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  1. motivazioni: a) disporre l'intervento di propri tecnici in modo tale da consentire il rispetto dei termini contrattuali stipulati con i clienti, inclusa la pronta gestione dei ripristini in caso di emergenze non ultime quelle generate da disastri naturali/ambientali"; b) intervenire (più) rapidamente con personale specializzato in caso di calamità naturali; c) migliorare il coordinamento operativo dei "circa 330 tecnici dislocati sul territorio; d) incrementare la sicurezza dei tecnici stessi in caso di incidenti o situazioni di difficoltà.

    Tra le prescrizioni del Garante: il lavoratore avrà la facoltà di disattivare l'applicazione al di fuori dell'orario di lavoro ed in determinati momenti concordati (es. pause pranzo). Dovrà avere la possibilità, attraverso un'icona presente sullo smartphone di capire se e quando l'applicazione è attiva e i dati di localizzazione potranno essere conservati per un massimo di 15 minuti. Poiché parte di questi dati resta disponibile nella memoria cache del telefono, al lavoratore viene fornito un tasto di cancellazione definitiva della memoria.
    http://www.repubblica.it/tecnologia/2...il_datore_di_lavoro_ci_spia-114760149
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  2. Espressione coniata nel 1989 dall’economista J. Williamson per indicare l’insieme di politiche economiche condivise in particolare dalla Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (tutte istituzioni con sede a Washington), volte a ricreare all’interno delle economie meno industrializzate le condizioni favorevoli per ottenere nel breve termine stabilità e crescita economica.

    Il significato del Washington Consensus. Il W. C. indica, nello specifico, un paradigma di sviluppo imposto dalle istituzioni di Bretton Woods (➔) ai Paesi debitori, che prevede l’adozione delle seguenti riforme: stabilizzazione macroeconomica, liberalizzazione (dei commerci, degli investimenti e finanziaria), privatizzazione e deregolamentazione.
    http://www.treccani.it/enciclopedia/w...us_(Dizionario_di_Economia_e_Finanza)
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  3. l’ex professore del Mit lascia dopo aver portato a termine una rivoluzione copernicana, che ha completamente rovesciato l’approccio del Fmi alle grandi scelte di politica economica.

    Soprattutto negli ultimi quattro anni, gli economisti del Fmi hanno smantellato, uno dopo l’altro, tutti i pilastri del “Washington Consensus”, il manifesto neoliberale che, sull’onda reaganian-thatcheriana, aveva ancorato, dagli anni ’90, il Fondo alle ricette delle privatizzazioni, dell’abbattimento preventivo di tutte le barriere commerciali e finanziarie, della flessibilità del lavoro. E’ singolare che, mentre Blanchard e i suoi economisti, a Washington, provvedevano a seppellirlo, il “Washington Consensus” abbia trovato l’ultimo bastione a Berlino e fra i profeti dell’austerità. Fatte salve le buone maniere, dell’austerità Blanchard è stato il critico più feroce: con la sua uscita di scena, Varoufakis e Tsipras perdono un alleato prezioso, anche se, nel caso greco, la diplomazia ha impedito al Fmi di smarcarsi esplicitamente dalle autorità europee.

    L’attacco di Blanchard all’austerità inizia,
    come ricorda sul suo blog Francesco Saraceno, nell’ottobre 2012, quando, nel documento più importante del Fmi, il World Economic Outlook si svuota e si contesta la premessa stessa dell’austerità. E’ il primo mea culpa: ci siamo sbagliati, dice in sostanza Blanchard, non avevamo calcolato che, quando la politica monetaria è impotente, perchè i tassi sono già vicini a zero e molti paesi tirano contemporaneamente la cinghia gli effetti delle politiche d’austerità sulla crescita sono maggiori del previsto, lo sviluppo rallenta e il debito, inevitabilmente, aumenta: il risultato, insomma, è il contrario di quello che si vuole. Non è l’unico gancio alla mascella delle politiche di austerità alla europea: se austerità deve essere, dicono gli economisti del Fmi, fa meno danni aumentare le tasse che diminuire la spesa pubblica, al contrario di quanto predicano, in quei mesi, il governo Monti e la Commissione di Bruxelles.

    Neanche un mese dopo, il Fmi manda in soffitta un altro pilastro del “Washington Consensus” con un rapporto che nega l’utilità, sempre e comunque, di una liberalizzazione a tappeto dei movimenti di capitale, riconoscendo che possono creare volatilità, vanno liberalizzati solo in economie in grado di gestirli e con una mano pronta sul freno. Ma presto, la squadra di Blanchard torna a rimettere nel mirino l’austerità, contestando la sua neutralità sociale. Uno studio di Laurence Ball spiega che “tipicamente i consolidamenti fiscali sono associati ad un aumento della povertà”. Le distanze sociali aumentano dallo 0,4 al 3,4 per cento, la disoccupazione di lungo periodo di mezzo punto percentuale. Le vittime sono i lavoratori: la quota dei salari sul reddito nazionale scende di quasi un punto di Pil per un tempo indefinito. E dal Fmi viene, con uno studio di Florence Jaumotte, una inattesa difesa dei sindacati. Non è vero, dice lo studio, che sindacati forti comportino salari troppo alti e, dunque, un aumento della disoccupazione: i dati non lo dicono. Contemporaneamente, una bassa sindacalizzazione coincide con un forte aumento dei redditi della fascia più ricca della popolazione.

    L’ultima bordata è di un paio di settimane fa. Un rapporto che rivaluta l’importanza degli investimenti pubblici in infrastrutture: aumentano il Pil e tanto più quando - come ora in Europa - l’economia ristagna. Un consiglio esplicito (capace di creare incubi a Berlino): finanziati con il debito, hanno effetti più positivi sulla crescita e fanno diminuire il rapporto debito-Pil nella stessa misura di investimenti finanziati senza fare debiti.
    http://www.repubblica.it/economia/rub...usterity_lascia_il_fmi-115024052/?rss
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  4. a broad survey of on-demand workers found that many encountered lower pay than they expected and hours tied tightly to periods of peak demand. They discovered they had to work earlier or later than they expected, and longer hours in general, because the systems weren’t as flexible as they assumed. The upshot: people are leaving on-demand work after finding out the promised advantages over traditional jobs don’t hold up.

    And this dissatisfaction could wind up being a big problem for Silicon Valley.

    Half of the respondents said they planned to stop working for on-demand companies within the year.

    An overwhelming majority of respondents—75 percent—said their top reason for doing on-demand work was because they thought it offered “greater schedule flexibility.” Yet nearly half of respondents said “peak hours and demand” was the most significant factor dictating when they worked. (“Family” came in second at 35 percent). Many workers didn’t end up straying too far from a traditional 9-to-5 schedule because this was when demand tended to be high. Inflexible schedules were a particular problem in ride service work.

    Still, insufficient pay, not scheduling, turned out to be the most common reason workers left their jobs. In fact, the likelihood of respondents staying in the job or leaving was directly tied to their earnings, which varied depending on the type of on-demand job.
    http://www.wired.com/2015/05/demand-s...promises-workers/?mbid=social_twitter
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  5. Such a misunderstanding of the basic demographics of sexual behavior and identity in America has potentially profound implications for the acceptance of the gay-rights agenda. On the one hand, people who overestimate the percent of gay Americans by a factor of 12 seem likely to also wildly overestimate the cultural impact of same-sex marriage. On the other hand, the extraordinary confusion over the percentage of gay people may reflect a triumph of the gay and lesbian movement's decades-long fight against invisibility and the closet.

    "My first reaction to that, aside from a little chuckle, is that it's actually a sign of the success of the movement for LGBT rights," said Stuart Gaffney, a spokesman for the group Marriage Equality USA. "We are a small minority, and we will never have full equality without the support of the majority, and a poll like that suggests the majority is extremely aware of their gay neighbors, coworkers, and friends."
    http://www.theatlantic.com/politics/a...a-how-few-gay-people-there-are/257753
    Tags: , by M. Fioretti (2015-05-22)
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  6. In a rare show of unity France’s parliament voted unanimously Thursday to ban food waste in big supermarkets, notably by outlawing the destruction of unsold food products.

    “It’s scandalous to see bleach being poured into supermarket dustbins along with edible foods,” said Socialist member of parliament Guillaume Garot who sponsored the bill.

    Under the new legislation, supermarkets will have to take measures to prevent food waste and will be forced to donate any unsold but still edible food goods to charity or for use as animal feed or farming compost.

    All large-sized supermarkets will have to sign contracts with a charity group to facilitate food donations.
    http://www.theguardian.com/world/2015...utm_medium=twitter&utm_source=dlvr.it
    Tags: , , by M. Fioretti (2015-05-22)
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  7. The great promise of autonomous technology is that it will make getting around a whole hell of a lot safer. Robo-cars won’t get sleepy, angry, drunk, or distracted. That gives them a massive advantage over us carbon-based lifeforms, which is why automakers will begin offering cars with at least some autonomous tech within three to five years. Yes, there are problems to be solved. The companies pushing this transition have to perfect their hardware and software, and deal with messy regulations and insurance questions.

    Then, they have to convince consumers to surrender control. In that battle, at least, they’ve got plenty of ammunition. There is mounting evidence that letting humans do the driving isn’t the hottest idea, and this week saw two more studies they can add to the pile.

    On Tuesday, AT&T released research that underscores just how terrible we are at keeping our eyes on the road—a fundamental prerequisite for good driving.
    http://www.wired.com/2015/05/oh-look-...shouldnt-driving/?mbid=social_twitter
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  8. il presente testo non ambisce ad offrire una selezione delle migliori pratiche e soluzioni esistenti, ma delle migliori pratiche e soluzioni compatibili con i vincoli — economici, organizzativi, culturali — delle PA locali in Italia a inizio 2015.

    Di seguito la struttura del documento. Nella prima parte sono presentati alcuni consigli generali, validi cioè su tutte le piattaforme, pensati per consentire un uso sufficientemente sociale dei social. Nella seconda si propongono esempi di impiego sostenibili e rilevanti collegati ai singoli servizi, con particolare riferimento a Facebook, Twitter e YouTube.
    https://medium.com/socialpa-magazine/...ei-social-media-nella-pa-282dbcd8f5e9
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  9. what about the fact that the crust is low in density? If you want a mountain sticking up, high above sea level, you’ve got to remember that the crust is atop the mantle, which means the thickest crust of the Earth occurs where the highest mountains are, and the thinnest crust is where the deepest ocean trenches are!


    Bizarrely enough, if we wanted to reach the Earth’s mantle, our best bet would be to dive down to the ocean floor and dig there; we’d “only” have to go through maybe 3 km of crust, as opposed to upwards of 25 km atop the Himalayas. This concept is known as isostatic compensation, and was actually uncovered by the famed British astronomer George Airy.

    So quite counterintuitively, if you wanted the least amount of mass beneath your feet, you’d climb up to the peak of the highest mountain.
    https://medium.com/starts-with-a-bang...sible-mountains-of-earth-c6bb43cf9803
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2015-05-22)
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  10. here's a list of things you may believe about your data standard. They are probably not true:

    Policy and tech people on your team mean the same thing when they say standard. There is a magical and unbreakable bond between conventions for government policy and column naming schemes.

    Different systems of government will produce data that should be expressed in the same format. Everybody's mechanism for debating and making laws, or for handing out public contracts, or for managing public funds is basically the same, right?

    Standards are tools for publishing data. Use cases can be derived from the data structure available in your in-house database. For end users, put 'researchers, journalists, NGOs'. Never put your own name there, your job is to empower others.

    Many people will develop tools and platforms to handle your data. You will not be stuck having to pay for your own ecosystem for the next fifteen years. The tools will actually work with data published by different sources.

    The economics of standardization always work out. This is true even when to date, nobody has been using the data (they will be able to do that more effectively now). When evaluating gains, think about Nairobi startups, not your own organisation.

    Your committee is the centre of the known universe. It is your duty to specify what countries exist in the world, what currencies they use and what constitutes a company. DublinCore is the maximum level of possible standards re-use.

    A standard is the best way of publishing data. Having a centralized API that actually works and has data quality assurance built in would be some sort of tech imperialism. The coordination cost of spreading data all over the web and collecting it upon use is lower. Choose CKAN. Choose life.

    All data analysis problems are global. You need a standard before you can derive knowledge from data. As your data scales, the analytical questions people are working on will begin to apply to vastly different contexts.
    http://pudo.org/blog/2015/05/21/data-standards.html
    Tags: , by M. Fioretti (2015-05-21)
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