Tags: yara gambirasio*

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  1. Nel corso della prima parte dell’udienza la difesa, rappresentata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, ha sollevato due eccezioni: l’inutilizzabilità relazione del Ris sul Dna, perché affidata dal pm con lo strumento giuridico della delega di indagine e non come accertamento tecnico irripetibile, e che venga modificato il capo di imputazione nel passaggio in cui indica sia Brembate Sopra sia Chignolo d’Isola come luogo del delitto.
    http://bergamo.corriere.it/notizie/cr...9fa-ecb8-11e4-8e05-565b17b54795.shtml
    Tags: by M. Fioretti (2015-04-27)
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  2. Cambia tutto il 26 febbraio 2011. Sugli indumenti della vittima, in corrispondenza di un taglio, c’è il Dna del presunto assassino ribattezzato Ignoto 1. Parte la macchina dei prelievi del Dna: test a chi ha frequentato gli ambienti di Yara e a chi il giorno del delitto ha agganciato le celle telefoniche di Brembate Sopra con il cellulare. Numeri da capogiro: 120.000 i contatti telefonici, 9.488 i profili confrontati dai carabinieri e 4.897 dalla polizia, più altri 7.435 in laboratorio. Nella mole spunta un Dna molto simile a quello di Ignoto 1. Appartiene a uno dei 31.000 iscritti alla discoteca Sabbie Mobili, vicina al campo. È figlio di un’ex collaboratrice domestica dei Gambirasio. Ma è un caso: nel periodo del delitto era in Perù. Eppure è la pista giusta.

    Allora gli inquirenti ricostruiscono l’albero genealogico della famiglia del giovane, i Guerinoni, fino al 1719 e arrivano a Gorno: su 1.334 persone e 80 discendenti, 23 sono vivi. Spunta così il Dna di due fratelli che è ancora più simile. La convinzione che sia la strada giusta spinge polizia e carabinieri e verificare quello del loro padre Giuseppe Guerinoni, che però è morto. Francobolli, marca da bollo della patente e poi la riesumazione portano al colpo di scena: è il padre di Ignoto 1, un figlio illegittimo.

    Ma chi è? Lo si cerca tramite la madre sottoponendo al test 532 donne che dalla Valle Seriana (zona di Guerinoni) si sono trasferite nell’Isola (zona del delitto). C’è anche Ester Arzuffi, mamma di Bossetti, ma per un inghippo nelle comparazioni passeranno due anni prima di arrivare alla svolta, a giugno: è la madre di Ignoto 1. Da lei, con un test mascherato da controllo stradale, si arriva al figlio Massimo: il profilo corrisponde a quello dell’uomo cercato per quattro anni. È un punto di arrivo, ma anche di una nuova partenza. Servono altri riscontri. Basta pensare che solo il «dopo Bossetti» è racchiuso in 10.000 pagine sulle 60.000 dell’inchiesta. Ogni volta che il carpentiere dà la sua versione su dove si trovasse il giorno del delitto, polizia e carabinieri lo smentiscono con fatture e testimoni. «Ero al lavoro», la prima versione. «No, sono passato da mio fratello, dal commercialista, dal meccanico e dall’edicola», la seconda.
    http://bergamo.corriere.it/notizie/cr...c4c-eb25-11e4-aaae-29597682dafd.shtml
    Tags: by M. Fioretti (2015-04-26)
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  3. Gli inquirenti, investigando sul passato non proprio recente del muratore di Mapello sono venuti a conoscenza di alcuni episodi alquanto bizzarri. Nel dicembre 2003, quando abitava a Terno d’Isola, Bossetti ricevette due lettere minatorie e ripetuti sfregi alla sua auto. Nei messaggi anonimi, inoltre, inequivocabili minacce di morte; nello specifico, un disegno sinistro che raffigurava un uomo impiccato. Ciò che da subito ha fatto insospettire gli investigatori è stato il fatto che il muratore a suo tempo denunciò i danni all’autovettura ma non le minacce subite.

    Perché? Chi lo odiava a tal punto da volerlo morto? E perché il Bossetti preferì non portare avanti la questione scegliendo di non sporgere denuncia? Questi aspetti del suo passato non sono mai stati trascurati dagli inquirenti, i quali tra le ipotesi investigative vagliate non hanno mai escluso quella che vedrebbe un collegamento tra i sinistri episodi intimidatori e l’omicidio di Yara Gambirasio.
    http://urbanpost.it/caso-yara-misteri...-lettere-minatorie-e-disegni-sinistri
    Tags: by M. Fioretti (2015-03-24)
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  4. Se Massimo Bossetti avesse detto che non si ricordava dov’era il 26 novembre 2010, per la procura la risposta sarebbe stata neutra. Invece, prima ha spiegato che era passato da Brembate Sopra al ritorno dal lavoro, da Palazzago, e che la sera era a casa. Come sempre. Poi, ha aggiunto dettagli che gli inquirenti hanno verificato, trovando smentite: le tappe dal meccanico, dal commercialista, dal fratello e in edicola.
    http://bergamo.corriere.it/notizie/cr...d50-c17b-11e4-9eeb-2972a4034f5c.shtml
    Tags: by M. Fioretti (2015-03-04)
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  5. Il Dna è la principale prova contro Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara. La difesa lo sa bene, anche se lo definisce «solo un indizio». Sono discussioni scientifiche che riempiranno il processo. Intanto, però, colpisce che proprio Bossetti sia categorico con la madre Ester Arzuffi sul valore del Dna. Glielo dice in un colloquio in carcere dopo che lei non ha mai smesso di ripetere: «Tuo padre è Giovanni Bossetti, non l’autista di Gorno». Un retroscena paradossale per un’inchiesta dove la battaglia tra accusa e difesa si combatte proprio sui profili genetici.
    http://bergamo.corriere.it/notizie/cr...ca8-bf11-11e4-911e-3d01b106f698.shtml
    Tags: by M. Fioretti (2015-02-28)
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  6. Massimo Bossetti non era stato ancora individuato come il presunto assassino di Yara Gambirasio. Ma carabinieri e polizia già da tempo erano convinti di non dover cercare Ignoto 1 chissà dove. Era uno della zona. Lo indicava il suo Dna isolato sugli slip e sui leggings della tredicenne. Risulta un tipo di profilo diffuso in Pianura Padana con una percentuale del 60%. Non significa che non si trovi, per esempio, anche nel Lazio. Significava, però, che valeva la pena concentrarsi sul Nord Italia.

    I carabinieri del Ris ci hanno lavorato nei loro laboratori di Parma, analizzando anche la componente mitocondriale. Quella che non dice chi sei (al contrario della componente nucleare), ma dà informazioni come, per esempio, malattie e colore degli occhi. Ignoto 1 doveva essere, tra l’altro, un uomo dagli occhi chiari. Bossetti li ha azzurri.

    Così, uniti ai dati investigativi, quelli genetici hanno fatto concentrare le indagini su un’area sempre più circoscritta. La Bergamasca.
    http://bergamo.corriere.it/notizie/cr...7a8-bcc7-11e4-ad0c-cca964a9a2a1.shtml
    Tags: by M. Fioretti (2015-02-25)
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  7. Laura Letizia è stata aggredita da due uomini incappucciati che l'hanno presa a calci e pugni fino a farle perdere i sensi. Tre costole incrinate, tre fratturate, un'emorragia all'occhio e un sospetto trauma cranico. Il 18 settembre un altro pestaggio
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...nda-aggressione-in-pochi-mesi/1450509
    Tags: by M. Fioretti (2015-02-24)
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  8. Esplora il significato del termine: L’imprenditore è stato anche pedinato e intercettato. Le sue abitudini di vita sono state scandagliate in lungo e in largo, anche con un interrogatorio successivo a quello di Bossetti (nonostante fosse già stato sentito circa una settimana dopo il fermo del carpentiere, del 16 giugno). Ma per portare gli inquirenti a un tale livello di accertamenti, cosa aveva detto Massimo Bossetti al pubblico ministero? Proprio sulla figura di Maggioni, risulta ora, l’indagato avrebbe costruito la sua ipotesi alternativa sul Dna. «Soffro di epistassi, spesso perdo sangue dal naso. Mi accadeva anche mentre lavoravo», era stata la premessa. Per poi aggiungere che di frequente si ripuliva con un fazzoletto, che gettava nell’immondizia in quel cantiere di Palazzago. E spiegando che proprio lì, tra quelle villette in costruzione, Maggioni era una delle persone più presenti, tra coloro che potevano avere a disposizione tutto quel che si gettava per terra o nella spazzatura. Ma dando anche dei dettagli sul collega, sul socio di suo cognato, una persona a cui piacciono «le ragazze giovani». Tanto che almeno in un paio di occasioni, durante l’interrogatorio, Bossetti era stato fermato dal pm che lo metteva sull’attenti sul rischio di calunniare la persona di cui stava parlando. Affermazioni non certo leggere, le sue, che non potevano lasciare indifferenti né il sostituto procuratore né i due ufficiali del Ros di Brescia presenti. Da lì la necessità di accertare ogni circostanza, arrivando infine ad escludere che ci fosse qualsiasi attinenza tra le dichiarazioni dell’indagato e la posizione di Massimo Maggioni. Una serie di accertamenti che hanno anche permesso di escludere, in via definitiva, l’ipotesi alternativa sul Dna, e di consolidare ulteriormente la pista principale, quella che ha portato all’arresto del carpentiere di Mapello. Solo 10 giorni prima dell’interrogatorio lo stesso Maggioni, in una serie di dichiarazioni al Corriere, aveva descritto il suo lavoro a Palazzago e l’atteggiamento di Bossetti, spiegando che più volte il padre di Yara, Fulvio Gambirasio, era stato in quel cantiere: «Quando vedevo Fulvio io ero a disagio, Massimo invece era impassibile, sembrava non reagire, di fronte al padre della ragazzina. Eppure tutti sapevamo cosa gli era successo. Si erano incontrati di sicuro sia prima sia dopo la scomparsa di Yara». 20 febbraio 2015 | 08:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA » L’imprenditore è stato anche pedinato e intercettato. Le sue abitudini di vita sono state scandagliate in lungo e in largo, anche con un interrogatorio successivo a quello di Bossetti (nonostante fosse già stato sentito circa una settimana dopo il fermo del carpentiere, del 16 giugno). Ma per portare gli inquirenti a un tale livello di accertamenti, cosa aveva detto Massimo Bossetti al pubblico ministero? Proprio sulla figura di Maggioni, risulta ora, l’indagato avrebbe costruito la sua ipotesi alternativa sul Dna.

    «Soffro di epistassi, spesso perdo sangue dal naso. Mi accadeva anche mentre lavoravo», era stata la premessa. Per poi aggiungere che di frequente si ripuliva con un fazzoletto, che gettava nell’immondizia in quel cantiere di Palazzago. E spiegando che proprio lì, tra quelle villette in costruzione, Maggioni era una delle persone più presenti, tra coloro che potevano avere a disposizione tutto quel che si gettava per terra o nella spazzatura. Ma dando anche dei dettagli sul collega, sul socio di suo cognato, una persona a cui piacciono «le ragazze giovani». Tanto che almeno in un paio di occasioni, durante l’interrogatorio, Bossetti era stato fermato dal pm che lo metteva sull’attenti sul rischio di calunniare la persona di cui stava parlando. Affermazioni non certo leggere, le sue, che non potevano lasciare indifferenti né il sostituto procuratore né i due ufficiali del Ros di Brescia presenti.

    Da lì la necessità di accertare ogni circostanza, arrivando infine ad escludere che ci fosse qualsiasi attinenza tra le dichiarazioni dell’indagato e la posizione di Massimo Maggioni. Una serie di accertamenti che hanno anche permesso di escludere, in via definitiva, l’ipotesi alternativa sul Dna, e di consolidare ulteriormente la pista principale, quella che ha portato all’arresto del carpentiere di Mapello. Solo 10 giorni prima dell’interrogatorio lo stesso Maggioni, in una serie di dichiarazioni al Corriere, aveva descritto il suo lavoro a Palazzago e l’atteggiamento di Bossetti, spiegando che più volte il padre di Yara, Fulvio Gambirasio, era stato in quel cantiere: «Quando vedevo Fulvio io ero a disagio, Massimo invece era impassibile, sembrava non reagire, di fronte al padre della ragazzina. Eppure tutti sapevamo cosa gli era successo. Si erano incontrati di sicuro sia prima sia dopo la scomparsa di Yara».
    20 febbraio 2015 | 08:37
    © RIPRODUZIONE RISERVATA
    http://bergamo.corriere.it/notizie/cr...98e-b8d1-11e4-b4ca-88f092eacdcb.shtml
    Tags: by M. Fioretti (2015-02-20)
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  9. Che quella sull’omicidio della bambina fosse un’indagine dai grandi numeri si era capito presto. Da quando, a metà 2011 (Yara è stata trovata senza vita il 26 febbraio), era trapelato che carabinieri e polizia stavano convocando molte persone per prelevare loro campioni di saliva. In mezza Bergamasca, oltre che fuori provincia. Si sono divisi gli elenchi anche tra le stazioni. La conferma delle cifre da capogiro è arrivata alla conferenza stampa dello scorso giugno, in cui il pm Letizia Ruggeri, il procuratore e i vertici di polizia e carabinieri hanno spiegato come sono arrivati a Bossetti.



    Così, nell’ex aula della Corte d’Assise al piano terra della Procura, sono emersi nel dettaglio i numeri della mole di lavoro dei tre anni e mezzo in cui l’indagine sembrava essersi infilata in un tunnel senza uscita. Alla fine, sono state convocate oltre 21.000 persone.

    Di questi oltre 21.000 campioni, 9.488 sono stati analizzati dai carabinieri del Ris di Parma. Altri 4.897 sono stati analizzati dalla Scientifica. Altri 7.435 sono stati raccolti dagli uni e dagli altri ma non sono stati più analizzati, perché nel frattempo è arrivata la svolta. Per altro, senza una banca dati del Dna, istituita sulla carta ma non ancora attiva, non è nemmeno ben chiaro che fine faranno tutti questi dati.

    E pensare che Bossetti non era ancora stato convocato. Lo avrebbero chiamato prima o poi «magari ci sarebbero voluti altri anni, ma lo avremmo trovato», aveva detto la pm. Sarebbe finito nel calderone degli intestatari dei telefonini cellulari che il 26 novembre o nei giorni immediatamente precedenti avevano agganciato le celle della zona di Brembate Sopra. Lui aveva lasciato traccia il giorno del delitto. Aveva sorpreso che non fosse stato ancora convocato. Altre persone che erano passate di lì il giorno dopo erano state chiamate. È in questo contesto che si colloca un altro numero altissimo. Il numero di comunicazioni dei telefonini rilevate nell’area di Brembate sopra in quei giorni sono state 120.000.
    http://bergamo.corriere.it/notizie/cr...d5c-b80d-11e4-8ec8-87480054a31d.shtml
    Tags: by M. Fioretti (2015-02-19)
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  10. sugli indumenti di Yara, quelli che aveva nel suo ultimo giorno di vita, sono state trovate fibre compatibili a quelle dei sedili del furgone, un Iveco Daily. Il furgone era stato visto davanti alla palestra, poi vicino casa di Yara e - stando alle analisi del Ris dei carabinieri - tracce di quel furgone sono anche sui resti della ginnasta tredicenne. Se a questo quadro aggiungiamo che Bossetti cercava "tredicenni" con particolari caratteristiche porno sui motori di ricerca, le coincidenze diventano macigni. Ma, soprattutto, esiste la prova scientifica, quella che per due volte ha convinto il gip Ezia Maccora a non far uscire Bossetti dal carcere in cui si trova rinchiuso dal 16 giugno 2014: è suo il dna maschile di 'Ignoto uno', sono sue le tracce genetiche scoperte durante autopsia e ricerche di laboratorio.
    http://milano.repubblica.it/cronaca/2...veco_daily_di_bossetti-107516851/?rss
    Tags: by M. Fioretti (2015-02-18)
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