mfioretti: divario digitale*

Bookmarks on this page are managed by an admin user.

134 bookmark(s) - Sort by: Date ↓ / Title / Voting / - Bookmarks from other users for this tag

  1. A questo punto, sarebbe stato meglio consigliare al malcapitato di turno di usare, per trasmettere le proprie istanze debitamente sottoscritte su carta, il caro e vecchio telefax, ancora riconosciuto come mezzo valido di trasmissione ai sensi dell’art. 38 del D.P.R. 445/2000 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa).

    Resta il fatto comunque che il provvedimento dell’Anac è talmente demenziale da sembrare un fake (e, in effetti, non sono pochi, nell’immediatezza della pubblicazione, ad averlo pensato!), non solo a rigor di logica, ma soprattutto ai sensi dell’art. 45 comma 1 del Codice dell’Amministrazione Digitale (D. Lgs. 82/2005, recentemente modificato dal D. Lgs. 179/2016), che riconosce il valore giuridico “della forma scritta” al documento (anche quello informatico, quindi) trasmesso da chiunque a una pubblica amministrazione per mezzo di un qualsiasi mezzo telematico o informatico, purché idoneo ad accertarne la fonte di provenienza, ritenendo inutile far seguire l’inoltro del documento originale. A completare il disposto del citato articolo, il Legislatore è intervenuto, poi, al comma 2 riconoscendo valore giuridico all’invio telematico dei documenti se recapitati all’indirizzo di posta elettronica dichiarato del destinatario.

    E vogliamo evitare di girare il dito nella piaga, fingendo di non ricordare che lo stesso Codice dell’Amministrazione Digitale pone per le pubbliche amministrazioni la precisa regola di consentire ai cittadini l’inoltro delle proprie istanze e comunicazioni direttamente on line, previa identificazione (tramite Spid – Sistema Pubblico di Identità Digitale; Cie – Carta d’Identità Elettronica o Cns – Carta Nazionale dei Servizi). Ma questa “è un’altra storia”, per rimanere in tema di citazioni cinematografiche.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...e-poi-in-pdf-ma-anche-via-fax/3366241
    Voting 0
  2. La motivazione principale non può più essere l’aumento delle prestazioni degli studenti in Italiano e Matematica, ma la diffusione e perequazione di un uso critico della Rete», sostiene Marco Gui. Agli studenti va insegnato lo sforzo del confronto e il senso critico per valutare i contenuti. E il «parco tecnologico» delle scuole non dovrà più essere calato dall’alto, senza coinvolgere i prof e senza insegnar loro un uso efficiente degli strumenti.
    «La mancanza di competenze interne alle scuole ha causato problemi organizzativi», dice la ricerca, che cita casi di istituti che hanno ricevuto contemporaneamente Lim per tutte le aule dell’istituto; furti dei pc usati per accedere alle lavagne interattive; un’ampiezza di banda per collegarsi alla rete pari, quando va bene, a quella di casa; pochi laboratori e magari dotati di vecchi desktop dismessi dalle aziende.
    Ieri il Miur ha presentato il Piano nazionale scuola digitale. Un miliardo di euro, fino al 2020, per avere edifici tutti cablati e connessi a Internet (entro il 2016), registro elettronico per ogni classe, ambienti scolastici digitalizzati, formazione ad hoc per studenti, prof e segreterie.
    http://www.corriere.it/scuola/seconda...0d6-7d56-11e5-b7c2-dc3f32997c8b.shtml
    Voting 0
  3. Secondo Eurostat, per esempio, ancora nel 2014 un italiano su tre fra i 16 e i 74 non ha mai usato un computer nella sua vita – neppure una sola volta. Un dato che ci rende quart’ultimi, in Europa, prima di Turchia, Bulgaria e Romania e alla pari con la Grecia.

    Per carità risparmiamo al lettore, per una volta, il confronto con i paesi scandinavi, ma certo anche la Spagna in questo senso fa molto meglio di noi: lì le persone che non hanno messo mano su un pc sono intorno al 20%; circa il 10% in Francia e Germania.

    Altro elemento da sottolineare è che questo dato varia ampiamente fra le regioni italiane, e non sempre come potremmo aspettarci.
    http://www.wired.it/attualita/media/2...5/07/20/computer-italiani-sconosciuto
    Voting 0
  4. These results suggest a nuanced approach to the digital divide, one that focuses not just on providing affordable and universal access to the Internet, but also on increasing interest in the use of the resulting access. In fact, we have seen that as the infrastructure necessary for Internet access is becoming more available in developing countries, efforts to close the digital divide have increasingly focused on promoting local content to develop interest in using the Internet and drive uptake.

    However, it is not enough to ensure that content is relevant – for starters, in the right language – but it must also be accessible. Most, if not all, developing countries have local content, however, it is often located in Europe or the United States where hosting services are less expensive. In an Internet Society paper released last week, we show that hosting content abroad not only makes it more expensive and slower to access that content, it discourages the creation of new content.
    We Need to Think Bigger

    Policymakers must take a broad approach to bridge the digital divide – ensuring not just that affordable access is available, but also that there is demand that leads to adoption and usage. Only in this way will the full economic and social impact of the Internet be felt by all.
    http://www.wired.com/2015/01/the-digital-divide-is-not-binary
    Voting 0
  5. Progetti illuministici come Connectivity Lab e Internet.org vogliono portare la rete a quei due terzi di popolazione mondiale che naviga al massimo nella fame. Perché “nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra l’accesso a Internet e il cibo o le medicine”, recita il Vangelo secondo Zuckerberg. Viene tralasciato che non esistono evidenze empiriche che certifichino che una società più connessa è una società in cui le persone stanno meglio. Inoltre il colonialista 2.0 mascherato da filantropo in calzoncini ripropone l’idea di un capitalismo perverso, di stampo ottocentesco, alla Dickens. Il compromesso vittoriano del 2014 è quello del grande proprietario di Big Data che elargisce la connessione low cost, o addirittura gratis, agli indigenti digitali. Il mecenate di Menlo Park non chiede troppo in cambio: pretende “solo” i dati di tutti gli abitanti del mondo.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...le-la-rete-in-cambio-dei-dati/1263198
    Voting 0
  6. il caso della regione di “TechCounty” in California (Los Angeles? San Francisco? è descritta cautelativamente come “una contea tra le più avanzate al mondo in termini di penetrazione delle tecnologie ICT”), dove un progetto pubblico di partecipazione on line (essenzialmente un grosso forum) – lanciato dal governo locale e dedicato al tema delle adozioni – si è ritrovato a fine corsa con pochissimi interventi da parte della cittadinanza. Insomma, un caso non sporadico di fallimento dell’Open Government.

    I cittadini però non c’entrano. Una serie di interviste semi-strutturate ha portato a concludere che, in questo caso, le cause sembrano tutte interne all’amministrazione, e molte le conosciamo bene:

    problemi di budget - l’amministrazione, nella metà degli anni 2000, era in crisi dopo la bolla delle startup tecnologiche, e sono entrate nelle casse molte meno tasse del previsto. Da qui il blocco delle assunzioni e i tagli al personale. Anche se la decisione di lanciare il progetto era stata presa prima che questa situazione si verificasse, il “futuro incerto” di molti dipendenti ha pesato. Inoltre, la società esterna a cui era appaltato il forum aveva alti costi, e si “mangiava” molto del budget disponibile per il progetto.
    problemi organizzativi - all’interno dell’agenzia per i servizi sociali, il problema maggiore era la ben nota “mancanza di tempo” tra i personale interno. Un programma nazionale – chiamato semplicemente “e-government” – avrebbe potuto dare supporto, ma si è scontrato con problemi di coordinamento tra le decine di diverse agenzie locali, che presentavano livelli molto diversi di sviluppo tecnologico (siti “avanzati”, altri abbozzati da volontari…) e quindi risultava molto debole.

    Le difficoltà organizzative, al contrario, sono il maggiore dei problemi che possiamo chiamare “strutturali”. Processare, gestire e modificare i propri comportamenti sulla base del feedback che proviene dall’esterno è una sfida che mette in discussione modalità decennali di gestione della cosa pubblica. Quasi nessuno è davvero riuscito a gestire grandi numeri con successo.
    Inoltre, i problemi di coordinamento tra varie amministrazioni (in Italia in particolare tra ministeri e regioni) sono lampanti nei casi di materia concorrente. In particolare, la governance della PA digitale in Italia è un caso “da mettersi le mani nei capelli” almeno dalla metà degli anni 2000.
    http://www.techeconomy.it/2014/12/03/...overnment-quando-lo-stato-fa-auto-gol
    Voting 0
  7. Mose a Venezia e che sta fornendo assistenza a molti dei Comuni infettati. «Solo chi ha una copia di riserva dei documenti si salva, gli altri devono pagare i criminali» aggiunge il collega Giuseppe Dezzani. In che modo? Sullo schermo appare un messaggio che invita ad acquistare un «software di decodifica» per 400 euro in bitcoin, spiegando anche come fare. «Purtroppo - dice Dal Checco - il sistema bitcoin prevede che le transazioni e gli indirizzi su cui vengono fatte, una sorta di Iban, siano pubblici, ma non c’è modo di attribuire un indirizzo a un nome». Monitorando due di questi indirizzi, la Di.Fo.B. ha scoperto che i cybercriminali in soli 5 giorni «hanno incassato circa 100 mila dollari».
    http://www.corriere.it/tecnologia/eco...94c-5831-11e4-9d12-161d65536dad.shtml
    Voting 0
  8. Dobbiamo dunque evitare di connettere l’Africa al resto del mondo? No, non penso questo. Sono però convinto che ci siano persone esperte che conoscono come funziona l’economia dei vari paesi africani, la loro cultura, la loro storia…da qui dobbiamo partire per costruire progetti che tengano conto di tutto questo e che utilizzino Internet come strumento per arrivare da qualche parte e non come punto di partenza. Certo tutto questo costa caro, ci vuole tempo e impegno, e i risultati non si vedranno nell’immediato. Più facile limitarsi a “regalare” l’accesso e lasciare che Internet faccia il resto. Ma, lo ripeto, tutto questo può avere delle conseguenze che noi neanche immaginiamo e che possono rendere ancora più complicata la vita di numerose persone.
    http://albertorossetti.com/2014/10/06/internet-in-africa
    Voting 0
  9. It is clear from working with these young people that even while smartphones are compulsively taken in and out of pockets, checked, and engaged with, they are inadequate devices for what is required by the welfare system.

    Young people appear to have a vast knowledge of digital technologies and in some cases far outstrips that of adults. But this knowledge and literacy does not empower them when faced with a job search or application, a court order or email exchange with a social or youth worker. These young people are, clearly, digital by default, but their digital literacy is also – like the phones they use – often smashed or broken.
    https://theconversation.com/you-cant-...onversationedu+%28The+Conversation%29
    Voting 0
  10. In Italy, we need to be a little more disruptive - to make us more visible and to make our thoughts more understandable. We need to make people worried about the level of reuse of our PSI, speaking using simple ideas and simple shared values. We need to go on TV shows, and we need to invest in our digital culture as one of our most important national assets. We need to speak to the people not only using our minds, but also with our hearts. We need to focus more on power, and not only on data.
    http://www.epsiplatform.eu/content/em...ta-chaotic-italian-open-data-movement
    Voting 0

Top of the page

First / Previous / Next / Last / Page 1 of 14 Online Bookmarks of M. Fioretti: Tags: divario digitale

About - Propulsed by SemanticScuttle