mfioretti: educazione* + giovani*

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  1. Direi dalla fine degli anni Ottanta in poi – tutto questo si è perso. La scuola non è stata più sentita come parte di un processo educativo orientato all’esistenza, ma come un pacchetto di conoscenze che servivano a imparare qualche cosa per trovare un lavoro e – magari – fare i soldi
    http://www.lastampa.it/2015/04/03/ita...utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
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  2. Il meccanismo all'interno del quale si trovano oggi tante ragazze e tanti ragazzi è infernale. Hanno capito perfettamente come comportarsi per sentirsi dire che sono "brave" e "bravi". Hanno imparato a memoria la lezione del "basta volere per potere". E col tempo diventano effettivamente bravissimi a corrispondere alle aspettative altrui. Talvolta anche a prevenirle. Anche se poi sono proprio le "più brave" e i "più bravi" a pagare a caro prezzo quel successo per cui si sono tanto sacrificate. Ottengono tutto. Hanno assolutamente tutto. Tutto tranne la gioia. Che può sembrare una cosa banale e di nessun valore. Solo che, quando si ha tutto tranne la gioia, questo magnifico tutto non ha più alcun valore.

    Certo, anche l'impegno, i risultati scolastici, il lavoro - e più generalmente quello che si chiama "successo" - sono importanti. Se non si fanno sforzi, non si ottiene niente. È il famoso "principio di realtà" di Freud. Non sarà mai il successo, però, che potrà dare un senso all'esistenza. Anzi. Finché i più giovani dipenderanno da quel "bravo" che li rassicura sul proprio valore, non potranno mai rendersi conto che la vita è anche, e forse soprattutto, altro.
    http://www.repubblica.it/rubriche/par...ori_ricadono_sui_figli-104030262/?rss
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  3. Neodiplomati demotivati e “frastornati” che sbagliano sovente la scelta universitaria e si pentono del percorso scolastico appena concluso. Il quadro che scaturisce dall’annuale rapporto di Almalaurea sui diplomati nel 2014 è tutt’altro che incoraggiante. E richiama l’attenzione della classe politica sui giovani. “Il nostro è un Paese – dichiara Andrea Cammelli, fondatore nel 1994 e direttore del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea – che sta “perdendo”, a causa di mancate nascite, giovani ad una velocità impressionante. Si tratta di una vera e propria emorragia che si traduce in una contrazione della popolazione diciannovenne, negli ultimi 30 anni, del 40 per cento (-389mila ragazzi e ragazze). Quella che un tempo si chiamava piramide per età oggi, in Italia, è diventato un asso di picche, con forti restrizioni alla base”.
    http://www.repubblica.it/scuola/2014/...la_popolazione_19_anni-102014959/?rss
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  4. Le cose sono cambiate quando ho smesso di aspettare di essere scelto. Non si tratta di una lettura a posteriori: ricordo nitidamente più di un discorso in cui rivendicavo – apparentemente senza vergognarmene – il diritto a essere scelto, il diritto ad avere il mio turno, il turno che mi era stato promesso.
    http://www.iscarlets.it/blog/2014/09/lavoro
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  5. Oltre alle lenti correttive un'altra tecnica per prevenire o limitare l'evoluzione della miopia è la rieducazione visiva. "Vedo bambini da trent'anni e negli ultimi quindici ho assistito a uno stravolgimento nel loro comportamento oculare, a causa dell'uso massiccio di videogames e tablet", spiega Cristina Zandonella, psicologa esperta di percezione visiva autrice di un metodo basato su una serie di semplici esercizi. "L'exoforia, cioè l'eccesso di divergenza degli assi oculari, fino a quindici anni fa era molto rara nei bambini: oggi invece gli occhi che tendono a scappare in fuori sono frequentissimi, dovuti alla visione prolungata di schermi luminosi, e se non vengono corretti portano alla miopia. Ma una diagnosi precoce può prevenirli".
    http://www.repubblica.it/salute/preve...ani_tablet_e_pc_sotto_accusa-95300491
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  6. Crolla il numero dei laureati in Italia. Il risultato, sebbene provvisorio, è piuttosto preoccupante per un Paese alle prese con la crisi economica più grave del dopoguerra, per una nazione che avrebbe bisogno proprio dei laureati per risollevarsi. Almeno è quello che pensano le cancellerie europee che chiedono agli Stati membri di incrementare la quota di cittadini in possesso della laurea. A fornire il dato di coloro che nel 2012/2013 sono riusciti a conquistare il fatidico "pezzo di carta" - triennale, a ciclo unico o magistrale - è l'anagrafe degli studenti tenuta dal Cineca, il consorzio di università italiane che tiene la contabilità degli studenti. E basta confrontare il dato appena pubblicato con quello dell'anno precedente per quantificare l'entità della debacle. Il bilancio vede quasi 18mila laureati triennali in meno - il 10 per cento - e circa 34mila laureati complessivi in meno, l'11,5 per cento in appena 12 mesi.

    L'area più colpita è quella sanitaria, medicina compresa, che accusa un calo del 16 per cento sulle lauree brevi e del 13 per cento sul totale. L'area che risente in misura minore della flessione è quella scientifica: meno 8 per cento. E anche in questo caso c'è una grande differenza di genere: quasi 12mila laureati triennali in meno sui 18mila totali sono donne.
    http://www.repubblica.it/scuola/2014/..._crolla_numero_laureati-85977412/?rss
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  7. «Meglio il lavoro oggi che la laurea domani», «La laurea? inutile per lavorare», «Troppa formazione può addirittura essere dannosa», «Rivalutare il lavoro manuale», «Se rinasco faccio l’artigiano», «saldatori ed elettricisti. Ecco i posti anticrisi»: non sono chiacchiere da bar, ma un antologia di titoli presi dai maggiori quotidiani e settimanali italiani. Il Corriere si fa la domanda e si dà anche la risposta: «Meno studi e più trovi lavoro? Il mercato conferma», citando una campagna secondo la quale chi non si laurea «ha un ottimo reddito, un posto fisso e vive con la sua donna». Ma il mercato conferma davvero? Per quanto riguarda gli USA, il 31 marzo scorso J.P. Morgan ha fornito dei dati nei suoi Market Insights. Per l’Italia, invece, possiamo consultare il recente XVI Rapporto Alma Laurea ed anche le statistiche OCSE di Education at a Glance 2013.
    http://www.roars.it/online/meno-studi...-piu-trovi-lavoro-il-mercato-conferma
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  8. Soltanto tre anni fa - nel 2010/2011 - gli immatricolati furono quasi 290mila. Nello stesso periodo i diplomati, stando ai dati forniti da viale Trastevere - sono aumentati. Che cosa hanno fatto i 30mila immatricolati in meno? Per spiegare i motivi di un trend che sembra difficile da invertire occorrerebbe indagare a fondo. Anche perché dall'Europa ci pressano per incrementare il numero dei laureati, considerati strategici per tentare di agganciare una ripresa economica che si gioca tutta sull'innovazione.
    http://www.repubblica.it/scuola/2014/...s/immatricolazioni_calo-79113450/?rss
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  9. Gli atteggiamenti di partecipazione civica e di leadership si apprendono con l’esperienza, lo dimostra un recente studio che confronta la realtà della scuola con quella dello scoutismo. Dalla lettura dei dati risulta che gli scout ottengono medie più alte in tutte le scale di leadership e queste differenze sono statisticamente significative. Per lo sviluppo di atteggiamenti di leadership, il fattore centrale è l’assunzione di responsabilità, un valore molto applicato fra gli scout.
    http://www.educationduepuntozero.it/o...ormare-leader-domani-4093744411.shtml
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  10. I dati sull’agricoltura infatti parlano chiaro. Secondo i dati rilasciati da Coldiretti qualche giorno fa, ben il 23% dei giovani che si iscrivono alle superiori sogna un futuro legato alla terra: nell’anno scolastico 2013/2014 infatti 60mila studenti su un totale di 262 mila hanno scelto un indirizzo legato all’agricoltura, all’enogastronomia e all’ospitalità alberghiera.

    Una “rondine che non fa primavera”? Mica tanto, perché anche se si guarda al livello di studi successivo, quello dell’università, le percentuali salgono ancora: dal 2008 a oggi, il numero degli studenti che si immatricolano a corsi di agraria è salito del 45%.
    Siamo di fronte a un vero e proprio cambiamento generazionale? Secondo il sondaggio Coldiretti/Ixe, il 54% dei giovani preferisce la vecchia agricoltura rispetto a lavori magari più “cool” e moderni ma più stressanti e meno sicuri; per dire, il 54 per cento dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (21%) o fare l’impiegato in banca (13%). Mentre un italiano su due è consapevole che cuoco e agricoltore siano le professioni con la maggiore possibilità di lavoro mentre solo l’11% per cento ritiene che l’operaio possa avere sbocchi occupazionali.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...a-terra-e-tempo-di-agristartup/879477
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