mfioretti: chiesa cattolica*

Bookmarks on this page are managed by an admin user.

88 bookmark(s) - Sort by: Date ↓ / Title / Voting / - Bookmarks from other users for this tag

  1. Con l’elezione a presidente del cardinale Gualtiero Bassetti, la Cei si prende le sue responsabilità. E’ stato formato intanto un gruppo di lavoro, guidato dal vescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni (a cui si aggiungeranno due altri vescovi) aiutato nel coordinamento dal responsabile Comunicazione della Cei, don Ivan Maffeis, e dal responsabile Cei per i problemi giuridici monsignor Giuseppe Baturi. Il che significa, intanto, una prima cosa: non sarà più possibile il gioco di rimpallo delle responsabilità che si è verificato in passato in casi anche gravi, quando organizzazioni di sostegno alle vittime – per esempio Caramella Buona – volevano segnalare alla Cei l’inerzia scandalosa di certi vescovi.

    La nuova presidenza dell’episcopato intende muoversi in fretta. Già prima dell’estate, informalmente, Maffeis, Baturi e il professor Venerando Marano, responsabile dell’Osservatorio giuridico-legislativo della Cei, hanno cominciato a gettare le basi di un programma di azione. Con tre indicazioni ai vescovi, che si rivolgono alla Cei quando emergono denunce:

    1. Muoversi immediatamente per una prima indagine conoscitiva;
    2. Incontrare subito le vittime;
    3. Rendere nota in parrocchia e in diocesi, senza esitazione, l’accusa o l’indagine aperta dall’autorità civile.

    Il secondo livello su cui intende muoversi il gruppo di lavoro riguarda l’elaborazione di “protocolli” (un po’ come avviene nelle strutture sanitarie in presenza di epidemie) per indicare a parroci, responsabili di gruppi parrocchiali, trainer di gruppi sportivi aggregati all’oratorio come individuare comportamenti fuori norma e come sensibilizzare anche i minori ad accorgersi e riferire di atteggiamenti morbosi.

    Il terzo punto del programma attiene all’acquisizione delle “pratiche migliori già in atto negli episcopati del mondo”: così garantisce un esponente della Cei. E questa sarà la pietra di paragone in base al quale l’opinione pubblica giudicherà il nuovo corso della Cei, per ora solo messo in agenda.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...i-sessuali-commessi-dal-clero/3892898
    Voting 0
  2. C'è in effetti un notevole stacco tra come il papato e gran parte della gerarchia cattolica intervengono oggi su aborto ed eutanasia e come invece intervenivano ieri.

    Quelli che durante i precedenti pontificati erano "principi non negoziabili" oggi sono diventate realtà da "discernere" e "mediare" sia in politica che nella pratica pastorale.

    La conferenza episcopale italiana e il suo giornale "Avvenire" sono esempi perfetti di questa mutazione.

    Nel febbraio del 2009, quando l'Italia fu scossa dal caso di Eluana Englaro, la giovane in stato vegetativo a cui fu tolta la vita troncandole l'alimentazione e l'idratazione, l'attuale direttore di "Avvenire" Marco Tarquinio scrisse un editoriale di fuoco, definendo quell'atto una "uccisione".

    Mentre oggi c'è un altro clima. Basti vedere il garbato distacco con cui "Avvenire" riferisce e commenta la legge attualmente in discussione in Italia sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, in sigla DAT, cioè le indicazioni date previamente ai medici sulle cure per essere tenuti o no in vita in caso di perdita di conoscenza.

    Un esempio lampante di questo cambiamento di rotta è dato dal professor Francesco D'Agostino, docente di filosofia del diritto all'Università di Roma Tor Vergata e alla Pontificia Università Lateranense, presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani, presidente onorario del comitato nazionale italiano per la bioetica, membro della pontificia accademia per la vita, editorialista di "Avvenire", insomma, storico punto di riferimento della Chiesa italiana per quanto riguarda le questioni bioetiche.
    http://magister.blogautore.espresso.r...?ref=twhe&twitter_card=20170410164846
    Voting 0
  3. val la pena mettere in parallelo questa enfasi e queste deformazioni con quelle che, non da due anni ma da venti almeno, caratterizzano le notizie intorno alla condizioni che regolano l'ammissione dei divorziati risposati alla comunione eucaristica. Anche prima delle aperture pastorali discusse nei due ultimi Sinodi e trascritte nell'Amoris laetitia, ogni presa di posizione del magistero sull'argomento, per quanto ribadisse i punti sanciti nella Familiaris consortio, veniva presentata con clamore e contorno di interpellanze ai più vari “opinionisti” del momento. Dov'era la notizia? E soprattutto, perché il problema di una minoranza (i divorziati risposati praticanti) era (è) così sentito dalla più vasta opinione pubblica? Così, in un certo senso, è successo oggi in materia di aborto. Dov'è la notizia, secondo le logiche strettamente mediatiche?
    La risposta sta, credo, nel valore di “termometro della secolarizzazione” che la regolamentazione del divorzio e dell'aborto da parte della legge civile ha assunto, a suo tempo, in Italia (e negli altri Paesi di forte tradizione cattolica). Se ci si limita a leggere la Chiesa solo come forma giuridico-politica, non si può che misurare ciò che essa insegna in tali materie con il medesimo termometro. La Chiesa che pratica la misericordia non fa notizia, tutto sommato: fa il suo mestiere. La Chiesa che “si adegua” alle leggi civili, specie se le ha lungamente contestate, fa notizia. Anche se non è vero.
    https://www.avvenire.it/rubriche/pagi...dia-ipotesi-sulla-notizia-che-non-c-e
    Voting 0
  4. benché molti vogliano dimenticarlo – nelle votazioni al Sinodo sulla Famiglia del 2015 sono state rigettate le tesi di una via penitenziale, che riconoscesse apertamente la possibilità della comunione ai divorziati risposati. La maggioranza tradizionalista di questo parlamento mondiale dei vescovi ha detto “no”. Nel frattempo è sorta una rete di cardinali, vescovi, preti, teologi e laici impegnati, firmatari di una “Dichiarazione di fedeltà al magistero immutabile della Chiesa sul matrimonio”. Successivamente 45 teologi hanno scritto (in forma anonima) al collegio cardinalizio, insinuando che certe interpretazioni di Amoris Laetitia potrebbero essere “eretiche”.

    Il movimento anti-Bergoglio lavora sul tempo. Negli Stati Uniti l’escalation sottovalutata contro Obama ha portato alla sconfitta dei Democratici. Nella Chiesa cattolica la posta in gioco è il futuro conclave. Oggi lo storico della Chiesa Alberto Melloni parla di “isolamento” del pontefice. E Andrea Riccardi, storico anche lui, spiega che mai nel Novecento un pontefice ha trovato tanta opposizione tra gli episcopati e il clero.

    Nella guerra civile in corso nella Chiesa l’obiettivo è il dopo-Francesco: non dovrà arrivare sul trono papale un uomo che porti a sviluppo le riforme iniziate.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...a-e-in-atto-una-guerra-civile/3206870
    Voting 0
  5. sin dall’inizio, lì dove i gesuiti si sono trovati — tanto in Europa quanto nelle missioni — hanno avuto un rapporto fecondo con le culture, anche apprendendo le lingue o valorizzando l’umanesimo, specialmente con la loro pedagogia. Il motto che li ha guidati è quello di Ignazio: «cercare e trovare Dio in tutte le cose».

    La loro «militanza» proverbiale, allora? Essa è stata ben colta ed espressa da Paolo VI, ripreso poi sia da Benedetto XVI sia da Francesco: «Ovunque nella Chiesa, anche nei campi più difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi è stato e vi è il confronto tra le esigenze brucianti dell’uomo e il perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i Gesuiti».
    http://www.cyberteologia.it/2016/10/chi-sono-i-gesuiti
    Tags: , , by M. Fioretti (2016-10-22)
    Voting 0
  6. Non finirà la voglia di progettare il futuro in coppia, ma – secondo quanto ipotizza il Censis – le relazioni tradizionali saranno sostituite dai nuovi modelli di convivenza. Difficile scorgere in queste previsioni statistiche – che in ogni caso previsioni rimangono – motivi per cui gioire. Anche le indagini sociologiche più laiche concordano sul fatto che relazioni meno stabili si traducono quasi sempre in un futuro più precario, responsabilità più effimere, impegno educativo più labile. Relazioni light insomma che finiranno per essere scompigliate dal primo soffio degli imprevisti e delle incomprensioni. E quando si disgrega la famiglia è l’intera società a subirne le conseguenze.
    Ma che questo esito dei rapporti familiari sia davvero ineluttabile è tutto da dimostrare.


    A mettere in dubbio i calcoli degli esperti non è soltanto il comune buon senso, che da sempre sa distinguere tra la verità dei numeri e quella della vita, ben più sfumata e meno inquadrabile in schemi così rigidi, ma anche analisi di altro tenore che parlano di un desiderio di famiglia e di natalità sempre vivo, del tutto opposto rispetto alle proiezioni nichiliste targate Censis. Basta scorrere per esempio i dati dell’ultimo rapporto Toniolo sui giovani in Italia per cogliere non pochi spunti di speranza e comunque per respirare un atteggiamento su matrimonio, famiglia e natalità che sembra contrastare con gli esiti nefasti del dossier diffuso qualche giorno fa.

    ...

    A contrastare la facile obiezione secondo cui i figli possono nascere anche al di fuori del matrimonio e che i giovani ipotizzano in modo crescente il proprio futuro relazionale secondo schemi diversi rispetto a quelli della tradizione, concorre – sempre nell’ambito del rapporto Toniolo – il capitolo curato da Sara Alfieri ed Elena Marta che mette in luce il ruolo della famiglia d’origine nelle transizione all’età adulta in un confronto tra cinque Paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania).


    «I modelli a cui i giovani europei in maggioranza fanno riferimento – spiega Elena Marta, che è docente di sociologia di comunità all’Università Cattolica di Milano – sono quelli delle famiglie d’origine, che rimangono importanti punti di riferimento per le scelte fondamentali della vita, come il lavoro e il matrimonio».


    Lo stereotipo del "no family" prevalente tra i giovani, a lungo propagandato da certa cultura, non si ritrova insomma nelle statistiche dell’Istituto Toniolo. «Anzi – fa notare ancora la docente – ci ha sorpreso il dato secondo cui l’atteggiamento dei giovani inglesi e tedeschi nei confronti della famiglia d’origine, sia molto più vicino ai nostri giovani di quanto si potrebbe immaginare».
    http://www.avvenire.it/famiglia/Pagin...nsopprimibile-voglia-di-sposarsi.aspx
    Voting 0
  7. Un po' come dire: sposarsi non serve più a niente, i figli nati dentro e fuori dal matrimonio sono tutti legittimi allo stesso modo, i patti di convivenza appena approvati sono un ulteriore passo in avanti, e l'equiparazione tra coppie sposate e coppie di fatto è qualcosa di acquisito. Quello che colpisce però nello studio del Censis è la morte annunciata del matrimonio religioso, in un Paese in fondo tradizionalista come il nostro, anche se forse i dati già noti sulla "disaffezione" per la religione cattolica, e sulle chiese vuote, soprattutto di giovani, lasciavano intravedere la rivoluzione secolare. Nel 2014 in Italia si sono celebrate 108mila nozze in chiesa, 61.593 in meno del 2004, ma soprattutto 127.936 in meno rispetto al 1994. In vent'anni, cioè, c'è stato un crollo del 54% dei riti religiosi.

    Spiega Massimiliano Valerii, direttore del Censis: "Noi abbiamo proiettato in avanti le tendenze degli ultimi vent'anni, e lo scenario futuro è quello di un'Italia a matrimonio religioso zero. Un dissolvimento totale di questa istituzione, perché ormai la crisi è globale, e riguarda sia i riti civili, che hanno smesso di crescere, sia in particolare quelli in chiesa, che sono in caduta libera". "In pratica - dice Valerii - abbiamo visto che tra il 1994 e il 2014 si si sono "perduti" 128mila matrimoni religiosi, cioè 6.400 all'anno. E lo scorso anno i riti in chiesa sono stati 108mila. Ecco: se, partendo da questo dato, togliamo ogni anno 6.400 cerimonie, il risultato è che in 17 anni, cioè nel 2031, i matrimoni benedetti dal prete saranno azzerati".
    http://www.repubblica.it/cronaca/2016/07/07/news/matrimonio-143583963
    Voting 0
  8. se questa tendenza dovesse continuare, per i cattolici in Africa, in Asia e in America Latina si prepara un futuro con più fedeli ma meno preti. Un dato che non potrebbe non andare a incidere profondamente sul volto complessivo della Chiesa del XXI secolo.
    http://www.iltimone.org/34598,News.html#
    Voting 0
  9. «Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili deve essere sostituita progressivamente e senza indugio…». Basterebbero queste parole della Laudato si’ per comprendere come mai la Chiesa, in vista del referendum del 17 aprile, si trovi schierata sulle posizioni dei comitati «No triv». La difesa di 'nostra matre Terra' è tutt’uno con la condanna dell’economia che 'uccide' della Evangelii gaudium. Non è la prima volta che dal magistero sociale della Chiesa discendono delle scelte politiche, ma il messaggio ambientale di Bergoglio – che si innesta sulla tradizione francescana così come è debitore di Paolo VI – travalica la battaglia referendaria. Anzi, è proprio la sua gittata a renderlo indigesto agli ambienti politici ed economici che hanno legato allo sfruttamento degli idrocarburi la strategia energetica nazionale.

    La complessità del tema consiglia però di non leggere le posizioni della Chiesa su questo argomento come una pedissequa applicazione della Laudato si’ all’appuntamento referendario: si rischierebbe di vedere il dito e non la luna, che i salotti economico-finanziari, invece, vedono benissimo. Non siamo cioè di fronte a un manifesto politico, bensì ad un magistero in evoluzione, come dimostra l’assonanza tra il messaggio di Francesco e le esperienze maturate in diverse diocesi del Centro-Sud
    http://www.avvenire.it/Commenti/Pagin...ource=twitter.com&utm_campaign=buffer
    Voting 0
  10. 8 punti per me focali:
    1) Basta con una visione pessimistica della realtà e della sessualità.
    2) Usare un linguaggio comprensibile e che favorisca il dialogo con i nostri contemporanei.
    3) Non limitarsi al linguaggio normativo ma usare quello positivo e aperto del Concilio #Synod15.
    4) Imparare a leggere i segni dei tempi, cioè della grazia nel mondo contemporaneo.
    5) Valutare il proprio approccio pastorale alla luce dello stile di #PapaFrancesco.
    6) Non parlare più della famiglia in termini astratti o idealizzati.
    7) La natura dell'Instrumentum Laboris è di essere un documento "martire" fatto per essere rivisto.
    8) Occorre discernere attentamente il bene e il male anche nelle posizioni più lontane dalle nostre.
    Ad esempio (cfr Gallicus C): Le teorie del gender: 1) sono state sviluppate cercando di analizzare fenomeni umani e sociali che possono arricchire la nostra comprensione del mondo 2) ma allorché diventano un assoluto tendono a produrre un sistema di pensiero unico che tenta di imporre una visione che nega la relazione tra identità sessuale ed essere sessuato.
    https://www.facebook.com/notes/antoni...-minori-del-synod15/10156143714790788
    Voting 0

Top of the page

First / Previous / Next / Last / Page 1 of 9 Online Bookmarks of M. Fioretti: Tags: chiesa cattolica

About - Propulsed by SemanticScuttle