the ever-closer union agenda quickly became impossible to fulfill. After a few false starts, Brussels soon turned most of its energies toward refining and attempting to improve upon the core areas of the EU — primarily the free market elements — which had support from all quarters. And the rest of the time, Brussels was focused on the euro, which is a problematic currency but one which member states joined entirely at their own choice (and which Britain wisely stayed away from).

    What’s so important about this change in trajectory is that it was exactly what Britain fought for. We supported the expansion of the EU to Eastern Europe and elsewhere precisely because we knew that doing so would head off deeper integration. Britain got what we wanted and (along with other supporters of the expansion) changed the character of the EU permanently.

    But I don’t think you paid any attention to that. I think you saw this referendum as a chance to fight a battle you have wanted to fight for decades, since a time when the opponent was someone completely different.

    I dare say it’s as if you decided to attack France in 1827 because of the threat
    https://medium.com/extra-extra/a-note...o-voted-leave-85b8c169b0ce#.kakjarnql
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2016-07-11)
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