Tags: trasparenza*

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  1. a figura di Della Monica ha suscitato perplessità fin dal suo insediamento come vicepresidente della Cai nel 2014, in quanto non aveva i titoli necessari: «Questa carica è riservata per regolamento a un magistrato minorile o comunque a professionisti che hanno esperienze con i minori, e il curriculum di Della Monica era di tutt’altro tipo». Altrettanto stupefacente è stata la sua successiva nomina a presidente della stessa Cai per delega dell’allora premier Matteo Renzi, perché «questa posizione è sempre stata affidata a un ministro. Con questa mossa inaspettata, la stessa istituzione è stata contemporaneamente gestita dal controllore e dal controllato».

    Una volta in carica, sostiene Griffini, è subito apparso chiaro l’obiettivo di Della Monica: «Creare un sistema parallelo all’albo degli enti autorizzati costituito da enti fedelissimi». In pratica, l’ex presidente intrecciava rapporti di favore con alcuni enti (tra cui l’onlus Airone), fissando incontri e mantenendo contatti quasi quotidiani, mentre per altri il contatto era impossibile: a questi, Della Monica non rispondeva alle telefonate, alle mail, alle lettere e alle richieste di incontro. «Noi di Ai.Bi., per esempio, non eravamo tra i suoi favoriti perché avevamo sollevato dubbi sul suo operato» racconta Griffini. «Così la Cai, con il suo presidente/vicepresidente, si è chiusa in una torre d’avorio inaccessibile a chi “non era gradito”». Il sostegno agli enti “graditi” era invece reciproco: come riporta il Fatto Quotidiano, in caso di critiche nei suoi confronti, Della Monica non si faceva scrupolo a chiamare direttamente gli enti e le coppie adottive con pratiche in corso per ottenere lettere in sostegno al suo operato, e si appellava spesso ai suoi appoggi in politica per contrastare le critiche.

    Il Fatto riporta anche l’opinione dell’ex procuratore capo di Savona che interrogò Della Monica, Francantonio Granero, che coincide con quanto raccontato da Griffini: «Io mi ero fatto quest’idea: che tra gli enti ci fosse una forte concorrenza e che Della Monica avesse scelto un campo.
    http://www.tempi.it/non-erano-ladri-d...candalo-delle-adozioni-internazionali
    Tags: , , by M. Fioretti (2017-06-26)
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  2. Il punto è molto semplice: una legge (non fascista: novellata nel 2001) dice che i posti della dirigenza pubblica sono riservati a chi ha la cittadinanza italiana. Si potrà discutere sulla sua bontà. Io non la trovo insensata: dai dirigenti dipendono molti posti di lavoro, sistemi complessi. In molti casi ci sono in gioco settori strategici. Ed è così in tutti i paesi. Franceschini grida che la National Gallery è diretta da un italiano: ma si dimentica di dire che quell’italiano è cittadino britannico.

    Non sarà il caso di cominciare a dire che non basta fare le cose, ma bisogna anche farle bene? La riforma Madia è stata massacrata dal Consiglio di Stato e dalla Corte Costituzionale, la riforma costituzionale è stata respinta dal popolo italiano: ma non sarebbe stato meglio farle bene, quelle riforme, invece che gridare contro chi ha dovuto constatarne il fallimento? Non è che la figuraccia dell’Italia l’ha causata un ministro incompetente circondato da incapaci?

    E poi c’è un punto di merito. Il Tar dice che i colloqui per selezionare i direttori sono stati troppo frettolosi, e sono stati celebrati a porte chiuse. E che dunque i diritti dei concorrenti non sono stati rispettati. Se è vero è una cosa grave. E io so che è vero.

    Quel concorso è stato condotto malissimo, ai limiti della farsa, per la stessa ragione per cui Franceschini non ha cambiato la legge: per la maledetta fretta mediatica di poter dire che aveva fatto qualcosa.

    La commissione ha avuto (nella migliore delle ipotesi) nove minuti per leggere e valutare ogni curriculum e quindici minuti (questo è un dato ufficiale) per il colloquio che ha deciso la sorte degli Uffizi, o di Capodimonte.

    Un elemento di comparazione: per scegliere l’ex direttore della Galleria Estense Davide Gasparotto come curatore della collezione di dipinti, il Getty Museum di Los Angeles ha ritenuto necessari un’intervista preliminare di 2 ore, un colloquio privato col direttore di 2 ore, due visite di tre giorni durante le quali il candidato ha trascorso molto tempo col direttore e il vicedirettore, e poi un lungo colloquio col presidente dei Trustee.

    E in questo caso era un direttore di museo che diventava curatore di sezione: mentre noi abbiamo fatto il contrario (abbiamo preso direttori che in quasi tutti i casi non erano mai stati tali, ma al massimo conservatori di sezioni di musei secondari) in un quarto d’ora. La commissione contava solo due tecnici (un archeologo e uno storico dell’arte, entrambi professionalmente non italiani), accanto a una manager museale, a un rappresentante diretto del ministro stesso (l’autore materiale della riforma e consigliere giuridico principale del ministro) e a un presidente non proprio terzo rispetto alle volontà ministeriali (perché contestualmente confermato alla guida della Biennale di Venezia con una deroga alla legislazione vigente decisa dal governo).
    https://emergenzacultura.org/2017/05/...a-del-tar-e-larroganza-della-politica
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  3. Enrico Mentana, aveva anticipato su Facebook lo scoop del suo tg: “Se il governo - aveva scritto - nasconde il nome dei grandi debitori una parte della stampa ha deciso di comportarsi diversamente. Chi ci governa e chi sostiene il governo in parlamento sono liberi di farsi male da soli: ma a volte non si ravvisa il metodo di questa follia. Noi e tanti altri, e perfino il presidente dell'Abi, abbiamo chiesto che venissero ufficialmente rese pubbliche le liste dei maggiori debitori di Mps e delle altre banche messe nei guai dagli Npl (crediti deteriorati). Invece la Commissione Finanze del Senato ha bocciato tutti gli emendamenti che chiedevano la lista dei nomi dei grandi debitori delle banche in difficoltà e ha approvato la proposta di modifica del relatore che prevede una relazione in cui vengano indicati i profili di rischio ma non i nominativi dei soggetti insolventi. Come tgla7 - in mezzo a un clima di omertà e senza nessuna sponda negli istituti interessati - ci abbiamo lavorato per settimane e abbiamo già cominciato a fare alcuni nomi per la banca senese, e tutti i principali per la Popolare di Vicenza. Stasera facciamo il punto, e magari ci aggiungiamo la lista di Banca Marche”.
    http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/banche-mentana
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  4. Francia, Germania e Regno Unito si confermano i Paesi più all’avanguardia negli acquisti pubblici. Un aspetto che sicuramente li accomuna è l’aver già recepito a pieno nei loro ordinamenti giuridici le tre direttive (la 23/2014, la 24/2014 e la 25/2015) con cui la Commissione Europea ha chiesto a tutti gli Stati membri di riformare le procedure di procurement pubblico entro il 18 aprile 2016. Ad oggi l’Italia non ha ancora concluso il processo di adozione dei provvedimenti attuativi necessari a rendere pienamente operativo il nuovo codice. Tale incertezza sta rallentando le iniziative di procurement pubblico e, in particolare, quelle di innovazione digitale.

    Con riferimento a questo ambito, si registra in tutta Europa un utilizzo limitato delle procedure innovative di acquisto precedentemente descritte. Prendendo infatti come riferimento il solo acquisto di servizi digitali nei sei mesi a valle dell’approvazione del nuovo codice dei contratti pubblici:

    solo 471 delle 4.288 procedure competitive con negoziazione sono state utilizzate per l’acquisto di servizi digitali; esse pertanto pesano l’11% delle totali; solo una di queste è stata utilizzata in Italia;

    231 (29%) delle 809 procedure di nuovo dialogo competitivo sono state utilizzate per l’acquisto di servizi digitali; solo una di queste è stata utilizzata in Italia;

    3 delle 8 procedure di partenariato per l’innovazione sono state utilizzate per l’acquisto di servizi digitali, di cui una in Italia.

    È urgente che il nostro Paese adotti completamente il nuovo codice dei contratti pubblici e incentivi l’utilizzo delle nuove procedure di acquisto in esso contenute da parte delle PA italiane. Solo così si può sperare di aumentare le collaborazioni tra pubblico e privato tanto auspicate dalla Commissione Europea e di utilizzare gli acquisti pubblici di ICT come volano per la trasformazione digitale del nostro Paese.
    http://www.agendadigitale.eu/infrastr...-nuove-procedure-di-acquisto_2787.htm
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  5. I motivi della debacle sono semplici. I fondi immobiliari raccolgono i capitali dai risparmiatori attraverso la vendita di quote e con il ricavato comprano palazzi: a volte li ristrutturano per poi venderli a un prezzo più elevato, a volte li rivendono dopo averli messi in affitto. Se le vendite e gli affitti vanno bene, i proventi vengono distribuiti o accumulati per aumentare il valore delle quote. Diversamente, si registrano perdite. Per portare a termine la propria missione il fondo ha 10 anni di tempo, ma in caso di difficoltà la società che li gestisce applica una proroga. Per tutti i fondi collocati dalle Poste, la crisi del settore e il crollo dei prezzi degli immobili non hanno lasciato scampo. Il fondo Invest Real Security ne è l'emblema: i suoi ultimi cinque immobili sono stati ceduti a prezzi di svendita.
    http://www.repubblica.it/economia/201..._-_id_articolo_5651965-155483792/?rss
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  6. Manca un programma «adeguato» per recuperare le multe arretrate e gli affitti dello sterminato patrimonio immobiliare del Comune; non c'è traccia del piano per dismettere le partecipate gravate da debiti milionari; i bonus dei 23mila dipendenti capitolini vengono distribuiti senza nessun controllo; le entrate straordinarie previste dal Comune per il prossimo anno sono sproporzionate (troppe o troppo poche, a seconda delle voci: per i condoni edilizi vengono previsti 15 milioni, quando ci sono pratiche bloccate da anni). Ecco perché l'Organo di revisione economico-finanziaria ha bocciato la manovra di bilancio varata dalla giunta Raggi, appena prima che approdasse in Consiglio comunale. «Non ci sono spazi sufficienti per rispettare l'equilibrio finanziario», scrivono i revisori presieduti da Federica Tiezzi, che in privato ammette: «Negli atti della giunta abbiamo notato tanta ingenuità e approssimazione, probabilmente dettata dall'inesperienza...»
    http://www.ilmessaggero.it/roma/campi...lte_tutte_falle_bilancio-2153770.html
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  7. Un grave indebolimento della trasparenza che fu manifestata sul testo preliminare con dei rilievi che non furono presi in considerazione in fase di approvazione del testo definitivo.

    Tuttavia, rilevanti sono anche gli obblighi informativi aggiunti e integrati/modificati, tra i quali è interessante citare:
    http://www.forumpa.it/riforma-pa/i-da...-vigenti-e-quelli-introdotti-dal-foia
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  8. il “combinato disposto” (come dicono i giuristi) tra una normativa bulimica e sovrabbondante che, come un tumore maligno, si sta mangiando l’organizzazione degli uffici e la “pancia” del Paese a cui si tributano liturgie sotto forma di quegli sciagurati shift tra fisiologia e patologia che ci hanno portato ad avere paura di qualsiasi scelta autonoma e responsabile del dirigente, fanno sì che alla fine è meglio star fermi che rischiare. Meglio avere un ordine che avere un’iniziativa. Meglio porre un quesito che firmare. E il bello è che chi se la ride e prolifica felice, in quest’epoca di emiparesi della mano che regge la penna, è proprio la corruzione che la sua strada la trova sempre e anche il suo dirigente (o politico o entrambi) che firma.

    Le prove di questa situazione e le esperienze sono ormai così diffuse che non c’è bisogno di citarle, basti ricordare il crollo delle gare d’appalto dopo l’introduzione del nuovo codice (se non capisco, mi astengo) o il rifiuto di delibera dirigenziale per acquisti sottosoglia (se scelgo io rischio, chi me lo fa fare!). Siamo di fronte ad una specie di obiezione di coscienza, diremmo con un sorriso, se questo non mandasse alla malora un bel numero di piccole imprese. Oppure l’avversione profonda per qualsiasi scelta di autonoma responsabilità: non si fanno quindi dialoghi competitivi né vere partnership pubblico-privato perché è meglio che a decidere chi scegliere sia un algoritmo, piuttosto che un superpagato dirigente generale. Si sceglie di fare concorsi pubblici con quiz e quizzetti piuttosto che con un colloquio esplorativo e una prova sul campo: così chi sceglie è un correttore automatico!

    Sono questi i temi su cui vorremmo si applicasse una nuova legge sulla dirigenza: porre le condizioni perché sia possibile esercitare scelte basate sul proprio sapere e sulla propria coscienza, in forma autonoma, responsabile e trasparente. Altrimenti continueremo ad avere un apparato burocratico che giudica un’operazione dal suo svolgimento tecnico e non dalla vita o dalla morte del paziente.
    E’ ora di dire basta! Cambiamo strada e paradigma, scegliamo l’efficacia piuttosto che l’efficienza
    http://www.forumpa.it/riforma-pa/la-b...ocrazia-difensiva-fa-danni-fermiamola
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  9. I cosiddetti "esodati della scuola" sono una delle categorie vittima della “Riforma Fornero” e il loro caso non sarà risolto neanche dalla Legge di Stabilità 2017. “Sarebbe bastato aprire una procedura apposita su Istanza online per avere una cifra precisa. Ma evidentemente non si è mai voluto farlo, è una sconfitta per la politica”, spiega Manuela Ghizzoni, senatrice Pd. "La maggioranza li ha abbandonati", attacca Tiziana Ciprini, deputata del M5s
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...quanto-costerebbe-pensionarli/3119217
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  10. L’imbarazzo per i parlamentari si è fatto ancora più forte dopo che sul tema è intervenuto a sorpresa anche il presidente della Cei Angelo Bagnasco: “La riduzione degli stipendi sarebbe di sicuro un segno positivo”, ha detto, “anche se non conosco bene i termini della questione, ma come principio generale sicuramente sarebbe un buon segnale. Poi il riavvicinamento degli italiani alla politica, l’ innamoramento, richiede anche altro”. Chissà se anche questa volta grideranno all’ingerenza della Chiesa. Intanto il voto in Aula è previsto per il 25 ottobre, ma il colpo di mano è già pronto: dalle fila della maggioranza si prospetta il voto per far tornare il teso in commissione ed evitare la figuraccia prima del referendum e in piena campagna elettorale. Resta tutto da vedere. Chi gongola per il momento sono i grillini che dopo settimane di crisi interne e passi falsi, hanno imbroccato una strada che per il momento li mette in buona luce. E quindi battono il chiodo finché caldo cercando di ottenere il più possibile, elettoralmente parlando. Tanto per capirci lo stesso Beppe Grillo è sceso a Roma e sarà presente in Parlamento al momento del voto (se si farà) o del rinvio (sempre più probabile). Nelle scorse ore ha invitato gli attivisti a venire in Aula e sul blog ha lanciato un appello ai democratici: “Renzi poteva dire ai suoi di votare questa legge ma non lo ha fatto perché pensa che sarebbe una vittoria del M5s. Un ragionamento egoista. Domani può essere il Pace e bene Day, un V Day all’incontrario. Siate generosi. I cittadini vi guardano: non deludeteci”. In mattinata era stato Luigi Di Maio a rivolgersi direttamente al presidente del Consiglio: “Renzi ci dica chiaramente se il Pd voterà oppure no il nostro disegno di legge. Se vogliono fare proposte ben venga, se invece vogliono rimandare il testo in commissione significa affossare tutto e tenersi il malloppo
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...e-m5s-farsa-e-tutta-demagogia/3117682
    Tags: , , , , , , by M. Fioretti (2016-10-25)
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