mfioretti: ateismo*

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  1. Il crollo della frequentazione dei luoghi di culto ha colpito ogni fascia d'età. Quella in cui si "perde" la fede per eccellenza resta tra i 20 e i 24 anni. La curva, poi, tende a risalire lentamente. Ma il confronto con il 2006 ci dice che la fascia d'età più disillusa è quella tra i 55 e i 59 anni che nell'ultimo decennio ha perso il 30 per cento dei frequentatori di luoghi di culto. Fascia che potrebbe essere estesa ai 60-64enni, dove il calo è stato del 25 per cento. Dice ancora Gerelli: "Questo fenomeno può essere dettato o da fatto che in quella fascia d'età molti si costruiscono una seconda vita alternativa e i i nuovi impegni allontanano dalla pratica religiosa. O può essere un portato della crisi: persone uscite dal ciclo produttivo impegnate a rientrarci".
    http://www.repubblica.it/cronaca/2017.../news/fuga_dalla_messa-163545368/?rss
    Tags: , , by M. Fioretti (2017-04-21)
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  2. Gli atei moderni fanno una fatica enorme per smentire Dio, impiegano le loro giornate sui blog a pubblicare articoli contro Dio, ore e ore, tempo su tempo per scrivere libri su libri, per promuovere l'ateismo nelle università, notti intere a spulciare gli archivi per cercare di estrapolare le contraddizioni della Chiesa e dei Papi, lunghi weekend sottratti alla famiglia per partecipare ai seminari e convegni della UAAR ad imparare filastrocche contro Dio e il cristianesimo e ad ascoltare, per ore, frasi frustranti, dettate dal capriccio e senza attendibilità, del tipo: "Non abbiamo nessuna verità e nessuna verità c'è, non possediamo nessuna certezza, non vogliamo che Dio esista, siamo scheletri che camminano, siamo polvere senza senso e polvere torneremo, siamo condannati a morte dal giorno della nascita, tutto l'amore per il destino e la felicità dei nostri figli è originato da fredde reazioni chimiche organiche, la passione per il destino di nostra moglie è puro istinto sessuale e animale per il mantenimento della specie, siamo parentesi tra il "non c'ero" e il "non ci sarò", siamo solo scimmie nude, tutta l'esigenza di bene, di senso e di felicità che abbiamo nel nostro profondo è solo immaginazione, è frutto di preadattamenti all'ambiente, altro non siamo che recipienti di razionalità senza scopo, siamo ammasso di cellule ribelli ecc...".
    Poi però scrivono sugli autobus e sui cartelloni pubblicitari: "Dio non c'è, goditi la vita". Goditi la vita????

    Cito alcune frasi di Vittorio Sgarbi: "Voi non siete atei, siete religiosi! I veri atei non sono quelli "contro" Dio, sono i "senza" Dio. Gli atei veri se ne fregano di Dio, se ne sbattono le pa..le di Dio, non tentano di negarlo".
    Queste frasi sono state pronunciate durante Domenica Cinque (programma di Canale 5) dopo che Isabella Cazzoli, membro della UAAR, (Unione Atei Agnostici Italiani) ha ripetuto la filastrocca imparata ai seminari sopracitati.

    non ho rancore per nessuno, tanto meno per chi si professa ateo e vive la sua vita coerentemente con la sua scelta.
    Anzi, stimo di più queste persone che i finti credenti, credenti opportunisti o "cattolici adulti".
    Non nego, però, di provare un certo fastidio per chi invece si proclama "orgogliosamente ateo" e vive la sua vita da religioso fanatico.
    Vittorio Sgarbi (scrittore e critico d'arte) la interrompe intervenendo a suo modo (anche contestabile se volete: "sei una capra ignorante") e ridicolizzandola, affermando però una verità sempre più evidente: l'irrazionalità atea.

    L'ateismo moderno è irrazionale proprio perchè è contro Dio, e non indifferente ad esso.
    Questo essere contro dimostra palesemente che Egli c'è.
    Nessuno, infatti, è contro o cerca di dimostrare l'inesistenza di Babbo Natale, di Cappucetto rosso, dei fantasmi o delle fate turchine immaginarie.

    Ecco il video di cui parlo (ringrazio mia sorella per la segnalazione), in cui Sgarbi insegna alla UAAR cosa vuol dire essere atei: (clicca qui).
    http://dallaragioneallafede.blogspot....009/11/lirrazionalita-degli-atei.html
    Tags: , , , by M. Fioretti (2015-11-09)
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  3. oseph Ratzinger disse al matematico Odifreddi: “Nella Sua religione della matematica, tre temi fondamentali dell'esistenza umana restano non considerati: la libertà, l’amore e il male”. Ecco davvero un surplus di significato, davanti al quale ogni numero è incapace di lettura.
    http://www.zenit.org/it/articles/puo-...+zenit%2Fitalian+%28ZENIT+Italiano%29
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  4. possiamo domandarci: c’è davvero un nesso necessario tra il monoteismo e la violenza? Una strana domanda se si vuole, proprio perché l’Occidente ha considerato per secoli il “monoteismo” quale forma di religione culturalmente più evoluta, essendo quel modo di pensare il divino il più congruente con gli stessi principi della ragione. Infatti l’unicità di Dio è accessibile alla filosofia – da Socrate, a Platone, ad Aristotele sino al Deismo moderno – ed è stata identificata con il principio della ragione naturale che precede le tradizioni storiche delle religioni.

    E succede che la cultura contemporanea reagisce alle grandi ideologie del secolo XX, le quali hanno preteso essere scientifiche e dirette verso un progresso indefinito. In realtà si è verificato un predominio della ricerca della verità che ha giustificato concezioni filosofiche e politiche, le quali poi hanno portato l’umanità all’abisso delle due grandi guerre mondiali. In opposizione a ciò, oggi si tende a privilegiare la pluralità delle visioni sul bene e sul giusto, senza ricerche di verità. Tutto ciò ha come conseguenza quella di generare la tensione tra il riconoscimento del pluralismo e un principio relativista della cultura.

    Conoscere e rispettare allora le differenze culturali “rappresenta un vantaggio per la valorizzazione delle singolarità e per un’apertura ad uno stile di accoglienza della convivenza umana”. Però in ciò si insinua un grave problema: il freddo e mero rispetto delle differenze senza una ricerca della verità genera l’impossibilità del dialogo. Ciò favorisce la conseguenza che le persone e i gruppi “siano indotti alla sfiducia – se non addirittura all’indifferenza, che domina infine l’impegno a ricercare ciò che è comune alla dignità umana” (n. 4).

    Ciò significa che il relativismo e il cosiddetto “politeismo dei valori” non possano essere a fondamento della democrazia e del rispetto della dignità umana, poiché infatti genererebbero incomunicabilità, sfiducia, indifferenza alla verità e disprezzo rispetto a quanto unisce gli uomini: la stessa dignità della persona. Il relativismo è frutto della perdita di fiducia nella ragione umana e genera il sospetto in relazione ad altre persone, così come una perdita di motivazioni. Una società relativista è una società apatica, poiché tutte le scelte umane sono, in fondo, indifferenti. Ciò fa sì che le relazioni umane siano abbandonate “ad una gestione anonima e burocratica della convivenza civile”
    http://www.zenit.org/it/articles/rela...+zenit%2Fitalian+%28ZENIT+Italiano%29
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