mfioretti: bufale*

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  1. Il problema “vero” non sono le bufale o la post verità, ma le persone, i cittadini, il loro essere facilmente condizionabili…la loro eterodirezione e “predisposizione” – socialmente e culturalmente “costruita” attraverso l’educazione e i processi di socializzazione – al conformismo e/o alla “sudditanza per abitudine culturale”, come avrebbe detto Étienne de La Boétie.

    Il problema è e continua ad essere lo stesso: si discute tanto, con sempre maggiore frequenza e insistenza e si pongono tutte le questioni, inerenti la rivoluzione digitale e la società della condivisione (1996), l’informazione e la condivisione/distribuzione delle informazioni e delle conoscenze, in termini di gestione dell’emergenza attraverso “strumenti” e “applicazioni” più o meno sofisticati e complessi (algoritmi, piattaforme etc.) – oltre che di leggi e codici deontologici, linee guida, manifesti – che devono orientare, guidare, indirizzare il lettore, l’ascoltatore, il telespettatore, l’internauta, il cittadino ma anche il giornalista e/o il comunicatore. Con un approccio che è a metà tra il determinismo tecnologico e il positivismo giuridico. Ebbene, al contrario di quanto discusso, attuato e praticato (tutte condizioni necessarie ma non sufficienti), bisognerebbe ripartire proprio da quei fattori considerati, al di là dei proclami e degli slogan, meno importanti e decisivi: dall’educazione e formazione critica della Persona anche nel suo ruolo di lettore, ascoltatore, telespettatore, navigatore, ma soprattutto di “cittadino” che non è soltanto “consumatore” (logica e strategia di lungo periodo).
    https://www.agendadigitale.eu/cultura...e-lo-stato-di-salute-delle-democrazie
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  2. la diffusione capillare dell'analfabetismo funzionale è altrettanto pericolosa, perché relega chi ne è affetto in un'area che sta al di sotto del livello minimo di comprensione orale e scritta, con enormi disagi nella vita quotidiana. L'analfabeta funzionale (condizione che per altro tutti possono sfiorare) non sa seguire istruzioni elementari, non sa scrivere una mail, non riesce a trovare le parole per esprimersi coi propri simili, non riesce a decifrare il bugiardino di un medicinale, non riesce a intendere una notifica, un avviso, un suggerimento. Ora, ricercare le cause di questo progressivo e inesorabile impoverimento culturale e sociale non è semplice, tuttavia i recenti dati ISTAT (gennaio 2017) potrebbero dare una valida indicazione: il 18,5% degli italiani, cioè quasi uno su cinque, lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un quotidiano e ha vissuto utilizzando la televisione come unico strumento informativo di riferimento.
    http://www.treccani.it/lingua_italian...ato/bufale.html#.WT7EuWq0RYM.facebook
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  3. Un fatto falso che pronuncia una verità vera. È uno dei grimaldelli più usati, da secoli, per scassinare le coscienze.

    Se lo mettete in mano al Pentagono ne escono cose molto raffinate. Se lasciate fare a degli amateur vi ritrovate con la notizia che Obama è nato in Kenya: fatto falso che però, indubbiamente, dà un design molto funzionale alla sensazione, per molti nettissima, che quell’uomo, nero, liberal, pacifista e mite fosse la negazione di tutti i principi e valori degli Stati Uniti e pertanto non avesse diritto a diventare Presidente. Chi usa la parola post-verità tende a sottolineare come nel mondo del web simili operazioni abbiano assunto una velocità, una forza e un coefficiente di penetrazione senza precedenti e che questo segnali appunto il passaggio a una nuova epoca. Anche qui, la cecità è spettacolare: chiunque capirebbe che una bufala al telegiornale quando il web non c’era e quando c’era un solo telegiornale era immensamente più efficace e veloce di una bufala lanciata oggi in rete: oltre tutto era molto più macchinoso smentirla o contrastarla.

    Eppure non lo si vuole capire, e allora arriviamo alla domanda più importante: se la post-verità è una bufala, qual è la cosa vera a cui sta dando voce, sta offrendo un design, sta consegnando un packaging efficace?

    Paradossalmente, il nuovo statuto della verità rende piuttosto inessenziale quella skill particolare che era conoscere la verità: ignorarla almeno in parte sembra produrre risultati migliori.
    https://thecatcher.it/post-verita-baricco-4445471b2c65
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  4. Come mai, proprio mentre Matteo Renzi lancia "il kit anti-bufale", i sostenitori del Sì si mettono sullo stesso piano di quelle pagine che diffondono false dichiarazioni di Agnese Renzi sul voto al referendum o sulle tanto combattute bufale? Tutto questo avviene proprio pochi giorni dopo la meravigliosa inchiesta della Stampa sulla "Struttura di Propaganda" web del Movimento Cinque Stelle, poi risultata una clamorosa bufala quando l'account incriminato come centro della struttura di propaganda è risultato essere utilizzato dalla moglie di Renato Brunetta, senza alcuna relazione con Grillo, Casaleggio e i suoi. E proprio ieri Buzzfeed ha pubblicato un'analisi del web grillino e della diffusione di bufale in Italia.

    Tutto ciò esiste, al di là delle cantonate giornalistiche, ma come la storia delle pagine Facebook "gentiste" a favore del Sì dimostra, si tratta di un fenomeno tutt'altro che limitato al Movimento Cinque Stelle. L'utilizzo del web in modo spregiudicato, falsificatorio e con una demagogia che spesso sconfina nel complottismo, nel razzismo e nell'antisemitismo taglia trasversalmente le maggiori forze politiche, e, anzi, oggi vede proprio nella campagna referendaria del Pd un nuovo salto di qualità.

    E proprio quando, dopo la Brexit e la vittoria di Trump, tutti gli osservatori, i commentatori e gran parte della politica ci mettono in guardia dai pericoli di un certo modo di fare comunicazione politica, della "post-verità" che ci allontanerebbe dal prendere decisioni ponderate e consapevoli, scopriamo che la pratica di parlare alla pancia e con la pancia appartiene a tutti. Perché evidentemente chi si occupa di politica pensa che la gente sia fondamentalmente scema, che non serva coinvolgerla ma convincerla, con qualsiasi mezzo.
    http://www.huffingtonpost.it/claudia-...urce=twitter.com&utm_campaign=buffer#
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  5. Cosa possiamo imparare da questa vicenda? Innanzitutto, che nessuna fonte può essere considerata abbastanza autorevole da non aver bisogno di essere verificata. Notizie vere e notizie false si possono diffondere con la stessa dinamica e rapidità. La differenza la deve fare il lavoro di verifica (e quando è necessario di correzione e rettifica). Alcuni media non considerano le agenzie fonti e quindi i loro lanci soprattutto durante le breaking news sono comunque sottoposti a verifica. In questo caso, come detto, è mancata la verifica. Se si fosse controllato il sito dello USGS si sarebbe notato che quel dato 7.1 riferito a Italia non c'era.
    http://www.valigiablu.it/notizia-falsa-terremoto
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  6. Particolarmente infelice la scelta di parole di Fabio Cavalera, corrispondente a Londra del Corriere della Sera, che scrive: “C’è poco da ridere e da scherzare. A essere buoni siamo di fronte a una manifestazione di stupidità e ignoranza. A essere cattivi, invece, c’è da pensare di molto peggio. Fatto sta che in alcune scuole del Regno Unito, all’atto dell’iscrizione, occorre passare dalle forche caudine della classificazione etnica”. Ma i fatti documentano che la “stupidità e ignoranza” stanno probabilmente altrove.
    http://attivissimo.blogspot.it/2016/1...lastico.html?m=1#.V_4_0arr0Vo.twitter
    Tags: , by M. Fioretti (2016-10-13)
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  7. L’apertura del Times:

    Germany has set up a website for migrants giving explicit advice on how to have sex and behave in relationships as part of a drive to educate its 1.1 million new arrivals in the cultural norms of their adopted country.

    Quella del Giornale:

    Il governo tedesco ha inaugurato una pagina web esplicitamente illustrata dedicata esclusivamente a promuovere il sesso interrazziale tra “rifugiati” non bianchi e persone europee.

    Questa è la pagina di apertura di zanzu.de, il sito realizzato dal governo tedesco:
    http://www.butac.it/due-modi-scrivere-la-stessa-notizia
    Tags: , , by M. Fioretti (2016-03-09)
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  8. Purtroppo devo scappare, ma volevo condividere i messaggi che in questi minuti stanno arrivando dal profili Twitter (nota app per incontri gay) dal cattolicissimo Family Day, manifestazione (giù fallimentare, basta vedere la foto di copertina) dedicata alla lotta contro i diritti degli omosessuali (e non) a stare insieme in matrimonio e all’adozione dei flgli.

    Pubblico qui sotto soltanto il primo di tanti messaggi che, sono sicuro, appariranno nel corso delle prossme ore su Twitter. Qui sotto trovate le prove dei malandrini.

    AGGIORNAMENTO: pare che tutti gli screen pubblicati sul web fossero in realtà una bufala o meglio, una chat reale organizzata ad hoc per poi farla finire sul web. E nel frattempo, come potete vedere nell’immagine qui sotto, Grindr ha smesso di funzionare: da diversi minuti il social porta la scritta GRINDR OUTAGE, che sia colpa del Family Day?
    http://ziomuro.com/2016/01/30/tutti-i...critti-dai-partecipanti-al-family-day
    Tags: , , by M. Fioretti (2016-02-01)
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  9. A clear pattern emerged in the types of people who were more likely to find profundity in the meaningless. People who were more religious, more likely to believe in the paranormal, and more accepting of alternative medicine were more receptive to the bullshit. People who were less analytic and intelligent were also more likely to find the bullshit statements to be profound than their more reflective and intelligent counterparts. Our research also suggests that people who are generally biased toward finding things profound are more receptive to bullshit.

    Empirical research supports the idea that using the internet shapes the way we think. Betsy Sparrow, an assistant professor of psychology at Columbia University, and co-authors have found that people use the internet as an external memory storage system, making them less likely to remember the information they look up. And researchers at Yale University recently demonstrated that searching online for information leads us to over-estimate how much we actually know and understand. Our tendency to offload cognitive functions to our computers forecasts a future in which we think less about what we encounter online, which could have consequences for our receptivity to bullshit.

    Decades of psychological research clearly shows that people tend to be cognitive misers, only thinking hard about things when they must. Thus, we are all likely to fall prey to bullshit at some point.

    Based on the preliminary research we have conducted so far, two general remedies for being overly receptive to bullshit are to receive more education—especially about what constitutes a good argument and evidence—and to more frequently engage in reflective critical thinking.
    http://qz.com/572269/most-of-the-info...pread-online-is-quantifiably-bullshit
    Tags: , , , by M. Fioretti (2015-12-14)
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  10. ‘Ci invadono’, ‘ci rubano il lavoro’, ‘portano malattie’. Luoghi comuni e disinformazione che inquinano il dibattito pubblico. È necessario partire da dati corretti per ragionare, raccontare, capire la complessità del fenomeno migratorio.
    http://www.valigiablu.it/migranti-vad...menti-cattivisti-smontati-uno-per-uno
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