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  1. La situazione dell'inflazione nell'Eurozona è diventata sempre più difficile". Così il governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, durante un convegno a Francoforte testimonia come sia alta l'attenzione che l'istituto centrale dedica al pericolo della deflazione. Non a caso, il governatore torna a ricordare che la Bce farà "tutto quello che dobbiamo fare per alzare l'inflazione e le aspettative d'inflazione il più veloce possibile

    Draghi sottolinea nel suo discorso come pure i prezzi 'core', cioè depurati delle componenti temporanee, siano a livelli troppo bassi da troppo tempo: "La debolezza della domanda sta giocando un ruolo" decisivo. Per di più, i salari stanno crescendo al minimo livello da tre anni e per i lavoratori non c'è forza sufficiente, visto lo stato generale dell'economia, per richieste di aumenti: altri fattori che tolgono pressione inflattiva.

    La ricostruzione del governatore, a questo punto, è cristallina: "Abbiamo già avuto una bassa inflazione in passato, spinta giù dai prezzi dell'energia - è stata addirittura negativo nel 2009. Ma a quel tempo, l'inflazione di fondo si stava già muovendo verso l'alto visto che l'economia era in ripresa, tanto che ci ha tranquillizzati sul fatto che la dinamica dei prezzi sarebbe risalita nel medio termine. Questa volta, il quadro generale è diverso".

    Oltre a impattare su aspetti noti, quali la mancata riduzione effettiva del costo del debito e il crollo dei consumi sull'aspettativa di prezzi più bassi, Draghi si focalizza su quanto sia pericoloso che il basso livello di inflazione diventi 'endemico' alle aspettative di inflazione anche a lungo termine. Sapendo infatti che i prezzi resteranno costanti, un investitore sa che il tasso reale sarà maggiore. Così rimanderebbe il suo investimento. E visto che la Bce ha già al minimo i tassi, non si potrebbero azionare leve ulteriori e si sfocerebbe in un restringimento monetario, che è proprio l'opposto degli obiettivi di Draghi.
    http://www.repubblica.it/economia/201..._bce_deflazione_prezzi-101075135/?rss
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  2. Una colata di cemento grande tre volte la superficie di Milano. Pari a ben oltre mezzo miliardo di metri quadrati di territorio lombardi attualmente non edificati e dove nei prossimi due anni e mezzo si potrà costruire. E' l’effetto più immediato della nuova legge sul consumo del suolo approvata in consiglio regionale con i soli voti della maggioranza di centrodestra che governa la Regione. Per rendersene conto basta incrociare i dati dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, con quelli sul potenziale consumo di suolo per i prossimi anni, in base ai Pgt, ovvero i Piani del governo del territorio già approvati dai comuni lombardi.
    http://milano.repubblica.it/cronaca/2...rande_tre_volte_milano-101046626/?rss
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  3. Non si salva nessuno. Non si salva il Comune di Roma. Né la sua società, Roma Metropolitane, alla quale era stato affidato il compito di gestire quello che poi si è rivelato l’enorme pasticcio della nuova linea C della metropolitana. Ma non si salva neppure il consorzio di costruttori che sta materialmente lavorando all’opera ormai da 7 anni fra un delirio di 45 varianti e di carte bollate. Il rapporto dell’Autorità anticorruzione presieduta dal magistrato Raffaele Cantone è un florilegio di inefficienze, errori e negligenze: nella migliore delle ipotesi. Trentotto pagine ustionanti, per spiegare come sia stato possibile per la Capitale, per giunta in un Paese nel quale non ci sono mai i soldi per le infrastrutture, conquistare il record del metrò più caro (e forse più lento) del mondo. ] N on si salva nessuno. Non si salva il Comune di Roma. Né la sua società, Roma Metropolitane, alla quale era stato affidato il compito di gestire quello che poi si è rivelato l’enorme pasticcio della nuova linea C della metropolitana. Ma non si salva neppure il consorzio di costruttori che sta materialmente lavorando all’opera ormai da 7 anni fra un delirio di 45 varianti e di carte bollate. Il rapporto dell’Autorità anticorruzione presieduta dal magistrato Raffaele Cantone è un florilegio di inefficienze, errori e negligenze: nella migliore delle ipotesi. Trentotto pagine ustionanti, per spiegare come sia stato possibile per la Capitale, per giunta in un Paese nel quale non ci sono mai i soldi per le infrastrutture, conquistare il record del metrò più caro (e forse più lento) del mondo.
    http://roma.corriere.it/notizie/crona...c56-7151-11e4-b9c7-dbbe3ea603eb.shtml
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  4. Data, even lots of it, does not equal information. Putting numbers out there that no one can understand and use, let alone find, is not transparency. Just having a data trove does not offer any guarantees that people will be able to hold their leaders to account for their actions, or shape the policies affecting their lives. First it is important to understand what data people want and not just swamp them with information. To do this you need to consult with the people. This is something that the UN data report failed to do, even at the drafting stage.

    We also need to go beyond the UN report’s over emphasis on national statistical offices and official statistics. Citizen-produced data, which is often done in real time, can also give us important snap shots of what is happening on the ground. It can show whether policies and planned spending are working. Putting resources into standardising this information and using common frameworks is what is needed, not just more funding for government statistical offices.
    http://blog.transparency.org/2014/11/...including-corruption/#opencontracting
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  5. A Roma si raccolgono ogni giorno 350 tonnellate di rifiuti organici, ma solo 90 vengono portati agli impianti di trattamento dove si trasformano in compostaggio, utile per ammendare i terreni naturalmente, che viene venduto per 20 euro a tonnellata. Che fine fanno le altre 260 tonnellate? Semplice, prendono il camion (nemmeno il treno) e si mettono sulla strada del nord Italia o del nord Europa. Al prezzo di 120 euro a tonnellata. Perché? Perché non è stato possibile costruire nemmeno un altro impianto, nei dintorni, per trattare la frazione umida dei rifiuti solidi urbani. Un trattamento, lo ricordiamo, che comporta un impatto ambientale scarso e che sarebbe un dovere compiere ciascuno nella propria provincia o regione, no?
    http://www.consumatori.e-coop.it/index.php?cID=13405
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  6. The head of the National Security Agency warned Congress on Thursday that China and “one or two” other nations currently possess the capability of crippling the American power grid through cyberattacks.

    Speaking before the House intelligence committee Thursday morning, Adm. Michael Rogers — the top official at both the NSA and United States Cyber Command — said that major systems, like the infrastructure that provides power to houses and facilities across the country, could be taken offline by state-sponsored hackers from abroad.

    Certain nations are regularly performing electronic "reconnaissance,” Rogers warned, in an effort to be well placed within utility systems in the event that the networks relied on by chemical facilities, water treatment plants and other critical infrastructure components are ordered to be taken offline by a foreign government.
    http://rt.com/usa/207415-rogers-congress-nsa-china
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  7. He details the sharp vicissitudes in fortunes of weavers across two continents as the loss of the weaving industry to Bengal in the late 18th century coincided with the rise of mechanised production of cotton goods in Manchester and its satellite towns. Seabrook consummately lays bare evidence of the debilitating effects of the garment industry on its rural populace. A disturbing pattern is etched of life before and after the decline of weaving in Bengal, which subsequently led to the emergence of Dhaka as “a labour camp masquerading as a city”.

    Sample some facts: 80 per cent of the Bangladesh’s foreign exchange today is dependent upon this single industry. Between 80 and 90 per cent of these workers are women. Most of them are minors, whose workday never seems to end in cramped 16-storey buildings highly susceptible to fire. These 12-year-olds, hurtled into the big cities from their idyllic villages, form what Seabrook poignantly calls the “disposable rags of humanity”. Their happiness is purchased for 1200 tanka (15$) by callous, profit-seeking factory owners while they slave away their childhood in “a vast machine (the garment industry) for enriching the elites”. Up to 60 per cent of Dhaka’s garment industries stand on insecure ground, liable to collapse like a house of cards at the faintest tremors of an earthquake. Almost all of Bangladesh bureaucrats and politicians have a stake in at least one of these big garment concerns. In fact, Seabrook begins his book not with a litany of the fires that have ravaged garment factories claiming hundreds, but with an infamous building collapse on the edge of Dhaka on April 2013 that claimed 1,100 lives.

    In the last decade, at least 500 workers, mostly women, have been claimed by fire accidents. “There is a heavy and tragic irony in these burnt offerings,” writes Seabrook, noting that while water, in the form of floods or cyclones usually has been the harbinger of death for the people of Bangladesh, perhaps fire was “a fitting agent of destruction today” as it symbolized industrial development.

    In his works, Seabrook often uses pleonexia — the morbid desire for possession — to damningly arraign the consumerist elite in the U.S. and the U.K. The term is eminently germane to the ruling elites of Bangladesh, India and Pakistan as well. He is endlessly quotable, expressing his thought in cadences of haunting poetic power. Comparing the appalling conditions of Bangladesh’s garment factory workers with the unthinking consumption of those garments in Britain, Seabrook remarks that “manufacturing in Britain is a buried civilization, obliterated by palaces of merchandise – including those garments from Bangladesh, the stitching of which is now invisible to the eyes of people who have raised their gaze from loom and machine (those who toiled in the mills of Manchester) and fixed it on the goods which it is now their privilege to consume.”
    http://www.thehindu.com/books/books-r...s-garment-industry/article6608826.ece
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  8. Tutte queste banche dati sono connesse tra loro per proteggersi da rischi, incrociano i dati sui cittadini ma si occultano ai cittadini che non possono accedere a tali dati.

    Ora in pochi mesi non è che la Agenzia Digitale ha già tutti questi dati, ma dopo aver richiesto e messo un termine a settembre, ha ricevuto migliaia di adesioni all’indice della PA. Ne mancano però oltre 10.000! Ecco l’elenco completo degli inadempienti. Ci aspettiamo uno studio di Stella e Rizzo? Ci saranno le sentinelle dei PDF di Cottarelli? I Carabinieri incrociano i dati e vanno a intimare l’adempimento?

    Probabilmente no, perchè sono inadempienti anche i Carabinieri. L’unica via è dire le cose come stanno: per la prima volta si fa sapere chi non ha ancora fatto il suo dovere. Perchè si ritarda e non ci si raccapezza. Scriviamolo maiuscolo perchè è una rivoluzione: ACCOUNTABILITY. Che ci siano quasi tutte le scuole e tantissime ASL preoccupa. Poi ci sono comuni, consorzi, quasi tutti gli ordini professionali. Ma ecco un pugno di inadempienti eccellenti: Agenzia delle entrate, Agenzia del demanio e dei Monopoli, Banca d’Italia, Equitalia Servizi, Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo – Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni – ARAN, Formez PA, quasi tutti i Consigli delle professioni, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, l’Ama, Roma Capitale, quasi tutte le fondazioni pubbliche che Dio ha messo un terra. Una lista di proscrizione? No, speriamo però che non sia una lista di “prescrizione”, nel senso che gli adempimenti arriveranno quando è troppo tardi.
    http://www.ilsensodismillaperlarete.i...agenzia-digitale-e-i-dati-degli-altri
    Tags: , by M. Fioretti (2014-11-21)
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  9. Here’s an obvious, yet poorly understood fact: a single social network could have a major influence on who gets to control our government in the future.

    This isn’t an accusation of corporate conspiracy or a condemnation of a technology company’s power grab – this is just a reality born out of the fact that Facebook has become ubiquitous in our daily lives. Facebook is where most of us now go to see what issues our friends are discussing. It’s become a window into understanding what the people closest to us care about. As a result, the design, policies, and algorithms chosen by the company are having a major impact on how elections are run and how the electorate gets their information. A study the company conducted on its users found that increasing exposure to hard news “measurably increased civic engagement.”

    That leaves Facebook in a peculiar and unenviable position – no matter what its intentions are, even minor decisions will have political impacts.

    Every product change it makes leads to a set of winners and losers, and often these have their own unintended effects. A small alteration in deciding what types of stories get promoted, or what types of behaviors are highlighted, could potentially sway the outcome of an election somewhere. There is nothing it can do to make every side happy, and even doing nothing is a decision that has its own consequences.
    http://www.forbes.com/sites/tarunwadh...haping-who-will-win-the-next-election
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  10. Fracking takes rural communities and turns them into industrial zones — and citizens have little recourse. Thanks to the so-called “Halliburton Loophole” in the 2005 Energy Policy Act, fracking is exempt from the Safe Drinking Water Act and there are exemptions also in the Clean Air Act and Clean Water Act. In West Virginia, a state with a long history of energy extraction, industry has a controlling hand in local and state politics and thus far, seems to be calling the shots. To make matters worse, many properties had their mineral rights separated over a century ago. So, people may own their homes and properties, but not the minerals underneath. Their property can be destroyed by drilling and they will have no financial gain.

    Or, they can lose virtually everything, simply by living next door to someone who does lease. A story by WDTV reporter Zach Maskell gives a glimpse of what life is like for those people. Here’s his interview with Leanne Kiner who lives in Harrison County, West Virginia.

    As if the disruptions to her quality of life and property values weren’t bad enough, Kiner’s water well became contaminated with unsafe levels of arsenic. She came home from work one day to find that, without any notice, someone working for the drilling company had disconnected her house from her well and installed a large “water buffalo” tank outside her home.
    http://www.alternet.org/environment/y...-0?paging=off&current_page=1#bookmark
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