mfioretti: analfabetismo funzionale*

Bookmarks on this page are managed by an admin user.

121 bookmark(s) - Sort by: Date ↓ / Title / Voting / - Bookmarks from other users for this tag

  1. Meno della metà della popolazione nel nostro Paese legge romanzi, saggi o altro. E per di più la lettura di libri nel tempo libero è in forte calo. Abbiamo perso 3 milioni e 300 mila lettori dal 2010 a oggi. Tra questi vi sono senz’altro molti maestri e professori. In più di dieci anni d’insegnamento ho visto ben pochi docenti arrivare a scuola con un libro che non fosse quello di testo. Penso a un collega che ho visto scrivere “arancie”: il maestro in questione, animatore digitale con tanto di laurea, non è mai venuto a scuola con un libro o un quotidiano da prendere in mano durante l’ora buca. Immagino già le critiche a questa mia osservazione: i maestri leggono a casa loro! Speriamo….
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018...nanti-italiani-sono-ignoranti/4219329
    Voting 0
  2. Sarà, ma intanto - quarto dato - la scuola ha smesso di essere un ascensore sociale, come per altro ha raccontato il vicedirettore del Corriere della Sera Federico Fubini nel suo ultimo libro “La maestra e la camorrista” (Mondadori Strade Blu, 2018). Fa specie e orrore vedere che per diamo tra le famiglie con più laureati, se i genitori lo sono. E uno di quelli con meno studenti universitari, se i genitori non lo sono stati. Ergo: quei pochi ragazzi che laureiamo qua in Italia rappresentano nella stragrande maggioranza dei casi uno strato sociale che già era ricco o benestante. E poi venite a parlarci di bomba sociale, per colpa di quattro sfigati fascisti.

    Un piccolo suggerimento: i venti miliardi all’anno che volete buttare per abolire la Legge Fornero o per il reddito di cittadinanza, buttateli nella scuola, una volta in Parlamento. Fatelo per innovare corsi e materiali didattici, per far crescere la formazione lungo l’arco della vita, per adattare programmi e metodologie al presente, per fare del sistema scolastico italiano un’eccellenza mondiale per la preparazione degli studenti. Poi vedete se le cose non cambiano davvero.
    http://www.linkiesta.it/it/article/20...-e-il-primo-problema-dellitalia/37240
    Voting 0
  3. Il problema “vero” non sono le bufale o la post verità, ma le persone, i cittadini, il loro essere facilmente condizionabili…la loro eterodirezione e “predisposizione” – socialmente e culturalmente “costruita” attraverso l’educazione e i processi di socializzazione – al conformismo e/o alla “sudditanza per abitudine culturale”, come avrebbe detto Étienne de La Boétie.

    Il problema è e continua ad essere lo stesso: si discute tanto, con sempre maggiore frequenza e insistenza e si pongono tutte le questioni, inerenti la rivoluzione digitale e la società della condivisione (1996), l’informazione e la condivisione/distribuzione delle informazioni e delle conoscenze, in termini di gestione dell’emergenza attraverso “strumenti” e “applicazioni” più o meno sofisticati e complessi (algoritmi, piattaforme etc.) – oltre che di leggi e codici deontologici, linee guida, manifesti – che devono orientare, guidare, indirizzare il lettore, l’ascoltatore, il telespettatore, l’internauta, il cittadino ma anche il giornalista e/o il comunicatore. Con un approccio che è a metà tra il determinismo tecnologico e il positivismo giuridico. Ebbene, al contrario di quanto discusso, attuato e praticato (tutte condizioni necessarie ma non sufficienti), bisognerebbe ripartire proprio da quei fattori considerati, al di là dei proclami e degli slogan, meno importanti e decisivi: dall’educazione e formazione critica della Persona anche nel suo ruolo di lettore, ascoltatore, telespettatore, navigatore, ma soprattutto di “cittadino” che non è soltanto “consumatore” (logica e strategia di lungo periodo).
    https://www.agendadigitale.eu/cultura...e-lo-stato-di-salute-delle-democrazie
    Voting 0
  4. Lo scopo della domanda è “Dare significato a una divisione con resto”. Il processo prevalente è “ Risolvere problemi utilizzando strategie in ambiti diversi — numerico, geometrico, algebrico”. Il traguardo di riferimento è “Riesce a risolvere facili problemi in tutti gli ambiti di contenuto, mantenendo il controllo sia sul processo risolutivo, sia sui risultati. Descrive il procedimento seguito e riconosce strategie di soluzione diverse dalla propria”. La dimensione è “Risolvere problemi”.

    Sembra, tutto sommato, una domanda piuttosto semplice: un problema “reale” facilmente comprensibile da un bambino di 10 anni.

    Veniamo ai risultati del campione:

    Da questa tabella si possono intuire (spero) il valore e l’utilità dello strumento.

    Scopriamo infatti non solo che soltanto un alunno su tre ha saputo interpretare correttamente il problema, ma anche che il 40% dei bambini dimostra di conoscere l’algoritmo della divisione (risposta C) ma di non saperlo applicare correttamente al problema proposto.

    Cosa ci dice, questo piccolo item?

    Potrebbe suggerirci qualcosa sui metodi di insegnamento della matematica nella scuola primaria?

    Possiamo forse ipotizzare che quel 40% di alunni che hanno diligentemente eseguito la divisione per 10 potrebbe avere semplicemente cercato nel testo le “parole chiave” che, secondo qualche metodologia in uso, “guidano” la risoluzione di problemi e applicato in modo “automatico” l’algoritmo della divisione, senza comprendere realmente il problema?

    Può farci riflettere sulla necessità di insistere sugli aspetti linguistici dei problemi matematici e rimandare quindi alla questione della comprensione del testo, come priorità rispetto agli algoritmi di calcolo?
    https://medium.com/nuovi-media-nuovamente/i-camion-dellinvalsi-cb6ffbda9c2d
    Voting 0
  5. I started taking Latin by accident, thanks to a scheduling error in my first year, but it is the best mistake I have ever made. I now see that in today’s digital world, the language is more necessary than ever to teach us critical thinking and powerful expression.

    For centuries, Latin was at the core of western education precisely because it trains you to assess information critically, articulate ideas and convey them eloquently. As an inflected language, reading Latin involves inspecting the ending of each word to determine its syntactic function. Being able to break down and rebuild sentences — that is, being able clearly to comprehend or construct a thought — is a skill that translates well into English.

    Latin’s greatest use may lie where English fails in an age when thoughts become jumbled into 140 or 280 characters. Ideally, we would learn to think and write like the Roman authors. Julius Caesar was renowned for his clarity in writing, perhaps born out of his experience as a military general. Cicero brought down the Catiline conspiracy against the government through four extensive speeches using stirring rhetoric. Read these masters and you will discover a rich legacy of literature that makes most Twitter feeds look like cave paintings.

    It is ironic that the digital age should suffer from its own success. Language is powerful, but it has been subsumed into a revolution of liking and disliking, binary options rather than articulate responses.

    In a society in which we are increasingly unwilling to listen to each other, the classics may offer the greatest hope of recovering not merely a shared civility, but the ability to use our own language.
    https://www.ft.com/content/73f75fb4-da8f-11e7-a039-c64b1c09b482
    Voting 0
  6. I medici dovrebbe piantarla di fare esperimenti per cercare di capire se i trattamenti omeopatici siano efficaci o no: per definizione l’omeopatia sfugge al controllo sperimentale. E’ una questione di fede. Il ricorso diffuso all’omeopatia, malgrado non abbia basi scientifiche, è un fenomeno socioculturale che possono studiare e spiegare scientificamente psicologi, psichiatri, neuroscienziati, sociologi, epistemologi e storici della medicina. Non i metodologi clinici.



    Come conseguenza del fatto che non se li fila nessuno, gli scienziati se ne stanno tra di loro e solo qualcuno più socievole, narcisista o un po’ esaltato si agita per andare sui giornali o magari finisce a fare il giullare in qualche trasmissione televisiva. Fatto salvo Piero Angela, non conosco nessuno che in Italia tratti appropriatamente la scienza in televisione. Mentre i ricercatori che si fanno intervistare, di regola accettano intimiditi o ansiosi di farsi conoscere in contesti volti a banalizzare o spettacolarizzare gli argomenti. Gli scienziati che hanno un senso di dignità, diventano invece facilmente insofferenti verso i giornalisti che non li ascoltano, li manipolano, li trattano altezzosamente, gli fanno la morale, etc.



    Si dice anche che gli scienziati non facciano abbastanza divulgazione. Torniamo a un aspetto già visto: ma se non li fanno scrivere sui giornali o se magari fanno scrivere sui giornali non l’esperto in questione, ma uno un po’ famoso al quale fanno parlare di tutto. Cosa che non accade nei media anglosassoni. Inoltre, in Italia si legge pochissimo, molti meno saggi e una manciata di libri scientifici. Gli editori non sono associazioni di beneficenza e fanno i libri che si aspettano i cittadini, cioè che poi comprano. Se questi non comprano saggi scientifici perché dovrebbero pubblicarli?



    Qualcuno dirà che gli scienziati nessuno li legge perché non si fanno capire. Calma un momento. Io diffido in genere quando gli scienziati si fanno capire troppo. Ma questo è un problema diverso. Certo che se uno scienziato ha studiato venti anni e scritto per riviste specializzate migliaia di pagine di calcoli e figure allo scopo di circoscrivere complicati concetti, ipotesi ed esperimenti per spiegare un fenomeno complesso, è difficile che possa essere esaustivo e brillante in 5-6 mila caratteri (spazi inclusi). A parte che ha anche disimparato di solito a scrivere in italiano. Ma il punto vero è che sono necessari adeguati livelli di alfabetizzazione funzionale per capire certe informazioni o seguire taluni ragionamenti. Se ben il 30 per cento dei cittadini italiani è funzionalmente analfabeta, contro il 12 per cento della Finlandia o della Repubblica ceca – e se un altro 50 per cento verosimilmente rimane al di sotto delle prestazioni cognitive richieste per capire le complicate dinamiche delle economie della conoscenza – forse questo avrà un ruolo nel fatto che le persone non riescono a capire certi argomenti. Al di là degli sforzi che possono fare gli scienziati. I guru che vanno per la maggiore, che non dicono niente quando scrivono, invece li capiscono tutti.
    https://www.ilfoglio.it/scienza/2017/...enziati-167158/#.WkJMwlOPQ5s.facebook
    Voting 0
  7. Dal movimento dei Forconi ai neofascisti delle periferie romane, dai complottisti agli anti gender fino ai giustizieri della notte de noartri, difensori improvvisati dell'ordine pubblico e paladini della legittima difesa, ma anche buongiornisti, gonzonauti e boccaloni di ogni tipo: la galassia della Gente — che altri chiamano la Ggente, con la doppia — è dispersa per tutta la penisola, da Nord a Sud, e pure al Centro, non fa distinzione geografiche, né campanilistiche. Il denominatore comune di questa ggente è la rabbia, il risentimento, il richiamo all'autorità — della polizia, delle armi, della legittima difesa — e il rigetto verso qualsiasi cosa c'entri con l'autorevolezza, la conoscenza e l'intellettualità.

    Attorno ai popoli sono nate le nazioni, che anche se nell'ultimo mezzo secolo stanno dimostrando di essere arrivate al capolinea della loro utilità storica, restano la più grande invenzione politica della modernità occidentale. Attorno alla gente stanno crollando le democrazie. I popoli erigevano monumenti ai propri eroi e ci si raccoglieva intorno al momento delle proprie rivendicazioni politiche, la gente, che non ha nemmeno più grandi rivendicazioni da fare, la strada la teme, la guarda di sottecchi dalle finestre dei piani alti di qualche caseggiato popolare, covando rabbia, rancore, risentimento. Con il popolo una volta si poteva immaginare di costruire delle comunità, con la gente, ora, non si costruisce nulla, ma al contrario, si distrugge.
    http://www.linkiesta.it/it/article/20...irselo-luomo-comune-e-una-merda/35933
    Voting 0
  8. The trouble with ignorance is that it feels so much like expertise. A leading researcher on the psychology of human wrongness sets us straight.
    https://psmag.com/social-justice/confident-idiots-92793
    Voting 0
  9. i lettori in Italia stanno sparendo, letteralmente, e a una velocità degna di una estinzione di massa ad opera di qualche sciagura catastrofica interstellare. La percentuale dei lettori in Italia, ovvero di quelle persone sopra i 6 anni di età che hanno aperto almeno un libro nel corso dell'anno si è attestata al 40,5%.

    40,5 per cento. Significa che in un tram su cui ci sono 20 persone, statisticamente solo in 8, durante i 365 giorni precedenti, hanno avuto per le mani un libro. È un numero imbarazzante, sul serio, su cui c'è bisogno di riflettere talmente tanto che sarebbe da dichiarare lo stato di emergenza, come dopo che esplodono i vulcani o le autobombe. Emergenza. Questo è il termine da usare, prima di sostituirlo, l'anno prossimo o quello dopo ancora, con il termine catastrofe.

    L'esatta dimensione della debacle culturale del nostro paese la potevamo già supporre dal crollo verticale della qualità del dibattito in ogni luogo, ad ogni livello, da Facebook al parlamento, dal bar alle aule di università.

    Sapete a quanto ammonta il numero dei lettori altrove? In Spagna siamo al 62 per cento. In Germania quasi 68. Negli Stati Uniti 73. In Canada 83. in Francia 84. E, ehm, in Norvegia il 90 per cento. E quasi dovunque, negli ultimi anni, queste percentuali sono cresciute.
    http://www.linkiesta.it/it/article/20...-italia-a-leggere-siamo-rimasti/35835
    Voting 0
  10. Da un’indagine Ocse-Piaac pubblicata nel 2016 risulta che in Italia il 28% delle persone tra i 16 e i 65 anni appartiene ai primi due livelli: sono i cosiddetti analfabeti funzionali, ovvero adulti che sanno leggere e scrivere, ma che non sono in grado di usare queste capacità nella vita quotidiana e che spesso non comprendono i linguaggi delle nuove tecnologie. Gli analfabeti funzionali, per esempio, potrebbero non essere in grado di risalire a un’informazione di base contenuta in un sito web, come il numero di telefono nella sezione “Contattaci”. Con il 28% di analfabeti funzionali, l’Italia si colloca al penultimo posto in Europa, insieme alla Spagna, e al quartultimo nel mondo, rispetto ai 33 paesi analizzati.
    https://www.agi.it/data-journalism/al...le_italia_onu-2135455/news/2017-09-09
    Tags: by M. Fioretti (2017-09-10)
    Voting 0

Top of the page

First / Previous / Next / Last / Page 1 of 13 Online Bookmarks of M. Fioretti: Tags: analfabetismo funzionale

About - Propulsed by SemanticScuttle