mfioretti: airbnb*

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  1. As many as 30 percent of the available apartments in neighborhoods like the Mission have been taken off the market and used for short-terms rentals through platforms like Airbnb, a city study shows.

    There’s also a close correlation between then number of Airbnb rentals and the number of evictions, the report shows.

    The study by the Board of Supervisors Budget Analyst confirms what nearly every tenant advocate in the city has been saying for months: The regulatory legislation by then-Sup. David Chiu, which passed last year with the support of Mayor Ed Lee, has been a complete failure.

    The report makes a key distinction between “casual” short-term rentals – places where existing residents occasionally rent out a room in their home to visitors – and “commercial” rentals – apartments or houses that have been converted almost entirely to hotel rooms.

    If an entire place is listed on Airbnb for more than 59 nights a year, the Budget Analyst defined it as a commercial operation. For private and shared rooms in a place where a resident lives, the threshold was 89 nights a year.

    It’s impossible to know exactly how many units are rented out through Airbnb, VRBO, Flipkey or other services, since those hosting platforms refuse to release that date.
    http://www.48hills.org/2015/05/14/air...ng-crisis-much-worse-city-study-shows
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  2. Chiamato a palliare le conseguenze di un sistema in crisi, il modello sembra invece favorire le stesse logiche speculative che hanno trasformato la città postindustriale, dietro le accattivanti suggestioni della Creative e della Smart City, in un generatore di rendite. La Sharing City di Airbnb non fa altro che spingere, dietro la retorica comunitaria, verso un’ulteriore deregolamentazione del mercato immobiliare in un momento storico dove la questione abitativa è tornata di drammatica attualità. Una proposta nella migliore tradizione neoliberista che, se da un lato consente effettivamente di ampliare il numero di attori all’interno del mercato turistico, dall’altro beneficia soprattutto i soliti noti: il settore immobiliare e il capitale finanziario internazionale. Ciò a discapito di chi non può o semplicemente non vuole entrare nella community ma è tenuto a confrontarsi con l’iniqua concorrenza del mercato turistico, rendendo così ancor più netta la geografia della diseguaglianza socio-economica della città. Insomma, l’idea di un modello win-win dove tutti hanno da guadagnarci, del “welfare gestito dall’iniziativa privata”, non convince anche perché ad esserne escluse sarebbero proprio le fasce più bisognose, quelle che una o più rendite da far fruttare non hanno. Se l’intenzione rimane quella di ridistribuire la ricchezza prodotta dal turismo e gestirne le esternalità, allora la fiscalizzazione e la pianificazione delle attività turistiche diventano il vero strumento in mano alla comunità. Bisogna pensarci bene, una volta accolto e legittimato il modello Airbnb, non si torna più indietro.
    http://www.lavoroculturale.org/airbnb-o-il-comunitarismo-neoliberista
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  3. A inizio giugno la Commissione europea ha pubblicato le linee guida del settore, mettendo in guardia i governi contro barriere e ostacoli. E in Italia l’Intergruppo parlamentare sull’innovazione prepara una proposta di legge per promuovere l’economia della condivisione, che, in pieno spirito collaborativo, è stata oggetto di una consultazione pubblica. Eppure questa rivoluzione dei consumi che molte città chiaramente incoraggiano inizia a preoccupare. Il potenziale economico della sharing economy non va naturalmente soffocato ma è altrettanto importante mitigare alcuni squilibri che, prevedibilmente, stanno emergendo.

    Proprio il caso di Airbnb sembra essere diventato emblematico del dibattito sul potenziale economico e i rischi legati alla sharing economy. Complice l’aumento della domanda turistica, e l’opportunità di un guadagno relativamente semplice, le offerte di strutture crescono esponenzialmente. Solo a Roma sono oltre 12mila gli alloggi pubblicizzati sulla piattaforma.

    Sulle questioni più urgenti – dai problemi legati alla sicurezza, a quelli legati alla tassazione, dal diritto del lavoro fino all’antitrust – sembra esserci consenso: servono nuove norme e e standard, quindi le amministrazioni un po’ in tutto il mondo si stanno muovendo velocemente. In Italia il dialogo tra Airbnb e i Comuni sembra essere proficuo.

    Le implicazioni di lungo periodo tuttavia potrebbero essere molto più complesse. La frammentazione e dinamicità del settore rendono il lavoro dei ricercatori difficile, ma i dati sembrano indicare che spesso i benefici economici e di rigenerazione urbana sono concentrati in quartieri specifici, mentre la potenziale distorsione sul mercato immobiliare potrebbe estendersi a tutta la città.

    Il problema si fa particolarmente spinoso quando i privati acquistano immobili proprio per offrirli per soggiorni più o meno brevi attraverso piattaforme come Airbnb e smettono di prendere in considerazione i normali contratti di locazione di lungo periodo. In alcuni casi parliamo di società che controllano decine se non centinaia di strutture. Questo fenomeno ha chiaramente il potenziale di distorcere interi segmenti del mercato immobiliare.

    Il resto della storia non è difficile da ipotizzare: il numero delle residenze disponibili diminuisce, il prezzo degli affitti sale, e le comunità locali devono lentamente spostarsi. I quartieri, spesso quelli centrali o storici, in pochi anni perdono identità e autenticità e diventano un pittoresco diversivo per visitatori di passaggio.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...storce-il-mercato-immobiliare/2957613
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  4. Succede speso che su Airbnb non si affittino interi appartamenti, ma camere all’interno di case abitate. Dimostrare, in tal caso, che la destinazione della casa è commerciale sarebbe impossibile, o quasi. E’ lo stesso principio attuato a New York, dove Airbnb potrà continuare ad esistere solo nel caso in cui proprietario ed inquilino condividano lo stesso tetto. Se nella Grande Mela la limitazione si esaurisce per i contratti superiori ai 30 giorni, a patto di sottoscrivere un normale contratto d’affitto, a Berlino il limite è invece fissato a due mesi.

    “Cercano un capro espiatorio per il problema del caro degli affitti” è il pensiero dell’amministratore delegato di Wimdu, Arne Bleckwenn. Probabile, certo è che dopo il recente divieto di Uber, la app che permette di mettersi in contatto direttamente con autisti privati evitando i taxi, Berlino mette un altro stop davanti ad una tipologia di offerta di servizi che, sfruttando il digitale, rende ogni privato cittadino un possibile-piccolo imprenditore.
    http://www.wired.it/attualita/2014/05...urce=facebook.com&utm_campaign=buffer
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  5. A soggiornare in un paese della costa sarda — che non sia la Costa Smeralda — sembra di tornare indietro agli anni 80–90 del secolo scorso. Tutto è fermo ad allora: prendi la casa del cugino del cognato, entri in un bar a prenderti un caffè al volo, vai in spiagge bellissime e piene di ambulanti che passano ogni quarto d’ora, e il giorno di Ferragosto il menù dei ristoranti è fisso — e se sei vegetariano, vegano, celiaco, allergico ai crostacei, devi discutere per farti fare un’insalata. Ci è successo anche questo, e non è stato piacevole.

    E non è un peccato, cara Sardegna?
    https://medium.com/italia/cara-sardegna-71ace0d8f490#.yv9i5uayb
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  6. Dopo un anno esatto di hosting – abbiamo smesso da poco, per fortuna – ho concluso che lo sharing come principio sarebbe corretto, equo, ammirevole e vantaggioso per la collettività, ma noi come razza umana non siamo in grado di farlo nostro. Basti vedere il recente caso di Mobike a Milano, un'app cinese che permetteva (finalmente) agli utenti di lasciare le biciclette in qualsiasi punto della città dopo l'utilizzo, e subito sono spuntate in sosta selvaggia, galleggianti nelle fontane o addirittura appese agli alberi.
    http://www.esquire.com/it/lifestyle/v...42/airbnb-cambiato-vita-razzismo-host
    Tags: , by M. Fioretti (2017-11-08)
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  7. Una importante riflessione andrebbe svolta su questo ultimo aspetto: il legame fra generazione e allocazione del valore generato. I modelli puri di sharing economy prevedono, non a caso, l’idea della contribuzione al valore, legando le remunerazione alla quota di valore aggiunto che ciascun partecipante al processo è in grado di apportare. Qui sta il grosso della sfida e delle aspettative cui questo fenomeno deve dare risposta: è o non è in grado di generare maggiori condizioni di uguaglianza, accesso e opportunità di cittadinanza rispetto ai modelli “business as usual”?

    Per rispondervi sto conducendo una ricerca ad hoc, su quanto la sharing economy consente la reinclusione nei processi economici di quote di cittadini esclusi dalla crisi economica e dai suoi effetti diretti ed indiretti.
    L’altro aspetto centrale, a mio avviso, è cogliere il portato dell’economia collaborativa come forma di evoluzione della sharing economy: non solo condividere asset per fargli riconquistare capacità produttiva, ma integrare gli obiettivi per cui quella condivisione ha luogo. Condividere i mezzi, certamente, ma in base ad una integrazione dei fini.

    Questa, secondo me, non è soltanto la sfida, quanto la missione sociale, economica e politica per cambiare il modello di sviluppo nella direzione dell’uguaglianza e del benessere.
    http://www.glistatigenerali.com/innovazione/de-sharing-economy-e-dintorni
    Tags: , , by M. Fioretti (2016-10-11)
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  8. There have been a few too many stories lately of AirBnB hosts caught spying on their guests with WiFi cameras, using DropCam cameras in particular. Here’s a quick script that will detect two popular brands of WiFi cameras during your stay and disconnect them in turn. It’s based on glasshole.sh. It should do away with the need to rummage around in other people’s stuff, racked with paranoia, looking for the things.

    Thanks to Adam Harvey for giving me the push, not to mention for naming it.

    For a plug-and-play solution in the form of a network appliance, see Cyborg Unplug.
    http://julianoliver.com/output/log_2015-12-18_14-39
    Tags: , , by M. Fioretti (2015-12-19)
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  9. I’ve found a similar experience when renting cars from RelayRides, GetAround, or Zipcar. In general, the interiors of the vehicles are dirtier than a traditional rental cars. The reasons for this are obvious. Rental car companies prep the cars for each renter, the same way hotels clean / prep the rooms for each guest. But with the economics of car sharing by the hour, it doesn’t make sense to professionally clean a car every time someone wants to pay $10 to take it to IKEA.

    As more of these companies come into existence, it’ll be interesting to see if a set of standards is developed so renters / guests can come to expect a certain amount of cleanliness when reserving a car/apartment/etc…. That will most likely increase consumer confidence in these services and take them closer to mainstream use.
    http://techcrunch.com/2012/04/01/dirt...unsolved-problems-of-sharing-services
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  10. as the sharing economy reaches a critical mass, some observers are starting to see a potential shadow side emerging. The informal, good-vibes nature of the participatory economy can run afoul of regulations designed to ensure safety and fairness, both for those who provide goods and services and those who use them. In New York City, an Airbnb host was fined $2,400 for violating city hotel laws, and ride-hailing apps Uber and Hailo have faced injunctions by cab drivers for unfair competition in several cities, raising the question of just who benefits from sharing—and who doesn't.

    "I admit, the sharing economy is mind-blowing and its potential to transform commerce is amazing," writes attorney Janelle Orsi, the director of the Sustainable Economies Law Center in Berkeley, California, and a foremost expert on the emerging law of the sharing economy, in her book "At the same, the lawyer in me hears all this and thinks: Oh, boy. . . . ” Here are just a few of the issues raised by the sharing economy:
    http://www.fastcompany.com/3013272/do...he-sharing-economy-have-a-shadow-side
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