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  1. Studies in social psychology suggest that just as we present different versions of ourselves in various face-to-face contexts, so we modify behaviour and public image for social media. It’s not just about hiding certain information. Sometimes the fact the web allows anonymous or asynchronous communication feeds people uncharacteristic urges, either to over-share or to be aggressive or rude – what psychologists such as John Suler call the online disinhibition effect.

    If we genuinely thought people should “accept us as we are, take it or leave it", then strict privacy settings wouldn’t be so popular (or desirable) as they are. There is a collision between reasonable social pressures aimed at keeping children safe online, and the need for children and young adults to be able to express themselves freely among their peers.
    Growing pains

    To complicate matters, this is all happening at a crucial time as their adult identity develops. While university-age adults tend to give employment prospects priority and often regret their published thought-crimes years later, it’s far from their teenage minds when they’re posting.

    Information that makes up social media profiles and status updates, even all that which is visible to the user themselves, is not the whole story. There are many other datasets derived from social media activity that operate behind the scenes. Ultimately it may come down to improving teenagers and young adults’ digital literacy and impressing upon them the importance of a private life, in order to temper the urge to leave detailed online records of their lives, their nights out, or their next bucket challenge.
    https://theconversation.com/people-sh...onversationedu+%28The+Conversation%29
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  2. il carrozzone che dovrebbe promuovere il turismo italiano - attualmente commissariato - non sarà soppresso. Anzi, a guidarlo sarà nominata Evelina Christillin, già presidente della Fondazione Museo Egizio e del Teatro Stabile di Torino.

    Da Dubai a San Paolo, 23 sedi sparse nel mondo, un intero cda indagato insieme al direttore generale Andrea Babbi, dimessosi con due mesi di anticipo

    Un nome forte, di quelli che collezionano poltrone, dalla presidenza del Comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 al cda del gruppo Carige. E soprattutto amica degli Agnelli. Figlia di Emilio, scomparso nel 2007, presidente dell’Aci Torino nonché collega all’università dell’Avvocato. A lei, che è anche moglie di Gabriele Galateri di Genola, presidente di Generali, il governo affida il difficile rilancio di un ente che da anni macina scandali e sprechi (come quello di Promuovitalia, controllata da Enit, finita in liquidazione per gli enormi buchi in bilancio). Con 23 sedi sparse nel mondo, da Dubai a San Paolo, un intero consiglio di amministrazione indagato e un direttore generale, Andrea Babbi, anche lui indagato per presunti illeciti sulla sua nomina, che si è dimesso con due mesi di anticipo.
    http://www.linkiesta.it/evelina-christillin-enit
    Tags: , , , by M. Fioretti (2015-08-04)
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  3. Dopo le 26 spiagge della Costa Azzurra colpite dal provvedimento l'anno scorso, anche la Corsica adotta la stessa misura nelle baie e negli scorci più belli e famosi dell'isola. Salgono così a 36, divise in 18 città, i luoghi dove non sarà più possibile accendere sigarette, sigari e la stessa pipa. Il provvedimento riguarda Ajaccio (Ricanto, Saint François, Trottel), Bonifacio (Balistra, Grand Sperone, Piantarella, Rondinara, Tonnara), Porto Vecchio (Santa-Giulia, Palombaggia) e rientrano tutte nel progetto "Spiagge senza tabacco" promosso tre anni fa dalla Lega contro il cancro. Nizza è stata la prima città ad aver aderito.
    http://www.repubblica.it/viaggi/2015/...e_la_francia_va_avanti-119586130/?rss
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  4. L'avvocato guatemalteco, esperta in diritti umani, membro dell'advisory bord della “Courage Foundation”, analizza la Dischiarazione italiana: dove vede tante luci ma anche qualche ombra
    http://espresso.repubblica.it/attuali...la-direzione-giusta-1.223231?ref=fbpe
    Tags: by M. Fioretti (2015-08-04)
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  5. Non è infrequente, quando accompagni per le strade di Roma amici del Nord, riscontrare il ricorrere di questo double standard: se passi davanti a un monumento appena restaurato, circondato da un certo decoro, ti diranno che è “facile, coi soldi del Nord”. Ma al primo mucchio di spazzatura ai lati della Tiburtina ti diranno “è perché i romani non sanno amministrare, da noi non succederebbe”.

    E’ un racconto che trionfa, e si autogiustifica e si autoperpetua. Basta un opacissimo e obsoleto carrozzone di cartapesta come Expo, un monumento all’insostenibilità che può urlare tutti i giorni dai suoi mille megafoni quanto è virtuoso e sostenibile, e la Milano da bere è sempre pronta a risorgere dalle proprie ceneri.

    E qui accade la cosa più sorprendente. Che succede se disgraziatamente salta fuori un uomo, per giunta un uomo del Nord, che si rivela inadatto allo scopo? Un uomo onesto, che quindi disturba il comodissimo racconto della Roma prostituta e ammiccante, perché per primo le cose vere le fa, consegnando i bilanci di Alemanno alla Guardia di Finanza, chiudendo la vergogna della discarica di Malagrotta, azzerando i vertici delle municipalizzate corrotte? Che succede in questo caso, da che parte si schierano i poteri economici, la stampa, le genti dell’algido e meraviglioso Grande Nord? Al fianco del “marziano” e inavvicinabile (sono parole di Carminati) Ignazio Marino oppure al fianco di quella Roma che vuole che nulla cambi, ed è pronta a mandarlo a casa per rimettere le cose a posto, cioè ogni mafia al proprio posto?

    Ebbene, direbbe Guzzanti, la seconda che hai detto. Buffo, no? Tutta la grande stampa retta da sempre dalle grandi e intoccabili (loro, sì) famiglie industriali del Nord, quella che da sempre decanta le lodi delle fabbricone e delle fabbrichette, e pazienza se l’evasione fiscale galoppa, ma anche del sud vittima dell’abbandono o dell’assistenzialismo, e il centro coi suoi meravigliosi borghi e l’economia della conoscenza, e i distretti industriali e commerciali e i capannoni che risorgono dopo i terremoti, e le PMI, e le partite IVA, cosa vogliono in coro? Che Marino si tolga dalle scatole.

    Ma a ripensarci è ovvio. Questo racconto di Roma, quello che Marino prova a scardinare, è troppo comodo.

    Un racconto che si potrebbe smontare in un secondo, facendo notare un piccolo dato statistico: i romani (è l’ultima volta che uso il corsivo) non ci sono. Non esistono più. O meglio, quelle poche centinaia di vecchietti discendenti di persone nate qui da qualche generazione, che se ne stanno rintanati nei loro appartamenti a Trastevere o Testaccio, non hanno alcun influsso sulla vita della città, figuriamoci del Paese. Però servono per l’iconografia di un racconto per cui le grandi e piccole clientele, le scandalose indulgenze e guarentigie, le mille estorsioni quotidiane sono colpa del ponentino. Un venticello-virus che ha una incubazione inferiore a un weekend: non a caso i tifosi olandesi ci mettono poche ore a capire che la barcaccia può essere distrutta, tanto loro sono civili, quindi torneranno civilmente nel loro paese civile dove nessuno butta mai nemmeno una carta per terra. E poi loro non hanno il Papa, quindi — a parte quei piccoli inconvenienti come a Srebrenica — è il loro inarrivabile calvinismo a renderli etnicamente più virtuosi.

    Sono pressoché sicuro che alla fine ci riusciranno, a far dimettere questo buffo omino che purtroppo stava facendo le cose. Tanto qui abbiamo il ponentino, le fontane, la cicoria, il sole passa tra i pini e si specchia sul travertino. La gente che si aiuta nei quartieri popolari, invece di guardarsi di sbieco da una villetta all’altra. I ragazzi che si perculano coi loro sorrisi dolci e sguaiati in qualche crocchio di scooter all’angolo di un marciapiede.

    Troppo bello perché si possa anche permettere che funzioni.
    https://medium.com/@antoniopavolini/r...-una-secchiata-di-ghiaia-68b1f7ff5cdf
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  6. a Monza in queste ore, dove si sta inaugurando il primo punto vendita nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata) dedicato al mondo maker. Si chiamerà Makerland e vuole essere non solo un punto di incontro, ma anche un luogo dove i curiosi possono entrare e acquistare gli oggetti di design realizzati dagli artisti ma anche da comuni persone con la stampa 3D, il lasercut e molto altro.

    Sarà anche un parco giochi per i piccoli e grandi inventori che vogliono mettersi alla prova e sperimentare, imparando ad utilizzare l’elettronica e la tecnologia per realizzare le proprie idee.
    L’innovazione non è nulla se non viene capita, ecco perché sarà un luogo di informazione e di formazione, per far capire a chiunque di cosa stiamo parlando, in modo semplice e attraverso una serie di divertenti workshop.

    Il progetto è stato lanciato in una logica di totale open innovation con i migliori player del settore grandi e piccoli. Grandi aziende come Auchan e Gallerie Commerciali Auchan sono stati coinvolte per la loro pluriennale esperienza nel mondo del commercio. Talent Garden ha connesso le community con il mondo corporate e grazie alla sua esperienza di network globale ha costruito il modello di scalabilità. Sharazad e Opendot hanno portato le loro conoscenze tecniche sul settore making e sul design, realizzando non solo l’architettura dello spazio con dotdotdot, ma riuscendo a chiamare a partecipare le community dei maker per vendere le proprie creazioni all’interno dello store. Gummy Industries ha pensato e creato tutta l’immagine e la comunicazione del progetto.

    È un’incredibile esempio di contaminazione e open innovation: un colosso internazionale come Auchan che si rivolge a delle startup
    http://www.wired.it/attualita/2015/07...to-digitale-fischietto-stampato-in-3d
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  7. I semi del faggio forniscono il 17 per 100 di olio il quale quando fu ben preparato ha colore abraceo senza odore e di sapore molto dolce, se dalle mandorle fu separata la corteccia e la pellicola. Non è troppo fluido. Raffreddandolo si solidifica a -17° ed ha la densità di 0,922 a 15°. Può supplire all’olio di olive e possiede la preziosa proprietà di conservarsi non rancido più a lungo che gli altri olii, anzi si afferma che migliori nell’ invecchiare e che dopo cinque anni sia di gusto più delicato e che si mantenga non guasto per dieci e fino per venti anni. ” »

    “Berthollet, l’Héritier e Tissot furono incaricati dal Governo (Francese) di quel tempo di compilare due istruzioni relative alla raccolta dei semi di faggio ed all’estrazione dell’olio donde si possono ritrarre buoni insegnamenti anche al presente. L’Italia non è scarsa ne suoi alti monti di faggi di alto fusto e però potrebbe volgere la propria attenzione sopra un industria che tornerebbe vantaggiosa per più titoli ed in ispecie al presente in cui gli olii commestibili e per saponi raggiunsero un prezzo elevato quantunque non s’adoprino più di frequente nelle lampade e lucerne, avendovi surrogato il petrolio. Noi daremo un riassunto di quanto fu indicato come conveniente su tale argomento. Verso la fine di settembre si farà la raccolta dei semi i quali poi dovranno essere stesi in istrato sottile in luogo secco ben aerato e guardato dal sole. Per agevolare la disseccazione fu trovato opportuno indirizzare una corrente d’aria calda nel detto luogo, credendosi anzi che ciò facendo la quantità di olio risulti maggiore. I semi già secchi devono essere vagliati per separarne i vuoti ed i tarlati; si può anche farne la cernita a mano, ma vi occorre troppo tempo; si può gittarli nell’aria come si fa pel frumento.” »

    “I semi del faggio hanno il loro mandorlo chiuso in un guscio cui succede immediatamente una pellicella che dà cattivo sapore all’olio.
    http://lamasena.net/2014/08/26/antichi-saperi-lolio-di-semi-di-faggio
    Tags: by M. Fioretti (2015-08-04)
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  8. Southeast of Phoenix, a company called Yulex is growing new breeds of guayule, a desert scrub that, with a little help from gene sequencing techniques, could finally break the Asian rubber monopoly
    http://www.wired.com/2015/07/superpla...-rubber-monopoly/?mbid=social_twitter
    Tags: , , , by M. Fioretti (2015-08-04)
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  9. So, is this a coup? Has the Greek government surrendered its national sovereignty to a group of foreign politicians?

    The short answer is yes. Greece elected its Syriza government with a very clear mandate to reject demands for austerity. It then held a nationwide referendum which delivered a resounding NO to very specific demands for austerity. The Greek people have spoken – and yet, somehow, all those demands for austerity have now been accepted, and Greek prime minister Alexis Tsipras is being described as “a ‘beaten dog’ whose only remaining option was to submit to the creditors’ will”.

    The demands being made of Greece are almost laughably granular – they cover things like “Sunday trade, sales periods, pharmacy ownership, milk and bakeries”, alongside much bigger issues like pension reform. If national sovereignty means anything, it surely means that countries get to make their own decisions on things like bakeries. So clearly Greece has given up its national sovereignty, and when you give up your sovereignty to a group of leaders who were not elected by your own people, one entirely apposite word for that is “coup”.

    Tsipras was faced with a choice between two unacceptable outcomes, and he picked the one which would allow Greece’s banks to reopen, and allow the country’s arrears to the IMF to be repaid. In other words, Greece is at least going to have a functioning economy, now.


    The real problem with this deal is not that Greece is being asked to sign on to certain conditions before it can receive billions of euros in new money. The European single currency has always had conditions. The problem, rather, is the nature of those conditions. The euro was conceived as a single European currency – something which would bring the continent together, both economically and politically. Now, however, the euro is tearing its constituents apart.

    As Wolfgang Münchau explains in the FT, the euro has not been economic good news for pretty much any of its constituents bar Germany. Something designed as a one-size-fits-all currency has become a one-size-fits-Germany currency. Every other country in the eurozone has been forced to live with some combination of an overvalued currency and/or austerity, while the Germans, where the euro is undervalued, have happily been exporting their way to prosperity.

    In the early years of the euro, that was OK, because politics trumps economics. Political unity in Europe – the whole reason why the European Union exists in the first place – was seen as the ultimate goal. And when countries started suffering economically, Europe’s politicians and central bankers stepped up to loan them cash at below-market rates.

    Then those loans started coming due, and everything went to shit.

    This time is different in one big respect, however: involuntary Grexit was very much on the table. The Germans made it abundantly clear that they were both willing and able to kick Greece out of the euro, even if the Greeks themselves wanted to stay in. Up until now, exit from the euro has been unthinkable; from now on in, it’s going to be top of mind, whenever internal tensions start rearing up within the eurozone. The impossible has become – clearly, obviously – possible, which means that all of Europe’s sovereigns, especially Spain and Portugal, are going to see more volatility than ever in their borrowing costs every time they start pushing back against German demands.

    Tsipras was forced to accept Germany’s humiliating demands because he had no other choice. Next time – and you can be sure that there will be a next time – Greece will have its very own Grexit plan, and the Germans will be very happy to call the Greeks’ bluff and tell them to go ahead and use it. (That said, France, Italy, and Spain will all want to keep the eurozone intact, so Grexit is far from being a foregone conclusion.)

    One possible lesson from the latest round of Greece negotiations is that the technocrats were right. Previous Greek governments might have agreed too easily to Europe’s harsh terms, but Syriza’s fight was ultimately self-defeating. All that Tsipras achieved, through his belligerence, was even tougher terms – and an even deeper recession.

    But there’s another lesson to be drawn, which is that Europe has now reached the absolute limits of how far it can violate the will of the people. Greece has said NO, and it will say NO again, and the echoes of that vote will be heard across Spain in December.

    In a sense, it doesn’t matter what Tsipras agreed to in the early hours of Monday morning, because there’s absolutely no way that Greece is going to be able to actually deliver on those promises.
    http://fusion.net/story/165735/the-greece-deal-is-this-a-coup
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  10. a un lato, l’Ordine degli Architetti. Dall’altro, nove parlamentari. In mezzo, «la startup dalla parte dei giovani professionisti». Se fossimo ad un match di Champions League, si parlerebbe di mischia furibonda. Fuor di metafora, però, sembra davvero una guerra quella che si sta consumando attorno a CoContest. La piattaforma online che favorisce l’incontro tra la domanda di progettazione e l’offerta di professionisti qualificati. Funziona così: il cittadino che ha bisogno di ristrutturare casa va sul sito, carica la planimetria dello spazio da ripensare, quindi valuta le proposte degli architetti e seleziona la migliore. Uno stravolgimento non secondario delle dinamiche tradizionali intercorse finora tra architetti e clienti. Uno stravolgimento che ha innescato una battaglia simile a quella che i tassisti hanno mosso contro Uber. In un settore, quello del trasporto pubblico, in cui liberalizzazione ha fatto rima con innovazione, e la legislazione non è riuscita a stare al passo.
    http://corriereinnovazione.corriere.i...de8-1b05-11e5-8694-6806f55cfc9e.shtml
    Tags: , by M. Fioretti (2015-08-04)
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