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  1. Con le varie riforme ministeriali dell’ultimo quindicennio, i programmi hanno via via spostato l’attenzione verso il Novecento: oggi chi si presenta alla maturità deve conoscere il XX secolo dall’inizio alla fine, con particolare attenzione agli eventi degli ultimi decenni: la stagione del terrorismo, la caduta del Muro, l’epoca di Tangentopoli fino ai fatti di inizio XXI secolo. Questa attenzione per il Novecento ha comportato alcuni cambiamenti nella preparazione dei manuali scolastici e nell’insegnamento della storia nelle scuole.



    Prima di tutto si è avuta una riperiodizzazione dei testi scolastici che ha mutato il peso dato ai diversi periodi storici. Prima del 1997 i manuali scolastici destinati al triennio delle scuole superiori coprivano un arco temporale che andava dal 476 d.C. (fine dell’impero romano d’Occidente) alla seconda guerra mondiale, con solo un breve excursus finale sugli eventi del secondo dopoguerra. In particolare, il primo volume copriva l’epoca medievale (fino alla scoperta dell’A merica), il secondo la storia moderna (fino alla rivoluzione francese e Napoleone), il terzo era dedicato all’Ottocento e al Novecento (con i limiti detti precedentemente per il XX secolo).



    Tale suddivisione comportava che buona parte dell’ultimo anno delle scuole superiori fosse dedicato all’Ottocento, al Risorgimento e all’Unità italiana, nonché alla sue vicende iniziali; raramente gli insegnanti riuscivano a spingersi nello studio al di là dei prodromi della seconda guerra mondiale. Risorgimento, lotte per l’indipendenza e per l’unificazione, Destra storica, Sinistra, Crispi e Giolitti rappresentavano la base dell’apprendimento storico dell’anno della maturità.



    Le recenti riforme ministeriali hanno mutato questa situazione. Oggi l’Ottocento va a costituire la parte finale del secondo volume del corso di storia del triennio, volume che comprende anche il Seicento e il Settecento. Il peso degli eventi risorgimentali e post-unitari, anche semplicemente dal punto di vista quantitativo (cioè di pagine dedicate all’argomento), è certamente diminuito: l’Ottocento ha perso di centralità a scapito del Novecento, secolo cui viene dedicato un intero volume, con conseguenze che vedremo tra poco.



    Questa evoluzione va a legarsi con un altro mutamento in atto nei manuali scolastici: la perdita di centralità della storia italiana a favore di una visione più ampia del discorso storico, allargata all’Europa e, per quanto possibile, al mondo. Il Risorgimento italiano e l’unità d’Italia non sono più presentati come eventi pressoché distinti rispetto a quanto accade nel resto del continente, ma divengono argomenti da trattare non diversamente da quelli che concernono gli eventi coevi a livello europeo e mondiale.

    Il risultato sono manuali di storia che affrontano il Novecento, e in particolare la storia italiana, in maniera quasi annalistica, con un’analisi storica piuttosto limitata anche perché sulle vicende più recenti riguardanti il nostro paese è molto facile per editori e autori essere esposti a critiche e attacchi da parte dei media oppure dello stesso ministero dell’Istruzione. Nell’Italia contrapposta di oggi è più facile fare un discorso storico di carattere problematico su Muzio Scevola che su Gramsci, per non parlare di Craxi o personaggi ancora più vicini a noi nel tempo.

    Le indicazioni ministeriali, per quanto riguarda la storia, non si limitano alla prescrizione dei periodi da trattare, ma entrano in merito anche alle rilevanze storiche, esprimono quindi una sorta di giudizio di merito e danno indicazioni su quali siano le priorità da seguire. Talvolta pesantemente. Scriveva Curzio Maltese in un articolo sulla Repubblica nel novembre del 2000: «Sulla storia patria si è abbattuto un revisionismo all’italiana, alimentato piuttosto da polemiche giornalistiche che da rigorose ricerche storiografiche, gonfiato di passioni e risentimenti piuttosto che sostenuto da documenti, sotto l’influsso di sbornie ideologiche uguali e contrarie a quelle della sinistra anni Settanta, che sovente hanno colto gli stessi, prima comunisti e ora ferocemente anti, ma sempre dove tira il vento».



    L’episodio cui faceva riferimento l’articolo era quello che aveva visto il consiglio regionale del Lazio approvare una mozione, nel novembre del 2000, in cui si impegnava il presidente della Regione Francesco Storace e gli assessori competenti a «istituire una commissione di esperti che svolga un’analisi attenta dei testi scolastici evidenziandone carenze o ricostruzioni arbitrarie » con lo scopo di radicare una specifica conoscenza e un conseguente senso di appartenenza». L’iniziativa prendeva spunto dalla denuncia da parte di Azione studentesca delle «falsità» raccontate da molti autori di manuali di storia, la cui pericolosa «faziosità» «alimentava in modo artificiale uno scontro generazionale che durava ormai da troppi anni impedendo la ricostruzione di un’identità nazionale comune a tutti i cittadini italiani e l’affermarsi di un sentimento di autentica pacificazione nazionale». Le denunce si estendevano dai giudizi riportati nei manuali scolastici su Togliatti e il ruolo del Pci (troppo benevoli) a quelli sul primo governo Berlusconi (troppo faziosi), dal silenzio sulle foibe alla scarsa applicazione della «categoria decisiva del secolo: il totalitarismo». Ultimamente è capitato che nella riforma Gelmini la parola Resistenza finisse per un attimo sospesa tra una redazione e l’altra del documento: pare infatti che nella prima versione non se ne facesse cenno.

    Per arrivare alla conclusione del nostro discorso vale la pena richiamare un tema di carattere forse meno storico e più tecnico, ma comunque non secondario: quello del manuale come tipico esempio di prodotto redazionale, piuttosto che di opera d’autore. Il livello sempre più sofisticato degli apparati (immagini, box informativi, supporti didattici e via discorrendo) e la necessità di continui aggiornamenti (spesso affidati dalle case editrici a redattori interni o collaboratori occasionali, piuttosto che agli autori stessi) indica che il manuale è spesso il risultato del lavoro di un autore collettivo, controllato in molti casi più dai direttori editoriali che dalle firme di copertina. Anche questa è una conseguenza del discorso fatto in fase di premesse, cioè della mancanza di un legame forte tra storici ufficiali e manualistica scolastica. Spesso l’autore fatica, infatti, a trovare un coinvolgimento nel progetto e non conosce i meccanismi di produzione e realizzazione del manuale, lasciati di buon grado e totalmente alla cucina redazionale.



    Si hanno così autori che faticano a pensare a un prodotto direzionato a un pubblico di studenti e come tale caratterizzato anche da prospettive non solo di narrazione e analisi storica, ma anche di comprensione didattica. E si perde così anche la possibilità di avere manuali più fortemente caratterizzati, magari più innovativi e originali, realmente differenti e non omologati. Di fronte a scritti che in molti casi sono solo nominalmente opera d’autore il testo ministeriale risulta ancora più significativo e riesce dunque difficile siglare giudizi sul nesso autori/ contenuti.
    http://www.limesonline.com/la-storia-...lia-malraccontata-agli-italiani/23300
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  2. «L’area operativa di Triton sarà estesa» - l’Italia chiederà di non effettuare alcuna modifica rispetto al limite dalle coste. Il rischio paventato dagli esperti del Viminale è quello di un ritorno al modello Mare Nostrum perché, evidenziano, «ha incrementato le partenze per la consapevolezza degli scafisti che, una volta lanciata la richiesta di aiuto, saremmo arrivati fin davanti alla Libia per salvare le persone». Il soccorso e i salvataggi continueranno naturalmente a essere garantiti, «ma le navi dovranno stare in acque italiane».

    L’azione militare

    L’Ue ha preso tempo, affidando un mandato esplorativo alla rappresentante Federica Mogherini sulla possibilità di agire in Libia con azioni mirate contro le postazioni degli scafisti. Eppure l’Italia continuerà a insistere su questa linea come ribadisce il ministro dell’Interno Alfano quando definisce gli scafisti «la più macabra agenzia di viaggi del mondo» e, prima alla trasmissione di Raitre «Agorà» poi in numerose interviste e dichiarazioni, aggiunge: «Sarebbe utile affondare i barconi prima della partenza, ovviamente nell’ambito di un’operazione di polizia e in quadro di legalità internazionale». Una soluzione di questo tipo non potrà arrivare entro breve, anche perché l’Ue non l’ha posta come prioritaria. Dunque bisognerà fare comunque i conti con il costante flusso di arrivi che, questa è la previsione, aumenterà con l’avanzata della bella stagione.
    Per la prossima settimana è stato deciso un nuovo incontro con i rappresentanti dei Comuni e delle Regioni. Nella consapevolezza che, di fronte ad altri rifiuti sull’accoglienza degli stranieri, l’unico rimedio è requisire le strutture.
    http://roma.corriere.it/notizie/crona...7f8-eb0e-11e4-aaae-29597682dafd.shtml
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  3. ccording to President Obama, “ W » e have to make sure the United States — and not countries like China — is the one writing this century’s rules for the world’s economy.”1 Along the same lines, economist Tyler Cowen says: “ E » ither this deal happens on American terms, or an alternative deal arises on Chinese terms without our participation.”2

    This rhetoric makes it appear as though we are in the midst of a “clash of civilizations” on trade policy. Chinese mercantilism and oppression are up against American free markets and liberty.

    The reality of how trade agreements function, and how they relate to one another, is much different. It is true that China is pursuing its own trade initiatives in the region. But China’s negotiations do not threaten American goals. A great thing about free trade is that it is something everyone can enjoy. If Chinese-led free trade helps Asian economies grow, Americans benefit, too. That becomes clear when you understand what China’s trade agreements actually do.
    http://www.cato.org/publications/free...e-trade-no-threat-american-free-trade
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  4. “We need to become more solid and get back to basics, to sharpen our manual skills and further develop them,” said Kawai, a half century-long company veteran tapped by President Akio Toyoda to promote craftsmanship at Toyota’s plants. “When I was a novice, experienced masters used to be called gods, and they could make anything.”

    These gods, or “kami-sama” in Japanese, are making a comeback at Toyota, the company that long set the pace for manufacturing prowess in the auto industry and beyond. Toyota’s next step forward is counterintuitive in an age of automation: Humans are taking the place of machines in plants across the nation so workers can develop new skills and figure out ways to improve production lines and the car-building process.

    “Toyota views their people who work in a plant like this as craftsmen who need to continue to refine their art and skill level,” said Jeff Liker, who has written eight books on Toyota and visited Kawai last year. “In almost every company you would visit, the workers’ jobs are to feed parts into a machine and call somebody for help when it breaks down.”

    The effort comes as Toyota overhauls vehicle development, where the carmaker will shift to manufacturing platforms that could cut costs by 30 percent. It also underscores Toyota’s commitment to maintain annual production of 3 million vehicles in Japan.

    Learning how to make car parts from scratch gives younger workers insights they otherwise wouldn’t get from picking parts from bins and conveyor belts, or pressing buttons on machines. At about 100 manual-intensive workspaces introduced over the last three years across Toyota’s factories in Japan, these lessons can then be applied to reprogram machines to cut down on waste and improve processes, Kawai said.

    In an area Kawai directly supervises at the forging division of Toyota’s Honsha plant, workers twist, turn and hammer metal into crankshafts instead of using the typically automated process. Experiences there have led to innovations in reducing levels of scrap and shortening the production line 96 percent from its length three years ago.
    http://www.japantimes.co.jp/news/2014...bots-at-toyota-facility/#.VTuZYOSxpfG
    Tags: , by M. Fioretti (2015-04-25)
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  5. The majority of adult dogs and cats are overweight, study finds
    Part of the problem is the "fat pet gap" -- owners unaware pets are overweight, group says
    http://edition.cnn.com/2012/02/03/living/overweight-pets
    Tags: , , by M. Fioretti (2015-04-25)
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  6. Forget the problems that the health system faces face with an ageing population - a recurring theme in this election campaign. Statistics show that 60 per cent of teenage girls in this country are overweight, and 20 per cent of young mothers are obese. Britain is home to the fattest women in Western Europe and our menfolk are fifth in the league table, according to a 2011 study published in The Lancet. I can’t believe that things have improved.

    The harsh truth is these people are simply not going to reach old age. Complications associated with their obesity will get them first – after having cost the rest of us a fortune along the way in treating them just because they eat too much, and no-one seems prepared to tell them. To tell them that they need to stop, that it will be hard but they can - with help - do something about it. Efforts to ‘‘normalise’’ gargantuan appetites and bodies, as high street retailers are so cynically doing with aggressive marketing of high fashion plus sizes promoted by beautiful, but morbidly obese models, is utterly wrong.
    http://www.telegraph.co.uk/news/healt...ered-role-models-for-young-women.html
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2015-04-25)
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  7. With millions of people willing to risk their lives by migrating across Asia, the Middle East and Africa in order to make it to Europe, no amount of border security or "preemptive strikes" will address the problem. Europe's security response is merely dealing with effects, not the causes of migration.

    Therefore, the waves of desperate migrants will continue to propagate towards Europe. Europe may not let them in, but what we will be then facing is the catastrophic and morally repugnant situation of the Mediterranean polluted by thousands of decaying corpses.

    There are several causes for the current epic flow of migrants: poverty, hunger, unemployment and climate change in the originating countries are some of the reasons.

    The EU could address these issues by, for example, increasing humanitarian aid budgets instead of splurging billions of euro on military spending as part of its US-NATO alliance. EU countries could cancel trillions of euro in debt owed to European banks by countries in Africa. That would then allow those countries to develop resources for their people instead of them being forced to migrate to find employment in Europe.

    But here is the real factor: conflict. Most of the people migrating to North Africa and thence to Europe are fleeing war and conflict. The UN High Commission for Refugees records that among the millions of would-be migrants the preponderant nationalities are Syrian, Iraqi and Afghani. Among the African migrants, many too have come from countries torn apart by violence.

    Now we ask: who has caused these wars and conflicts? It should be obvious, but amazingly, the Western media do not permit the explicit identification of the countries that are responsible for most of the conflicts.

    The Washington Post, for example, this week wrote about the refugees crisis and "an of arc of strife from West Africa to Afghanistan". Nice prose, but neither the Washington Post nor the Western media in general identify the culprits for this "arc of strife".

    A boat transporting migrants arrives in the port of Messina after a rescue operation at see on April 18, 2015 in Sicily
    © AFP 2015/ GIOVANNI ISOLINO
    Leaked EU Draft Shows Majority of Undocumented Migrants to Be Sent Home
    The culprits are primarily Washington and its European allies.

    Washington and London together destroyed Afghanistan and Iraq, forcing millions of displaced during more than a decade of illegal war and occupation. A despicable legacy that continues to this day.

    Washington, London and Paris, along with other European NATO members, destroyed Libya with a seven-month aerial blitzkrieg during 2011. That criminal carnival of mass murder overthrew the government of Muammar Gaddafi and replaced it with a failed state of ongoing internecine violence. That is why lawless Libya is now the launchpad for millions of migrants being trafficked to Europe. The US and the EU created that gateway of misery.
    http://sputniknews.com/columnists/201...ntent=f9T&utm_campaign=URL_shortening
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  8. Billionaire Elon Musk will announce next week that Tesla will begin offering battery-based energy storage for residential and commercial customers. The batteries power up overnight when energy companies typically charge less for electricity, then are used during the day to power a home. In a pilot project, Tesla has already begun offering home batteries to SolarCity (SCTY) customers, a solar power company for which Musk serves as chairman. Currently 330 U.S. households are running on Tesla's batteries in California. The batteries start at about $13,000, though California's Pacific Gas and Electric Co. (PCG) offers customers a 50% rebate. The batteries are three-feet high by 2.5-feet wide, and need to be installed at least a foot and a half off the ground. They can be controlled with a Web app and a smartphone app.
    http://www.latimes.com/business/autos...ttery-home-energy-20150423-story.html
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  9. Dopo anni di scetticismo e di negazionismo lo Stato dell’Oklahoma ha dovuto accettare la realtà: il consenso scientifico che i terremoti che continuano ad affliggere lo Stato siano indotti dalla reiniezione di materiale di scarto dalle operazioni petrolifere nel sottosuolo. Hanno fatto di più: il Dipartimento dell’Energia e dell’Ambiente dello Stato dell’Oklahoma ha aperto un sito web in cui si illustrano le connessioni fra l’attività estrattiva e la sismicità. Nel sito c’è pure una mappa iterativa che mostra gli epicentri dei terremoti e i pozzi di reiniezione e di estrazione.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...loklahoma-riconosce-il-legame/1618996
    Tags: by M. Fioretti (2015-04-25)
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  10. La sola cosa certa della Metro C è il punto di partenza. Il resto, nebbia fittissima. È un mistero quanto l’opera costerà, anche se non c’è da stare allegri. Mesi fa l’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone ha sfornato un rapporto costellato di dettagli raccapriccianti, fra i quali spiccano, oltre alle 45 varianti, i 700 milioni di aumento della spesa per un tracciato che non è arrivato neppure a metà. Che poi sarebbe proprio interessante sapere qual è questa metà. E qui i misteri si moltiplicano.

    Destinazione ignota

    La Metro C è l’unica metropolitana al mondo della quale è ignota la destinazione. Doveva arrivare a piazzale Clodio, finché si è scoperto che sarebbe costata troppo. Allora c’è stato chi ha ipotizzato di farla arrivare almeno fino al Colosseo. Oppure di scavare ancora fino all’altra parte del Tevere in direzione San Pietro. Ma senza più fermate: impossibile, per problemi archeologici, realizzare le stazioni di largo Argentina e della Chiesa Nuova. Anche se a quel punto avrebbe perduto pressoché del tutto la funzione per la quale era stata pensata, venticinque anni fa. Mentre c’è chi in segreto cova la speranza che possa arrivare non soltanto a piazzale Clodio, ma addirittura a Grottarossa. Il tutto senza che nessuno abbia ancora fatto i conti con l’Oste. Ovvero, dove si trovano i soldi...
    http://roma.corriere.it/notizie/crona...d7e-ea49-11e4-850d-dfc1f9b6f2f5.shtml
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