mfioretti: consumo di suolo*

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  1. Badate bene, io non sono ambientalista: ma è ora di finirla di costruire il nuovo. E’ un problema di mercato: più costruisci e più devi vendere. Per non parlare poi della bolla speculativa conseguenza dell’infiltrazione nel mercato dell’edilizia di persone che con l’edilizia non c’entrano nulla. E che offrono agli acquirenti dei prodotti scadenti”
    http://www.bresciatoday.it/casa/Giuliano-Campana.html/pag/2
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  2. La posizione definitiva dell’amministrazione comunale, successiva al blitz romano di Beppe Grillo, non è ancora ufficiale. Ma quello che trapela da fonti vicine alla sindaca Raggi sembra proprio essere ciò che i vertici di Palazzo Senatorio porteranno questo pomeriggio all’incontro con il costruttore Luca Parnasi, numero uno della Eurnova Spa, e il direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni. In sostanza, Raggi e gli avvocati capitolini chiederanno al proponente di spostare gli impianti sportivi (stadio compreso) in modo da salvaguardare la struttura dell’ex Ippodromo di Tor di Valle che potrebbe essere vincolata dal Mibact e di ridurre “sensibilmente” le cubature per la parte relativa al business park, dunque alle torri di Libeskind. Il problema è che nel progetto originario proprio quelle cubature dovevano giustificare la realizzazione di opere pubbliche come il potenziamento della Roma-Lido e il ponte sul Tevere, indispensabili per la fruizione del futuro stadio. L’arma in mano ai vertici capitolini è quella della “illegittimità” della delibera prodotta dalla Giunta guidata dall’ex sindaco Ignazio Marino; la carta della Roma, invece, è la minaccia di una richiesto di risarcimento monstre insostenibile per le flebili casse del Comune di Roma.

    PRESSING DI TIFOSI E CONI
    L’ipotesi rottura ovviamente non piace ai tifosi giallorossi, che al grido di #FamoStoStadio si stanno dando appuntamento, su Twitter, per stamattina in Campidoglio, mentre il presidente Pallotta ha già parlato di “catastrofe per il futuro dell’As Roma e del calcio italiano”, lasciando intendere che potrebbe anche decidere di mettere in vendita il club giallorosso. “Si può dire sì o no allo stadio. Dire facciamolo ma facciamolo da un’altra parte mi sembra poco serio”, è il giudizio del presidente Coni, Giovanni Malagò. “L’unica cosa che so è che se non si farà lo stadio sarà un disastro non solo per la Roma ma anche per il calcio italiano”, avverte il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, a margine dell’incontro con Carlo Tavecchio. Parole come “catastrofi” e “disastro” non piacciono però all’ex vicesindaco e assessore allo Sport, Daniele Frongia: “Lavoriamo proprio per evitarle”, ha dichiarato.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...ice-no-pronte-tre-alternative/3412122
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  3. Quando un privato vuole realizzare un campo da golf inevitabilmente cosa fa? Propone anche una certa volumetria di villette con vista più o meno privilegiata sul campo stesso. Il campo si appalesa come il cavallo di troia per una colata di cemento di contorno. A Torino, lo Juventus Stadium ha “consentito” anche la realizzazione di un ipermercato Leclerc, spesso desolatamente vuoto, perché la gente va al vicino Auchan. Ed a Roma idem, anzi peggio. Innanzitutto lo stadio andrebbe ad occupare un’area non edificata (ed a rischio idrogeologico…), ma in più la proprietà cosa vorrebbe farci? Ben tre grattacieli, un centro commerciale, e spazi vari “per lo svago e l’aggregazione.”

    Peccato che per realizzare il progetto si sacrificherebbe una consistente fetta di territorio che ad oggi è ancora relativamente integra.

    Vogliono lo stadio? Ce l’hanno già, il Coni glielo venda. E non continuino a insistere. Oppure si mettano d’accordo con gli eredi dell’architetto Nervi per risanare e ampliare il fatiscente stadio Flaminio.

    E’ vincolato? Parafrasando la battuta sui semafori a Napoli, i vincoli in Italia sono un consiglio, non un divieto. A Torino nel Palazzo del Lavoro, sempre dell’architetto Nervi, la Giunta Fassino aveva autorizzato un mega centro commerciale con parcheggi interrati. Vedremo in proposito cosa farà la giunta Appendino. E vedremo cosa farà la giunta Raggi a Roma, dopo aver dimissionato Paolo Berdini, che alla speculazione era fieramente contrario. Secondo questo stadio glielo lasciano fare.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...va-dei-fatti-e-della-coerenza/3392156
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  4. il punto non è lo stadio. Ma quelle torri, quel milione di metri cubi. Forse il più grande progetto d’Europa.
    Il punto è la definizione di “pubblico interesse” che qualcuno vorrebbe dare al progetto. Per una colata che è uguale a quelle che hanno cementificato Roma e le sue periferie dagli anni Sessanta.
    Dov’è il pubblico interesse?
    Interesse pubblico o interesse – legittimo, ma privato – di Parnasi e Unicredit?

    Vedremo cosa decideranno Raggi e il Movimento: speriamo non pensino di cavarsela tagliando qualche piano ai grattacieli.
    Allora tanto valeva lasciar lavorare indisturbati il Pd, il centrodestra e i loro amici costruttori.
    Se passerà questo progetto, pur se un po’ ridotto, allora potremo rivolgere alla Raggi e al Movimento quella battuta del film gli Intoccabili: “Sei solo chiacchiere e distintivo“.

    COMMENTO:

    Ora è il turno dei 5 Stelle. In campagna elettorale il loro slogan (sommario, ma efficace) era: riprendiamoci il governo della città. Non come 5 stelle, come cittadini. Ed è su questo che hanno avuto il voto di moltissimi romani di sinistra. La prima cosa che i vincitori avrebbero dovuto fare una volta entrati in Campidoglio era dunque ritirare la delibera 132/2014: quella con cui la giunta Marino aveva stabilito che il progetto dello stadio — un progetto della Roma (la società, non la città), che prevede un milione di metri cubi di cemento

    con destinazione prevalente a uffici per ospitare multinazionali e attività commerciali — fosse “di pubblico interesse”.
    Era una battaglia difficile, ovviamente: una battaglia che si poteva vincere solo spiegando molto chiaramente agli elettori la situazione, chiedendo pubblicamente l’appoggio dei romani contro chi minacciava — e minaccia — di mettere in ginocchio la città attraverso cause miliardarie. D’altra parte, tutti sappiamo che per invertire la rotta pluridecennale della privatizzazione delle città occorre una clamorosa rottura della continuità: una rottura che affermi il primato della politica e del bene comune sugli affari e sugli interessi privati. Ma è successo tutto il contrario
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...solo-chiacchiere-e-distintivo/3390121
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  5. Il taglio delle finanze locali, l’ignoranza e la corruzione delle classi dirigenti hanno delegato a pochi grumi di interesse privato (palazzinari e banche, in sostanza) lo sviluppo delle città, secondo questa logica perversa: “io amministratore permetto a te speculatore di prenderti un pezzo di spazio pubblico, se in cambio mi fai quei servizi, quelle urbanizzazioni, quelle infrastrutture necessarie alla comunità che io non ho i soldi per fare, né la voglia di pensare”. È la fine dell’urbanistica, e dunque la fine della città pubblica. Questa abdicazione è stata compiuta indifferentemente da destra e da sinistra. Un simbolo di questa continuità perfetta è stata la figura di Maurizio Lupi: assessore allo Sviluppo del territorio, edilizia privata e arredo urbano del Comune di Milano nella giunta di Gabriele Albertini e poi ministro delle Infrastrutture dei governi Letta e Renzi. La linea Lupi è quella della Legge Obiettivo di Berlusconi del 2001: che resuscita, peggiorata, nello Sblocca Italia di Renzi (e Lupi, appunto) nel 2014. Il motto delle due leggi era lo stesso: “padroni in casa propria”. Parole che volevano solleticare i cittadini, ma che di fatto descrivevano perfettamente le figure di amministratori che si sentono padroni del territorio solo per svenderlo ad interessi particolari. Un pensiero unico che tende ad inghiottire tutti: basti pensare ad Enrico Rossi, che mentre si candida a guidare il Pd e il Paese con idee socialiste, impone ai cittadini della Maremma un’autostrada che essi non vogliono.

    Ora è il turno dei 5 Stelle. In campagna elettorale il loro slogan (sommario, ma efficace) era: riprendiamoci il governo della città. Non come 5 stelle, come cittadini. Ed è su questo che hanno avuto il voto di moltissimi romani di sinistra. La prima cosa che i vincitori avrebbero dovuto fare una volta entrati in Campidoglio era dunque ritirare la delibera 132/2014: quella con cui la giunta Marino aveva stabilito che il progetto dello stadio — un progetto della Roma (la società, non la città), che prevede un milione di metri cubi di cemento

    con destinazione prevalente a uffici per ospitare multinazionali e attività commerciali — fosse “di pubblico interesse”.
    Era una battaglia difficile, ovviamente: una battaglia che si poteva vincere solo spiegando molto chiaramente agli elettori la situazione, chiedendo pubblicamente l’appoggio dei romani contro chi minacciava — e minaccia — di mettere in ginocchio la città attraverso cause miliardarie. D’altra parte, tutti sappiamo che per invertire la rotta pluridecennale della privatizzazione delle città occorre una clamorosa rottura della continuità: una rottura che affermi il primato della politica e del bene comune sugli affari e sugli interessi privati. Ma è successo tutto il contrario
    https://emergenzacultura.org/2017/02/...montanari-la-linea-dombra-del-cemento
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  6. Il nuovo stadio della Roma diventa sempre più un caso (anche politico). Ancora piena di ostacoli, infatti, è la strada per arrivare a realizzare l’impianto sognato dal presidente James Pallotta nella zona di Tor di Valle, a sud della città. La giornata di ieri, sotto questo profilo, è stato particolarmente delicata, e negativa, per la società giallorossa e l’altra parte proponente, la Eurnova di Luca Parnasi.

    Due gli intoppi che gettano ombre preoccupanti sul nuovo impianto: da una parte le 6 pagine di «rapporto» della Soprintendenza a Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Roma, guidata da Margherita Eichberg, che ha espresso un parere estremamente negativo sul progetto. Dall’altra l’audizione nella sede della Regione Lazio dell’assessore comunale all’Urbanistica Paolo Berdini, che ha ribadito di essere favorevole alla costruzione dello stadio, ma non a tutto quello previsto intorno: «63 mila metri quadrati è l’area sufficiente per costruire lo stadio, ci sono 220 milioni di opere inutili. In più consideriamo folle avere scelto un’area come Tor di Valle».
    http://www.corriere.it/sport/16_novem...9f6-ad09-11e6-afa8-97993a4ef10f.shtml
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  7. I costruttori intendono mantenere le mani sulla città. Non possono più contare su finanziamenti statali a fondo perso, come insegna la vicenda della metro C, un calvario di ritardi e interruzioni, o l’aborto della linea metropolitana D. I programmi di sviluppo residenziale e commerciale sono impiombati dalla crisi. Interi quartieri di recente inaugurazione sono in larga parte sfitti e producono solo costi. Che fare? I progetti sportivi possono essere la chiave per rianimare le acque stagnanti. I re del mattone puntano sul nuovo stadio della Roma, sul nuovo centro della Federcalcio e soprattutto sulle Olimpiadi 2024. Sono tutte operazioni che possono andare in porto grazie alla partecipazione finanziaria di partner privati, dal Cio (Comitato olimpico internazionale) alla squadra di business raccolta intorno all’As Roma. Ma il pubblico conserva un ruolo fondamentale, sia nella partita delle concessioni urbanistiche sia nel sostegno infrastrutturale dove la Capitale sconta ritardi storici.

    ROMA LE AREE DEL BUSINESS

    La vicenda del nuovo stadio dell’As Roma è lo specchio deformante dei rapporti di potere della capitale. Sull’operazione ci sono alcuni appunti riservati del Campidoglio, di cui è in possesso “l’Espresso”: «Il progetto è deficitario sotto molti aspetti», «il dipartimento ambiente e mobilità ha rilevato deficienze», soprattutto per la «relazione idrogeologica» e per il «codice appalti». Lo stesso documento riservato segnala poi che la proprietà dei terreni scelti è «in parte di Armellini». Armellini «quello di Ostia», si aggiunge, ricordando che la famiglia Armellini con il Comune ha molti affari, a Ostia nuova interi quartieri sono affittati per l’edilizia popolare.
    http://espresso.repubblica.it/archivi...-la-politica-e-i-palazzinari-1.248990
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  8. Secondo il nostro progetto, il complesso che ospiterà gli atleti avrebbe dovuto sorgere riqualificando strutture come un ex deposito Atac, un depuratore, un impianto per i rifiuti che volevo chiudere e parte degli edifici dell’aeroporto dell’Urbe. Cemento esistente, quindi, non nuove case, ma spazi verdi e di socializzazione intorno a strutture riconvertite.

    Queste strutture, una volta terminate le Olimpiadi, sarebbero state utilizzate per la nuova “Città della giustizia”. Avremmo fatto in modo che le stanze che per un mese ospiteranno gli atleti (ne servono 9.500), divenissero uffici per giudici, procuratori, cancellieri, avvocati, eccetera. Gli spazi comuni e di servizio sarebbero stati utilizzati per le aule giudiziarie, i depositi per gli archivi, e così via. Un progetto che avrebbe agevolato il lavoro dei magistrati, accelerato i tempi della Giustizia e rimesso in gioco molti edifici in zona Prati: il quartiere dove oggi sono concentrate in modo disordinato le strutture giudiziarie, in almeno quindici immobili, tra piazzale Clodio e Castel Sant’Angelo. Il tutto collegato con il centro di Roma con la ferrovia Roma Nord che ha il capolinea accanto a piazza del Popolo e che avremmo trasformato in una metropolitana.
    vedi anche:
    Roma, palazzinari
    Roma ha solo due padroni: la politica e i palazzinari
    I documenti riservati del Campidoglio mostrano come siano i costruttori a decidere il futuro della Capitale. Tra affari antichi e nuovi progetti, alleanze e liti, ecco come continuano ad avere le mani sulla città

    Roma 2024 avrebbe inoltre permesso la metamorfosi di tre grandi aree. Oltre al Parco Olimpico, del nostro progetto avrebbero fatto parte la Città dello Sport di Tor Vergata e i complessi sportivi dell’Eur e della ex Fiera, con il Tevere che da sud a nord avrebbe fatto da asse, integrando nel percorso anche l’area di Tor di Valle con il nuovo stadio della Roma. Il centro stampa lo avremmo realizzato nell’area del Circo Massimo, in un edificio comunale di via dei Cerchi, sfruttando l’unicità di quel luogo, una finestra mediatica aperta sul mondo.
    http://espresso.repubblica.it/plus/ar...-montezemolo-e-renzi-su-roma-1.249707
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  9. Se il suolo viene sigillato questa capacità va persa, e aumenta per esempio il rischio di inondazione. Scompare anche il supporto alla biodiversità. Direttamente, perché sappiamo molto poco di quanta ce ne sia del suolo anche se possiamo stimare che un quarto delle specie del pianeta viva sotto terra. Ma anche indirettamente, perché trasformandolo abbiamo un impatto anche sulle aree dove il suolo non è consumato in maniera diretta".

    Il terreno, poi, è in grado di contenere il carbonio – molto più dell'atmosfera stessa – ma solo a condizione che non venga occupato artificialmente. "Abbiamo stimato", continua Munafò, "che negli ultimi cinque anni il suolo consumato dalle nuove costruzioni e infrastrutture ha portato a una perdita equivalente alle emissioni di CO2 di quattro milioni di auto. Come se ci fosse il 10 percento di veicoli in più che gira per le strade".

    Fare un confronto così semplice fra città ha però anche un grosso limite: non tiene in considerazione quante sono le persone che in quei luoghi vivono. Spesso, dove la densità abitativa è maggiore e gli abitanti sono più concentrati, anche il consumo di suolo è più elevato.
    http://espresso.repubblica.it/inchies...?ref=twhe&twitter_card=20160517115324
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  10. Oltre un miliardo di euro la spesa (circa 1mld e 250 mila euro)‎ , 300 milioni solo per le opere pubbliche, che comprenderanno una diramazione della Roma-Fiumicino, l'ampliamento dell'Ostiense e del trasporto ferroviario verso l'area. E in più le torri disegnate dall'archistar Daniel Libeskind.

    Pallotta è euforico quando taglia la sala accompagnato dal Project manager Parnasi, e dagli amministratori delegati Zanzi (‎ per la Roma) e Pannes (per la società del futuro stadio). Certo di elementi da chiarire ce ne sono ancora molti: "stiamo ancora cercando di capire le reali cifre economiche dell'operazione stadio - ammette Pallotta - ma sarà tra i più redditizi d'Europa. Per la copertura dei costi? Avremo partner notevoli, ma non vogliamo svelarli, certo non ci saranno problemi". Impossibile sapere anche che percentuale dei ricavi futuri andranno alla Roma: "Ma nel giro di un anno dalla realizzazione la Roma inizierà a beneficiare dei ricavi, e saranno i più alti d'Italia e tra i più alti in Europa. Non tutti saranno utilizzati per il mercato, ma tutto quello che faremo sarà per la Roma.

    MALAGO': "PROGETTO IMPORTANTE ANCHE PER ROMA 2024″ - Su un passo importante per lo sport della Capitale interviene anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò. "Mi dispiace non poter essere presente oggi, ma sono a Baku per i Giochi Europei 2015 - le parole del numero uno dello sport italiano -. È importante che lo Stadio della Roma, completamente finanziato privatamente, possa vedere presto la sua realizzazione, come contributo per lo Sport, non solo del calcio del nostro Paese, ma anche in vista della candidatura Olimpica di Roma 2024. Un abbraccio forte".
    http://www.repubblica.it/sport/calcio...stro_colosseo_moderno_-116895596/?rss
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