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  1. Fitch dal canto suo aveva avvertito: “La vittoria del no al prossimo referendum costituzionale sarebbe vista come uno shock negativo per l’economia e il merito di credito italiano”. Moody’s era convinta che “le prospettive per ulteriori riforme dipenderanno dal risultato del referendum”. Molto più misurata Standard&Poor’s, secondo cui la bocciatura del ddl Boschi non avrebbe comportato “effetti significativi sul merito di credito, a meno che non porti a uno stop alle riforme strutturali”.

    …e com’è andata davvero: pil e occupati in salita, rendimenti Btp in calo – Come è andata davvero? Dopo le dimissioni di Renzi e un giro di consultazioni durato pochi giorni, l’11 dicembre il capo dello Stato Sergio Mattarella ha dato a Paolo Gentiloni l’incarico di formare il nuovo esecutivo, di fatto quasi una fotocopia del precedente. Niente elezioni anticipate: la legislatura andrà a scadenza naturale. L’economia, trainata dalla ripresa europea, secondo l’Istat ha accelerato: il pil è previsto in aumento dell’1,5% contro il +0,9% del 2016. Lo 0,6% in più dunque: esattamente la spinta (“il 6% del pil in dieci anni”) che l’allora ministra Maria Elena Boschi stimava sarebbe arrivata dalle “riforme politiche e istituzionali” poi bocciate dagli italiani. Poco male: ora la Boschi attribuisce il risultato alle altre “riforme portate avanti dal Governo dei mille giorni in poi”, assicurando che la crescita “non è frutto del caso o un miracolo“. E Renzi festeggia: “Quando siamo partiti il pil era al 2% ma aveva il meno davanti: -2%. Istat oggi dice che nell’ultimo anno il pil è stato quasi al 2%”.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017...l-no-lapocalisse-non-ce-stata/4009257
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  2. La vittoria del ‘no’ al referendum costituzionale del 4 dicembre dello scorso anno doveva essere una catastrofe per la politica e soprattutto per l’economia italiana. O, almeno, questo era il messaggio lanciato da molti sostenitori del ’sì’ prima del voto poi finito con una schiacciante vittoria dei contrari alla riforma costituzionale voluta dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. C’era chi parlava di caos politico nel paese, di rischio di nuove elezioni e conseguente ingovernabilità, chi di calo del Pil, dell’occupazione e più in generale di un netto peggioramento della situazione economica del paese.
    https://www.fanpage.it/se-vince-il-no...bile-come-stanno-le-cose-un-anno-dopo
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  3. Nell’ultima settimana, due articoli pubblicati su due testate americane, BuzzFeed News e New York Times, hanno riproposto al centro dell’attenzione mediatica e politica il tema della propaganda e della disinformazione online nel nostro paese.

    In Italia, questi due articoli si sono inseriti in un rinnovato dibattito sul rischio che le fake news possano inquinare e condizionare la campagna elettorale del prossimo anno. A riaccendere l’interesse su questo tema è stato, in particolare, il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, che durante l’ultima Leopolda, ha citato i due articoli per invitare a battersi contro le fake news, dicendo di “aver sgamato Cinque Stelle e Lega Nord” e annunciando che “ogni 15 giorni il Pd presenterà un rapporto ufficiale sulle schifezze in rete”.

    Abbiamo provato a seguire le fila delle questioni aperte e a ricostruire il contesto e il dibattito a seguito di questi due articoli.
    http://www.valigiablu.it/disinformazione-inchieste-renzi
    Tags: , , , , , , by M. Fioretti (2017-11-28)
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  4. Se dovessimo scommettere, diremmo che la proposta preferita di Matteo Renzi è senza dubbio la terza, quella cucita su misura per lui e per il suo partito. Si tratta però di un azzardo: pochi mesi fa, la coalizione Pd-Sel ha preso poche decine di migliaia di voti in più rispetto a quella guidata da Silvio Berlusconi e al Movimento Cinque Stelle, e si sa quanto in fretta possa cambiare il vento in Italia. Davvero Renzi, pur di poter ambire a una maggioranza blindata senza dover scendere a patti con nessun altro, è disposto a rischiare di regalare una maggioranza del 60% a Berlusconi o a Grillo, che si ritroverebbero quindi a un passo dal Quirinale e dalla possibilità di poter cambiare la Costituzione a piacimento senza neanche dover passare per un referendum? Davvero la democrazia italiana è così stabile da permettere un tale livello di azzardo e un tasso di distorsione della volontà popolare sconosciuto nell'Occidente democratico? Davvero, in un momento in cui, in tutta Europa i partiti maggiori, in particolari quelli coinvolti nel governo della crisi economica, perdono consenso, credibilità e capacità rappresentativa, ciò di cui abbiamo bisogno è un sistema che, unico in Europa, attribuisca loro in maniera del tutto artificiale maggioranze bulgare che non hanno riscontro nella società? Davvero un governo senza ostacoli di un partito del 25% sarebbe un governo forte ed autorevole, in grado di affrontare le sfide complesse del nostro tempo?

    Ci permettiamo di dubitarne e di richiamare l'attenzione sulla pericolosità di far partire il dibattito sulla legge elettorale da queste proposte e in particolare dal presupposto che la legge elettorale debba assicurare, per forza e a prescindere, maggioranze assolute. La crisi di consenso, legittimità e capacità rappresentativa che i partiti in Europa stanno affrontando non si risolve con l'ingegneria elettorale, ma con la riforma della politica. Le spinte autoritarie che si diffondono in Europa e in Italia non vanno sottovalutate. Allontanare ancora di più le già deboli istituzioni rappresentative dalla volontà popolare difficilmente le renderà più solide.
    http://www.ilcorsaro.info/nel-palazzo...ttorali-proposte-da-matteo-renzi.html
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  5. Facebook representatives have told Italian officials that they are planning to dispatch an Italian “task force” of fact-checkers to address the fake-news problem here before the elections, according to a government official who was present during the negotiations but was not authorized to speak on the record.
    https://www.nytimes.com/2017/11/24/wo...taly-election-fake-news.html?referer=
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  6. Lo sa, ma non lo dice in pubblico. E la notizia non compare né sul suo sito personale, né sul portale “Passo dopo passo” e nemmeno tra “I risultati che contano” messi in bella mostra con tanto di infografiche da “Italia in cammino”. Eppure è stata la miglior performance del suo governo. Nei 1024 giorni di permanenza a Palazzo Chigi, Matteo Renzi ha raggiunto un primato storico di cui però, stranamente, non parla: ha sestuplicato le autorizzazioni per esportazioni di armamenti. Dal giorno del giuramento (22 febbraio 2014) alla consegna del campanellino al successore (12 dicembre 2016), l’esecutivo Renzi ha infatti portato le licenze per esportazioni di sistemi militari da poco più di 2,1 miliardi ad oltre 14,6 miliardi di euro: l’incremento è del 581% che significa, in parole semplici, che l’ammontare è appunto più che sestuplicato. Una vera manna per l’industria militare nazionale, capeggiata dai colossi a controllo statale Finmeccanica-Leonardo e Fincantieri. E’ tutto da verificare, invece, se le autorizzazioni rilasciate siano conformi ai dettami della legge n. 185 del 1990 e, soprattutto, se davvero servano alla sicurezza internazionale e del nostro paese.
    http://www.unimondo.org/Notizie/Il-ve...uplicato-l-export-di-armamenti-166511
    Tags: , , , by M. Fioretti (2017-09-06)
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  7. Il sistema tedesco regala ai Cinquestelle, incaprettati dall’esperienza piuttosto sconfortante della giunta Raggi, il premio di minoranza. Felici e contenti occuperanno di sicuro i seggi all’opposizione. Quella sanno fare e, visti i risultati, quella vogliono continuare a fare. Al Pd di Renzi il proporzionale tedesco regala in governo in condominio con Forza Italia, senza neanche l’obbligo di svelare agli italiani la vergogna. Sarà un patto del Nazareno bis. Un patto con Silvio Berlusconi, la mummia politica, il leader espulso per indegnità dal Parlamento che vede il suo potere parassitario e statico consolidarsi ancora di più.

    Si andrà al voto in autunno, e non già perché gli italiani lo chiedano a gran voce. A Renzi conviene, e si capisce, coprire con la propaganda i tagli della manovra e spostarli più in là, quando tutto sarà deciso. E quando tutto sarà deciso lui sarà al governo con Berlusconi, perché – si dirà – un governo si deve pur fare, e Grillo, felicissimo, griderà dall’opposizione al tradimento, all’inciucio, al piccolo golpe.

    E tutti vivranno felici e contenti.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...-e-i-furbetti-del-quartierino/3626380
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  8. Marco ieri ha proposto l’unica alternativa: le frattaglie di sinistra si uniscono, da Bersani a Pisapia a Civati a Fratoianni eccetera; trovano un leader credibile, sperando nell’effetto Melenchon; e raccattano un 5-10%. A quel punto i 5 Stelle, qualora baciati da un largo consenso (e non è affatto detto), dovrebbero bussare alla porta della sinistra, per fare un governo di scopo con pochi punti fondamentali. Per esempio reddito di cittadinanza, seria legge anticorruzione, legge sul conflitto di interessi, lotta all’evasione, recupero del sommerso, abolizioni dei vitalizi e più in generali degli sprechi, interruzione delle cosiddette “grandi opere” (inutili). Eccetera. Non un’alleanza pre-elettorale, ma un accordo programmatico post-elettorale limitato ad alcuni punti. Del resto, nel Parlamento Europeo, il M5S vota quasi sempre con la sinistra (alla faccia dell’alleanza tattica con Ukip) e il Pd quasi sempre col centrodestra: “Renzusconi” esiste già e l’unico a non averlo capito è Zucconi. Tale accordo, per quanto complicato per motivazioni personali ma pure politiche (pensate alla tematica migratoria e a quella europeista), sarebbe possibile. E sarebbe bello. Ma non credo che accadrà. Per questi motivi.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/31/m5s-sinistra-si-puo/3626746
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  9. un affare locale, di non grande importanza, ma poiché il vice-presidente (con nessuna delega operativa e zero poteri e conoscenza di quel che facevano là dentro) è il papà del ministro Boschi, si scatena l’inferno.

    Di colpo la banca Etruria diventa il centro del mondo, il covo dei poteri forti. Forse segretamente posseduta dal Bilderberg o dalla Trilateral. E quindi, giù a testa bassa. La povera Maria Elena chiamata giustificarsi in parlamento (addirittura) a seguito di mozione di sfiducia presentata dai soliti grillini (instancabili inseguitori di mulini a vento), indagini di ogni tipo. Alla fine, com’era prevedibile, vengono rinviati a giudizio un po’ di boss locali. Ma non il papà Boschi: di quello che accadeva in quella banca, dove rappresentava i coltivatori diretti, nulla sapeva. Era lì perché a loro spettava un posto, ma solo per quello. E tutto finisce.

    Intanto, in Italia accade di ogni cosa. Renzi perde il referendum e il posto di presidente del Consiglio, Maria Elena da ministro diventa sottosegretario alla presidenza del Consiglio. In Francia Macron vince le elezioni.

    Il nuovo caso Etruria, scatenato dall’ex direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli, nasce sulle stesse premesse sbagliate: dall’idea cioè che quella banchetta sia stata uno dei centri del nuovo potere renziano. Mentre era solo un istituto mal gestito, con pochi soldi. Un affare insomma da delegare alla Guardia di Finanza più che alla politica: soldi prestati agli amici, investimenti sballati, cose così, tipiche di ogni banchetta di provincia.

    Ferruccio nel suo nuovo libro spara un missile che, nelle sue intenzioni, forse, doveva essere una specie di bomba atomica, l’arma finale contro il potere renziano: nel bel mezzo della crisi la bionda ragazza avrebbe chiesto a un famoso banchiere (il capo di Unicredit, con bilanci da paura, un disastro) di comprare l’Etruria, per mettere un lastra di piombo su un possibile scandalo.

    Ma già qui si intravede che a de Bortoli è scappata l’acqua per l’orto. La storia appare poco credibile. Perché rivolgersi a Unicredit, banca nei guai profondi, e a un amministratore delegato che da lì a non molto sarebbe stato cacciato proprio per via dei pessimi risultati? Si può immaginare una Boschi scema fino a questo punto, che chiede di comprare l’Etruria all’unico banchiere che semmai vorrebbe essere comprato lui stesso? E così scioccherella da abusare del suo ruolo istituzionale per mettere a tacere uno scandalo di cui parlava tutta l’Italia tutte le mattine. Nemmeno Di Maio sarebbe stato tanto sprovveduto.
    http://www.uominiebusiness.it/default...lmissilebagnato#.WRWteEjviS5.facebook
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  10. L'assemblea del partito che sancisce la nuova incoronazione dell'ex premier a segretario dopo le primarie, è ormai iper-renzianizzata, con 700 delegati legati all'ex premier e a Maurizio Martina. La fiducia al Governo Gentiloni è condizionata e accompagnata dalla "circolare Boschi", che vincola l'operato di tutti i ministri al passaggio di conformità della fedelissima del Capo. Ma nessuno, all'hotel Marriott, alza la voce contro il provvedimento. Lei: "Fake news". Ma non smentisce
    di Manolo Lanaro e Alberto Sofia | 7 maggio 2017
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    Più informazioni su: Assemblea Partito Democratico, Maria Elena Boschi

    Nel giorno della nuova consacrazione di Matteo Renzi alla guida del Partito democratico, dopo la vittoria larga (e mai in discussione) alle primarie dem, più che al Nazareno l’attenzione sembra rivolta verso Palazzo Chigi. Ma non soltanto perché, è chiaro, nelle mani dell’ex premier ci sia il destino di Paolo Gentiloni e dell’esecutivo. Ma anche per la grana scoppiata poche ore prima dell’assemblea nazionale della nuova incoronazione: la circolare Boschi – svelata da Repubblica – che, di fatto, commissaria ogni atto dei ministri.

    Dal palco è lo stesso Renzi a smentire i retroscena che attribuiscono all’ex presidente del Consiglio irritazione e fastidio per le azioni del governo guidato da Gentiloni. Anzi, almeno a parole, Renzi blinda il collega di partito: “Dobbiamo uscire dalla logica dei retroscena”, incalza, bollando come “barzellette” quanto riportato dai giornali. Per poi ribadire: “Da cinque mesi lo diciamo, nessuno del Pd metterà in discussione il sostegno al governo. E lo diremo fino alla fine della legislatura”. In realtà, le condizioni Renzi le pone eccome: “Quanto durerà non dipende da noi, ma dal governo stesso e dal lavoro Parlamentare”, avverte. Un mantra ripetuto anche dai suoi fedelissimi: “Gentiloni deve fare il governo, il Parlamento il Parlamento”, spiega pure Matteo Richetti: “Come si va avanti? Non mettiamo in difficoltà nessuno, ma serve attuare le riforme di Renzi, introdurre il reddito di inclusione, approvare i decreti attuativi della Buona scuola”. Tradotto, la certezza di arrivare a fine legislatura resta vincolata ai desiderata (elettorali) dell’ex premier. Governo avvertito. E presidiato. Non soltanto a parole.

    Infatti sarà attraverso la circolare Boschi che tutti gli atti dei ministri dovranno preventivamente essere vagliati dal braccio destro di Renzi, prima di essere discussi in Consiglio dei ministri. Recita la circolare come il controllo sarà su “ogni schema del provvedimento, destinato ad essere adottato in forma di Dpcm o Dpr”. Ma non solo. Perché le stesse indicazioni varranno anche per “gli schemi di atti amministrativi e per i documenti, di qualsiasi natura, da sottoporre alla deliberazione o all’esame del consiglio dei ministri”. Tradotto, non si muoverà foglia che Boschi (e Renzi) non voglia. Condizioni che i ministri hanno accolto – è un eufemismo – con non poca irritazione.

    Eppure, all’Hotel Marriott di Roma Fiumicino, arrivando all’assemblea dem, nessuno è sembrato minimamente preoccuparsi dell’iniziativa renziana. “Io commissariato dalla Boschi? Non me ne sono accorto”, taglia corto il Guardasigilli Andrea Orlando. Il ministro che – almeno in teoria – sarà l’uomo dell’opposizione nel nuovo corso renziano. Insieme a Michele Emiliano. Anche lui, non pervenuto sul tema. “I commenti li facciamo dopo l’assemblea”, fugge via il capogruppo alla Camera Ettore Rosato. Il solo ad accennare un timido distinguo è Gianni Cuperlo, con tono sarcastico: “Boschi commissaria il governo? Vorrà dire che l’esecutivo starà più sereno”.

    Al contrario, la diretta interessata sembra farne una questione di interpretazione. Ma senza, di fatto, smentire. Solita a evitare il passaggio dall’ingresso principale, pur di sfuggire alle domande, questa volta Boschi viene annunciata ai giornalisti. A radunare stampa e tv è l’ex portavoce della stessa sottosegretaria alla presidenza del Consiglio: “Ora dichiara Boschi. Sulla circolare? Certo”, conferma ai cronisti Luca Di Bonaventura. Sorriso d’ordinanza, l’ex ministro delle Riforme attacca: “Nessun commissariamento, è un classico esempio di fake news“, incalza. Ma non smentisce il contenuto della circolare. Anzi, Boschi precisa pure: “Si tratta di rispettare regole che ci sono già. Se si vogliono cambiare sono la prima a dare una mano. Ma finché ci sono, vanno rispettate”, taglia corto l’ex ministro che aveva annunciato in caso di vittoria del No al referendum del 4 dicembre di voler lasciare la politica. Tra i ministri c’è anche chi difende Boschi e la sua circolare: “Ineccepibile”, è il commento del ministro alla Coesione Claudio De Vincenti. Insomma, dopo la scissione della Ditta di Bersani, Rossi e Speranza, il dissenso interno al Nazareno sembra ormai archiviato. Niente tracce, o quasi. Perché se Michele Emiliano evita attacchi frontali, dopo i toni incendiari della campagna elettorale, giustificandosi con il ritornello “oggi è la festa di Renzi“, è Andrea Orlando a sollevare il tema spinoso delle future alleanze. Elettorali e di governo. “Io tra Bersani e Berlusconi continuo a scegliere il primo”, incalza dal palco il Guardasigilli, tra i brusii dei neodelegati dem all’asssemblea.

    Ormai iper-renzianizzata, con 700 delegati legati all’ex premier e a Maurizio Martina. Agli altri restano soltanto le briciole: 212 per Orlando, soltanto 88 per Michele Emiliano. Tradotto, nessuna possibilità di incidere nelle future decisioni. Il primo esempio è già l’elezione della presidenza PD, che ha visto la conferma di Matteo Orfini.

    Lo “strappo” degli orlandiani – contrari al bis dell’ex commissario del Pd romano – si materializza attraverso appena in 60 astensioni. Poco più che un segnale, ma di certo non abbastanza per frenare la rielezione. “Renzi ha richiamato all’unità del Pd? Beh, forse l’inizio non è stato dei migliori, con la nomina di Orfini. Non si è mai visto che la presidenza dell’assemblea non vada alle minoranze”, si lamenta con IlFattoquotidiano.it Sergio Lo Giudice. Non è il solo: “Altro che inversione di rotta, qui nessuno l’ha vista. Ci siamo astenuti perché Orfini è un nome divisivo. E perché non c’è stata alcuna condivisione della scelta”, aggiunge Cesare Damiano. “Macché, sono soltanto ruggini del Congresso”, liquida invece Fausto Raciti, rievocando la spaccatura nella vecchia corrente dei Giovani Turchi (poi “Rifare l’Italia”), guidata dagli stessi Orlando e Orfini, poi separati alle primarie.

    Quel che è certo è che, nell’assemblea che consacra Renzi e azzera il dissenso, diventa quasi inutile rilevare che in nessuno degli interventi – dopo cinque ore di dibattito – si sia mai richiamata l’attenzione sulla diaspora di voti persi: un milione in meno dal Pd rispetto alle primarie di quattro anni fa, oltre 600mila smarriti dallo stesso Renzi.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...l-nuovo-corso-del-pd-di-renzi/3568542
    Tags: , , , , , , by M. Fioretti (2017-05-07)
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