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Welcome to the online bookmarks of Marco Fioretti

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  1. One day I might write a proper wall of text in this blog, about the zoology of business models based on Open Source hardware. By the way, I really hope space aliens are also fond of Open Source Hardware (otherwise we might not be allowed to copy their technology). Here, this digital sundial is an interestingly exotic case:
    It seems almost perfectly well-suited for an Open Source Hardware business model. You can only craft it with hobby/prototyping tools, and only very slowly (one every 1.5 days): basically it’s ideal for ” High-Tech Artisans “.
    Gift Shop

    …which (almost naturally) brings me to say a couple of words about my gift shop on Etsy :
    It was envisionned with two types of public in mind:
    — Makers without a 3D printer, or the patience for 35hours of printing (it is a somewhat challenging print). This should still give them the opportunity to build their own digital sundial, and then hack it / modify it / invent something else.
    — Geeks that might be interested in a cool gadget that won’t be available anywhere else.
    And at the same time, I am hoping it will help a bit with the financing of the R&D for the next few inventions/episodes !
    http://www.mojoptix.com/2015/10/25/mojoptix-001-digital-sundial
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  2. Open source continues to drive rapid innovation in the 3D printing industry. This makes sense if you stop and think about it—a 3D printer exists to make other things. Combining that philosophy with free software and open source hardware helps other people participate in improving the objects that it makes, and in making the printers faster, smarter, and cleaner.

    Here are a few of my favorite open source 3D printing innovations from 2016:
    https://opensource.com/16/12/yearbook-3D-printing-innovations
    Tags: , , by M. Fioretti (2016-12-08)
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  3. Renzi non è stupido: dimettendosi, ha passato la palla a chi ha vinto il Referendum. Si aprono scenari nuovi quanto preoccupanti. Il segretario del Pd (perché tale resta) giocherà da oggi in avanti in maniera diversa: assisteremo – io credo – alla palingenesi di un Pd sempre più simile al M5Stelle, non solo nei toni ma anche nella tattica politica. È infatti lapalissiano che non si andrà alle elezioni subito. C’è da approvare la legge di stabilità, c’è da modificare il sistema elettorale schizzofrenico, in attesa che la Consulta si pronunci. Il Presidente della Repubblica non si sognerà mai di andare a votare a breve con l’Italicum alla Camera e il “Consultum” al Senato. Le manovre saranno tutte giocate attorno a Pd e Pentastellati. E Renzi lo sa bene. Non si dimentichi infatti che la maggioranza parlamentare alla Camera in questo momento è sempre e comunque del Pd. E da oggi, il Pd metterà i suoi voti in congelamento e si candiderà ad essere il nuovo M5Stelle (nel senso di suo doppione). Renzi, defilandosi momentaneamente, ha inchiodato il sistema partitico attuale scommettendo sul suo fallimento e - nel farlo – userà tutta la sua forza parlamentare per metterlo nelle condizioni di avvitarlo sulle sue contraddizioni. Farà di tutto, convincendo i suoi parlamentari (un tempo tutti o quasi bersaniani) che nonostante ciò che può apparire è ancora lui l’uomo che può davvero fare l’ago della bilancia del futuro dei singoli parlamentari. Oggi la forza di Renzi è quella di essere determinante per la formazione di qualsiasi governo. Anche nella sconfitta. Le carte, in parlamento, continua a darle lui in qualità di leader del partito di maggioranza relativa. Nessuno scenario post governo Renzi si può aprire senza passare dal Pd (e quindi da lui). Ecco perché Renzi - che non lascerà mai e poi mai la segreteria del Pd -, da oggi vincolerà il partito alla sua sconfitta e lo terrà in ostaggio di una transizione infinita senza che questo possa toccar palla da qui alla fine della legislatura. La sua scommessa è tutta sull’implosione di uno scenario che non contempli la centralità della sua figura. Giocherà al boicottaggio e farà l’outsider seguendo lo schema Grillo. Il Pd renziano – sono pronto a scommetterci - non parteciperà alla formazione di un nuovo governo, sulla falsariga di quel che fecero i Pentastellati ai tempi del tentato governo Bersani e con quelli presieduti da Letta e da Renzi stesso. O, quantomeno, il Pd farà pesare fino in fondo il proprio ruolo e metterà ostacoli ogni dove. Il Pd sceglierà la strada del congelatore, facendo a gara con i Grillini a chi è più puro. La sfida tra Pd e M5Stelle da oggi sarà sul piano della purezza. E quindi sempre più impolitica e demagogica e complessivamente deteriore. Ecco perché non ci potrà essere nessun governo né politico né tanto meno tecnico - nessun partito oggi gli voterebbe la fiducia vanificando il consenso che crede di aver ottenuto al referendum - ma solo uno istituzionale, di scopo, finalizzato a varare una legge elettorale possibilmente identica a entrambi i rami del parlamento.

    In questo scenario, dove sono i cattolici? Alfano e i suoi reduci fieri sostenitori di Renzi fino a perdere del tutto la faccia sono impresentabili e – ammesso che lo siano ancora – in mano che cosa portano? Una buona pattuglia di parlamentari, certamente, ma un consenso elettorale che se supera il 3% è un miracolo. Casini (Pierferdi intendo) si è giocato definitivamente la faccia sostenendo Renzi con il sì e dietro di lui il nulla. Rimane qualche cespuglio qua e là in parlamento, da “Idea” di Quagliariello & Soci a qualche altro che naviga nel gruppo misto o in Scelta Civica. Insomma, briciole.

    Ecco perché non riesco a gioire nonostante abbia vinto: perché il perimetro “cattolico” sia in parlamento che fuori è completamente diviso. Sui social, tutti – ma proprio tutti – per esprimere il proprio NO hanno usato l’hastag #renziciricorderemo, facendo continuamente riferimento ai due Family Day che hanno portato a scendere in piazza oltre due milioni di cittadini italiani. In quelle due piazze c’erano parlamentari di vari schieramenti partitici e soprattutto c’erano persone che attendevano di costruire finalmente insieme un percorso che rimettesse al centro dell’agenda politica italiana la famiglia e i figli, cioè il futuro di un Paese.

    Là in quelle piazze c’era – ne sono certo – almeno il 15-20% di quelli che domenica hanno votato NO. Tra chi c’era fisicamente e chi è rimasto a casa perché non poteva venire. Da allora ad oggi, in pochissimi mesi, quel manipolo di laici, quel gruppo di arditi coraggiosi che ha guidato l’alba di una possibile e splendida resistenza popolare si è diviso. Gandolfini da una parte e Adinolfi e Amato dall’altra. Galdolfini a predicare per mesi la necessità di proseguire in una lotta di lobby e pressione culturale e gli altri a scendere nell’agone politico-partitico fondando il Popolo della Famiglia. Per alcuni mesi, luogotenenti da entrambe le parti non hanno risparmiato colpi bassi, attacchi e accuse fino ad arrivare sul piano personale. Nessuno – dico nessuno – ha mai capito fino in fondo realmente quali fossero i problemi insormontabili. Sembrava fossimo ritornati al “non expedit” dei cattolici in politica. Per Gandolfini il Popolo della Famiglia non aveva senso, perché non aveva senso immaginare un partito di cattolici. Poi, non più tardi di qualche giorno fa’ a Verona, Massimo Gandolfini sfila sul palco a Verona nella giornata di chiusura della lunga campagna del Comitato delle famiglie per il NO (di cui faccio parte anche io). Ad ascoltarlo non c’era l’Italia dei conservatorismi e delle poltrone. C’era un pezzo del Family Day. Sale sul palco e sfilano con lui molti parlamentari, tra cui Maurizio Gasparri, Eugenia Roccella, Carlo Giovanardi, Lucio Malan, Giuseppe Pagano e Gianmarco Centinaio. Alla fine della manifestazione, Gandolfini avrebbe dovuto – come da comunicato stampa - fare un annuncio. Era atteso. Era atteso un annuncio in merito a una possibile trasformazione del Comitato delle Famiglie per il NO in un soggetto politico, ma la attese sono andate in parte deluse, anche se Massimo Gandolfini nell’introdurre la manifestazione, ha parlato esplicitamente del “dovere per i cattolici di scendere in politica”. L’appuntamento è probabilmente solo rinviato all’esito del referendum, quando, come ha ricordato Gandolfini, “il bisogno di un’entità politica che si faccia interprete delle nostre preoccupazioni antropologiche” sarà preso nella dovuta considerazione.

    Bene. Ora il tempo è arrivato. È arrivato – ora più che mai – il tempo della responsabilità e dell’azione. E – aggiungo – del perdono. Troppi stracci sono volati nelle segrete stanze, sui social e negli incontri pubblici. È venuto il tempo di tirare coraggiosamente una riga su quanto è stato fino a ieri e provare insieme a tracciare un percorso di speranza. L’Italia non merita l’irrilevanza politica dei cattolici. L’Italia merita ben altro. Non ci sono scorciatoie però. Occorre affrontare a muso duro la realtà, anche a costo di perdere dei pezzi per guadagnare il centuplo. Pezzi di protagonismo, pezzi di aspirazioni, ma soprattutto lasciare perdere la legittima aspirazione di vincere e vincere subito. Il popolo del Family Day ha bisogno di dimenticare questo modo di fare politica al quale stiamo assistendo dal 1994. Il popolo del Family Day è stanco di promesse disattese da una classe politica che non li rappresenta e non li vuole rappresentare. Quale entità politica oggi può avere a cuore e farsi interprete delle nostre preoccupazioni antropologiche? Nessuno degli attuali partiti che stanno dentro il parlamento. Destra e sinistra sono concetti che appartengono al passato: la realtà si gioca tra chi persegue l’egemonia del pensiero unico e la reazione al pensiero unico. Oggi chi sarebbe in grado di guidare questa reazione? Pensateci bene. Tutti. Pensiamoci bene. Nessuno si senta escluso.
    http://www.lacrocequotidiano.it/artic...-padella-piddina-nella-brace-grillina
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  4. Già un anno fa era stata eliminata, con un’altra legge, la settimana obbligatoria di riflessione, e non c’è più nessuna figura con cui la donna debba confrontarsi prima del gesto irreparabile. Così, poverina, se è sola, non ci sarà nessuno che potrà tenderle la mano. Non potrà cercare aiuto neanche in rete: verrà punito anche chi farà campagne a favore della vita su Internet, e visto che la rete non è territoriale, accomodatevi: venite a prenderci, arrestateci. Noi saremo liberi anche in carcere, voi però sarete schiavi delle vostre bugie per tutta la vita, e anche dopo.hollande_rivoluzione_francia

    Dicono che questa legge è una strizzata d’occhi all’elettorato liberale da parte dei socialisti. Eppure pare che non ci sia più tanto consenso verso questo concetto di libertà talmente libera che diventa dittatura – che brividi, seriamente, la possibilità di andare in carcere per delle parole, e non insulti o offese, ma parole a difesa dei bambini! Chissà se la mossa dei socialisti funzionerà: la destra avanza e Hollande ha appena annunciato che non si ricandiderà. Non aveva una faccia allegrissima mentre lo diceva. Forse la mia analisi politica “le unioni civili portano sfiga” non brilla per raffinatezza, ma ha un fondo di verità. Queste battaglie (vedi anche Zapatero) sono travestite da battaglie per i diritti, in realtà incarnano solo i vezzi, i tic ideologici di una elite, non sfiorano minimamente il cuore di noi persone comuni che sudiamo per mandare avanti famiglie normali. Una elite tecnocratica e prepotente preoccupata solo di cambiare la percezione comune della verità, non di risolvere i veri problemi. Un vagito li seppellirà.
    https://costanzamiriano.com/2016/12/0...urce=facebook.com&utm_campaign=buffer
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  5. He blamed the discrepancies on the city’s decade-old voting machines, saying 87 optical scanners broke on Election Day. Many jammed when voters fed ballots into scanners, which can result in erroneous vote counts if ballots are inserted multiple times. Poll workers are supposed to adjust counters to reflect a single vote but in many cases failed to do so, causing the discrepancies, Baxter said.

    Even so, Baxter said it’s unlikely all 392 of the city’s precincts with mismatched numbers will be disqualified from a recount. The city is in contact with elections officials at the state of Michigan and Baxter predicted the numbers will match when the ballot boxes are re-opened for the recount, which starts Tuesday in Wayne County at Cobo Center.

    “It’s a challenge, but we’re confident the ballots will match,” Baxter said. “I don’t think it’s going to be 100 percent, but it never is with a recount.”

    County reports obtained by The Detroit News, though, indicate canvassers were provided no explanation for why the numbers didn’t add up in those precincts. They certified the results of the election anyway.

    U.S. District Judge Mark Goldsmith ordered the hand recount of 4.8 million ballots just after midnight Monday, granting a motion in favor of Green Party presidential candidate Jill Stein. It began Monday in Oakland and Ingham counties and continues at 9 a.m. Tuesday in Kalamazoo, Kent, Macomb, Ottawa, Washtenaw and Wayne counties.
    http://www.detroitnews.com/story/news.../12/05/recount-unrecountable/95007392
    Tags: , , by M. Fioretti (2016-12-06)
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  6. Here’s the thing about 3D printing: It’s not as revolutionary as it was made out to be, at least not yet. Big companies, like General Electric and Ford, experiment with 3D printing and even use it to produce some parts. GE this year even spent $1.4 billion to acquire two 3D printing companies. But 3D printing technology still isn’t reliable enough, fast enough, or cheap enough to supplant injection molding or traditional, subtractive manufacturing processes.

    It’s also not a simple process. If you want to print out original pieces, you need to know how to do 3D design, which admittedly has become much simpler thanks to online software like TinkerCAD. But an extruder head might become jammed during printing. The print bed might warp. The finished print might be crooked, which means you have to re-orient the part for printing. “There’s a ton of work involved. It’s not a thing where you can push a button and get what you were imagining,” says Rockhold.

    During the heady days of 3D printing, these weren’t questions that were ignored so much as problems to be solved at a later date. What’s happening now is what Jaglom calls the “de-hyping” of the industry, as the public perception of 3D printing finally catches up to reality.
    https://backchannel.com/the-3d-printi...on-that-wasnt-60b000c3a3ed#.83g4pbnt8
    Tags: , by M. Fioretti (2016-12-05)
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  7. Lessig cites the principle of "one person one vote", but in a new and novel way. He applies in an arbitrary way that devalues some of the votes that have already been cast. Specifically, he claims that votes cast for state electors should now be re-valued as direct votes for a candidate.

    The United States isn't a union of people. It's a union of states. It says so right in the name. Compromises between the power of the states and power of the people have been with us for forever. That's why states get two Senators regardless of size, but Representatives to the House are assigned proportional to population. The Presidential election is expressly a related compromise, assigning the number of electors to a state equal to the number of Senators plus Representatives.

    The Constitution doesn't even say electors should be chosen using a vote. It's up to the states to decide. All states have chosen election, but they could've demanded a wrestling match or juggling contest instead. The point is that the Constitution, historical papers, and 200 years of history rejects Lessig's idea that the President should be elected with a popular vote.

    Moreover, this election shows the value of election by states. The tension nowadays is between big urban areas and rural areas. In the city, when workers lose their jobs due to immigration or trade, they can go down the street and get another job. In a rural area, when the factory shuts down, the town is devastated, and there are no other jobs to be had. The benefits of free trade are such that even Trump can't roll them back -- but as a nation we need to address the disproportionate impact changes have on rural communities. That rural communities can defend their interests is exactly why our Constitution is the way it is -- and why the President isn't chosen with a popular vote.

    Hillary did not win the popular vote. No popular vote was held. Instead, we had state-by-state votes for electors. It's implausible that the per-candidate votes would have been the same had this been a popular vote. Candidates would have spent their time and money campaigning across the entire country instead of just battleground states. Voters would have different motivations on which candidates to choose and on whether they should abstain. There is nothing more clearly "disparate and arbitrary" treatment of votes than claiming a your vote for an elector (or abstention) will now instead be treated as a national vote for the candidate.
    http://blog.erratasec.com/2016/12/ele...ral-college-should-ignore-lessig.html
    Tags: , , by M. Fioretti (2016-12-05)
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  8. I personally think the wearable will disappear. As interaction paradigms shift towards voice and motion control we can expect to see devices that are always listening to us and following us in the real world, reading vital signs and telling us important data on the go. I imagine an Alexa-like device that sits in our ears and whispers advice on getting through the day – “Turn left ahead,” “Your coffee order is ready,” “That person you’re talking to is named Joe and you met him last week.” – a sort of aural assistant that is always on. Why can’t we use a watch? A watch is essentially too far from our best sense organs to be of any use in this case.

    That doesn’t mean I’ll throw away my Seiko or Omega or Rolex and neither will you. But it does mean we’ll probably stop buying smartwatches.

    Smartwatches are interstitial. Watches, on the other hand, will always be with us but in their original form – as a tool and a bit of ostentation. I doubt anything, Apple Watch included, will survive the next decade as a viable product, especially as smaller devices can become smarter and more connected. Long live the watch but say adieu to the smartwatch.
    https://techcrunch.com/2016/12/05/are-smartwatches-winding-down
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  9. ricordo chiaramente di avere vissuto in una città (Savona) ed in una regione (la Liguria) tradizionalmente rosse. E sono testimone di cosa fosse questa sinistra. Tutti i centri nevralgici, di potere erano occupati manu militari da Pci e Psi: se non avevi la tessera non contavi nulla, alla faccia della democrazia. Il verbo era “il lavoro” ed in nome del lavoro si distrusse la terra anche amavo, favorendo speculazioni edilizie, così come si favorì l’abbandono della terra per l’entrata nelle fabbriche.

    Se è quella la sinistra che oggi alcuni sognano, beh, per me non è un sogno, ma un incubo.

    Ed il Pd, che è la naturale evoluzione di quella sinistra? Le sue logiche sono le stesse di allora, ma verso il peggio. Per gestire il potere ha accolto al proprio interno quella che allora era la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Repubblicano, il Partito Socialdemocratco, il Partito Liberale. Allora era alleato dell’industria, ora che siamo nell’epoca post-industriale, esso è alleato con la grande finanza. Non è un caso che sia il partito dei pariolini a Roma e della Collina qui a Torino.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...uesta-la-sinistra-che-sognate/3238538
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  10. Italy will never be a normal country. Because Italy is Italy. If we were a normal country, we wouldn’t have Rome. We wouldn’t have Florence. We wouldn’t have the marvel that is Venice. There is in the DNA of the Italians a bit of madness, which in the overwhelming majority of cases is positive. It is genius. It is talent. It’s the masterpieces of art. It’s the food, fashion, everything that makes Italy great in the world.

    But then, we’re not a normal country because we have a complicated bureaucracy, a political system that’s appalling. We have twice as many parliamentarians as the United States. We pay some presidents of administrative » regions more than the United States pays its president. We would like to make Italy a normal country from the point of view of the political system.

    Where did Italy go wrong?

    It went wrong in the public administration. It’s too complicated. And in its politics. It has too many politicians. Why? Because in these years Italy has been unable to change itself.

    What makes you think you’re going to succeed where others have not been able to make progress?

    Do you know the game Pick-up Sticks » , where you have to pull out one stick at a time without disturbing the others » ? Many of my predecessors thought that it was enough to play that game when trying to » change the administration in Italy, pull out one stick at a time. I’m convinced that we need to risk everything and try to do a real revolution. Unlike those who think it’s enough to pull out one piece at a time, we’ll put in all our courage, all our energy, all our grit, and we’ll try to overturn the system altogether.

    I think at this moment, we have the conditions to do it. This is the right moment. If we don’t do it now, Italy misses the train. Italy is a strange problem. But » in its moments of maximum difficulty it has always found the strength to do the most incredible things. Italy is this. I bet you that in the next 10 years, Italy will return to be the leader of Europe, the locomotive of Europe. The Italy of my children will be at head of Europe, economically. Because Italy has all the conditions to be the country of the startups, the country of artisans and quality, and the country of the big companies.
    http://time.com/91602/italy-matteo-renzi/?xid=homepage
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