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  1. Quale è il fine del rilascio dei dati pubblici in formati aperti e risutilizzabili? Trasparenza? Sviluppo economico? Entrambi? Se non si chiarisce quaste ambiguità è difficile impostare politiche pubbliche efficaci. In questo articolo Morena Ragone e Francesco Minazzi forniscono qualche breve spunto di riflessione utilizzando anche il confronto con altri contesti internazionali.
    http://saperi.forumpa.it/story/73454/...erti-cronaca-di-un-possibile-equivoco
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  2. The “Atlas of True Names“…

    …reveals the etymological roots, or original meanings, of the familiar terms on today’s maps…

    For instance, where you would normally expect to see the Sahara indicated, the Atlas gives you “The Tawny One”, derived from Arab. es-sahra “the fawn coloured, desert”….
    http://twentytwowords.com/2012/05/02/...pped-out-with-their-original-meanings
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  3. The Atlas of True Names reveals the etymological roots, or original meanings,
    of the familiar terms on today's maps of the World, Europe, the British Isles and the United States.

    For instance, where you would normally expect to see the Sahara indicated,
    the Atlas gives you "The Tawny One", derived from Arab. es-sahra “the fawn coloured, desert”.

    The 'True Names' of 3000 cities, countries, rivers, oceans and mountain ranges
    are displayed on these four fascinating maps,
    each of which includes a comprehensive index of derivations.
    http://www.kalimedia.com/Atlas_of_True_Names.html
    Tags: , , , by M. Fioretti (2013-06-19)
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  4. The days of agricultural plenty are over and it’s going to keep getting harder for everybody to afford enough food to eat.

    That’s the somber conclusion of a new international report, which warns that low food prices “seem now a feature of a bygone era.” Blame climate change, degraded land, growing populations, and increasing energy costs.
    http://grist.org/news/say-bye-bye-to-cheap-food
    Tags: , , by M. Fioretti (2013-06-19)
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  5. Cows have been overtaken by fish. For the first time in modern history, the world has been producing more farmed fish than farmed beef. But instead of being a boon for the environment, many fish farms are damaging it because of the types of fish they breed.

    A report by the Earth Policy Institute in Washington DC has found that farmed fish production is rising rapidly, reaching a record 66 million tonnes in 2012. Cattle farm output, by contrast, has levelled off, with just 63 million tonnes of beef produced in the same year.

    If current trends continue, humans are set to consume more farmed fish than wild-caught fish by 2015, says the Organisation for Economic Co-operation and Development.

    Some farmed fish are good for the environment. Chinese aquaculture, which accounts for 62 per cent of the world's farmed fish, relies heavily on species such as silver carp. These can be grown on rice paddies and feed on grass, plankton and detritus. This relatively sustainable way of farming fish boosts rice yields and produces little pollution.

    However, other popular farmed species such as salmon are carnivorous. They must be fed on smaller fish like anchovies, caught from the wild. As a result, salmon can only be farmed by further depleting wild fish stocks. "It would be preferable to shift the balance back in favour of farmed fish raised without feeds based on protein from other animals," the report concludes.
    http://www.newscientist.com/article/d...beef-for-first-time.html#.UcGKRXwvDDw
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  6. Per uscire dalla recessione bisogna ridurre le disuguaglianze: solo così, infatti, ripartono i consumi. Ma questo governo non vuole o non può farlo, anche perché è in ostaggio dei berlusconidi

    Crescita degli indigenti, impoverimento delle classi medie e ulteriore concentrazione di ricchezze in mani sempre meno numerose: questi i mutamenti più vistosi del quadro socio-economico indotti dalla dura crisi degli ultimi anni. E non solo in Italia, dove l'ascensore sociale si è forse più bloccato che altrove. Poiché si tratta di un dato di fatto convengono su questa fotografia della disuguaglianza perfino i liberisti più incalliti, anche se a loro giudizio a questa situazione si potrà porre rimedio solo lasciando che la mano invisibile dei mercati svolga fino in fondo il suo ruolo salvifico di creazione di maggiori risorse da distribuire (poi) fra tutti.

    Contro questa ideologia dominante da decenni in Occidente a poco o nulla sono valse le critiche di economisti di pur rinomata reputazione. Da ultimo il premio Nobel, Joseph Stiglitz, ha colto però un vero e proprio tallone d'Achille della costruzione liberista. Il suo teorema si può sintetizzare così: la crescente disuguaglianza nella ripartizione delle risorse non è soltanto effetto della crisi ma ormai ne è divenuta anche causa di aggravamento. La spiegazione dell'assunto parte da uno dei fattori più critici del momento: la caduta della domanda per consumi su cui si è innestata la frenata degli investimenti in una spirale negativa che toglie spazio vitale anche agli spiriti animali del mercato nella loro spinta alla creazione di maggiore ricchezza. Tutto ciò per la semplice ragione che gli "happy few", pur carichi di soldi, alimentano solo parzialmente i consumi, la cui tenuta o crescita dipende in via prevalente dalla quantità di reddito a disposizione della grande massa di chi ha poco e deve spendere tutto per sopravvivere.

    Per questo teorema Stiglitz non riceverà un altro Nobel: le sue tesi, infatti, non sono poi così originali. Ottant'anni fa aveva imboccato la stessa strada J. M. Keynes nei suoi studi su T. R. Malthus che, ai primi dell'Ottocento, aveva offerto al mondo un'interpretazione lungimirante sul rapporto fra distribuzione della ricchezza e vitalità del circuito consumi-investimenti. Una lezione che calza a pennello per i guai in cui ci si dibatte oggi. Per esempio, a fronte di una crisi esplosa a causa di un'abnorme finanziarizzazione dell'economia, ci si continua a chiedere come sia stata possibile la formazione di bolle speculative sconsiderate sui cosiddetti titoli tossici. La risposta è già in Malthus: quando continua ad accumularsi in poche mani, il denaro si allontana dai consumi produttivi e viene inesorabilmente attratto da impieghi in avventure puramente cartacee. Quindi la disuguaglianza crescente nella ripartizione delle ricchezze è doppiamente responsabile. Dapprima di aver creato i presupposti dei terremoti finanziari che hanno inaridito i flussi verso l'economia reale. Poi - cioè ora - di essere diventata il maggiore ostacolo a una ripresa dei consumi che, trascinando gli investimenti, rimetta in moto il volano della crescita economica. Passaggio sempre più indispensabile sia per aggredire il malessere sociale da mancanza di lavoro sia per rendere più agevole il risanamento delle finanze pubbliche indebitate.
    http://espresso.repubblica.it/dettagl...etta-non-battera-mai-la-crisi/2209057
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  7. Sono intrise di veleni e di misteri le terre della seconda discarica del Lazio, a Borgo Montello, in provincia di Latina. Due colline artificiali, cresciute – dagli anni ’90 ad oggi – grazie ad una infinita serie di deroghe, autorizzazioni in emergenza, amicizie e compiacenze. Milioni di tonnellate rifiuti, gestiti da tre giganti del settore. C’è il gruppo Grossi, al centro di una bufera giudiziaria negli anni scorsi per la bonifica di Santa Giulia; c’è la Unendo dei Colucci, fratelli arrivati, alla fine degli anni ’90, nella pianura pontina da San Giorgio a Cremano, per poi costruire un impero delle discariche, finanziando con generosità il centrodestra per diversi anni. E c’è l’avvocato di Pisoniano, Manlio Cerroni, re di Malagrotta, che a Latina ha mandato il suo factotum Bruno Landi, con un passato di presidente della Regione Lazio, oggi strettamente legato a Fabrizio Cicchitto e ritenuto il vero trait-d’union tra l’avvocato dei rifiuti e la politica, in maniera assolutamente bipartisan.

    A Borgo Montello c’è poi un mistero, che nessuno riesce ancora a sciogliere: chi c’è dietro la proprietà di buona parte dei 48 ettari destinati oggi a discarica? Non è un dato banale: qualcuno dovrà garantire la bonifica di quelle terre e la gestione per trent’anni delle colline artificiali di rifiuti dopo la chiusura. Pena un disastro ambientale che si aggiungerebbe ad una situazione già ampiamente compromessa.

    tra falde acquifere ormai contaminate - dato attestato più volte dalla stessa Arpa Lazio – e miasmi sempre più insopportabili l’antica terra di bonifica di Borgo Montello si sta trasformando lentamente nella futura Malagrotta della regione Lazio, preparandosi ad accogliere nuovi impianti e centinaia di migliaia di tonnellate di “monnezza”. Una “terra senza onore”, come hanno scritto su un lenzuolo bianco le famiglie dei contadini di Borgo Montello. Le vere vittime di questa strana storia, tra indifferenza e complicità.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/...eni-dellimprenditore-inquisito/629337
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  8. Si possono ancora trovare, in Valgrande e negli immediati dintorni, per chi voglia "uscire" dai percorsi abituali (con le dovute cautele), alcune zone di scomodo e faticoso accesso, dove, spesso in completa solitudine, si possono vivere momenti e sensazioni uniche... che difficilmente trovi in altri luoghi...
    http://www.in-valgrande.it
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  9. Un eremita di oggi in un parco del Piemonte
    considerato la più vasta area wilderness d'Italia.
    DI ANTONIO POLITANO

    Usa l'acqua delle sorgenti e la cenere dei fuochi per lavarsi e pulire. Va scalzo, sempre, su qualunque superficie, con qualsiasi clima, per recuperare il contatto diretto con la terra. "La montagna è il mio guru, attraverso le prove quotidiane mi insegna l'umiltà. Per rispetto la calpesto a piedi nudi", racconta.
    Cala la sera sull'Alpe Vald nel Parco Nazionale della Val Grande.
    Dopo aver acceso un falò, Gianfry (l'uomo che vive come un'eremita nella valle) suona un corno di rame, ricavato da un vecchio lampadario, per poi dedicarsi alle sue meditazioni.
    http://www.avventurosamente.it/vb/128...ianza-o-vero-ritorno-alla-natura.html
    Tags: , by M. Fioretti (2013-06-19)
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  10. da 5 anni (estate ed inverno) ci vive una persona da tutti chiamato GIANFRY (da Gianfranco) la cui particolarità più evidente è quella di camminare - ma il termine giusto sarebbe VIVERE - a piedi nudi.

    Attualmente vive in una baita in località Vald che si può raggiungere con circa 4 ore di cammino e dove vi ha passato anche un intero inverno, sempre a piedi nudi e poco vestito e non usa assolutamente denaro!
    http://www.nati-scalzi.org/PHOTO/gianfry/elencof.htm
    Tags: , by M. Fioretti (2013-06-19)
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