mfioretti: diritto d_autore*

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  1. Paradossalmente, si lega al diritto d’autore l’idea di una limitazione della creatività, quando invece il suo scopo, come strumento, è proprio quello di difendere la paternità e dunque l’originalità dei prodotti, oltre che – e questo non è certo un aspetto secondario – la possibilità per l’autore di fare della creatività stessa una fonte di reddito, al riparo da ogni mecenatismo.

    Il diritto d’autore non è una tassa, al contrario è un meccanismo di remunerazione per chi crea. Ogni opera dell’ingegno è frutto di un’attività intellettuale, che la legge tutela come ogni altro lavoro, e il diritto d’autore altro non è che uno strumento volto a garantire all’autore diritti inalienabili sulle sue opere. L’autore può poi valutare di cedere parte dei suoi diritti a entità giuridiche (editori) se lo ritiene, ma rimane una sua scelta: l’investimento dell’editore può rivelarsi utile, data l’alta competitività del settore creativo e gli altissimi rischi di insuccesso, ma la valutazione di questa opportunità rimane a capo dell’autore. Mi preme ricordare che gli autori vivono esclusivamente dei proventi raccolti per gli utilizzi delle loro opere. È la categoria di lavoratori più importante nell’ambito dell’industria creativa, ma anche la più precaria, basti pensare che è tra le pochissime a non avere diritto ad alcuna pensione.

    Per tutti questi motivi, la gestione dei diritti riveste un’enorme importanza. È opinione diffusa che negli altri Paesi europei il mercato sia liberalizzato e che, di contro, la gestione dei diritti affidata a società di fatto monopolistiche come la SIAE crei inefficienze e limitazioni nell’accesso alla cultura. Ebbene, anche negli altri Paesi europei le Società di gestione collettiva del diritto d’autore esercitano un monopolio di fatto. C’è di più: proviamo a immaginare lo scenario che si profilerebbe in Italia se la SIAE, oggi casa comune degli autori e degli editori, si frantumasse in tante piccole realtà differenti. In primo luogo, la forza contrattuale della categoria ne uscirebbe nettamente indebolita (si pensi, già oggi, alla difficoltà di negoziare con colossi globali come YouTube, Apple etc.). In secondo luogo, coloro che usufruiscono del repertorio andrebbero incontro a grosse difficoltà in quanto, anziché fare un contratto unico per l’utilizzo di tutta la musica, si vedrebbero costretti a farne diversi con entità separate, in alcuni casi persino per singole porzioni di uno stesso brano.

    Una situazione caotica che – questa sì – genererebbe conflittualità, inefficienze e ritardi insostenibili per gli autori. Il futuro dunque non è la liberalizzazione a tutti i costi, bensì un processo di aggregazione internazionale delle società degli autori in alleanze che progressivamente ne riducano il numero in Europa, semplificando l’ottenimento delle licenze paneuropee e garantendo maggiormente sia gli autori che la diversificazione culturale. Infine, un concetto molto caro alle lobby contrarie al diritto d’autore è che nell’era di internet quest’ultimo debba andare incontro a una revisione totale. Ricordo che qualche anno fa incontrai l’allora Commissario europeo per l’agenda digitale Neelie Kroes. Era convinta che per rendere la musica disponibile in ambito digitale a tutti i cittadini europei, senza eccezioni di territorialità, bisognasse cambiare le regole del diritto d’autore. Oggi è evidente a tutti che grazie a servizi come Spotify, Deezer, Apple Music e decine e decine di altri, la musica si è resa facilmente disponibile e ‘portabile’ in Europa. Per arrivare a questo risultato non c’è stato bisogno di alcuna modifica delle regole del diritto d’autore, solo di accordi frutto di negoziazioni.

    L’industria musicale ha ancora grandi possibilità di sviluppo, perché non c’è mai stata una domanda così elevata per il suo prodotto come in questi anni.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...rtanti-dellindustria-creativa/1920007
    Tags: , , by M. Fioretti (2017-04-20)
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  2. occorre ricordare che alla maggior parte dei dati e dei documenti necessari per lo svolgimento delle funzioni tipiche delle pubbliche amministrazioni non è opportuno applicare la CC0, in quanto questa prevede il rilascio dei diritti morali che sono inalienabili, indisponibili, imprescrittibili secondo le norme nazionali ed europee

    Mi si permetta una piccola nota polemica. L’affermazione citata contiene ben due errori di importanza capitale.

    La privativa sulle basi dati non prevede diritti morali.

    Infatti, non si parla di “autore”, ma di “costitutore”. Evidentemente l’estensore si è fatto trarre in inganno dall’articolo 64-quinquies della Legge sul Diritto d’Autore, che parla appunto di “autore”, ma la legge italiana ha trasposto in maniera insufficientemente chiara la direttiva sulla protezione dei database, che distingue tra il copyright sulla banca dati, qualora la stessa “per la scelta o la disposizione del materiale costituiscono una creazione dell’ingegno propria del loro autore” abbia protezione sotto il copyright (art. 3.1). Ma qui si parla di diritti sui generis, previsti dall’art. 7 della direttiva, pacificamente diretta ai “costitutori” della banca dati, e dunque si parla del diritto previsto dall’art. 102-ter della LDA. Se si pensa, l’attribuzione del diritto d’autore è effettivamente a una o più persone fisiche, mentre il “rilevante investimento” per solito è effettuato da una persona giuridica.

    E qui viene in considerazione la seconda topica presa da chi ha scritto quel pezzo. La licenza CC BY, ne abbiamo parlato nel relativo articolo, rimandando a questo contributo, non tutela affatto il diritto morale, ma l’attribuzione di provenienza, che è concetto assolutamente distinto dal diritto morale di vedersi riconosciuta la paternità. L’attribuzione della fonte sarebbe molto probabilmente fatta, inoltre, all’ente costitutore, e non alle singole persone (chi? I dataset pubblicati contengono i nomi delle singole persone, forse?) le quali vi hanno lavorato (ma che non sono autori). L’ente, quale – in quanto persona giuridica – non può affatto vantare diritti morali. Si tratta evidentemente di una ragione inesistente.

    CC0 va benissimo.
    http://www.techeconomy.it/2016/04/21/dati-aperti-o-open-data
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  3. il Diario di Anna Frank ... » non potrà essere liberamente pubblicato.
    Questo perché all’avvicinarsi della data di “liberazione” del testo, prevista alla fine del 2015, la fondazione svizzera Anne Frank Fonds, che gestisce i diritti d’autore sull’opera ha dichiarato che Otto Frank – padre di Anne morto nel 1980 – è stato coautore del famoso diario. Quindi, i diritti scadono 70 anni dopo la morte di Otto Frank e si dovranno pagare fino al 2049.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...a-non-il-diario-di-anna-frank/2345584
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  4. I giudici hanno stabilito che la pubblicazione delle foto sui social "non comporta la cessione integrale dei diritti fotografici". Risarcibile sia il danno patrimoniale che quello morale. Spetta a chi usa le immagini provare che non sono coperte dal diritto di proprietà intellettuale
    http://www.repubblica.it/tecnologia/s...le_il_diritto_d_autore-116619579/?rss
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  5. JurisWiki, come dice il nome, è basato anche sul crowdsourcing: come sui wiki, chiunque può caricare nuove sentenze oltre alle diverse decine di migliaia già inserite dallo staff del progetto. Gli utenti possono anche contribuire perfezionando e commentando i provvedimenti, scrivendo massime, aggiungendo annotazioni e inserendo link ad altri provvedimenti o testi legislativi.

    libero accesso all’informazione giuridica. Tema che forse interessa a pochi, ma come l’accesso aperto alla letteratura scientifica riguarda quello che dovrebbe essere un bene comune (le sentenze dei giudici, per legge in pubblico dominio) che spesso viene “rinchiuso” in database proprietari e venduto a caro prezzo.

    screenshot-juriswiki4

    Il mercato delle banche dati giuridiche in Italia è infatti un oligopolio di circa tre o quattro grandi editori e di altri soggetti più piccoli che offrono servizi più verticali e limitati. Si tratta di immense banche dati che in verità non contengono solo i testi dei provvedimenti giurisdizionali, ma anche il loro commento da parte dei giuristi specializzati, le massime estratte, il collegamento con la normativa vigente e con le riviste giuridiche.

    Il lavoro dunque è certamente complesso, richiede forti competenze e investimenti. Questi database sono stati commercializzati per anni sotto forma di CD o DVD e nell’ultimo decennio si sono spostati sul web, con un accesso rigorosamente a pagamento. Pur non essendoci un copyright sui testi delle sentenze (grazie all’art. 5 legge 633/1941) esiste però un copyright su tutto il resto, e vi è comunque un diritto sui generis sull’organizzazione del database.

    Le case editrici vantano dunque, legittimamente, dei diritti su queste loro opere.

    D’altra parte, il web è pieno di testi parziali o integrali di sentenze (esistono infatti vari siti di informazione giuridica), e da qualche anno le stesse corti hanno messo online i testi sui loro siti ufficiali.

    Quello che non esisteva era un unico collettore di questi documenti, che li organizzasse secondo un unico standard e li rendesse il più accessibili possibile, con un esplicito approccio open.



    JurisWiki riempie questa lacuna, con un dichiarato spirito “open data” e un’impostazione di sito collaborativo aperto alla contribuzione di chiunque.

    Oltre le difficoltà tecnologiche e di catalogazione, dal punto di vista giuridico i dubbi più grandi riguardano il copyright e la privacy. Quest’ultima è sicuramente più problematica, dato che non esiste consenso unanime sulle modalità con cui gestire i dati personali contenuti in questi documenti (come spiegato in questo articolo scritto dallo stesso Simone).

    Infatti, benché il sito sia stato messo online solo il 21 aprile scorso, Simone è stato costretto ad oscurare momentaneamente tutti i documenti provenienti dalla Corte di Cassazione (più di 400 mila sentenze) dopo la segnalazione di alcune falle nel sistema di oscuramento dei dati personali presenti. Falle che – è importante precisarlo – dipendono non da JurisWiki ma dalla fonte originaria, cioè in questo caso dalla stessa Cassazione, che continua a diffondere quei dati personali sensibili sul suo sito ufficiale. Il tema ha generato anche un interessante scambio di opinioni su Twitter tra Aliprandi e l’ex Garante Privacy Pizzetti.
    http://www.chefuturo.it/2015/05/juris...source=twitterfeed&utm_medium=twitter
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  6. Verybello, il portale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo destinato ad accompagnare l’Expo, appena iniziato, raccontando ai turisti gli eventi e le mostre in corso in giro per l’Italia, sembra non trovare pace.

    Dopo le polemiche che ne hanno accompagnato il debutto, questa volta, a finire – per la verità in modo prevedibile – nell’occhio del ciclone, sono le centinaia di fotografie ed immagini pubblicate sul portale.

    Lo scorso 30 aprile, infatti, l’associazione nazionale fotografi professionisti ha preso carta e penna e scritto al ministro Franceschini facendo notare come la filosofia che ha ispirato l’utilizzo delle immagini che fanno bella mostra sul sito appaia claudicante ed allarmante se posta a base di un’iniziativa promossa da un soggetto che, come il Ministero, ha, addirittura per finalità istituzionale, la promozione della cultura e la difesa del diritto d’autore.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...gini-e-i-fotografi-denunciano/1648151
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  7. Basta dunque andare sul sito ufficiale dell’Agcom, cliccare sul sito indicato dall’Autorità e scaricare dalle altre cartelle del server migliaia di migliaia di opere protette dal diritto d’autore.

    Meglio, molto meglio di qualsiasi aggregatore, infinitamente più potente di qualsiasi sito di download, più preciso di “bob torrent”, la web comedy (prodotta da Mediaset) interpretata da Maccio Capatonda che sta imperversando sul web, più ferale del ”vecchio” pirate bay.

    Ora tra l’altro, utilizzando lo stesso metro adottato dell’Autorità, che ordina la rimozione di files su siti di terzi che si limitano a linkare un sito che contiene files in violazione del diritto d’autore, principio peraltro discutibile dal punto di vista giuridico, lo stesso sito dell’Autorità dovrebbe essere soggetto a rimozione selettiva, o peggio.

    Chissà che qualcuno non voglia segnalare all’Agcom il sito dell’Agcom?
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...daga-e-la-pirateria-ringrazia/1660735
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  8. O, dunque – ma appare un’eventualità davvero remota – il MIBACT ha preso in licenza da Big G l’immagine in questione ndr e, comunque, avrebbe dovuto almeno citarne la fonte » o la testata di verybello.it è pirata il che – considerato che il MIBACT è il custode ultimo della legge sul diritto d’autore in Italia – sarebbe una circostanza paradossale e tragicomica.
    http://scorza.blogautore.espresso.rep...t/2015/02/28/verybello-e-verypirata-2
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  9. Per le fotografie c.d. semplici, qualificatesi tali quelle in cui manca la connotazione artistica, quando insieme alla funzione meramente documentale degli oggetti materiali riprodotti, questi abbiano anche delle funzioni aggiuntive, quali quelle editoriale e commerciale, è stata mantenuta la tutela più limitata di cui agli artt. 87 e ss. della citata legge in tema di diritti connessi a quello di autore.

    Riguardo a fotografie realizzate nel corso ed in adempimento di un contratto di lavoro subordinato, il diritto esclusivo su di esse, entro i limiti dell’oggetto e delle finalità del contratto, compete al datore di lavoro, mentre nell’ipotesi di contratto di lavoro autonomo, tale diritto spetta al committente solo quando le immagini fotografiche siano in suo possesso, non rilevando che di tali fotografie, ancorché non in suo possesso, non siano neppure in possesso del fotografo bensì di un terzo.

    In particolare, una società che commercializzava forniture ospedaliere aveva commissionato delle fotografie per la formazione di un catalogo, i cui articoli erano stati forniti al fotografo direttamente dalle case produttrici; la Sentenza di Cassazione confermava la sentenza di merito che aveva riconosciuto al fotografo la tutela relativa ai diritti connessi, escludendo ogni diritto esclusivo del committente, essendo gli articoli fotografati in possesso della società produttrice e ritenendo che le suddette fotografie, ancorché non artistiche, avevano finalità di promozione commerciale e non meramente documentale (cfr. Cassazione civile, sez. I, 21 giugno 2000, n. 8425).

    Restano escluse da qualsiasi protezione, anche dalla più limitata, le fotografie di “scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili”, per tali intendendosi non ogni fotografia riproducente un oggetto materiale, bensì solo quelle aventi mera finalità riproduttivo - documentale e perciò non destinate a funzioni ulteriori, quali ad esempio la commercializzazione o promozione di un prodotto (cfr. Cassazione Civile, sez. I, 4 luglio 1992, n. 8186).

    Per distinguere la tutela della fotografia artistica da quella della fotografia semplice, occorre che nella immagine fotografica si rinvenga una necessaria impronta personale e propria del fotografo ovvero quella capacità di esprimersi sul soggetto in modo tale da suscitare impressioni che, appunto valgono a distinguere un’opera fotografica da una fotografia semplice.
    http://www.altalex.com/index.php?idnot=41245
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  10. La questione dell’abolizione della SIAE è molto delicata, perché, nonostante i mostruosi segni di malfunzionamento (che sono già stati messi in luce in moltissime altre sedi e su cui quindi non mi dilungo), ad oggi non esiste altro ente in grado di svolgere in modo efficiente l’attività svolta finora da SIAE. Chi spinge con irruenza verso la radicale abolizione è perchè non ha ben chiara la complessità della situazione e quante siano le funzioni demandate a SIAE. Ne consegue che una liberalizzazione della gestione collettiva dei diritti d’autore fatta in modo sconsiderato e avventato rischierebbe di creare ulteriore confusione e aumentare le storture del sistema. Il problema di fondo è che la SIAE incarna in sé non solo funzioni di “rappresentanza” degli interessi dei titolari dei diritti (autori ed editori) ma anche funzioni di “controllo” ramificate in tutto il territorio nazionale. In altre parole, la SIAE non è solo l’ente che (in regime di monopolio) rappresenta gli interessi dei creativi ma è anche una grande rete (burocratizzata e dai meccanismi spesso obsoleti) di uffici e incaricati che si occupano di rilasciare i permessi e di effettuare i vari controlli sul territorio nazionale.
    Il primo passo da compiere sarebbe a mio avviso proprio quello di trovare il modo per scindere queste due funzioni della SIAE (e di farlo in ottica di efficienza ed economicità):
    http://aliprandi.blogspot.it/2015/01/abolire-siae-considerare.html
    Tags: , by M. Fioretti (2015-01-10)
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