mfioretti: educazione*

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  1. Bisogna insegnare ad andare nella natura. Ma la prima diseducazione arriva dalla tivù: ti fanno vedere due ragazzi che arrampicano senza alcuna sicurezza e arrivano in cima mangiando cioccolata. E un manipolo di incoscienti si butta a camminare perché vede la pubblicità.

    Si cammina cauti, si cammina sui sentieri molto frequentati, ci si mette sottovento per non far sentire l'odore. Ci si allontana. Non si può abbattere la natura, è come uccidere i bambini perché ce ne sono troppi. Il novanta per cento degli italiani non ha alcuna nozione di frequentazione della natura, di laghi, di praterie.

    Nessuno sa come comportarsi in caso di grandine e di temporale.
    http://ricerca.repubblica.it/repubbli...mo-vivere-insieme-agli-animali22.html
    Tags: , , , by M. Fioretti (2014-08-20)
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  2. L'allarme da una ricerca del Cohen Children's medical center di New York. I dispositivi touchscreen hanno sostituito i giocattoli tradizionali, ma i bimbi 'tecnologici' che utilizzano app non educative mostrano ritardi nello sviluppo del linguaggio. Le linee guida Usa e Gb sconsigliano approccio prima dei due anni e suggeriscono uso limitato
    http://www.repubblica.it/tecnologia/2...o_apprendimento_bambini-85130135/?rss
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  3. Mia cugina si è trasferita in Nuova Zelanda ed ha iniziato laggiù l’università. Qualsiasi testo che lei presenta ai suoi professori universitari è sottoposto al controllo della fonte tramite il servizio fornito dal sito www.turnitin.com. Questo meraviglioso servizio (che paga l’università) controlla se il pezzo non è copiato (e incollato) da altri lavori scaricabili da internet (o presenti nelle banche dati delle varie università). Le università americane e inglesi fanno della lotta al plagio un marchio di serietà, qualità e autorevolezza dell’Ateneo. Nei paesi anglosassoni questo sistema è usato e reso obbligatorio anche per i ragazzi dei licei. Quanto ne avremmo bisogno anche qui in Italia! E quanti plagiari si aggirano tra gli studenti universitari (e non solo)!
    http://segnalazionit.org/2012/07/100-copia-e-incolla
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  4. Scegliere: o il Pil o Omero. Bello sarebbe averli entrambi, ma nella scuola senza risorse e senza stimoli di oggi assomiglia più a un’utopia che a una concreta possibilità. Di certo c’è solo che gli aspiranti classicisti ormai sono una sparuta minoranza: sei studenti su cento. Una piccola falange, unica speranza di sopravvivenza per i Rocci, i Montanari, i Castiglioni Mariotti. Anche se il problema non è tanto il futuro di alcuni massicci dizionari. Ma di un’intero mondo, di una cultura che rappresenta le nostre radici e buona parte del nostro presente. “Tutto scorre”, ricorda placido dalle magliette Eraclito, ridotto ad aforisma da t-shirt. Siamo sicuri che vada bene così?
    http://espresso.repubblica.it/inchies...o-iscritti-al-liceo-classico-1.137547
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  5. Chi non ha fatto un copia incolla in vita sua scagli la prima pietra. Tutti siamo consapevoli del fatto che copiare in Rete è ormai addirittura consigliato perché non si reinventa la ruota, ma si cerca chi ha scritto qualcosa di interessante magari meglio di quanto potremmo farlo noi per poi riprenderlo. Chiaramente nel caso in cui si decida di “riprendere” un testo andrebbe citata la fonte (e non guasterebbe neppure l’aggiunta di un link). Ma questa è una di quelle operazioni che a volte restano lì tra le buone intenzioni del “comincio a citare le fonti da lunedì”.

    Come salvarsi allora dai selvaggi copia e incolla dei nostri contenuti? Ma soprattutto come scoprire i professionisti del ctrlc-ctrlv? Semplice: ci sono servizi web e app gratuite in grado di farlo al posto nostro in modo rapidissimo. Queste solo 5 tra le tante disponibili.
    http://www.techeconomy.it/2014/11/13/...rvizi-gratuiti-per-trovare-ci-copiati
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  6. chi da adulto non coltiva ciò che a scuola ha appreso rischia una regressione che può degenerare in quella vera e propria dealfabetizzazione da cui sono afflitti, in Italia più che altrove, milioni di persone.
    http://www.internazionale.it/opinioni...2011/07/19/adulti-competenti-cercansi
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  7. Un modulo è dedicato alle tecnologie per la didattica, un terzo alle risorse educative Open Source, un quarto alle LIM e ai software che permettono di usarle e un quinto specificamente al tema della sicurezza: come uso sicuro e consapevole della rete.

    La scelta di operare solo con strumenti open source, libere, creative commons è una precisa scelta di campo che mira a proporre uno strumento sostenibile per i costi (non presenti per le licenze ad esempio) e applicabile in aula ridistribuendo a tutti gli alunni le risorse necessarie.
    http://www.pionero.it/2013/05/09/aica...-gli-insegnanti-di-elementari-e-medie
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  8. Dice Remo Lucchi, Eurisko: "Il 74% dei miei coetanei ha smesso di studiare alla quinta elementare e ora è analfabeta di ritorno. Io ho 64 anni. E l'analfabetismo riguarda un buon terzo della popolazione italiana. Queste persone si affidano a chi le rappresenta".
    http://blog.debiase.com/2010/06/analfabetismo.html
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  9. il consenso di uno dei genitori non potesse escludere l’illiceità della condotta di chi pubblica le foto del minore se la diffusione è dannosa. Il principio è condiviso dal Garante della privacy che, in più occasioni (e in linea con la Carta di Treviso del 1990), ha invitato a non pubblicare sui giornali i dati identificativi dei minori se non è essenziale per l’interesse pubblico della notizia.
    http://www.ilsole24ore.com/art/commen...figlio-web-073203.shtml?uuid=AEvC46bD
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  10. Un dispositivo digitale non aperto, sul quale si possa esercitare un controllo ferreo, conviene insomma a tanti. Era l'aspirazione alla base del contestatissimo Palladium/Trusted Computing di Microsoft, ai tempi in cui Microsoft era il colosso monopolista e Apple si presentava come la paladina del libero pensiero. Come si cambia.

    Ma per arrivare al controllo bisogna eliminare il personal computer, troppo libero, troppo aperto, troppo flessibile e riprogrammabile. Per eliminarlo non servono leggi o sequestri: basta disabituare gli utenti. Pian piano e con il sorriso.

    Guardate i giovani di oggi: sanno usare un iPhone perché l'hanno da sempre. Per loro passare a un iPad è naturale: stesse icone, stessa interfaccia, stessa filosofia. Passare a un PC o a un Mac, per loro che non ne hanno mai usato uno, è uno sforzo di apprendimento massiccio (santo cielo, chi usa iOS non vede neppure il filesystem e trova alieno il concetto di cartella, figuriamoci path e directory, o di salvare i dati): ditemi voi perché dovrebbero farlo, ora che c'è un super-tablet che ha una tastiera e un dispositivo di puntamento di precisione? L'iPad è un complemento al computer; l'iPad Pro è un sostituto. Un Mac o un PC, per chi ha oggi undici o dodici anni e non ha memoria di come fosse il mondo prima degli iCosi, sono inutilmente macchinosi e arcaici come lo è per me una macchina per scrivere.

    Dal loro punto di vista, per quale motivo questi giovani cresciuti a pane e iOS dovrebbero faticare per imparare a usare un PC o un Mac, con tutte le sue bizzarrie e infettabilità, specialmente adesso che c'è un iPad da 13 pollici con tastiera che fa le stesse cose di un PC/Mac, ma senza tutte le complicazioni di un PC/Mac? Un iPad, se non viene sottoposto a jailbreak, è una piattaforma che non s'infetta, si aggiorna automaticamente, salva i dati automaticamente nel cloud. E alla maggior parte della gente rinunciare alla libertà di installare quello che si vuole in cambio di una maggiore sicurezza e semplicità (e dei dati personali) va benissimo.
    http://attivissimo.blogspot.it/2015/0...e-presenta-la-sua-nuova-gamma-di.html
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