mfioretti: educazione* + università*

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  1. l’ABC di chiunque intavoli una discussione in tema di lauree e occupazione. I cinque fatti provvidenzialmente richiamati da Marco Bella sono:

    più si studia, più si ha la possibilità di lavorare (AlmaLaurea su dati Istat);
    più si studia, più si guadagna (Istat e Ocse);
    il numero di laureati in scienze umane in Italia è in linea con quello degli altri maggiori paesi europei (Ocse);
    i vantaggi riguardo l’occupazione futura ci sono per tutte le facoltà, comprese quelle letterarie (AlmaLaurea);
    i benefici non sono esclusivamente per i singoli, ma per tutta la società (Ocse_1 e Ocse_2).
    http://www.roars.it/online/stefano-fe...ree-inutili-i-dati-questi-sconosciuti
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  2. Neodiplomati demotivati e “frastornati” che sbagliano sovente la scelta universitaria e si pentono del percorso scolastico appena concluso. Il quadro che scaturisce dall’annuale rapporto di Almalaurea sui diplomati nel 2014 è tutt’altro che incoraggiante. E richiama l’attenzione della classe politica sui giovani. “Il nostro è un Paese – dichiara Andrea Cammelli, fondatore nel 1994 e direttore del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea – che sta “perdendo”, a causa di mancate nascite, giovani ad una velocità impressionante. Si tratta di una vera e propria emorragia che si traduce in una contrazione della popolazione diciannovenne, negli ultimi 30 anni, del 40 per cento (-389mila ragazzi e ragazze). Quella che un tempo si chiamava piramide per età oggi, in Italia, è diventato un asso di picche, con forti restrizioni alla base”.
    http://www.repubblica.it/scuola/2014/...la_popolazione_19_anni-102014959/?rss
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  3. Chi non ha fatto un copia incolla in vita sua scagli la prima pietra. Tutti siamo consapevoli del fatto che copiare in Rete è ormai addirittura consigliato perché non si reinventa la ruota, ma si cerca chi ha scritto qualcosa di interessante magari meglio di quanto potremmo farlo noi per poi riprenderlo. Chiaramente nel caso in cui si decida di “riprendere” un testo andrebbe citata la fonte (e non guasterebbe neppure l’aggiunta di un link). Ma questa è una di quelle operazioni che a volte restano lì tra le buone intenzioni del “comincio a citare le fonti da lunedì”.

    Come salvarsi allora dai selvaggi copia e incolla dei nostri contenuti? Ma soprattutto come scoprire i professionisti del ctrlc-ctrlv? Semplice: ci sono servizi web e app gratuite in grado di farlo al posto nostro in modo rapidissimo. Queste solo 5 tra le tante disponibili.
    http://www.techeconomy.it/2014/11/13/...rvizi-gratuiti-per-trovare-ci-copiati
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  4. Su Wikipedia tutti possono contribuire condividendo informazioni, non c’è bisogno di loggarsi, nè di pagare, nè di dare credenziali di nessun tipo. Si fa e basta.

    È quindi un peccato che così poca gente lo faccia. Infatti la difficoltà non è tecnica, ma mentale. Contribuire su Wikipedia seriamente è qualcosa di non banale: bisogna conoscerne le regole, capire il significato del “punto di vista neutrale”, entrare nell’ottica che ogni affermazione va documentata, riportando le fonti.
    Proprio per questo, Wikipedia è una straordinaria palestra per l’acquisizione di competenze che una volta appartenevano alla tesi di laurea.
    Umberto Eco diceva: “Fare una tesi di laurea significa imparare a mettere ordine alle proprie idee e ordinare dei dati: è un’esperienza di lavoro metodico; vuol dire costruire un oggetto che in linea di principio serva anche agli altri. E quindi non importa tanto l’argomento della tesi quanto l’esperienza che esso comporta.” (Come fare una tesi di laurea, 1977).
    Tutto ciò che noi compiamo ha un valore privato e un valore pubblico, cioè un valore che queste cose hanno per noi e un valore che hanno per gli altri (la comunità che ci sta intorno, o più in generale la società).
    La tesi di laurea triennale, nella maggior parte dei casi, ha un elevato valore personale (in termini di esperienza del laureando che “impara” a fare ricerca), ma uno scarso valore documentale, cioè come oggetto in sé. Perchè le tesi di laurea, in grandissima parte, non hanno lettori (se non lo studente stesso, il fidanzato/a, se va bene anche il relatore). Sono documenti quasi inutili, perchè naturalmente destinati a non essere letti. Una tesi triennale e compilativa ha senso come prodotto di un processo, non come risultato.
    634644041083142080_tesi cassonetti_HomeImage_629x300La fotografia scattata dagli studenti dell’Università Statale di Milano e pubblicata da La Repubblica, diventata virale in questi giorni, non è che un’ennesima prova fra tante. Non è colpa dei bibliotecari che le buttano via: le tesi sono documenti inutili, non vengono lette né cercate da nessuno, occupano spazio negli archivi e vanno smaltite dopo qualche anno. Se pensate che una università italiana sforna centinaia se non migliaia di laureati ogni quattro mesi, potete iniziare a capire l’ordine del problema.

    La mia umile e provocatoria proposta, dunque, sarebbe dunque quella di abolire la tesi di laurea (compilativa e triennale). Al suo posto, lo studente dovrebbe contribuire ad una o più voci di Wikipedia, o di Commons, o di Wikisource.

    Mi spiego meglio.
    Se è il processo che conta, Wikipedia ha tutti gli strumenti che servono al laureando per imparare le competenze e i metodi della ricerca: individuare un argomento, raccogliere documenti, analizzarli e riprodurre le tesi di questi documenti su Wikipedia, alla luce del punto di vista neutrale e confrontandosi con gli altri utenti su questi argomenti. Sempre con il fine di scrivere una buona voce enciclopedica su tale argomento.
    http://www.chefuturo.it/2014/05/le-te...source=twitterfeed&utm_medium=twitter
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  5. Crolla il numero dei laureati in Italia. Il risultato, sebbene provvisorio, è piuttosto preoccupante per un Paese alle prese con la crisi economica più grave del dopoguerra, per una nazione che avrebbe bisogno proprio dei laureati per risollevarsi. Almeno è quello che pensano le cancellerie europee che chiedono agli Stati membri di incrementare la quota di cittadini in possesso della laurea. A fornire il dato di coloro che nel 2012/2013 sono riusciti a conquistare il fatidico "pezzo di carta" - triennale, a ciclo unico o magistrale - è l'anagrafe degli studenti tenuta dal Cineca, il consorzio di università italiane che tiene la contabilità degli studenti. E basta confrontare il dato appena pubblicato con quello dell'anno precedente per quantificare l'entità della debacle. Il bilancio vede quasi 18mila laureati triennali in meno - il 10 per cento - e circa 34mila laureati complessivi in meno, l'11,5 per cento in appena 12 mesi.

    L'area più colpita è quella sanitaria, medicina compresa, che accusa un calo del 16 per cento sulle lauree brevi e del 13 per cento sul totale. L'area che risente in misura minore della flessione è quella scientifica: meno 8 per cento. E anche in questo caso c'è una grande differenza di genere: quasi 12mila laureati triennali in meno sui 18mila totali sono donne.
    http://www.repubblica.it/scuola/2014/..._crolla_numero_laureati-85977412/?rss
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  6. «Meglio il lavoro oggi che la laurea domani», «La laurea? inutile per lavorare», «Troppa formazione può addirittura essere dannosa», «Rivalutare il lavoro manuale», «Se rinasco faccio l’artigiano», «saldatori ed elettricisti. Ecco i posti anticrisi»: non sono chiacchiere da bar, ma un antologia di titoli presi dai maggiori quotidiani e settimanali italiani. Il Corriere si fa la domanda e si dà anche la risposta: «Meno studi e più trovi lavoro? Il mercato conferma», citando una campagna secondo la quale chi non si laurea «ha un ottimo reddito, un posto fisso e vive con la sua donna». Ma il mercato conferma davvero? Per quanto riguarda gli USA, il 31 marzo scorso J.P. Morgan ha fornito dei dati nei suoi Market Insights. Per l’Italia, invece, possiamo consultare il recente XVI Rapporto Alma Laurea ed anche le statistiche OCSE di Education at a Glance 2013.
    http://www.roars.it/online/meno-studi...-piu-trovi-lavoro-il-mercato-conferma
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  7. Soltanto tre anni fa - nel 2010/2011 - gli immatricolati furono quasi 290mila. Nello stesso periodo i diplomati, stando ai dati forniti da viale Trastevere - sono aumentati. Che cosa hanno fatto i 30mila immatricolati in meno? Per spiegare i motivi di un trend che sembra difficile da invertire occorrerebbe indagare a fondo. Anche perché dall'Europa ci pressano per incrementare il numero dei laureati, considerati strategici per tentare di agganciare una ripresa economica che si gioca tutta sull'innovazione.
    http://www.repubblica.it/scuola/2014/...s/immatricolazioni_calo-79113450/?rss
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  8. I dati sull’agricoltura infatti parlano chiaro. Secondo i dati rilasciati da Coldiretti qualche giorno fa, ben il 23% dei giovani che si iscrivono alle superiori sogna un futuro legato alla terra: nell’anno scolastico 2013/2014 infatti 60mila studenti su un totale di 262 mila hanno scelto un indirizzo legato all’agricoltura, all’enogastronomia e all’ospitalità alberghiera.

    Una “rondine che non fa primavera”? Mica tanto, perché anche se si guarda al livello di studi successivo, quello dell’università, le percentuali salgono ancora: dal 2008 a oggi, il numero degli studenti che si immatricolano a corsi di agraria è salito del 45%.
    Siamo di fronte a un vero e proprio cambiamento generazionale? Secondo il sondaggio Coldiretti/Ixe, il 54% dei giovani preferisce la vecchia agricoltura rispetto a lavori magari più “cool” e moderni ma più stressanti e meno sicuri; per dire, il 54 per cento dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (21%) o fare l’impiegato in banca (13%). Mentre un italiano su due è consapevole che cuoco e agricoltore siano le professioni con la maggiore possibilità di lavoro mentre solo l’11% per cento ritiene che l’operaio possa avere sbocchi occupazionali.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...a-terra-e-tempo-di-agristartup/879477
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  9. Nel panorama internazionale, dove si colloca l’Italia per spesa in ricerca e sviluppo e numero di scienziati ed ingegneri? Un grafico tratto da Science ce lo mostra molto bene. Un grafico da accostare a manifesti, articoli di giornale e dichiarazioni di politici e opinionisti. “Studiare per troppi anni non serve a nulla”: infatti, chi dopo la scuola media studia tre anni “ha un ottimo reddito e vive con la sua donna”. L’Italia non ha un futuro nelle biotecnologie, ma nel turismo e nelle scarpe: perché pagare lo stipendio ad uno scienziato se le scarpe che fabbrichiamo sono le “più belle del mondo”? Per fortuna ci stiamo rendendo conto che sforniamo troppi ingegneri e “finalmente i giovani si iscrivono alle scuole professionali”. Dopo tutto, “non possiamo assolutamente più pensare di essere un paese di serie A”.
    http://www.roars.it/online/unimmagine-vale-piu-di-mille-parole
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  10. solo il 30% dei 19enni italiani si immatricolano all’Università. E 17 su 100 di quelli che si iscrivono, abbandonano nel corso del primo anno di università. «Il nostro Paese sta perdendo la possibilità di valorizzare le capacità e le competenze del 70% dei giovani
    http://www.corriere.it/scuola/13_dice...cca-5e7d-11e3-aee7-1683485977a2.shtml
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