mfioretti: 68*

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  1. Ad interrogarli per bene, i grafici dicono molte cose interessanti: ad esempio la figura qui sotto, tratta dall’indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane nel 2010, mostra come il reddito medio di coloro che hanno tra i 55 e i 64 anni è cresciuto sensibilmente di più rispetto a quello delle altre generazioni, e in particolare delle generazioni più giovani.

    Le generalizzazioni sono tipicamente imprecise ma talora aiutano a individuare tendenze importanti: la generazione che occupava le università (e le scuole) per ottenere il “18 politico” (e il “6 politico”) sembra cavarsela piuttosto bene ai giorni nostri dal punto di vista del reddito, anzi sempre meglio. Per chi non lo sapesse, nel 1968 gli studenti e attivisti politici che protestavano contro l’autoritarismo e il classismo dell’università italiana per qualche mese ottennero in alcune facoltà gli esami collettivi (uno studente rispondeva alle domande del professore ottenendo un voto valido per tutto il gruppo) e il 18 politico, cioè la garanzia di un voto sufficiente per motivi politici. Non esattamente il massimo della meritocrazia, diciamocelo (detto con la voce di un noto leader del PD).
    http://www.linkiesta.it/it/article/20...to-di-rottamare-i-sessantottini/15925
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  2. Sì perché l'arma culturale attraverso cui i sessantenni hanno bellamente fottuto -in parole acconce escluso dalle famose leve della ricchezza e del potere- le generazioni successive è il giovanilismo. La faccenda ha un che di grandiosità nel paradosso: i vecchi che tengono a freno i giovani con l'arma della giovinezza.
    Paradisi lo spiega benissimo nella parte pamphlettistica del suo libro. Nella cultura, in quello che una volta si sarebbe chiamato l'immaginario, i giovani sono sempre loro. Quella che ha avuto vent'anni negli anni 60/70 è ancora la generazione che, a suo dire, ha rotto i limiti del vecchio mondo. Che ha prodotto e ascoltato la musica migliore del Novecento, che ha liberto il sesso, che ha lottato contro le ingiustizie, che ha decostruito tutte le mistificazioni (da quelle religiose a quelle politiche) su cui si erano rette le epoche precedenti.
    E che non guarda alle generazioni successive con il cipiglio dell'anziano, ma con la condiscendenza del fratellone. Sono condizioni che rendono difficile, se non impossibile, qualsiasi rivolta dichiarata dei giovani di adesso nei confronti dei giovani di allora.
    Ma intanto i fatti parlano da soli, e Paradisi nel suo libro ne fa una ricostruzione puntuale, e abbastanza agghiacciante, coi numeri in mano.
    http://www.linkiesta.it/it/article/20...-fuori-le-generazioni-successiv/31766
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  3. Non è stato una cosa diffusa, e soprattutto non era affatto la posizione ufficiale della sinistra italiana. La posizione vera della Sinistra italiana è piuttosto quella di don Milani, che ricordava ai figli degli operai e dei contadini che loro dovevano studiare il doppio rispetto ai figli di papà.
    Riporto anch’io un mio ricordo personale: ho vent’anni meno del senatore Monti, e quando avevo 14-15 anni, all’inizio degli anni ’70, quindi ancora molto vicini al 1968, del sei politico già si parlava al passato. Ovviamente io non facevo l’università, ma avevo professori giovani, c’erano amici e fratelli maggiori che andavano all’università, e del sei politico e degli esami autogestiti non se ne parlava proprio più. Ripeto: era il 1972, quattro anni dopo il ’68.
    In seguito, ho letto e ascoltato interventi dei testimoni diretti di quel periodo. Tutti concordano su una cosa: che il sei politico e gli esami autogestiti furono limitati ad alcune scuole e ad alcune facoltà ben precise. Nel dettaglio: nessuna laurea a carattere scientifico o tecnico. Al sei politico fu interessata la facoltà di sociologia di Trento, dove insegnava Monti, e altri corsi universitari di Lettere, Filosofia. E non in tutte le Università. La cosa si spiega facilmente: dato che era impossibile tenere il segreto, nessuna impresa avrebbe mai e poi mai assunto un ingegnere o un medico che si fosse laureato in quel modo.
    http://deladelmur.blogspot.it/2012/11/il-sei-politico.html
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  4. I think that the Sixties generation of radicals had to rebel so hard against their parents that, when they became the new establishment in left wing groups, they had an Oedipal fear that later generations would do the same to them. So they didn't make a priority of raising young leaders.
    http://www.occupy.com/article/intervi...-activist-and-author-nathan-schneider
    Tags: , , , , , by M. Fioretti (2016-05-03)
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  5. sulla direzione intrapresa verso il merito il premier ha ragione, come l’avevano i governi che lo hanno preceduto e che solo con grande fatica sono riusciti a vincere le resistenze ideologiche dei professori formati allo spirito del ’68, pur di introdurre qualche cambiamento.

    Lo spirito egualitario è la negazione della buona scuola. Gli studenti vengono strumentalizzati da certi professori, indotti a scioperare o a rifiutare gli Invalsi.
    http://www.panorama.it/news/marco-ven...ra/scuola-meritocrazia-essere-diritto
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  6. «Expo sta distruggendo l’orgoglio nazionale» ed è «un’occasione persa, perché è mancata una linea intellettuale, non è stata scaldata la popolazione». Il motivo? «Gli organizzatori si aspettano 20 milioni di turisti in infradito. Ma il livello culturale è sempre dato dagli organizzatori degli eventi. Non fare cultura non è un peccato, è un grande peccato». Francesco Micheli è ospite nella redazione de Linkiesta, per l’open talk di martedì 31 marzo dedicato alla crisi della classe dirigente in Italia. E il “finanziere rosso” non ci pensa due volte a citare Expo come emblema di questa crisi, così come quella della città di Milano.
    http://www.linkiesta.it/expo-milano-s...e-dirigente-open-talk-micheli-messina
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  7. La deregolamentazione delle norme sessuali conduce alla distruzione della cultura. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 dice che la famiglia è il nucleo della società e che essa ha bisogno, per esistere, di una regolamentazione morale. Con tutto ciò che aggredisce i bambini tramite i media, internet e l’educazione sessuale obbligatoria che viene insegnata nelle scuole, per loro è difficile diventare adulti maturi, cioè in grado di assumersi la responsabilità di essere madri e padri.

    Perché nel sottotitolo del libro ha scelto di porre l’accento sulla libertà, o meglio sull’opera distruttiva che in suo nome si sta compiendo?
    L’esaltazione filosofica dell’individualismo avvenuta al tempo dell’Illuminismo e le dittature impostesi nel XX secolo hanno portato a considerare come valore più importante la libertà, o meglio la libertà assoluta, che tuttavia nel nostro mondo, così condizionato com’è dai limiti, non esiste. La deregulation delle norme sessuali viene oggi spacciata all’essere umano come parte di quella libertà. Ma cosa succede in realtà quando l’impulso sessuale non è più sotto controllo? Che l’altro viene considerato semplicemente oggetto della propria soddisfazione sessuale.

    Lo scarto decisivo c’è stato con la rivoluzione culturale sessantottina. Promossa da sazi studenti figli della borghesia, quella rivolta si fondava su tre impulsi: quei giovani si fecero ammaliare dalle teorie marxiste (nonostante il Muro di Berlino e i carri armati sovietici a Praga, contro la democrazia); in secondo luogo, c’è stato il femminismo radicale, che doveva liberare la donna dalla «schiavitù della maternità» (sono le parole usate da Simone de Beauvoir); il terzo impulso era quello della “liberazione sessuale”. Le parole d’ordine al proposito erano: quando la tua sessualità sarà “liberata”, cioè avrai abbattuto qualsiasi tipo di condizionamento morale, allora potrai costruire una società libera dall’oppressione. Quella generazione, la mia, fallito il tentativo di coinvolgere il “proletariato”, ha compiuto una vera e propria “marcia dentro le istituzioni”, tanto che, quello che ieri era un movimento d’opposizione, oggi rappresenta la politica ufficiale delle grandi organizzazioni internazionali, di molti governi nazionali, non solo di sinistra. E i media che determinano il mainstream seguono questa “agenda”.

    Tutti questi soggetti lavorano nei livelli superiori della società avendo a disposizione enormi risorse economiche. E tutti hanno un interesse comune: ridurre la crescita della popolazione su questo pianeta. L’aborto, il controllo delle nascite tramite contraccettivi, la distruzione della famiglia: tutto questo serve lo scopo della creazione di un nuovo ordine mondiale.

    Qual è dunque il ruolo del “Gender Mainstreaming” in questo contesto “rivoluzionario” globalizzato?
    Il concetto di “Gender” presuppone che qualsiasi orientamento sessuale – eterosessuale, omosessuale, bisessuale e transessuale – sia equivalente e debba essere accettato dalla società. L’obiettivo è il superamento dell’“eterosessualità forzata” e la creazione di un uomo nuovo, cui lasciare la libertà di scelta e di godere della propria identità sessuale indipendentemente dal suo sesso biologico. Chiunque si contrapponga a ciò, singole persone o Stati, viene discriminato come “omofobo”. Si tratta di un attacco mondiale all’ordine della creazione e, così facendo, all’intera umanità. Esso distrugge il fondamento della famiglia e in questo modo consegna ai despoti di turno la persona che non riesce più a riconoscersi, se uomo o donna.x
    http://www.tempi.it/il-sesso-selvaggi...un-nuovo-ordine-mondiale#.UwtKisTuKSq
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  8. Dal Sessantotto, la sinistra promuove la stessa logica culturale antiborghese del capitalismo, tramite sempre nuove crociate contro la famiglia, lo Stato, la religione e l’eticità borghese. Ad esempio, la difesa delle coppie omosessuali da parte della sinistra non ha il proprio baricentro nel giusto e legittimo riconoscimento dei diritti civili degli individui, bensì nella palese avversione nei confronti della famiglia tradizionale e, più in generale, della normalità borghese. Si pensi, ancora, alla distruzione pianificata del liceo e dell’università, tramite quelle riforme interscambiabili di governi di destra e di sinistra che, distruggendo le acquisizioni della benemerita riforma della scuola di Giovanni Gentile del 1923, hanno conformato – sempre in nome del progresso e del superamento delle antiquate forme borghesi – l’istruzione al paradigma dell’azienda e dell’impresa (debiti e crediti, presidi managers, ecc.).

    Il principio dell’odierno capitalismo postborghese è pienamente sessantottesco e, dunque, di sinistra:
    http://www.lospiffero.com/cronache-ma...talismo-diventa-di-sinistra-9837.html
    Tags: , , by M. Fioretti (2014-01-17)
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  9. Quando alla fine degli anni settanta capii che la rivoluzione era impossibile decisi di occuparmi di mettere insieme quel che di buono aveva prodotto l’irruenza rivoluzionaria.
    Avevamo perso lo scontro nelle piazze e nei centri del potere ma avevamo vinto nella cultura. Avevamo parole nuove che avevano significati capaci di aprire la mente delle persone: femminismo, dignità omosessuale, collettività, non violenza, ecosistema, cibo biologico, efficienza energetica, visione unitaria del rapporto tra mente e corpo, parto dolce, educazione non autoritaria, rispetto delle emozioni…
    http://www.jacopofo.com/prigionieri-modello-sbagliato-mondo
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